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Scicli

La spiaggia Sampieri.

Scicli, il cui centro storico è stato dichiarato Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO, è abitato da migliaia d'anni prima di Cristo, anche grazie alla presenza di cave e grotte un tempo utilizzate come abitazioni (ma nella zona di Chiafura pure nell'ultimo Dopoguerra). Come per tutta la Sicilia, anche qui dominarono una caterva di popoli succedutisi con eventi bellici che hanno lasciato importanti vestigia di interesse archeologico nonché antiche fortificazioni, come i ruderi del Castellaccio e del Castello dei Tre Cantoni. Oltre alla fertilità della terra, che da sempre privilegia l'agricoltura, c'è il mare, semplicemente splendido. La frazione di Sampieri, piccolo e suggestivo borgo di pescatori, sorge tra due spiagge di finissima sabbia dorata lunghe circa due chilometri ed è divenuta una frequentata meta turistica.
In un punto pochi metri sopra la spiaggia più lunga, in località Punta Pisciotto – location anche di La donna della luna (1988), qui uno spezzone:

di Vito Zagarrio, sorta di road-movie alla siciliana interpretato da Greta Scacchi – sorgono i resti della Fornace Penna, edificata nei primi anni del XX secolo e produttrice di mattoni e tegole con i quali venne costruita buona parte della città di Tripoli durante il nostro "impero colonizzatore" che invece di arricchirsi con quelle terre – come fecero nelle loro colonie gli inglesi, francesi e portoghesi – ci perse un sacco di soldi costruendovi strade, impianti civili, città e piantumando alberi da frutto a iosa. Forse è per questo che noi italiani veniamo indicati come "brava gente". O peggio. Comunque sia la fornace fu data alle fiamme da ignoti durante una notte del gennaio 1924 e da quel momento, fra sterpi ed erbacce cresciutevi, fu buona solo per portarci a pascolare pecore e capre, visto che nei pressi di una vicina grotta fino a non molto tempo fa c'era pure una sorgente d'acqua potabile. Difatti il luogo viene indicato come "La Mánnara" (ossia, appunto, "la mandria") e la si vede a lungo nella puntata La forma dell'acqua (2000), diretta da Alberto Sironi, della serie Il commissario Montalbano, qui uno spezzone:

Di proprietà privata ma non recintata, non vale la pena di una visita cineturistica perché pericolante (il comune ha posto i relativi cartelli) e ricettacolo di zecche e altre amenità similari. Tuttavia alcuni entusiasti arrivano a definirla un monumento di archeologia industriale... E' da alcuni anni che si ipotizza la sua ristrutturazione per finalità pubbliche

A proposito di sorgenti d'acqua, la frazione turistica di Donnalucata, la più antica di Scicli, prende il nome dall'arabo "Ayn-Al-Awqat", ovvero "la fonte delle ore". Glielo diede il famoso cartografo Abu Abd Allah Muhammad al-Idrisi al-Qurtubi al-Hasani al-Sabti, per gli amici e per brevità El Edrisi il Siciliano, il quale raccontò che in Sicilia esisteva una sorgente d'acqua fervente musulmana. Lo scrisse al sultano Saladino, proprio lui, il conquistatore della cristiana Gerusalemme durante le Crociate nonché (secoli dopo) personaggio rarissimo e ricercatissimo dell'album di figurine della Buitoni-Perugina degli anni '30, definitovi "Il feroce Saladino" nonostante fosse un fior di galantuomo. La sorgente sgorgava acqua cinque volte al giorno, e solo nelle ore delle preghiere musulmane. Sarà bene dire subito che di acqua non ne emette, forse perché la Sicilia non è più sotto il dominio arabo ma, se continuano così gli sbarchi dei poveri clandestini, mi sa che un giorno o l'altro ricomincerà a zampillare gioiosamente. Intanto l'acqua sorgiva ha trovato un'altra strada per la superficie e forma un pantano lungo la costa. Gli arabi furono poi cacciati (ma El Edrisi e altri eruditi musulmani molto stimati ebbero il permesso di restare senza problemi di sorta) dalla Sicilia dai normanni di Ruggero d'Altavilla dopo una battaglia nel 1090 o 1091 vinta dai cristiani, si dice, grazie all'intervento della Madonna su un cavallo bianco, forse progenitore dello stesso equino bianco di Garibaldi il quale pure lui secoli dopo liberò l'isola col suo sparuto esercito. Fatto sta che per ringraziamento in loco fu costruito un santuario e ancora oggi, a fine maggio, si svolge la seguitissima Festa delle Milizie.
In questo tripudio di grandi personaggi, storia e arte non poteva non fare capolino il cinema e difatti così fu, anche se si trattò di Assicurasi vergine (1967) di Giorgio Bianchi, filmetto con location a Palazzo Spadaro e in municipio, avente comunque il merito di sancire che le grandi doti attoriali non si trasmettono geneticamente. Difatti è interpretato, si fa per dire, dalla carina e allora sedicenne figlia della star hollywoodiana Tyrone Power e dell'attrice Linda Christian, ossia Romina Power poi signora Carrisi (in Albano).

Dino Mele e Romina Power in Assicurasi vergine.

Seguì per alcune scene la miniserie televisiva Rai Non parlo più (1995) di Vittorio Nevano e il quasi soporifero film-documentario Piero Guccione, verso l'infinito (2011) di Nunzio Massimo Nifosì. Maggior successo ebbero le fiction come Il capo dei capi e il già citato Il commissario Montalbano. A proposito di quest'ultimo, il commissariato di Vigata (città immaginaria) non è altro che l’ufficio protocollo del comune di Scicli, vedi qui:

l'esterno dove si vedono posteggiate le macchine della polizia inclusa la Fiat Tipo di Montalbano è via Mormino Penna, l'esterno della questura di Montelusa (città pure questa di fantasia) è il fastoso Palazzo Iacono mentre gli interni sono quelli dell'ufficio del sindaco, arredato con mobili e dipinti molto belli. E' lì l'ufficio del superiore di Montalbano, vedi qui:

e lì dovrebbe in realtà operare il sindaco, ma quando non ci sono i gruppi di turisti desiderosi di vedere la location, e ne arrivano tanti. Fin dall'inizio le riprese de Il commissario Montalbano causarono un certo trambusto, ogni volta con riprese durate settimane. Ma conveniva a tutti. Alla casa di produzione Palomar perchè messa gratuitamente a disposizione dal comune, e al comune perchè non pagava nulla pur avendone un portentoso ritorno d'immagine. Ovvio che il sindaco abbia dovuto trasferirsi in un altro ufficio con “armi e bagagli”. L'ufficio di Montalbano, il corridoio e le altre stanze ora non sono più quelle del municipio, in quanto la situazione era ormai divenuta insostenibile e allora la Palomar fece ricostruire il tutto, al millimetro e in ogni dettaglio, mobilio incluso, negli studi di Cinecittà a Roma, e da allora quelle scene – ma solo quelle – sono girate lì. Altre scene furono riprese in piazza San Bartolomeo (con l’omonima chiesa rinascimentale) e al medievale ex Convento della Croce, costruito su una collina appena fuori Scicli e infestato, così si dice, dal fantasma di un frate.
Scicli, nonché Modica e Cava d'Ispica, è stata al centro delle riprese di Italo (2013), diretto da Alessia Scarso.

 

Marco Bocci e il cane Tomak in una scena di Italo

E' la vera storia di un cane randagio benvoluto da tutti e che accompagnava persino i turisti che capitavano nel suo "territorio" e cioè le vie del paese. Le difendeva pure a suo modo, abbaiando alle automobili di passaggio, e certo la vitalità non gli mancava poiché erano in molti a dargli da mangiare. Era di tutti e di nessuno. Andava ovunque, inclusa la chiesa e tutte le sante domeniche il parroco se lo vedeva lì puntuale e arrivò persino ad affiggere il classico cartello "È vietato l'ingresso ai cani". Il fatto è che dei cani è solito dire che gli manca solo la parola e quindi sono sì intelligenti ma incapaci di scrivere e di leggere (forse?) i cartelli. Fatto sta che Italo se ne impippava e la domenica era puntuale come le tasse ma indubbiamente più gradito, guarda qui il vero Italo:

Non solo, cominciò a presenziare a battesimi, matrimoni e persino funerali, non si dicesse mai che "non c'era neppure un cane". Era anche democratico, perchè andava ovunque. Durante la già citata Festa della Madonna delle Milizie l'attore che interpretava l'emiro Belcane apostrofò quello calato nei panni del Conte Ruggero con la battuta: "Cane d'un cristiano!". Ed ecco subito salire sul palco il cane Italo, fra le risate del pubblico. L'anno dopo il sindaco, impensierito come il parroco – alcuni cani randagi a Scicli uccisero un bambino e ferirono altre persone – emise l'ordinanza drastica: Italo deve essere tenuto al guinzaglio. Ma da chi? Lui non era di nessuno. E poi la gente, artisti inclusi, gli volevano bene. E a ben vedere neppure il sindaco era maldisposto verso Italo, tanto da far posizionare una cuccia per Italo davanti al palazzo comunale. Gli interpreti di Italo sono Marco Bocci, Elena Radonich, Barbara Tabita, Lucia Sardo e Tomak, un golden retriever di 8 anni addestrato dal noto esperto Massimo Perla. Tomak per dimensioni e colore beige ricorda molto Italo, che però era un meticcio. In una scena Tomak attacca un rapinatore che sta aggredendo una donna, e lo fa alla perfezione grazie anche alla conduttrice Carolina Basile. Ebbene, non è fantasia, Italo lo fece davvero. Morì nel 2011, rimpianto da tutti, e l'amministrazione comunale ne ufficializzò la sepoltura nel parco della Villa Penna, con tanto di targa.

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