Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze.

Continuando nell'utilizzo di questo sito acconsenti all’uso dei cookie. Per saperne di piu'

Approvo

Ci impegnamo nel fornirvi la migliore esperienza online durante la visita al nostro sito web. In tale processo utilizziamo cookie standard di terzi per ottenere i dati relativi al vostro comportamento online durante la visita ai nostri siti web e registriamo anche la frequenza delle vostre visite ai nostri siti web. Raccogliamo le informazioni in forma anonima ed esse non vi identificano come individui, salvo il caso in cui decidiate di iscrivervi esplicitamente al nostro sito inserendo i vostri dati.
Se non desiderate accettare la presente Policy siete pregati di non continuare con l’utilizzo del nostro sito web.

Cosa tracciamo
Non utilizziamo cookie intrusivi sui nostri siti web per raccogliere le vostre informazioni personali. Utilizziamo invece cookie standard di terzi, come Google Analytics, per tracciare il vostro comportamento online e ottenere le informazioni statistiche a livello aggregato nei modi che seguono:
• tracciamo il numero di visite ai nostri siti web, come il visitatore ha raggiunto il sito (vale a dire il sito web da voi visitato prima di accedere al nostro sito) e il sito di destinazione di ogni visitatore (vale a dire il sito web che visitate dopo aver lasciato il nostro);
• un cookie è memorizzato sul vostro dispositivo per non più di due (2) anni ed è collegato al vostro indirizzo IP. I cookie sono piccoli file di testo che il vostro browser salva sul vostro dispositivo. Ciò ci permette di rilevare se tornate a visitare i nostri siti web.

Come gestire i cookie
I nostri cookie non memorizzano informazioni finanziarie o che permettono di identificarvi direttamente (quale il vostro nome o indirizzo). I cookie permettono ai nostri siti di recuperare le informazioni relative alla vostra esperienza online. Se non desiderate che tracciamo tali informazioni, potete configurare il vostro browser in modo da rifiutare i cookie. Se desiderate agire in tal senso, potete fare riferimento alle istruzioni per l’utente del vostro browser di internet per scoprire come cancellare e rifiutare i cookie. Siete pregati di notare che la mancata accettazione dei cookie potrà influenzare la vostra esperienza di utenti nei nostri siti web e limitare il vostro utilizzo di alcune funzionalità e servizi del sito.

Cookie di terzi
Durante la visita al nostro Portale, potrete notare dei contenuti di terzi, quali ad esempio mappe ed altri contenuti. Vi offriamo anche l’opportunità di impegnarvi ulteriormente con noi e di condividere le informazioni con altri mediante social network quali Facebook ed altri. Con l’aggiunta dei contenuti vi teniamo aggiornati sulle informazioni selezionate con cura che potrete trovare rilevanti o di vostro interesse, ciò però potrà comportare che provider terzi memorizzino cookie aggiuntivi sul vostro dispositivo, cookie sui quali non abbiamo alcun tipo di controllo. Di conseguenza, vi consigliamo di verificare i siti web di tali terzi e le loro policy sulla privacy per avere maggiori informazioni circa i loro cookie e le modalità di gestione di questi ultimi.

Cookie utilizzati sul nostro Portale
Il nostro sito potrà, di volta in volta, contenere dei link a siti web di terzi. Se seguite un link a tali siti di terzi, siete pregati di notare che i siti hanno le loro policy sulla privacy e sui cookie e non accettiamo alcun tipo di responsabilità in relazione a tali policy. Siete pregati di verificare tali policy prima di fornire qualsiasi dato personale a tali siti web.
Seguono alcuni esempi dei cookie utilizzati su questo sito, comprese le informazioni sulla loro finalità e altre informazioni utili. Siete pregati di notare che se scegliete di accedere a siti di terzi mediante il nostro portale, l’elenco che segue potrebbe non essere completo.

Google-analytics.com
Tipo Parte terza di Google Inc.
Finalità Google analytics imposta i cookie per permetterci di tracciare l’utilizzo delle pagine e dei servizi sui nostri siti
Quali dati sono memorizzati? Durata della visita, pagine visionate, ubicazione, sistema operativo, browser, path d’ingresso, numero di visite
Link a dati personali? No
Tipo di cookie? Permanente
Permanente? 2 anni
Cookie di terzi? Sì, Google Inc.
Policy di terzi Visualizza

Modifiche alla presente Policy
Qualsiasi modifica futura alla nostra Policy sarà postata sulla pagina presente.

Contatti
Domande, commenti e richieste in merito alla presente Policy sono ben accette e dovranno essere indirizzate all'indirizzo email di questo sito presente nel piè di pagina

Ladispoli

Ladispolirisale all'epoca romana. Come sappiamo, l'antica Roma per più di un millennio fece polpette dei cosiddetti barbari in buona parte del mondo allora conosciuto. Magari perse qualche battaglia, ma le guerre le vinse tutte. E' solo nei fumetti francesi, e poi nei film, di Asterix – personaggio creato da René Goscinny (testi) e Albert Uderzo (disegni) – che una piccola tribù della Gallia mette a mal partito a suon di schiaffoni i legionari di Giulio Cesare, grazie a una pozione magica dagli ingredienti ovviamente segreti. (Vedi qui uno spezzone:

Capita quasi lo stesso nel film Attila flagello di Dio (1982) di Castellano e Pipolo, girato in parte a Ladispolilungo la spiaggia e nei pressi della Torre Flavia. Quest'ultima risale all’epoca romana e fu più volte restaurata in età medievale e infine ricostruita nel XVI secolo dal cardinale Flavio Orsini, il quale sarà pure stato un pio e morigerato religioso ma era anche di nobile lignaggio e, pertanto, abbastanza preso da se stesso. Tanto che, mettendo da parte la modestia, se la dedicò da solo chiamandola appunto Flavia. Che servisse, comunque, era fuori di dubbio in quanto faceva parte di un sistema difensivo di ben 61 torri d'avvistamento in funzione anti pirati saraceni. A distruggerla però non furono costoro ma gli eventi bellici durante la Seconda guerra mondiale. L'erosione da parte delle onde del mare e pure un fulmine che la spaccò in tre tronconi fecero il resto. Oggi ne rimangono solo i ruderi, nonostante sia tuttora uno dei monumenti di maggiore interesse e richiamo del posto.

La Torre Flavia com'era un tempo.

Naturalmente di location per Attila flagello di Dio ne furono usate anche altre, sia nella zona di Viterbo (Castello dell'Abbadia e Ponte del Diavolo di Canino, Teatro romano di Ferento) che di Roma (Caldara di Manziana, dove c'è la scena delle mondine barbare, l'acquedotto dei Quintilii e la Torre Selce sull'Appia Nuova). La trama è semplice. Ardarico (Diego Abatantuono) è il capo dei barbari di Segrate, "mucchio selvaggio" rozzo e volgare piuttosto che temerario e violento. In seguito al saccheggio dell'accampamento dell'improbabile tribù da parte delle truppe romane, con annesso rapimento di donne e cavalli, Ardarico lancia la sua vendetta su Roma, sotto l'egida della bandiera del Milan. Perseguirà il suo sgangherato intento di distruzione come Attila, usurpando l'identità nominale del vero "flagello di Dio". Entrato nell’immaginario collettivo per la verve comico-demenziale di Diego Abatantuono – qui all'apice nell'interpretazione di "terruncielli" sgrammaticati e triviali, dopodiché la sua carriera ebbe un tracollo, seguita anni dopo da una rinascita professionale grazie al regista Pupi Avati –, il film è una summa del cosiddetto filone trash targato anni '80, un genere stroncato dalla critica ma rivalutato nel corso degli anni dal pubblico, al punto da diventare oggetto di interesse anche da parte di collezionisti. Più che l'esibita illogicità degli eventi rappresentati – a metà tra goliardica autoironia e irrisione citazionista – sono le invenzioni linguistiche di Abatantuono, la sua parlata sguaiata e deformante a farsi (piccola) storia del cinema, incidendosi nella memoria di una generazione.

Insomma, film pessimo ma da vedere e persino rivedere con piacere, almeno per certe scene. Come dimenticare il "terrunciello sbabbaro" (loro barbaro lo pronunciano così) Attila quando grida il suo nome a un soldato romano, quello non capisce e allora glielo scandisce facendo una sorta di strano spelling? "A come atrocità. Doppia T come terremoto e tragedia. I come ira di Dio. L come lago di sangue e A come adesso vengo e ti sfascio le corna". Di rilevanza scenica, tanto per usare un eufemismo, anche le controparti femminili dei barbari: nel ruolo della giunonica Uraia, compagna di Ardarico/Attila, l'allora ventiduenne Rita Rusic non ancora coniugata Cecchi Gori (ma galeotto sarà proprio questo set); in quello della sirena ingannatrice, una conturbante Anna Kanakis. (Vedi qui uno spezzone:

Il nome di Ladispoli deriva dal suo fondatore, il principe Ladislao Odescalchi, il quale nel 1888 tramutò in cittadina la striscia di terra compresa tra i due fiumi Sanguinara e Vaccina. La fama, però, la deve alla bellezza del paesaggio costiero, che già in età antica aveva portato i romani più facoltosi a erigere lussuose ville estive nella località allora denominata Alsium, il vecchio porto etrusco sul quale la città di Ladispoli è sorta. La storia arricchisce il territorio facendosi suggestiva testimonianza e, insieme, set naturalistico: dalle necropoli etrusche di Monteroni e Vaccina passando per i resti delle ville romane si arriva al Castellaccio dei Monteroni, raro esempio di casale fortificato di origine medievale. Proprio qui Alberto Sordi e Vittorio Gassman si ritrovarono per girare le ultime scene – quelle della fucilazione dei due soldati –di La grande guerra (1959)sotto la direzione del grande Mario Monicelli. (Vedi qui:

A proposito del Castellaccio dei Monteroni, sarà bene ricordarlo anche come uno dei tantissimi sprechi di denaro pubblico per i quali non paga mai nessuno, intesa come responsabilità. Semmai paghiamo solo noi contribuenti. Caduto in abbandono, fu infine restaurato a botte di miliardi di vecchie lire e poi lasciato nuovamente abbandonato, tanto che vi rubarono di tutto, anche gli infissi nuovi. Oggi è passato al comune di Ladispoli e si spera che le cose vadano meglio adibendolo a sede di manifestazioni culturali.

Roberto Rossellini trascorse gli anni della sua giovinezza a Ladispoli. Infatti, fin dall'infanzia lo frequentava durante le vacanze estive con la famiglia e qui, nel 1936, si sposò con Marcellina De Marchis nella chiesetta di Palo. Rossellini lavorava già nell'ambiente del cinema, ma non era ancora un regista: inventava storie e scriveva sceneggiature che poi vendeva a registi già affermati. Con tante idee ma pochi soldi e mezzi, realizzò diversi cortometraggi come Daphne o prelude a l’apres midi d’un faune (1935), La vispa Teresa (1939), Il tacchino prepotente (1939) e Fantasia sottomarina (1940): il set non cambia mai, il comune laziale fa da cornice cinematografica alle prime forme di racconto visivo di un'artista emergente. In particolare ne Il tacchino prepotente appare sullo sfondo la sagoma di Torre Flavia, all'epoca ancora integra. Nel 1943, fu la volta di L’uomo della croce, con ambientazione immutata per la storia che si ispira al sacrificio di don Reginaldo Giuliani e che conclude, dopo La nave bianca (1941) e Un pilota ritorna (1942), la trilogia rosselliniana della guerra fascista. Del 1945 è il capolavoro riconosciuto, manifesto di un'intera poetica: Roma Città Aperta. Rossellini scelse di proiettarlo proprio a Ladispoli (alla presenza dei due straordinari protagonisti Anna Magnani e Aldo Fabrizi) in quello che all'epoca si chiamava Cinema Moretti, regalo in stile autoriale di un regista al paese tanto amato. E Ladispoli tornò a essere location suggestiva, ancora una volta per Rossellini, nel 1960 per alcune scene del film Era notte a Roma. Il rapporto che legò il regista a un luogo dal profilo paesaggistico di aspra, quasi primitiva bellezza, è esaustivamente espresso da Rossellini stesso nel libro Quasi un’autobiografia: "Nel 1940 abitavo a Ladispoli, un bellissimo paese sul mare, non lontano da Roma. La piazza del paese era un'immensa arena bruciata dal sole e battuta dai venti, una non piazza in realtà, un semplice spazio per permettere al cielo di giocare con la terra". Parole di profondo affetto alle quali l'amministrazione di Ladispoli ha risposto intitolando a Roberto Rossellini la sua piazza principale e avviando i lavori di ristrutturazione della casa nella quale visse, in via Duca degli Abruzzi, per trasformarla in seguito in un centro per l'associazionismo culturale. Tra il Rossellini del '43 e il Monicelli del '59, il suolo ladispolano fu set anche delle gesta disperate di Umberto D. (1952): Vittorio De Sica fa della cittadina il contesto perfetto della storia, semplice ma umanissima, di un pensionato sull'orlo di una crisi esistenziale. (Vedi qui il film completo:

Il curriculum cinematografico del paese non si ferma qui, e del resto in questo paradiso delle location dal 1936 a oggi sono stati girati decine di film. A proposito di paradiso, saprete che oggi dobbiamo sgobbare solo perché Eva colse una mela (allora specie protetta e proibita...) e la offrì a quel fesso di Adamo, che l'accettò. Come conseguenza, invece di vivere tutti in un Eden probabilmente noioso ma come beati nullafacenti, eccoci qui a lottare quotidianamente per la pagnotta. Comunque sia, quando John Huston ne La Bibbia (1966) girò le scene del Paradiso Terrestre e del Peccato originale, scelse come location proprio Ladispoli e precisamente il giardino della tenuta Odescalchi a Palo Laziale, creato nell'Ottocento con la messa a dimora di alberi e piante provenienti da tutto il mondo.

John Huston studia una scena del Paradiso Terrestre ne La Bibbia.


Tale ubertosa vegetazione della zona, unita al mare e alla spiaggia, fu ritenuta l'ideale anche per ambientarvi dei film di pirati. Del resto, anche questa zona costiera italiana le incursioni dei pirati le subì davvero, anche se erano quelli saraceni e non della Malesia. Fatto sta che negli anni '50 le spiagge dei mari delle Antille furono rappresentate da quella di San Nicola (dove esistono i resti di una "villettina" da cinque ettari, forse di proprietà del generale romano Gneo Pompeo), frazione di Ladispoli, dove vennero fatte le riprese esterne de I tre corsari nonché di Jolanda, la figlia del Corsaro Nero, entrambi diretti da Mario Soldati e basati sui libri di Emilio Salgari. Persino Maracaibo, la città venezuelana al centro di tante battaglie fra militari e pirati, nel film non è altro che il locale Castello Odescalchi.

Castello Odescalchi.

I due film furono girati insieme per ottimizzare i costi – in concreto, per riuscire a stare nel risicatissimo budget sborsato da Carlo Ponti e Dino De Laurentiis –, con la stessa troupe e con una nave pirata costruita a metà (intera costava troppo...), ovviamente ripresa solo fino a un certo punto. E per evitare che affondasse miseramente era pure legata alla riva. Attori e tecnici, nel dare vita alle scene di guerra, dovevano pure stare attenti a muoversi con non eccessiva violenza al fine di evitare di danneggiarla o addirittura farla colare a picco come un sasso. La popolazione di Ladispoli, e non solo, per parecchio tempo si divertì a guardare le scene sia diurne che notturne, con gran cannonate, sciabolamenti e fuochi notturni. Era veramente come essere al cinema. Del resto la televisione non c'era ancora e qualcosa si doveva pur fare. Entrambi uscirono nei cinema nel 1952. (Vedi qui uno spezzone:

A Ladispoli nel 1962 Dino Risi girò alcune scene de Il sorpasso, interpretato da Vittorio Gassman, Jean-Louis Trintignant, Catherine Spaak, Luciana Angiolillo, Claudio Gora.A proposito delle riprese, Vittorio Gassman raccontò: "Pochi film reggono oggi quanto Il sorpasso, quale specchio di quell'Italia in cui tutto pareva facile ma nella quale già tintinnavano i campanelli d'allarme della crisi. Girammo in sei settimane, improvvisando in continuazione, divertendoci al gioco eccitante della disinvoltura senza riserve, ingurgitando succulente zuppe di pesce nei ristoranti della via Aurelia (...). Fu come un riuscito viaggio del Club Meditérranée, non è casuale che un film come Easy Rider si sia dichiaratamente ispirato all'atmosfera e all'architettura de Il sorpasso".

Dino Risi diresse quello che fu il primo road-movieall'italiana e il titolo non può che farci sentire a bordo di una macchina. Con tanta efficacia che – come detto da Gassman nella dichiarazione precedentemente riportata – Dennis Hopper, nel realizzare Easy Ryder (1969) e aver dato origine a un cult dei film "on the road ",non ebbe problemi nel riconoscere di essersi ispirato a questo film. Anzi, copiò in parte pure il titolo, visto che il film di Risi negli Stati Uniti uscì non come Il sorpasso ma come The Easy Life. Nel 1963 vinse il Nastro d'Argento e il David di Donatello, ambedue assegnati a Vittorio Gassman come Miglior attore protagonista, e negli anni divenne un osannato cult movie. Ma sarà bene chiarire che appena uscito nelle sale in genere non piacque affatto, tanto che lo stesso Dino Risi raccontò che alla prima c'erano solo cinquanta persone. Gli stessi addetti ai lavori non furono concordemente unanimi, per esempio Leandro Castellani sulla Rivista del Cinematografo scrisse: "Il sorpasso è un film ben narrato, pieno di notazioni acute e vivaci, ma invaso da un Vittorio Gassman eccessivo come sempre". Però Gassman ricevette i premi citati sopra proprio per l'interpretazione, a conferma che i giudizi dei critici lasciano spesso il tempo che trovano. Il successo arrivò lentamente, prendendo sempre più sostanza, fino a totalizzare l'eccezionale incasso, per quei tempi, di ben due miliardi di lire a fronte dei 300 milioni spesi. La consacrazione de Il sorpasso parte dagli anni '80. Si consideri che per il suo pur fondamentale apporto il regista Dino Risi venne premiato con il Leone d'Oro alla carriera al Festival del Cinema di Venezia solo nel 2002, in occasione del quarantesimo anniversario dell'uscita del film.

Nel film la Lancia Spider sfreccia sull'asfalto arroventato dal Ferragosto torrido, partendo da Roma e trovando il suo tragico destino a Livorno. Alla guida, Bruno, interpretato appunto da Gassman. Da notare che il soggetto era stato scritto originariamente pensando ad Alberto Sordi, che però non poté essere l'interprete di questa produzione Mario Cecchi Gori poiché sotto contratto in esclusiva con il concorrente Dino De Laurentiis. Bruno è acuto, aggressivo, spavaldo, invadente. Il rischio lo accompagna in ogni gesto, in ogni curva, in ogni sorpasso. Accanto a lui Roberto (Jean- LouisTrintignant), timido ed educato studente di legge, si lascia trascinare in un inconsueto vortice di avventure fatte di euforia e brivido. Quarantotto ore sempre al limite, da Roma alla costa tirrenica, in una folle corsa che cambierà la vita di entrambi. A Roberto a dire il vero la cambia ma per poco, perché muore appunto durante un sorpasso. A dire il vero il produttore del film, Cecchi Gori, non gradiva un finale così tragico e lo stesso Risi in un'intervista raccontò che gli propose, in caso di pioggia, di spostarsi a Roma per l'ultimo giorno di riprese. Gori sperava pertanto nella pioggia, ritenendo che con questo cambiamento la scena avrebbe mostrato un incidente cittadino e quindi non letale. Il finale sarebbe così risultato meno negativo. Ma a prescindere dal fatto che anche in una città come Roma è possibile fare un incidente e ammazzarsi o ammazzare qualcuno – basta andare veloce ed essere incoscienti come il personaggio interpretato da Gassman –, la pioggia non cadde, la scena conclusiva fu girata altrove e il finale è quello che sappiamo. (Vedi qui uno spezzone:

Come detto prima, la Torre Flavia fu resa un rudere, prestigioso quanto si vuole ma sempre rudere, dalle bombe dell'ultimo conflitto mondiale. Però venne nuovamente scelta per l’ambientazione de L’uomo di paglia (1958), diretto ed interpretato da Pietro Germi che nel 1959 ottenne con questa pellicola due Nastri d'Argento per la Miglior regia e Miglior commento musicale e si aggiudicò la nomination al Festival di Cannes. E' un bel film melodrammatico su un ordinario tradimento familiare: un operaio romano, Andrea, quarantenne con moglie e un figlio di otto anni reduce da una brutta polmonite, rimane solo in città mentre il resto della famiglia si reca a Fiumicino per le vacanze estive. In città ha una relazione con la giovane dattilografa Rita (Franca Bettoja, in seguito moglie di Ugo Tognazzi) anche lei attratta dall'uomo poiché entrambi sentono di poter essere liberi di vivere un amore sincero. Il ritorno della moglie e del figlio in città mette i due amanti di fronte alla necessità della separazione, lui prova un senso di sollievo nel riprendere la solita vita ma l'amante non sa rassegnarsi e quando apprende che Andrea ha deciso di troncare la relazione si uccide. La sua morte sconvolge profondamente l’animo dell'uomo, già tormentato dal rimorso del tradimento, così decide di confessare tutto alla moglie che se ne va con il piccolo. Andrea sente di essere un uomo finito e la sua disperazione, giunta all'estremo, lo fa vagare senza meta. La notte dell'ultimo dell'anno, al suo ritorno a casa, trova la moglie e il bambino. È stato perdonato, ma il tradimento lascia una traccia incancellabile nella loro vita. Nel film, della città di Ladispoli viene immortalata la lunga spiaggia nera con alle spalle le dune della zona paludosa ricoperte dei fiori di primavera. L’uomo di paglia fu criticato dall'Italia bacchettona di centro (vedi Chiesa), così come dalla sinistra bacchettona e per gli stessi motivi "di classe". In realtà è un buon film.

Pietro Germi e Franca Bettoja in L’uomo di paglia.

Il succo del film, pertanto, ha un che di drammatico ed è anche una lezione di vita per gli uomini sposati. Fedeltà ci vuole! Del resto chi mai arriverebbe all'assurdo di sognare di trovarsi a casa da solo con la moglie in vacanza, di conoscere una bellissima ragazza disponibile e di spassarsela alla grande? La cosa è magnificamente spiegata – passiamo per un attimo all'estero – nell'esilarante film americano Una pallottola spuntata 2½ - L'odore della paura (1991) diretto da David Zucker, nel quale l'ispettore di polizia Dreblin (interpretato dal grande Leslie Nielsen) dice al suo amico e superiore (George Kennedy) che è fortunato a vivere da trent'anni sempre con la stessa moglie a fare sempre le stesse cose tutti i giorni mesi anni, sempre sempre sempre. Lui, Dreblin, invece "E' costretto ad andare in giro con qualche ventenne che vuole solo divertirsi, e non sanno dire altro che sesso sesso sesso e dire sempre ancora e ancora". Non capiamo però perché il suo interlocutore sbavi... (Vedi qui:

Sulle spiagge di Ladispoli furono anche girate alcune scene del film diviso in tre episodi Le coppie (1970) – esattamente di quello intitolato La camera diretto e interpretato da Alberto Sordi – e di Salvo D’Acquisto (1974), film per la televisione diretto da Romolo Guerrieri e tratto dalla vera storia del carabiniere che si sacrificò a Palidoro per salvare dalla fucilazione i ventidue ostaggi catturati dai tedeschi. Nel film si nota la Torre Flavia immersa completamente nell'acqua poiché solo l'anno seguente fu realizzata una delle prime barriere anti erosione che avrebbe dovuto evitare il crollo completo di questa secolare struttura. Anche se non possiamo certo dire che si sia ottenuto molto, visto com'è ora.

La Torre Flavia.

Sempre su queste spiagge fu anche girato L'imbranato (1979) di Pier Francesco Pingitore, mentre Ladispoli è solo la meta mai raggiunta in Un sacco bello (1980) diretto come esordiente e interpretato da Carlo Verdone, premiato col David di Donatello come Migliore attore. (Vedi qui il film completo:

Nel 1992 Neri Parenti ambientò in loco Le comiche 2, riproponendo quella comicità demenziale che la città aveva già sperimentato con il succitato buffo barbaro Attila di produzione cecchigoriana. Cambio di registro – sociale e descrittivo – nel 2001: a Ladispoli Daniele Vicari scelse di girare il suo Velocità massima, presentato premiato nel 2003 col David di Donatello (Miglior regista esordiente) e due Nastri d’Argento (Miglior produttore e Miglior montaggio). Il film aspira a ricreare le atmosfere della pellicola interpretata da Gassman e Trintignant, ma il tocco è lontano dalle incisività eleganti e taglienti in dote a Risi & Co. La spiaggia di Torre Flavia tornò ad essere set cinematografico nel 2007 in occasione delle riprese del film La siciliana ribelle, diretto da Marco Amenta, in cui possiamo notare la torre quasi completamente circondata dalle alte onde spumeggianti, avvolta nella nebbia della salsedine trasportata dal vento impetuoso. Nel 2009 invece la torre e la sua spiaggia furono location di molte scene della miniserie in sei puntate Il falco e la colomba, diretta da Giorgio Serafini e ambientata nella Roma papalina del XVI secolo.

Oltre ai siti archeologici e alle aree prestate al cinema per diventarne set, le altre principali attrattive di Ladispoli sono la Fiera enogastronomica nazionale di metà aprile nonché i due ponti pedonali, ossia Ponte di legno e Ponte bianco, dal fascino (anche qui!) cinematografico in quanto è diventata ormai consuetudine – come nel film diretto da Luis Prieto e con Riccardo Scamarcio e Laura Chiatti Ho voglia di te (2007) –vedere i giovani innamorati recarsi sul Ponte di legno per chiudere sul corrimano dei lucchetti, prove tangibili del loro amore. Da visitare anche la bellissima Oasi WWF di Palo (120 ettari), nata nel 1980 su un'area di proprietà della famiglia Odescalchi e testimonianza di ciò che resta dei fitti boschi e delle molte paludi presenti su tutto il territorio durante il medioevo. Di grande valore anche l'Oasi della palude di Torre Flavia, riconosciuta oggi Monumento naturale regionale e dichiarata Zona speciale protetta.

Ladispoli è una meta estiva di riferimento per i turisti, però sarà bene anticipare che la sua spiaggia non è dorata ma grigia scura, essendo di origine vulcanica. Non solo, la sabbia è tanto ricca di ioni e sali minerali da essere un vero e proprio aerosol naturale. Questa pratica di termalismo, conosciuta fin dall'antichità, costituisce un importante incentivo al turismo balneare. Negli ultimi anni, infatti, il sistema termale si è distinto come settore in forte crescita nell'insieme delle offerte turistiche italiane e le sabbiature costituiscono un aspetto importante di questi pacchetti-vacanze, anch'essi utili per fare sì che Ladispoli possa tornare a rappresentare, come già negli anni '50-'60 (quelli, tra l’altro, del Grande Cinema), un rinomato centro turistico, moderno e all'avanguardia, ma mantenendo intatto il fascino unico di una terra avvolta nell'abbraccio di cielo e mare, la cui continua protezione e salvaguardia ambientale devono essere un aspetto importante, anche turisticamente.

Locandine dei film girati in questa location

Clicca per ingrandire le locandine

lazio-ladispolilazio-ladispolilazio-ladispolilazio-ladispolilazio-ladispolilazio-ladispolilazio-ladispolilazio-ladispolilazio-ladispolilazio-ladispolilazio-ladispolilazio-ladispolilazio-ladispolilazio-ladispolilazio-ladispoli

made with love from Joomla.it

 

Ladispoli

Buone & Cattive nuove

Il giornale Cinema & Turismo colma un vuoto nelle rassegne cinematografiche italiane creando la Mostra Nazionale del Cinema in Costume...
Da mercoledì 1 a mercoledì 8 ottobre la prima edizione della Festa del Cibo d’autore e del Cinema goloso a Salsomaggiore...
La  Sardegna Film Commission, diretta da Nevina Satta, si è attivata affinché la regista Lina Wertmuller abbia finalmente un riconoscimento...