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San Michele al Tagliamento

San Michele al Tagliamento è famosa, fra le tante altre cose, per la sua frazione diBibione, una delle più frequentate località turistiche italiane e perfettamente organizzata e innovativa. Anzi, tanto innovativa da essere divenuta nel 2014 la prima "spiaggia libera dal fumo" d'Italia. Difatti lì non si può fumare. Naturalmente è all'opposto di spiagge come quelle, chessò, della Sardegna occidentale, dove si può anche essere del tutto soli a perdita d'occhio. A Bibione d'estate sulla spiaggia lunga 8 km la compagnia certo non manca, visto che conta circa 6 milioni di presenze l'anno. Tuttavia l'acqua è splendida – tanto che è stata avvistata la rarissima foca monaca – e la località è pluripremiata ininterrottamente con la Bandiera Blu fin dal 1996, e la merita senza alcun dubbio.

La villa della famiglia Ivancich di Bibione fu una delle location di La ragazza e il generale (1967), diretto da Pasquale Festa Campanile e con Rod Steiger e Virna Lisi. La trama di questo mediocre film di guerra si svolge durante la Prima guerra mondiale, dopo la disfatta italiana a Caporetto: un soldato italiano cattura un generale austriaco e, speranzoso di ottenere medaglia e soprattutto premio in denaro e licenza, cerca di portarlo al comando avvalendosi anche dell'aiuto di una bella e attiva contadina. I tre però finiscono per fraternizzare, con epilogo "alla tarallucci e vino", specialità di noi italiani.

Villa Ivancich


Villa Ivancich era un prestigioso complesso residenziale risalente al XVI secolo, con rustici e grande giardino in cui occasionalmente si svolgevano manifestazioni all'aperto. Fra l'altro durante la Prima guerra mondiale fu sede di uno dei 46 grandi ospedali d'armata (cioè con oltre 100 posti letto) della retrovia isontina. L'edificio principale fu purtroppo devastato dai bombardamenti durante l'ultima guerra mondiale e oggi la villa è abbandonata e diroccata, mentre il parco viene tuttora utilizzato per eventi. Fu al centro del gossip anni '50 per via della relazione, si dice platonica e chiunque è libero di crederci o meno, fra l'allora diciottenne nobile italiana Adriana Ivancich e il quarantottenne Ernest Hemingway. I due si conobbero nell'allora vastissima tenuta del barone Franchetti a Caorle, nella quale il famoso scrittore americano era a caccia, sperando lo facesse negli occasionali momenti in cui non era ubriaco, cosa non così scontata.

Adriana Ivancich e Ernest Hemingway

Fatto sta che in quell'incontro, galantemente, visto che la ragazza era scapigliata, Hemingway spezzò il suo pettine e le diede una metà. I due presero a frequentarsi presso la Villa Ivancich (ma anche a Cuba) e lo scrittore anzi divenne tanto amico di Gianfranco Ivancich, fratello della ragazza, da donargli il manoscritto del famoso Il vecchio e il mare. Non solo, gli fece leggere per primo, chiedendogli commenti e consigli, anche Di là dal fiume e tra gli alberi, poi pubblicato nel 1950 all'estero, ma non in Italia in quanto lo scrittore lo vietò per almeno due anni. Difatti nelle librerie italiane fu disponibile solo nel 1965. Renata, personaggio di questo libro, pare essere ricalcato sulla vera Adriana, la quale ammise il fatto nel suo libro di memorie, La torre bianca, edito nel 1980 da Arnoldo Mondadori Editore. Del resto anche il protagonista del libro pare una fotocopia di Hemingway, inclusa l'età e la provenienza. Giudicate voi: un colonnello statunitense sulla cinquantina, mentre si trova in Italia e sta andando in auto verso Venezia, ricorda che in quella zona era stato ferito durante la Prima guerra mondiale. Incontra Renata, una ragazza diciannovenne veneziana con cui intreccia una relazione, anche se sa che per un cinquantenne malato di cuore come lui "saltare i fossi" con una ragazza di quell'età è rischiosetto. E infatti, salta qua e salta là, un giorno sente che sta per schiattare e si fa accompagnare dall'autista nel luogo dov'era stato ferito decenni prima, si siede e aspetta la morte che puntualmente si presenta. I maligni pensarono, e pensano, che Hemingway sottolineasse sempre che la relazione con Adriana Ivancich (la Renata del libro) fosse esclusivamente platonica per il semplice fatto (scandalo a parte) che allora e fino al marzo 1975 in Italia la maggiore età scattasse a 21 anni. Ergo, qualcosa di non platonico con una diciottenne avrebbe fatto finire in galera lo scrittore.

A proposito della morte del colonnello in Di là dal fiume e tra gli alberi, anche il suo creatore anni dopo non se la passava affatto bene quanto a salute ed era ormai l'ombra di se stesso. Se ne accorgeva pure lui, anzi era il primo, tanto che disse: "Morire è una cosa molto semplice. Ho guardato la morte e lo so davvero. Se avessi dovuto morire sarebbe stato molto facile. Proprio la cosa più facile che abbia mai fatto... E come è meglio morire nel periodo felice della giovinezza non ancora disillusa, andarsene in un bagliore di luce, che avere il corpo consunto e vecchio e le illusioni disperse". Il 2 luglio 1961 si suicidò sparandosi in bocca con uno dei suoi amati fucili. Aveva 62 anni. C'è da dire che in famiglia un qualche tarlo doveva esserci, poiché morirono suicidi anche suo padre Clarence, i fratelli Leicester e Ursula e pure la nipote Margaux, attrice, che per farlo scelse il 2 luglio 1996, trentacinquesimo anniversario della morte del nonno Ernest Hemingway. Nel 1983 si suicidò anche Adriana Ivancich. Una curiosità: fu la Ivancich a disegnare la copertina de Il vecchio e il mare per l'editore Scribner, che pubblicò il romanzo nel 1952. Grazie a questo libro Hemingway l'anno dopo vinse il Premio Pulitzer e nel 1954 il Premio Nobel per la Letteratura (allo scrittore in seguito fu dedicato pure l'asteroide 3656 Hemingway).

Se vi recherete a Bibione vi sentirete dire che Di là dal fiume e tra gli alberi si riferisce a quel territorio, cosa avvalorata almeno in parte da quanto ho scritto prima. Se però andrete nella vicina Caorle vi diranno che Hemingway era di casa da loro (soprattutto nei bar, e non solo lì) e che vi andava anche a caccia e quindi che Di là dal fiume e tra gli alberi riguarda Caorle, cosa anche qui avvalorata  almeno in parte da quanto abbiamo scritto. Di certo il titolo del libro non aiuta, perché se valuterete da "qua" si tratterà magari di "là", e viceversa. Di sicuro gli amministratori di Caorle si dimostrarono in questo caso più veloci e lungimiranti, divulgando per tempo la loro versione e sfruttando turisticamente Hemingway.

 

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