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Fiumefreddo di Sicilia

A Fiumefreddo di Sicilia – comune premiato con la Bandiera Blu assegnata alla frazione di Marina di Cottone –, furono fatte parte delle riprese de Il padrino (1972) di Francis Ford Coppola e durante le quali Michael Corleone (Al Pacino) vede la moglie Apollonia (Simonetta Stefanelli) morire nell'esplosione dell'auto imbottita di esplosivo.

Il mare a  Fiumefreddo di Sicilia.

Angelo Infanti, Al Pacino e Franco Citti in una scena de Il padrino

Questa scena fu girata al Castello degli Schiavi, che a dire il vero castello non è essendo un edificio rurale del XVIII secolo in stile barocco. Ne Il padrino - Parte III (1990) nel giardino del Castello muore di vecchiaia Michael, così com'era capitato a suo padre Vito (ma con location a Staten Island).

La scena del matrimonio di Connie, figlia di don Vito Corleone, che si vede all'inizio de Il padrino, non è invece una location italiana in quanto si trova al civico 110 di Longfellow Avenue a Staten Island, New York City. I Norton, proprietari della casa, la misero a disposizione chiedendo non soldi, ma che gli si pagasse la copertura del tetto in ardesia. Chi indicò l'abitazione come possibile location fu Gianni Russo, italo-americano cresciuto nella zona che, grazie agli appoggi degli ambienti mafiosi locali, riuscì a ottenere (convincendo infine anche Marlon Brando, che non lo voleva attorno) la parte di Carlo Rizzi, che appunto sposa Connie nel matrimonio di cui sopra. Russo era antipatico pure a James Caan (nella parte di Sonny, il collerico figlio primogenito di Vito Corleone) tanto che durante la scena in cui Sonny picchia Carlo, responsabile di avere malmenato Connie, Caan lo fece davvero lussandogli due costole e scheggiandogli il gomito. L'occasione non gli mancò di certo poiché per girare la scena ci vollero quattro giorni di riprese con più di 700 comparse. Dal momento che Il padrino – vincitore di tre premi Oscar – è considerato da molti esperti il migliore film mai realizzato, e per altri comunque uno dei più grandi, sarà bene inserire alcune curiosità.
La Paramount Pictures era in difficoltà economiche e aveva estremo bisogno di produrre un film di grande successo. Propose la regia de Il padrino a Peter Bogdanovich, Elia Kazan, Arthur Penn, Costa Gavras e a Sergio Leone, che rifiutarono, e infine a Francis Ford Coppola il quale dopo alcune titubanze accettò anche perché doveva saldare un debito con George Lucas per il film L'uomo che fuggì dal futuro. Coppola per la parte di don Vito Corleone scelse Marlon Brando nonostante le pressioni dei dirigenti della Paramount che volevano un altro attore a loro più gradito. C'è da dire che questi dirigenti ficcavano sempre il naso nelle scelte di Coppola, senza però uscirne mai vincitori. Brando accettò la parte (aveva bisogno di soldi pure lui dovendo pagare gli alimenti per tre ex mogli e cinque figli). I dirigenti non gradivano neppure Al Pacino, considerato inadatto, ma ancora Coppola minacciò di licenziarsi se non l'avessero lasciato fare. Idem Brando, il quale dichiarò che avrebbe abbandonato la produzione se Coppola fosse stato cacciato.
La lavorazione del film non fu facile in quanto in molti temevano che dal film uscisse la prevedibile equazione "italiano uguale mafioso". Certo, il rischio c'era, eccome. Frank Sinatra in precedenza aveva maltrattato in un ristorante Mario Puzo, autore del libro da cui fu tratto il film, poiché uno dei personaggi del romanzo, ossia Johnny Fontane, pareva in tutto e per tutto, e non a caso, Sinatra. Eppure a un certo punto lo stesso Sinatra si mise a fare pressioni per ottenere la parte di don Vito, e si sa quanto Sinatra fosse effettivamente in stretto contatto con Cosa Nostra. Ma la lista è lunga: il citato prima Gianni Russo aveva lo zio nella famiglia mafiosa Gambino di New York; Richard Castellano (interpretava Peter Clemenza) era nipote del mafioso Paul Castellano, poi ucciso a pistolettate nel 1985 dalla famiglia mafiosa dei Gotti non per antipatia o odio, ci mancherebbe altro, ma solo per "motivi di business"; le stesse parole – "solo per motivi di business" – che nel film dice il mafioso Virgil Sollozzo dopo avere fatto sparare a don Vito, qui:

Sollozzo era interpretato da Al Lettieri, amico di Marlon Brando e attore, ma pure contiguo nella vita reale al mafioso Joey Gallo, quello famoso perché in cantina teneva un leone, ottima soluzione per fare sparire chi non gli andava. Per aiutare Brando a calarsi nei panni del padrino Sollozzo non fece altro che invitarlo a casa di un parente per una cena in famiglia; e che dire di Leonard Passafaro, in arte Lenny Montana, l'italo-americano di Booklyn che interpretò il ruolo del temuto killer Luca Brasi, l'efficace esecutore di don Vito Corleone per le offerte che "non si potevano rifiutare"?

Montana, un colosso di 198 cm per 150 kg, era stato pugile e lottatore di wrestling di successo:

anche conosciuto come l'Uomo Zebra, nonché pregiudicato, buttafuori, guardia del corpo ed esecutore dai modi spicci della banda mafiosa dei Colombo. Era pure incendiario, con una sua tecnica consistente nel legare alla coda di un topo uno straccio imbevuto di kerosene, dargli fuoco e lasciarlo libero di correre nelle case da incendiare. Quando il regista Coppola chiese a Montana se sapesse fare girare il cilindro del revolver quello gli rispose, stupito: "Stai scherzando?". Il wrestler Stan Holek descrisse eloquentemente Lenny Montana: "Sembrava che potesse mangiare carne cruda. Era un ragazzo dal viso quadrato, sembrava sempre avesse bisogno di una rasatura. Sembrava che potesse mangiare la gente. Lo ricordo sempre. Mio Dio, avevo circa 18 anni quando ho lottato contro di lui". Un altro wrestler, Terry Dart, raccontò: "La cosa comica che ricordo di Montana è che non ho mai visto un wrestler con più nascondigli per un bicchiere di carta arrotolato a sgorbia, usato sul ring per colpire i suoi avversari agli occhi. Diamine, per quella carta arrotolata aveva più nascondigli di Bin Laden. Ricordo che quando l'arbitro gliela cercava Montana la nascondeva sotto l'ascella, e quando l'arbitro controllava lì, la metteva sotto l'altra ascella, poi in bocca, di nuovo sotto l'ascella e così via fino a quando l'arbitro la trovava e lo squalificava".
Montana si era ritirato da una decina d'anni dal wrestling ed era a casa della madre quando questa gli disse che si girava un film nelle vicinanze. Lui andò lì, riuscì a farsi notare e gli fu chiesto se avesse mai recitato. No. Comunque Coppola lo scelse per interpretare Luca Brasi, e solo due giorni dopo fu sul set. Ovviamente Montana era nervoso, soprattutto perchè doveva recitare davanti a una star come Marlon Brando. Durante le riprese della scena del matrimonio di Connie ebbe problemi nel recitare il proprio ringraziamento al padrino in occasione dell'invito alle nozze e allora Coppola scrisse appositamente la scena in cui Brasi prova e riprova il discorso. C'è da dire che Brando ci si divertiva pure a metterlo in imbarazzo e addirittura, durante le prove, entrò in scena con un cartoncino attaccato in fronte con scritto "Vai a fare in culo". Nel film Brasi viene ucciso a tradimento dagli uomini di Sollozzo, uno gli blocca una mano sul bancone di un bar trapassandola con un coltello mentre un altro da dietro lo strangola con una corda, una scena famosa, cruda e quasi veritiera

Anzi, praticamente vera. Lo raccontò nel 1973 lo stesso Montana: "Doveva essere reale. Svenni cinque o sei volte. Le mie orecchie e il naso iniziarono a sanguinare. Non c'era nessun trucco e l'uomo dietro veramente mi ha strangolato con la corda. Tirava forte e mi mancava il respiro e allora dovevo fare una pausa di quattro o cinque ore. Il fatto è che Francis Coppola non era lui a farsi strangolare, e non gli importava quanto tempo ci voleva pur di avere una scena perfetta. Naturalmente, grazie all'esperienza in tutti i miei anni di wrestling sapevo esattamente quando era il momento di smettere. Dovevo battere sul bancone quando ne avevo abbastanza, e c'era un medico in piedi accanto con l'ossigeno. La mano con coltello piantata nel bancone naturalmente era finta. Mi è stato detto da molte persone, infatti, da migliaia e migliaia, che avrei dovuto essere premiato con l'Oscar, non importa quanto lunga fosse quella parte. Ero efficace e reale. Non sono stati usati oggetti di scena. Penso che a un uomo dovrebbe essere dato un premio per una cosa del genere, perché quell'uomo ha messo la sua vita a rischio".



L'uccisione di Luca Brasi ne Il padrino


Una curiosità: nel film la famiglia Corleone riceve un involto con alcuni pesci crudi e viene spiegato che significa che Luca Brasi "dorme con i pesci", ossia è stato ammazzato, un messaggio "all'uso calabrese". Montana conosceva quel tipo di messaggio. Difatti in realtà si chiamava Passafaro, cognome di origini calabresi. Beh, sì, qualche rischio che gli spettatori vedendo Il padrino pensassero "italiano uguale mafioso" effettivamente c'era...
La mafia – ossia quella accolita di vigliacchi delinquenti che per certuni non esisterebbe neppure ma che finalmente gli ultimi governi italiani e la magistratura stanno colpendo duramente proprio nel suo punto debole, il "business" – ovviamente boicottò il film, non solo con minacce ma anche attraverso la campagna orchestrata dalla sua organizzazione Italian-American Civil Rights League e dai politici asserviti. Quando però il produttore Albert S. Ruddy si accordò con i mafiosi accettando di fargli preventivamente visionare il copione apportando eventuali modifiche, di assumere malavitosi e di eliminare del tutto la parola "mafia" e "cosa nostra", ecco che d'incanto nessuno più reclamò o boicottò. Si potevano lasciare attrezzature costosissime sul marciapiede senza alcun controllo e ritrovarle lì dopo un mese, nessuno toccava nulla. Coppola però negò sempre tale accordo, non so con quanta convinzione.

Una scena de Il Padrino


Nel film gli imprevisti non mancarono, ma di altra natura. Marlon Brando, notoriamente difficile da gestire, si comportò invece giovialmente. Sembrava un vecchio mafioso ma aveva solo 47 anni e al provino per invecchiarsi si mise in bocca due batuffoli di cotone, sostituiti durante le riprese da una protesi dentaria. La voce bassa l'aveva copiata da quella del mafioso Frank Costello. Anzi, in certi casi non si sentiva, come accade all'inizio del film, quando riceve le persone prima del matrimonio. Seduto in poltrona aveva in braccio un gatto – un randagio trovato da Brando sul set poco prima – che faceva le fusa talmente forte da rimbombare nella stanza, e si dovette risolvere il problema in post produzione:

A proposito dell'atmosfera più o meno gioviale sul set, ecco qualche esempio: lo schiaffo che don Vito dà al cantante Johnny Fontane (nel film il presunto Frank Sinatra, il quale veramente fu sostenuto all'inizio della carriera da Cosa Nostra) non era nel copione ma l'attore Al Martino se lo beccò lo stesso. Secondo James Caan, "Martino non sapeva se ridere o piangere"; nella scena in cui don Vito, ferito a pistolettate, viene portato in barella all'ospedale, Brando (con ogni probabilità d'accordo con Coppola) sotto la coperta ci fece nascondere dei pesi e così gli ignari attori che lo sollevavano si trovarono a gestire in tutto oltre tre quintali; la famosa scena della testa del cavallo nel letto di un imprenditore riottoso (fra l'altro è storia vera) fu provata con una posticcia, ma durante le riprese l'attore si trovò a fianco una vera testa insanguinata di cavallo acquistata da una ditta di mangimi per cani. Le urla dell'inconsapevole attore sono vere:

Insomma, Coppola cercava il massimo effetto, la verità. Il pubblico premiò il film, con un incasso, fino a oggi, di ben 1145 milioni di dollari.

 

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