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Castelvecchio Calvisio


Castelvecchio Calvisio  (foto Zitumassin)

Castelvecchio Calvisio è un piccolo (circa 160 abitanti, nel XIX secolo erano il triplo e ancor prima, alla fine del XVI secolo, quasi il quadruplo) ma estremamente suggestivo comune abruzzese posto su un colle di poco più di 1000 metri d'altezza, che si affaccia sulla Valle del Tirino e il cui splendido territorio fa parte del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. L'area fu abitata sin da epoche remote, ossia almeno dall'età del bronzo (II millennio a.C.) quando ci fu una sorta di  "incastellamento" con la costruzione di rozze fortificazioni a secco di pietre. Anzi, nel territorio di quello che poi divenne Castelvecchio Calvisio e cioè sul Monte Mattone nella successiva età del ferro (I millennio a.C.) fu costruita una di queste fortificazioni, che meglio sarebbe definire semplici  recinti murari e che un tempo  forse si estendeva anche ad altri settori del crinale. Di certo nei secoli i pastori locali lo considerarono ottimo per ricoverarvi le pecore.  Con la romanizzazione (IV secolo a. C.) si ebbe una migliore organizzazione e sviluppo, inclusa l'edificazione di quattro ville – intese come tenute agricole con abitazione e chiamate (ma secoli dopo, perché all'epoca non era nato Cristo, non c'erano i cristiani e neppure i santi) S. Cipriano, S. Martino, S. Giovanni e S. Lorenzo – poste in basso all'attuale borgo, in direzione dell'attuale Carapelle Calvisio. Il toponimo Calvisio deriverebbe dal nome della famiglia romana del console Sabinus Calvisius, proprietario delle tenute e del restante territorio, dal I secolo d.C. raggiungibile grazie alla strada Claudia Nova, che collegava la città di Peltuinum (zona Prata d'Ansidonia) alla città di Aufinium (odierna Ofena).

Nel medioevo il borgo (divenuto comune solo nel 1906) conobbe svariati domini e battaglie e la stessa struttura urbana del centro storico ricorda le fortificazioni dell'epoca, con una cinta muraria ancora in parte esistente e anguste stradine che formavano piccoli quartieri collegati da archi e passaggi secondari, con punti di difesa come nel caso della via detta delle Sentinelle. Per accedere al borgo, dalla caratteristica forma ellittica – non voluta per bizza ma solo perché la morfologia della sommità del colle quella forma aveva e quello spazio dava – si dovevano utilizzare, e ancora esistono, quattro porte allora fortificate. Per vedere il centro storico prima del disastroso terremoto dell'aprile 2009 (ma buona parte di quel che si vede si è salvato) ecco qui il breve ma ben fatto docufiction di ambientazione medievale prodotto da Savib Professional Group e diretto da Clemente Scarsella, fotografo e regista di Paganica. Fu girato alla fine del 2007 e i figuranti sono tutti abitanti di Castelvecchio Calvisio. Vedi qui:

Le case del centro storico, oggi disabitato, sviluppate su più piani con piccoli vani sovrapposti come capitava praticamente ovunque e non solo in Abruzzo, hanno però la meno comune caratteristica dei  cosiddetti "barbacani". Questi sono una sorta di mensole in pietra sporgenti dalle mura che supportano le ripide scale, pure queste in pietra, che in certi casi sulla sommità si allargavano e grazie ad archi in muratura come supporto diventavano persino  l'estenzione di  botteghe artigiane. Quella posizione aerea era ottimale per non bloccare il passaggio a persone e animali da trasporto, vista la ristrettezza dei vicoli. In caso di pesanti nevicate, che avvenivano e a volte tuttora avvengono, si capirà quanto dovesse essere faticoso ripristinare il passaggio.

Scorcio del centro storico.

Al fine di sostenere le zone colpite dal terremoto comunemente detto di Aquila – ma che colpì anche vasta parte dell'Abruzzo (causando 309 vittime, oltre 1500 feriti e più di 10 miliardi di euro di danni stimati) e  interessando in misura variabile buona parte dell'Italia Centrale – nonché di farle conoscere, in alcuni comuni si svolgono annualmente viaggi studio dedicati alla riqualificazione architettonica ed economica da parte di gruppi di studenti provenienti da università italiane ed estere. Fra questi c'è anche Castelvecchio Calvisio, ma in questo comune tali viaggi di studio avvenivano già da anni. Nello stesso mese in cui si verificò il terremoto, e cioè ad aprile,  Castelvecchio Calvisio, Calascio e la zona di Campo Imperatore (che cocciutamente ci si ostina a indicare come una precisa località, mentre è un vasto altopiano suddiviso nei territori di ben sette comuni) avrebbero dovuto essere location della serie televisiva di Rai 1 in due puntate L'ultima Trincea, regia di Alberto Sironi e con Neri Marcorè, Flavio Insinna, Valerio Mastandrea. Ovviamente, causa sisma, le riprese furono spostate nella Riserva naturale di Monterano (Roma) e sulle montagne di Polino (Terni). Insomma, pareva che Castelvecchio Calvisio fosse destinato all'oblio, ancor più di quando gli abitanti del borgo medievale basavano la propria economia sui prodotti tipici di nicchia come le cicerchie, le lenticchie, i formaggi, lo zafferano della Piana di Navelli e l'allevamento ovino. Almeno un tempo il comune aveva la fiera di San Giuseppe, il 19 marzo, che attirava gente dai paesi vicini. Tuttavia, in seguito si decise di organizzare (nel 1979) la Sagra della Cicerchia, manifestazione che grazie alla partecipazione e capacità dell'intera popolazione in agosto (dopo alcuni anni di interruzione a causa del terremoto) attira molta gente che ha così l'occasione di assaggiare, fra le tante altre cose, la poco conosciuta cicerchia, legume gustoso, di buon valore nutritivo e decisamente rustico in quanto resiste sia alla siccità che alla eccessiva pioggia. E' comunque capitato che la Sagra  della Cicerchia non sia stata occasionalmente organizzata, però questo prodotto (tuttora coltivato in zona) è disponibile nei ristoranti – nonché in una manifestazione annualein paese, in costume medievale – , così come il tipico, gustoso e profumato pane di grano Solina, un frumento tenero tipico delle montagne abruzzesi ma poco coltivato a causa delle rese non elevatissime.

Zuppa di cicerchie e radicchio e prosciutto.

Il turismo, quello che avrebbe potuto attirare visitatori anche con altri mezzi, come per esempio il cinema e la televisione, pareva quasi irraggiungibile. Prima del sisma gli addetti ai lavori sapevano che c'erano stati dei sopralluoghi nell'Aquilano per un film internazionale, ma ora si pensava che fosse tramontata anche quella possibilità. Ma uno dei co-produttori, nonché futuro protagonista di quel film era George Clooney, attore di fama internazionale (con casa anche in Italia, in cui vive diversi mesi all'anno) che insieme al collega Bill Murray intervenne a L'Aquila durante il G8 e, davanti alla distruzione della città, dichiarò: "Gireremo un film a L'Aquila. Abbiamo fatto i sopralluoghi per le location prima del terremoto e le abbiamo rifatte dopo. Avremmo potuto girare dovunque questo film, e abbiamo visto tanti altri bellissimi paesi in Italia, ma ho insistito per ambientarlo e girarlo in Abruzzo. Vedere la distruzione dell'Aquila e di altri meravigliosi luoghi in quella regione, toccare con mano la sofferenza di quelle persone mi ha davvero colpito. Credo che sia un modo per ridare slancio a questa economia, infondere un po' di ottimismo e soprattutto per esprimere la mia gratitudine all'Italia che mi ha accolto con grande calore". Per quanto riguarda Castelvecchio Calvisio, le riprese riguardarono vari scorci, a volte modificati ad arte. Per esempio, la cabina telefonica usata da Jack non esisteva e fu posta lì in piazza Torre Maggiore (proprio davanti al borgo storico) solo per esigenze sceniche. Idem il bar dove il protagonista va: in realtà è l'accesso di una casa privata, con l'aggiunta di una insegna.

Il film era The American (2010), diretto da Anton Corbijn, e fu effettivamente girato nella provincia ma non a L'Aquila, troppo devastata e quindi sostituita da Sulmona. La trama racconta di Jack, un sicario professionista esperto nella fabbricazione di armi che decide di cambiare vita. Prima di farlo però è costretto a un ultimo incarico e cioè costruire un particolare fucile che sarà utilizzato da un altro sicario. Per realizzare l'arma Jack deve quindi trasferirsi in un paesino tranquillo, in cui poter lavorare sotto mentite spoglie. E quale paesino può dare maggiore tranquillità di Castelvecchio Calvisio? Lo si cita proprio nel film. Tuttavia il posto non si rivelerà così pacifico... Al fianco di Clooney ci sono Violante Placido, Thekla Reuten, Paolo Bonacelli e Filippo Timi. Le location riguardarono inoltre Castel del Monte, Castelluccio, Calascio, Sulmona e Roma (nonché la Svezia, zone di Jamtland e Ostersund). A proposito di un altro film con ammazzamenti multipli, c'è una curiosità con l'attrice Violante Placido, e riguarda il famoso film Il padrino (1972), di Francis Ford Coppola. Vedi qui:

Bene, ne  Il padrino  Michael Corleone si rifugia in un paesino italiano (ma in Sicilia), così come fa Jack ne The American (però in Abruzzo). Ebbene, Apollonia, moglie di Michael Corleone, è interpretata dall'allora diciassettenne Simonetta Stefanelli, in seguito madre di Violante Placido (il padre è l'attore e regista Michele Placido). Tornando a The American, Clooney dichiarò che le scene girate con la Placido (che interpretava una prostituta) l'avevano imbarazzato: "Le scene di sesso sono sempre difficili al cinema: le devi fare bene e in fretta, ma avevo capito fin dalla prima lettura del copione che erano necessarie, per un personaggio come il mio che deve trovare nuovamente un modo per esprimersi. Certo, Violante Placido è giovane e potrebbe essere mia figlia... Ora mi vergogno al pensiero delle scene d'amore nel film, le chiederò scusa...". Ma lo disse ridendo, si badi bene, anche perché nel 2009 aveva già una relazione con l'italiana Elisabetta Canalis, più giovane della Placido di due anni... Comunque erano entranbe ben più che maggiorenni, sia chiaro.

 Violante Placido e George Clooney in una scena di The American.


The American non è male interpretato ed è dignitoso, però è un po' lento, un po' thriller psicologico, con il personaggio interpretato da Clooney freddo, distaccato e taciturno. Anzi, talmente di poche parole che il regista, per non mostrare il suo viso statico in troppe sequenze, gli fece tenere sovente in bocca della gomma da masticare. Almeno qualcosa si muoveva. Clooney, persona intelligente e disponibile, si fece subito benvolere. A proposito della lavorazione raccontò: "In Italia e in Europa è tutto più, come dire, civile. Sul set si sta tranquilli, si ride, ci si siede per mangiare. In America girare un film è come stare in guerra. Per The American abbiamo assunto numerose maestranze italiane, bravissimi, e mi sono davvero divertito a lavorare con gente che sa come fare film ma non si dà tante arie ed è contenta di partecipare a un progetto. Abbiamo girato molte scene a Castel del Monte, un paesino tremendamente colpito dal terremoto; quando siamo arrivati era inverno, faceva freddo, e in paese ci saranno state non più di 100 persone. Dopo una settimana conoscevo praticamente tutti, e me ne andavo a zonzo da solo nelle pause di ripresa. Erano 20 anni che non mi riusciva di farlo. E' stato bello". Vedi qui:

Insomma, la produzione non ebbe problemi, se non con gli animali selvatici. Trattandosi dell'Abruzzo e in particolare dell'area del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, di primo acchito, erroneamente, verrebbe da pensare ai lupi (ce ne sarebbero un'ottantina di esemplari) e invece no. Il problema erano i cinghiali. I set di alcune scene erano spogli e privi di vegetazione e allora furono poste delle piante, evidentemente appetitose, che i suidi si fiondarono subito a mangiare. Si dovettero piazzare dei guardiani per cacciarli via. Da Castelvecchio Calvisio si diramano sentieri e viottoli che offrono la possibilità, agli escursionisti di ogni età, di appassionanti passeggiate in luoghi naturali da dove si godono splendidi panorami. Per chi volesse trascorrere dei periodi a Castelvecchio, c'è la disponibilità di ospitalità da parte di privati, oltre che un agriturismo.

Per esempio, l'Ippovia del Gran Sasso (a dispetto del nome percorribile a cavallo ma anche in mountain bike o a piedi), lungo itinerario di circa 300 km ad anello intorno al massiccio del Gran Sasso (e totalmente compreso nel parco) che collega diversi paesi, con aree di sosta attrezzate anche di ricoveri per i cavalli. Il Parco nazionale Gran Sasso e Monti della Laga  è il terzo più grande d'Italia (150.000 ettari) e oltre a parte dell'Abruzzo tutela le ridotte zone adiacenti laziali e marchigiane. Montagnoso, con grandi foreste, pascoli e praterie d'alta quota, include anche rinomate piste sciistiche come quelle di San Giacomo - Monte Piselli, Prati di Tivo, Prato Selva e Campo Imperatore - Monte Cristo. Notevolissima la flora e la fauna, quest'ultima comprendente anche camosci d'Abruzzo (reintrodotti dopo l'estinzione), cervi, caprioli, lupi, gatti selvatici, aquile. Anche l'orso viene raramente avvistato.

Pascoli nel parco.

Una curiosità: nel 1993, nel corso di un'escursione naturalistica del WWF con botanici dell'Università dell'Aquila, fu rinvenuto un campo fiorito di Adonis vernalis, pianta che si riteneva estinta da tutta l'Italia ma che la gente locale conosceva, tanto che i pastori non la facevano mangiare al bestiame, essendo velenosa in ogni sua parte. A dire il vero cresceva anche in alcune zone del Friuli Venezia Giulia, però parrebbe essere là scomparsa, mentre invece in Abruzzo è senza dubbio presente (e protetta, anche a livello nazionale) in località Le Plata in territorio di Castelvecchio Calvisio, nonché in quello del confinante comune di Barisciano. Ogni anno in maggio si svolge la Festa dell'Adonis vernalis, da Castelvecchio a Le Plata, dove c'è un rifugio. Il tutto è organizzato dal Centro sociale Armonia onlus. Vi si tiene una messa, si pranza e accompagnati da biologi si va a scoprire questa pianta e il contesto naturale. Fra le tante mete visitabili nei dintorni segnaliamo il confinante comune di Calascio, con la sua piccola ma suggestiva rocca medievale vista in molti film anche di livello internazionale.

Adonis vernalis (foto Martin Bahmann).

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Castelvecchio Calvisio

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