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Venezia

L'antica Venezia ha una tale storia di commerci, conquiste, palazzi, arti e tanto altro da non potere qui neppure tentare di fare una panoramica, seppure succinta. Pertanto non la faremo. Inutile dire, e invece lo faremo, che nel centro storico non circolano automezzi in quanto questa parte della città sorge su 118 isolette con un reticolo di 176 canali e circa 400 ponti, fra cui il Ponte di Rialto – fino al 1854 l'unico utilizzabile per attraversare il Canal Grande – e il Ponte dei Sospiri. Venezia, con la sua laguna, è stata dichiarata Patrimonio dell'umanità dall'UNESCO e dopo Roma è la città italiana con più turisti, in gran parte stranieri, che possono visitare il centro storico sui canali, magari grazie a una tipica gondola e vivendo sensazioni uniche. Uniche come, purtroppo, rischiare di farsi depredare il portafogli da alcuni gondolieri furbetti che invece di fare pagare i soliti 80 euro per 40 minuti di giretto se ne fanno dare persino 400, in barba alle tariffe, alla correttezza e ai diritti dei turisti di non farsi truffare. Attenzione, già che ci siamo ecco un'altra avvertenza: quando andate al ristorante e ancora peggio al bar, specie se consumate al tavolino, chiedete sempre preventivamente i prezzi, altrimenti rischiate di pagare come quei sette malcapitati tedeschi nel 2013: 100 euro per quattro caffè e tre liquori digestivi. E' vero che non tutti fanno così, ma una certa parte sì.

Dal punto di vista geografico potremmo dire che Venezia, situata quasi al centro della costa veneta, "tagli" ideologicamente quest’ultima in due metà distinte, suddividendola in costa nord e costa sud, con la nord maggiormente votata ad attrazioni balneari e la sud invece più orientata a un turismo di tipo agrituristico ed ecologico. Dal punto di vista cinematografico, una città come Venezia, così unica nel suo genere, costituisce un indubbio motivo di attrazione per tutti i registi e produttori alla ricerca di un luogo suggestivo per ambientare i loro film, e questo vale sia per le produzioni italiane sia per quelle estere. Ancor di più, la presenza a Venezia della sua importantissima mostra d’arte cinematografica, seconda probabilmente solo a quelle di Cannes e Los Angeles, ne fa un polo culturale di grande rilevanza. Venezia sarà pure una città unica al mondo, ma è vero altresì che come location è estremamente costosa. Girare un film a Venezia rischia di avere un costo proibitivo per chi non può contare sul generoso apporto di un'importante casa di produzione, e ciò perché il fine è (anche) quello di tutelare il patrimonio storico e artistico della città. Inoltre a Venezia non ci sono strade e quindi per le produzioni ciò comporta indubbi problemi organizzativi; bisogna limitare il traffico, ma soprattutto tenere lontani i turisti, il che vorrebbe dire – in particolare se si scelgono come location luoghi famosi o ricercati, o peggio ancora che sono sede di mostre e musei –  privare la città di parte delle sue fonti di guadagno; tutte cose che le amministrazioni comunali accettano di fare con molta riluttanza, a meno che non ci sia un generoso tornaconto.

Venezia è stata in toto o in parte location di circa 700 film e sceneggiati televisivi e quindi è chiaro che per adesso ne tratteremo solo alcuni, e non è certo detto siano i migliori. Partiremo dal primo lungometraggio (prima, fin dal 1909, erano stati girati dei cortometraggi) e cioè Il ponte dei sospiri (1921) diretto da Domenico Gaido e la cui visione dovette essere dura quasi quanto la guerra in trincea del 1915-18, conclusasi tre anni prima con una caterva di morti. Non solo il film era ovviamente muto e in bianco e nero, ma durava pure ben 288 minuti, che magari detto così non pare molto ma la cosa cambia considerando che era diviso in quattro episodi: La bocca del leone (65'), La potenza del male (68'), Il dio della vendetta (78') e Il trionfo dell'amore (77'). Insomma, visto che prima accennavamo alla Grande Guerra, chiudiamo il discorso scrivendo che Il ponte dei sospiri durava sette volte di più della guerra anglo-zanzibariana del 1896, durata 38 minuti (è vero!).

Una scena de Il ponte dei sospiri

A proposito de Il ponte dei sospiri c'è una curiosità, data dal protagonista Luciano Albertini, pseudonimo del romagnolo Francesco Vespignani. Dotato di un fisicaccio prestante a cui contribuì il culturismo dell'epoca (fatto cioè con soli pesi e niente sostanze strane come gli steroidi anabolizzanti), fu acrobata circense e poi debuttò nel 1913 come attore nel ruolo, ovvio, di Sansone. Si fece pure la Grande Guerra, salvò la ghirba, e tornò a vestire i pochi panni di Sansone in altri film. Nel 1919 fondò la casa di produzione cinematografica Albertini Film, che durò poco, però realizzò il primo film horror italiano, Il mostro di Frankenstein (1921), diretto da Eugenio Testa e interpretato dallo stesso Albertini nella parte del creatore del mostro. Anzi, fu la prima versione europea della storia di Frankenstein,  prodotta in Italia con il sostegno finanziario della Germania, e l'ultimo film muto su questo personaggio. La censura italiana fu più feroce persino del mostro di Frankenstein, tanto che i tagli ridussero l'opera a soli 39 minuti. Albertini nel 1924 negli Stati Uniti interpretò un altro forzuto in The Iron Man di Jay Marchant, prodotto con scarso successo dalla Universal. Albertini era un buon uomo, nonostante i suoi problemi anche economici, però aveva fantasia. Anzi, negli ultimi tempi pure troppa, tanto che morì in manicomio.

Un film che incarna l’atmosfera di questa città è Anonimo Veneziano (1970), qui il film completo:

di Enrico Maria Salerno e con protagonisti Florinda Bolkan e Tony Musante. Usando come set le calli, i campielli e i palazzi di Venezia, il regista racconta la storia romantica e drammatica al tempo stesso di Enrico, ormai prossimo alla morte e che cerca nei suoi ultimi giorni di vita di realizzare il sogno di poter dirigere personalmente una sua orchestra, nonché di recuperare il rapporto con l’ormai ex moglie Valeria, cercando di renderla partecipe di questo ultimo desiderio. Salerno però, grazie anche alla collaborazione dello scrittore veneto Giuseppe Berto, nel film racconta pure Venezia e ogni inquadratura sembra focalizzarsi sul paesaggio circostante, sia esso un campiello stretto e angusto, la stazione ferroviaria o l’interno del Teatro La  Fenice. Quando Enrico e Valeria si siedono in un bar si trovano in Campo Santo Stefano, sul quale si affaccia l'omonima chiesa, costruita nel XIII secolo dai seguaci di sant'Agostino. Quello che pochi sanno, e che tuttavia si può notare guardando attentamente, è che il campanile romanico in mattoni della Chiesa di Santo Stefano è caratterizzato da una pronunciata pendenza; difatti è la seconda torre pendente d’Italia, dopo quella di Pisa, sia per altezza sia per inclinazione.

La pendenza è un problema che affligge molti degli edifici di Venezia poiché il sistema di palafitte sul quale poggiano ha sì consentito la loro costruzione, ma si tratta pur sempre di terreno a volte soggetto a leggeri cedimenti. Valeria a un certo punto, pressata dalle incalzanti provocazioni di Enrico, sostiene che Venezia sia una città marcia, decadente, preda del fango che la sta inghiottendo. Effettivamente, durante il corso del film quasi tutte le sequenze ambientate all'esterno sono dominate da un'atmosfera grigia, quasi lugubre, dove domina incontrastata la nebbia. C'è da dire che Venezia, in autunno o inverno, è realmente poco adatta agli animi già depressi, a meno che non si voglia proprio assaporare la città quando c'è meno gente e la nebbia avvolge le calli, creando quell'atmosfera surreale che si può vedere anche nel film. In quel momento, i due stanno camminando lungo la Giudecca (isola del centro storico), in direzione della seicentesca Chiesa del Redentore, opera suprema del Palladio. Alle loro spalle, si può intravedere per un momento l'ex Mulino Stucky, o semplicemente "il Molino" per i veneziani, costruito sul finire dell'800, poi semi-abbandonato, bruciato nel 2003 e infine trasformato in hotel di lusso, dal cui bar all'ultimo piano della torre si può godere di una delle vedute più spettacolari di tutta la città e della laguna circostante.

Più volte, nel corso delle interminabili passeggiate che fanno da cornice allo scorrere della pellicola, vengono mostrati i portici di Rialto, dove si svolge il celebre Mercato del Pesce, il più grande d'Europa e terzo al mondo dopo quelli di Amsterdam e Tokyo. Il momento migliore per visitarlo è la mattina prestissimo, quando arrivano i pescatori con il frutto del lavoro notturno e si svolgono le aste tra i vari venditori per accaparrarsi il pescato migliore. Le aste sono sempre molto appassionanti e curiose, ma bisogna stare attenti a non alzare le mani col rischio di vedersi aggiudicati dal banditore lotti di pesce che si dovranno pagare e subito, non ci sono santi, e doverne magari mangiare tre volte al giorno per mesi, pur di smaltirli. Sul finale del film, Enrico porta Valeria in un atelier dove effettivamente vengono confezionati abiti su misura usando, oltre alla stoffa più pregiata, anche l’antica tecnica di sartoria per creare abbigliamento di prima scelta destinato a case reali o a chiunque possa permettersene uno. Il momento migliore per ammirare queste creazioni è indubbiamente il Carnevale – il più antico d'Italia risalendo almeno al 1094 e uno dei più importanti al mondo – durante il quale gli atelier affittano i propri abiti, anche a prezzi non proibitivi.

Durante il Carnevale la popolazione si divertiva alla grande e, grazie all'anonimato garantito da  maschere e costumi, c'erano pure non rare tresche sessuali che, per una volta, non dividevano le classi sociali. Approfittando della confusione c'erano però anche ammazzamenti e reati vari e in quel periodo le autorità dovevano aumentare la vigilanza. Fra l'altro la notte non ci si poteva aggirare per le strade mascherati. Uno che si divertiva alla grande con il gentil sesso, e non solo a Carnevale, fu lo scrittore libertino Giacomo Casanova, talmente seduttore e sregolato lussurioso da provocare nel  '700 scandalo e vivacità ovunque si recasse. Pare che nella vita abbia fatto sesso con circa 200 donne, anche se il numero esatto naturalmente non si sa, ma se fosse così non è che sia stato questo granché come seduttore. Ce ne sono con numeri ben più alti. A parte modestamente dello scrivente, per esempio citiamo il mitico Umberto Billo, portiere di un albergo di Venezia che avrebbe avuto rapporti con circa 8000 donne, tanto che le turiste sarebbero andate lì apposta per lui. Ma alla fine sarebbe stato licenziato perché non stava mai all'ingresso, ma altrove... Rimanendo nel cinema, citiamo Warren Beatty, il quale si vantò di essere intorno alle 13.000 e spiccioli donne. Tutti questi dati, forse poco eleganti, per introdurre il film sul settecentesco seduttore e precisamente Casanova (2005), diretto da Lasse Hallström e interpretato da Heath Ledger, Jeremy Irons, Lena Olin e Sienna Miller. Di film incentrati sulla figura carismatica e avventurosa di Giacomo Casanova ne erano già stati girati a decine, tra i quali è doveroso citare Il Casanova di Federico Fellini (1976), diretto appunto da Federico Fellini e con il seduttore interpretato alla grande da Donald Sutherland. C'è da dire che questo film, per certi versi volutamente strano, fu girato tutto negli studi di Cinecittà, a Roma. Costò tantissimo, tanto che il produttore Dino De Laurentiis si ritirò dalla produzione, fu sostituito da  Angelo Rizzoli giusto il tempo di abbandonare pure lui e infine subentrò alla produzione Alberto Grimaldi. Il Casanova di Federico Fellini vinse molti premi, fra cui nel 1977 l'Oscar a Danilo Donati  per i Migliori costumi. (Qui il film completo):

Nel 2005, quando mancavano poco più di due anni alla sua tragica quanto improvvisa morte in un albergo di New York, si dice stroncato da un mix letale di farmaci per curare l’insonnia e l’ansia derivatagli dall'aver interpretato il Joker ne Il Cavaliere Oscuro (2008) di Christopher Nolan, l'attore australiano Heath Ledger fu scelto dal regista svedese Hallström per portare nuovamente sullo schermo le vicende del seduttore veneziano. Se nel suo Il Casanova di Federico Fellini il regista aveva reso i personaggi delle maschere nelle quali incarnare i vizi, gli eccessi e i comportamenti della società o del ceto che rappresentavano, il Casanova di Hallström presenta molte caratteristiche che richiamano il teatro comico e irriverente di Carlo Goldoni, con inganni, malintesi, storie d'amore e dispute passionali, nella quale si muovono e operano i personaggi ai quali Goldoni ci ha abituati; il nobile squattrinato ma di gran fascino, la giovane dai sani valori morali, il ragazzetto innamorato e un po' svampito, il servo fedele e scaltro, il padre bigotto e severo, il nobile tronfio e ingenuo e l'imbranato tutore della legge (ma di una legge tutta sua). Vedi qui uno spezzone:

All'inizio del film Casanova è costretto a fuggire in fretta e furia da un convento di monache dopo averne sedotta una, con gli sgherri dell'Inquisizione alle calcagna e tra le acclamazioni delle altre consorelle, che hanno già avuto modo di "conoscerlo". Il corridoio è veramente quello del convento di San Giorgio, sull'omonima isola, situata di fronte a piazza San Marco, al limitare del Canale della Giudecca. Donata dalla Repubblica all’ordine benedettino attorno all’anno 1000, l'isola è stata per più di un millennio, ed è ancora, uno dei più importanti centri di culto dei benedettini nel nord Italia. Nel XVI secolo i monaci decisero un restauro completo della basilica attigua al monastero, e ancora oggi è possibile osservare lo splendido (e ultimo, terminato postumo dai suoi allievi) lavoro realizzato dal Palladio, il geniale architetto che praticamente ricoprì di marmo Venezia e i suoi domini. Progettò chiese, palazzi signorili e alcune tra le più conosciute e stupende ville che sorgono lungo il corso del fiume Brenta e un po' in tutta la campagna veneta, creando un vero e proprio "stile veneziano" che in seguito sarebbe stato ripreso nella realizzazione di edifici come le regge di Versailles e di Caserta.

Di Andrea Palladio è anche il progetto che diede vita al Teatro Olimpico di Vicenza, che in Casanova diventa la sede dell’Università di Venezia, dove la bella e intelligente Francesca sta mettendo in ridicolo il maschilismo dilagante della sua epoca. Nel fuggire per i tetti dagli agenti dell’Inquisizione, infatti, Casanova si intrufola di nascosto nell’Università di Venezia, ma è un'inesattezza storica in quanto nel '700 la città non aveva ancora una propria sede universitaria, potendo infatti contare sulla già famosa Università di Padova. Difatti l’Università Cà Foscari di Venezia fu fondata solo nel 1868. Pur venendo catturato dalle guardie, Casanova riesce a evitare per l'ennesima volta la forca grazie all'intercessione del Doge, con il quale scambia un breve colloquio sulla loggia del Palazzo Ducale. Quest'ultimo è indubbiamente, assieme al Campanile e alla Basilica di San Marco, il luogo più visitato di Venezia, e come in tutti i  più importanti siti turistici riuscire a entrarci non è per niente facile, causa usuali file di visitatori in attesa. Lo stesso dicasi per il Campanile, la cui sommità prima era raggiungibile anche tramite una scala a chiocciola, ma oggi è accessibile solo con l'ascensore, pochi alla volta. Lo si vede, giusto per fare un solo esempio, in diverse puntate del 2000 della quasi interminabile soap opera statunitense Beautiful che, a dire il vero, Venezia l'ha ripresa in lungo e in largo. Turisticamente è stato un bene, visti gli oltre 300 milioni di spettatori che in oltre 100 nazioni l'hanno guardata ogni giorno, facendone la più seguita al mondo.

Del resto agli americani Venezia piace così tanto che l'imprenditore Abbot Kinney nel 1905 ne fece costruire una sorta di copia (per modo di dire...), ossia Venice, distretto di Los Angeles. La sua spiaggia, appunto Venice Beach, e i canali di questa imitazione vedono persino la presenza di gondole e gondolieri, spero non usi a mangiarvi sopra hot dog, ketchup e patatine. In una cosa era abbastanza simile a Venezia, ossia per l'acqua dei canali che certo non possiamo definire cristallina. La differenza però è che a Venice a un certo punto i canali furono inquinati dal petrolio scoperto non lontano – e per di più fu colpita da un incendio che ne devastò il molo, con conseguente crollo turistico – ma dagli anni '80 l'amministrazione di Los Angeles la recuperò perfettamente e ora è tornata a essere una bella località turistica, con lunghissime spiagge, palestre all'aperto, piste ciclabili e le immancabili bellissime e statuarie ragazze californiane in costume risicato e su schettini che vediamo in tanti film americani. Anzi, a vederli parrebbe che lì esistano solo ragazze e ragazzi bellissimi e non più di trentenni. Forse li sopprimono alla chetichella se brutti o ultratrentenni, chissà. In realtà non è proprio così, ed è normale:

Tornando alla vera Venezia, all’interno del Palazzo Ducale (antica sede del Doge e oggi museo visitato annualmente da quasi 1,5 milioni di visitatori) di piazza San Marco è da visitare l'imponente Sala del Maggior Consiglio, che contiene la tela "Il Paradiso", la più grande al mondo, opera del Tintoretto. Lungo tutta la sala, subito sotto il soffitto affrescato e intarsiato d’oro, scorrono i volti di tutti i dogi succedutisi alla guida della Serenissima. Uno però è coperto da un drappo nero; è il ritratto del doge Marin Faliero, il quale nel 1355 tentò un colpo di stato e fu per questo decapitato. La spada insanguinata fu mostrata al popolo subito dopo l’esecuzione, e il boia esclamò: "Vardé tuti. Xe sta fata giustixia del traditor!" (ossia, "Guardate tutti. E' stata fatta giustizia del traditore"), dando prova al resto d’Europa che a Venezia anche i potenti dovevano sottostare alla legge, e che la Repubblica era qualcosa di sacro. All'epoca, e non solo a Venezia, essere messi a morte era una possibilità da non sottovalutare quanto a probabilità. Per esempio, chi minacciava la salvaguardia dei canali rischiava la testa. Persino chi si rendeva responsabile della costruzione di una nave non affidabile veniva decapitato. Viene da domandarsi che fine avrebbero fatto i politici, funzionari e imprenditori veneti beccati con le "mani nel sacco" con l'affare delle paratie mobili costruite a difesa della città...

Del resto il mare e le navi erano la forza della Serenissima e per capirlo, lasciandosi alle spalle il Palazzo Ducale e proseguendo verso est, basta visitare il famoso Arsenale – di cui una parte viene oggi utilizzata come sede della Mostra della Biennale di Venezia – e scoprire che gli operai specializzati, detti marangoni, non solo godevano di salari e privilegi particolari ma addirittura erano incentivati a passarsi il mestiere di padre in figlio, cosicché il sapere e la conoscenza dell'arte legata alla costruzione delle navi non andasse perduta e continuasse ad evolversi. Per una città costruita sull'acqua, e che nell'acqua aveva creato la propria potenza, assicurare il benessere dei propri canali era una questione di vitale importanza, così come saper costruire buone navi. Le stesse navi che portarono nel 1271, nella parte iniziale del viaggio poi continuato via terra, il grande esploratore e commerciante veneziano Marco Polo verso la Cina, come si vede in Marco Polo (1961) di Piero Pierotti e Hugo Fregonese (con location anche piazza San Marco) e nello sceneggiato televisivo del 1982 Marco Polo diretto da Giuliano Montaldo:

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-5ad07f13-095a-42e6-bdd3-99afd7b6d0fd.html

Con belle musiche di Ennio Morricone, quest'ultimo kolossal è a tratti coinvolgente e in altri prolisso e noioso, nonostante il cast con grandi attori come Anne Bancroft, John Gielgud, Burt Lancaster, Leonard Nimoy, Mario Adorf, F. Murray Abraham, Kenneth Marshall e Riccardo Cucciolla. Vi parteciparono pure Gordon Mitchell, interprete di tanti film "peplum" decenni fa, e Gino Santercole, che poi raccontò: "Il regista Montaldo mi propose questo film che andò in tutto il mondo. Lì ho dovuto imparare l'inglese perfettamente per doppiarmi. Avevano ricostruito piazza San Marco tutta uguale, sembrava veramente di stare a Venezia. C'era un cast eccezionale, ho un ricordo bellissimo di Burt Lancaster e di Marilù Tolo che nel film faceva mia moglie. Il protagonista Ken Marshall non mi piaceva come attore. Inizialmente il ruolo del protagonista l'avevano affidato ad un altro attore famoso, di cui non ricordo più il nome, poi non so perché questi ha lasciato il film per essere sostituito con Ken Marshall: dovemmo rigirare tutte le prime scene". Per quanto riguarda Venezia come potenza marinara ricordiamo Otello (1952, qui il film completo in inglese:

diretto e interpretato da Orson Welles e vincitore del Grand Prix du Festival come Migliore film al Festival di Cannes, anche se al botteghino non fece di sicuro furore. Una delle location veneziane fu, fra le tante anche altrove in Italia, piazza San Marco con Palazzo Ducale.

Venezia era, o è, anche città di intrighi, complotti e oscure macchinazioni, come quelle che per secoli hanno garantito il benessere della Serenissima nel mondo. Quindi, unendo romanticismo e mistero, la città costituisce motivo di fascino anche per un altro genere cinematografico molto applaudito: lo spionaggio d’azione. È il caso ad esempio di The Italian Job (2003), di Gary Gray e  con Edward Norton, Charlize Theron e Donald Sutherland. La prima parte della storia, attorno alla quale ruota tutto il corso del film, è ambientata a Venezia, dove una banda di ladri professionisti progetta il furto di una grande quantità di lingotti d'oro. Venezia è indubbiamente una città che ben si presta a film di questo genere, con le sue atmosfere misteriose, i suoi palazzi e canali perfetti per ambientarvi inseguimenti al cardiopalma tra campi e tetti o spettacolari corse di motoscafi, come appunto in The Italian Job (qui):

https://www.youtube.com/watch?v=j5Bnf4o1It U

Uno dei primi posti a venire mostrato nel corso del film, dove alcuni dei membri della banda si incontrano prima di passare all'azione, è Campo San Barnaba. Situato alle spalle del più celebre Campo Santa Margherita, considerato il centro della movida veneziana e non distante da piazzale Roma, Campo San Barnaba prende il proprio nome dall'omonima chiesa, dove si svolge la celebre scena dell’esplorazione dei sotterranei in Indiana Jones e l'ultima crociata (1989) di Steven Spielberg, terzo episodio cinematografico della tetralogia di Indiana Jones, interpretata da Harrison Ford. Va detto, a onor del vero, che sia i sotterranei che Jones attraversa circondato dai ratti nel film ne furono utilizzati 2000, tutti provenienti da allevamentosia la biblioteca dove l’esploratore viene a conoscenza di alcuni dei segreti circa l’ubicazione del Graal, nella realtà non hanno nulla a che fare con la Chiesa di San Barnaba. Una curiosità: in una scena di Indiana Jones e l'ultima crociata  Indiana e suo padre (interpretato dal grande Sean Connery, anche se ha solo dodici anni in più di Ford) stanno fuggendo dal castello di Grunwald e non sapendo da che parte andare a un bivio guardano un cartello che indica a sinistra Berlino e a destra, indovinate un po'... Venezia, come non ci fosse altro in mezzo! A proposito, a Venezia fu girato anche l'episodio Transylvania, January 1918 – andato in onda negli Stati Uniti nel 1993 – della serie televisiva statunitense Le avventure del giovane Indiana Jones, vincitrice di undici Emmy Awards. Comunque sia, a Indiana Jones Venezia piace molto (vedi qui):

A Campo San Barnaba, osservando la chiesa e volgendosi sulla destra si nota il Sotoportego del Casin dei Nobili, così chiamato per la presenza, all'epoca della Serenissima, di una casa da gioco e di piacere frequentata da nobili. Venezia, si sarà capito, come buona parte del Veneto accomunava atteggiamenti pubblici bigotti a pratiche sessuali anche ardite. Dal portico si raggiunge la seicentesca Chiesa di San Trovaso, con vicino un capannone in legno che si affaccia direttamente sull'acqua e che, quasi sempre, ospita sia all’interno che all'esterno una o più gondole. È lo Squero di San Trovato, l'unico edificio di questo tipo ancora esistente in città. Squero in dialetto veneziano, significa cantiere ed è proprio qui che le gondole vengono non solo riparate, ma anche costruite. Lo si vede sempre in The Italian Job, durante la scena dell'inseguimento, con due operai che cercano vanamente di salvare una gondola dalla corsa dei motoscafi per poi vedersela tranciare in due parti. Una scena simile – con due innamorati che continuano a baciarsi senza accorgersi che la gondola su cui stanno è stata spezzata di netto dal solito motoscafo dei "cattivi" – a quella che si vede in Moonraker - Operazione spazio (1979) diretto da Lewis Gilbert e con James Bond interpretato dal bravo attore inglese Roger Moore. In questo film Bond fugge e lo fa guidando lui stesso la gondola, evidentemente fornitagli dai servizi segreti in quanto diventa un velocissimo fuoribordo grazie ai soliti pulsanti nascosti, fino a sfuggire agli inseguitori dotati di motoscafo procedendo come nulla fosse persino sulla pavimentazione di piazza San Marco, fra lo stupore generale (vedi qui):

Le riprese crearono dei problemi in quanto nei canali c'è un limite di velocità (il produttore Albert R. Broccoli per farsi perdonare fece una donazione al Fondo Salva Venezia). Senza contare che questa gondola era tutto tranne che stabile, al punto che Roger Moore cadde subito come un sasso nel canale, fra le risate dei curiosi assiepati lì intorno. L'elegante e ben pettinato attore, prima con camicia bianca intonsa e vestito e cravatta azzurrini, riemerse come un pulcino bagnato da quelle acque certo non cristalline. Gli mancava solo la classica ranocchia (o meglio granchio, lì le rane non ci sono) sulla testa. Ripescato, fu asciugato, rivestito e truccato. Nuova ripresa, ciak, altra caduta. Ancora ripescato e asciugato, rivestito e truccato. Nuova ripresa, ciak, altra caduta. Insomma, con quella maledetta gondola in acqua ci finì quattro volte di fila, mentre le autorità presenti cominciavano a temere che qualcuno della massa di curiosi spettatori (e pure loro stessi) si sentisse male dalle troppe risate. Quando ormai era rimasto un solo vestito di scorta, dei cinque preparati, la scena riuscì. Da notare che Roger Moore, da quel consumato e vero professionista che è, non si lamentò mai.

Lasciando Campo San Barnaba e dirigendosi verso Campo Santa Margherita ci si può imbattere in un fruttivendolo che, da generazioni, vende non da un negozio ma da una barca. I veneziani la chiamano semplicemente la Barca del Fruttivendolo ed è la stessa che si vede volare addosso uno dei motoscafi nella famosa scena dell’inseguimento di The Italian Job. Naturalmente si tratta solo di un film, girato in vari punti come il Canal Grande e lo Squero di San Trovaso (divisi fra loro dall'intera città) ma che allo spettatore sembrano limitrofi. Fra l'altro, sempre in The Italian Job mentre i motoscafi sono lanciati a tutta velocità per i canali, Donald Sutherland e il suo complice aprono una cassaforte piena d’oro depositata sul fondo del canale e ben visibile nell’acqua trasparente, cosa inaudita in quanto Venezia è una laguna, dove a farla da padrone è un basso fondale il più delle volte melmoso, che le eliche delle motobarche spesso sollevano. A proposito di acqua, si sa che nella laguna di Venezia vi sono picchi di marea particolarmente pronunciati, tanto da provocare allagamenti in buona parte della città rendendo problematici gli spostamenti. Per ovviare alla cosa vengono poste delle passerelle nei punti più esposti, come si vede appunto in una scena cult del capolavoro Yuppi du (1975), diretto, prodotto, musicato e interpretato da Adriano Celentano. La famosa scena della camminata sulle passerelle – quando Felice (Celentano) scopre che la prima moglie Silvia (Charlotte Rampling) creduta affogata "non è morta ma è ritornata dal canal" – venne realizzata in Piscina San Samuele, nei pressi di Traghetto San Tomà, non lontano da piazzale Roma (vedi qui):

I due poi passeggiano sul Ponte dell’Accademia con vista sulla Chiesa della Salute e giungono alla Torre dell’orologio in piazza San Marco (dove James Bond lotta col sicario Chang in Moonraker - Operazione spazio), sotto la Campana dei Mori. C'è da dire che le passerelle all'epoca di Yuppi du erano di legno, ma oggi sono state sostituite con altre più moderne, realizzate in materiali sintetici, resistenti, leggere e facilmente assemblabili appena nella città risuonano le inquietanti sirene che preannunciano l'arrivo dell'alta marea. Ai turisti l'esperienza piace, però i residenti, che lì ci stanno sempre, non sono dello stesso parere. Solitamente l'abitato viene sommerso da 50-80 cm d'acqua, ma può essere ben di più. Per esempio, l'1 dicembre 2008 superò il metro e mezzo, interessando anche zone come piazzale Roma e il piazzale della stazione, solitamente immuni al fenomeno, con relative successive faticacce per rimuovere acqua e fanghiglia dai locali al piano terreno. Quando l'anno dopo Tenzin Gyatso, il Dalai Lama, visitò Venezia, proprio mentre era in corso la cerimonia al municipio la città finì per l'ennesima volta sotto l'alta marea. Il Dalai Lama, scherzando dichiarò: "Sono un po’ preoccupato perché immagino che tra poco la città sarà allagata e io non so nuotare".

Yuppi du, film assolutamente geniale e per certi versi avanti anni luce dalla normale produzione cinematografica di allora e pure di oggi (ma l'odierna versione riarrangiata è ben inferiore a quella originale), si avvale anche di altri ottimi interpreti, come Claudia Mori (allora già moglie di Celentano), Lino Toffolo, Memo Dittongo e Gino Santercole. Quest'ultimo anni dopo raccontò, all'ottimo sito di cinema e location Il Davinotti, quanto segue: "Era davvero un bel film, sembra un film di oggi, è modernissimo. Adriano Celentano è stato bravissimo, ci ha messo tanto tempo a girarlo, quasi un anno. Claudia Mori invece era un po' capricciosa, perché arrivava sul set quando voleva. A un certo punto non c'erano più soldi e Adriano ha dovuto interrompere, poi grazie ad alcuni prestiti l'ha finito. È stata un'esperienza irripetibile. Adriano ha sempre proibito di farlo uscire per il noleggio perché diceva che lo lasciava maturare come il vino. Aveva l'ambizione di farlo uscire in America: venne infatti doppiato anche in inglese; però Adriano non riuscì ad accordarsi con gli americani e il film è rimasto lì. In Yuppi du c'è anche una mia bellissima canzone, Such a cold night tonight ". Memorabile la scena dei fiammiferi e del ballo in cui si esibisce il ballerino, caratterista e fantasista brianzolo Jack La Cayenne, nome d'arte di Alberto Longoni. Fu girata nella piazzetta Santa Giustina, vicino a Calle del Fontego. Ma il "Caffè Tre Ponti" davanti al quale si svolge il tutto non esisteva neppure allora, si trattava di una struttura fittizia montata di fronte a una porta e una finestra che invece ci sono ancora. Moltissime location di Yuppi du sono veneziane, ma ce ne sono anche di Milano e di Bereguardo, nel Pavese. Anzi, per fare capire bene che non bisogna credere molto a quel che si vede nei film si pensi che in una scena Lino Toffolo rema su una gondola. Bene, quando lo si vede di fronte le riprese furono fatte a Venezia (si vedono anche i ponti) mentre quando lo si vede di spalle le riprese – portando in loco la gondola – furono fatte al ponte di barche di Bereguardo, sul placido Ticino. Placido, purtroppo, solo apparentemente. Lo stesso Celentano raccontò: "Graziano Alonso è morto annegato nelle acque gelide del Ticino mentre giravamo il film. Cademmo da una zattera e purtroppo per Graziano non ci fu nulla da fare. Sono sicuro che ci guarda e ci sta sorridendo". (vedi qui il film completo):

Attenzione, spesso nei film si vedono scorci di Venezia, ma le riprese in realtà non sono state fatte lì. Per esempio, in A 007, dalla Russia con amore diretto da Terence Young e con Sean Connery per la seconda volta nella parte di James Bond, le scene ambientate nell'albergo furono in realtà girate ai Pinewood Studios di Londra, inclusa quella della colluttazione nella camera d'albergo con vista sull'isola di San Giorgio Maggiore. Parrebbe essere l'interno dell'Hotel Danieli Excelsior, ma si tratta di uno sfondo proiettato su uno schermo degli Studios. Idem per la scena finale, anche lì di Venezia fu utilizzato solo uno sfondo con relativa proiezione. Ovvio che avvenga anche il contrario: in Moonraker - Operazione spazio si vede un monastero brasiliano che in realtà (nel film) è sede del servizio segreto inglese MI6 e gli esterni sono veramente in Brasile, ma gli interni e pure qualche immagine esterna furono girati nel monastero di San Nicolò a Venezia. Naturalmente ciò non significa sempre che, per esempio negli alberghi veneziani, le location siano finte. Il succitato Hotel Danieli Excelsior ospitò riprese, fra gli altri, de Il viaggio (1974), ultimo film diretto da Vittorio De Sica e con protagonisti Sophia Loren e Richard Burton, Viaggi di nozze (1995) diretto e interpretato da Carlo Verdone, The Tourist (2010) diretto da Florian Henckel von Donnersmarck e interpretato da Angelina Jolie e Johnny Depp, nonché Effie (2014) di Richard Laxton; l'Hotel Cipriani, sull'isola e quartiere della Giudecca, fu uno dei set di Venezia, la luna e tu di Dino Risi(1958, nel 1964 riedito con il titolo I due gondolieri) nonché di Casino Royale (2006), diretto da Martin Campbell,  ventunesimo film della serie di 007 e con Daniel Craig nel ruolo di James Bond. Curiosamente nel film ci si incaponì a realizzare una scena in cui una barca a vela procede lungo il Canal Grande, cosa non auspicabile per via della presenza dei bassi ponti. Per girarla si dovette smontare e rimontare l'albero nel tratto tra il Ponte degli Scalzi e il Ponte di Rialto. Per chiudere le citazioni di film con scene girate anche negli alberghi veneziani, che sono troppi da menzionare tutti, indichiamo il Grand Hotel des Bains per Morte a Venezia (1971) di Luchino Visconti eIl paziente inglese (1996) diretto da  Anthony Minghella e premiato fra gli altri con nove Oscar; il The Westin Europa & Regina per Il talento di Mr. Ripley (1999) sempre di Anthony Minghella; l'Hotel La Fenice et des Artistes per A Venezia... un dicembre rosso shocking (1973) di Nicolas Roeg; The Gritti Palace, con Tutti dicono I Love You (1996) diretto e interpretato da Woody Allen.

Come dicevamo prima, a Venezia sono stati girati film di tutti i tipi, come alcune scene di Bachna Ae Haseeno (2008, tradotto dall'hindi, "Belle ragazze, state attente") diretto da Siddharth Anand.  (vedi qui uno spezzone):

E' il classico film indiano, con canti e balli e trame infine gioiose. I protagonisti di questi film sono sempre piacevoli ragazzi e ragazze – queste ultime di tale bellezza da fare cadere la mascella – evidentemente sempre ricchi, vestiti alla moda e alle prese invariabilmente con problemi sentimentali in luoghi da sogno. Evidentemente gli indiani quello vogliono vedere al cinema e in televisione, e quello le case cinematografiche gli danno. Chiaro che la realtà, nel bene o nel male, non è quella, visto che in India ben 400 milioni di persone vivono sotto la soglia della povertà (però si sono dotati di costosissime bombe atomiche) e che le leggi internazionali se le modificano disinvoltamente come pare a loro. Ma pure quelle nazionali, vista la terribile media di un bambino o bambina stuprata – e spesso uccisa – ogni 22 minuti! Comunque sia, di norma questi film non sono affatto brutti e si vedono con piacere, se non si vuole nulla di impegnativo. Il mondo cinematografico indiano, enormemente più vasto del nostro e persino più di Hollywood, apprezza sempre più l'Italia per le sue location. Difatti Venezia poi fu una delle location anche della commedia musicale Dui Prithibi (2010), diretta da Raj Chakraborty e primo film in lingua bengalese a essere girato in Italia e secondo in bengalese in Europa, dopo Bhalobasa Bhalobasa (2008) con location in Austria. Dui Prithibi, che in ben due ore e mezza di visione tratta la solita solfa dei film indiani descritta sopra, è il film bengalese più costoso di quell'anno a causa dell'enorme troupe ma andò comunque in attivo ottenendo il migliore incasso del 2010.

Ma Venezia, specie nel centro storico al calare delle tenebre e in inverno, con la nebbia sui canali, i ponti e le stradine vuote, i tanti vecchi palazzi di mattoni sbrecciati, ha anche un'atmosfera misteriosa, lugubre e allarmante. La stessa che pervade l'antico palazzo della nobile Helietta Canins in Nosferatu a Venezia (1988, qui il trailer tedesco:

La sua casa è talmente pregna di orrende leggende che la gente la evita manco fosse l'ufficio delle tasse, cosa che già i veneziani temono a morte visto che per loro i soldi (i propri) sono inviolabili. Le leggende del palazzo a dire il vero qualche fondamento l'avrebbero pure, visto che due secoli prima, durante la peste che fece strage proprio durante il Carnevale, un'ava di Helietta era stata morsa da un vampiro. Anzi, l'immondo essere si dice essere sepolto ancora lì dentro, insieme con la nobile subito scomparsa. E nei sotterranei del palazzo c'è ancora un misterioso sarcofago... Per questo motivo Helietta invita uno studioso inglese, esperto in vampirismo. Immaginatevi un po' che succederà. Comunque sappiate che il film finisce bene – o male, vedete voi – visto che il vampiro non muore e in un certo senso mette su famiglia. Il produttore e regista Augusto Caminito voleva realizzare il sequel di Nosferatu, il principe della notte (1979) diretto da Werner Herzog e a sua volta remake di Nosferatu il vampiro (1922) di Friedrich Wilhelm Murnau. (Qui il film completo):

Ora, poiché il Nosferatu (dal romeno "no sferat", ossia "non spirato, non morto" e quindi vampiro) di Herzog era stato interpretato dall'attore Klaus Kinski, Caminito ebbe l'avventata idea di dare a lui la parte. Orbene, dire che Kinski fosse una persona normale ed equilibrata sarebbe una follia – per dirne solo una e stare sul leggero, una notte durante le riprese di un film sparò con un fucile nella tenda di alcune persone del cast perché parlavano e secondo lui lo disturbavano, non ammazzandole solo per miracolo – e Caminito se ne accorse presto. Il cast era di ottimo livello considerando che includeva Christopher Plummer, Yorgo Voyagis e Donald Pleasence, diretti da Mario Caiano. Abbiamo la testimonianza diretta del regista Luigi Cozzi il quale, pur non accreditato, diresse una parte del film: "Il primo regista fu Maurizio Lucidi, e diresse alcune scene senza Klaus Kinski, quelle del Carnevale di Venezia. Poi c'era Pasquale Squittieri, che scrisse un nuovo script, e infine arrivò Mario Caiano, il quale riscrisse la storia". Caiano però voleva Nosferatu uguale a quello del film di Herzog e dunque Kinski avrebbe dovuto rasarsi la testa, ma l'attore rifiutò, tanto che questo Nosferatu ha lunghi capelli bianchi. Continuiamo con il racconto di Cozzi, il quale aveva l'incarico di coordinare gli effetti speciali: "Caiano era un uomo molto coraggioso e così litigarono e infine il regista si dimise. Allora si mise a dirigere lo stesso Caminito, ma era in difficoltà, anche perché Kinski cominciò a dire che aveva idee creative e diverse, voleva interpretare come voleva lui e alle prime luci dell'alba. Fu così che Caminito mi chiese di aiutarlo e diressi una parte più o meno come direttore della seconda squadra. Ma quando il film si fermò per mancanza di soldi avevamo solo la metà del girato previsto. Il resto era finito nel cestino. Ci sono voluti due anni per montare qualcosa di passabile con quel che si aveva. E' stato un disastro! Il film è stato presentato al Festival di Venezia, ma fuori concorso ... e solo perché Caminito era un grande produttore al momento".

Murano e Burano sorgono su isolette e fanno sempre parte di Venezia. Sono mete frequentate dai turisti, facilmente raggiungibili con le linee pubbliche dei vaporetti. A Murano, oltre alla Basilica dei Santi Maria e Donato e alla Chiesa di Santa Maria degli Angeli, è possibile visitare Palazzo Giustiniani, sede del Museo del Vetro, mentre a Burano si può ammirare la Chiesa di San Martino, con il suo campanile pendente, la Crocifissione del Tiepolo e le molte case vivacemente colorate forse perché così i barcaioli ritrovavano più facilmente la propria in presenza di fitta nebbia. C'è anche un'altra ipotesi: un marinaio di Burano una volta tornato da un viaggio chiese il pagamento del salario al suo comandante, però questi, essendosi indebitato fino al collo, fu costretto a pagarlo con alcune bottigliette colorate. Ognuna di queste bottigliette, però, conteneva uno spiritello e quando il marinaio li liberò togliendo i tappi questi, per riconoscenza, sparsero i loro colori su tutta l’isola, facendo sì che le case di Burano assumessero i loro caratteristici colori sgargianti. Ovviamente è una leggenda per bambini, però bella.

Ma ce ne sono pure di brutte in laguna, come quella dell'isola di Poveglia, un tempo prospera e abitata, ma a partire dalla seconda metà del XIV secolo sempre più spopolata per via delle incursioni dei pirati che imperversavano nel nord dell’Adriatico, soprattutto lungo la costa dalmata. Andò a finire che l'isola tornò selvaggia, divenendo luogo di quarantena per gli appestati (nel 1347, quando scoppiò la Peste Nera, a Venezia c'erano circa 120.000 abitanti, diciotto mesi dopo ne erano rimasti 50.000). I barcaioli più superstiziosi la evitano, specie di notte. Se sentirete gemiti e urla strazianti provenienti da lì non preoccupatevi, si tratterebbe solo delle anime della moltitudine di persone morte di peste sull'isola. C'è chi vede pure i fantasmi... Lo stesso vale per l’isola di San Lazzaro degli Armeni.

Il Lido di Venezia è un'isola lunga e stretta in cui, udite udite, ci sono strade e automobili, a differenza del centro storico della città. Il litorale dell'isola è caratterizzato dai settecenteschi murazzi descritti prima, che si estendono  fin quasi al piazzale del Casinò. Qui sorgeva un tempo il vecchio forte delle Quattro Fontane, della prima metà XIX secolo, ma dagli anni '30 fu sostituito da costruzioni moderne come il Casinò e il Palazzo del Cinema, sedi ideali per i numerosi eventi culturali e mondani ospitati dalla città, tra i quali spicca per importanza la Mostra del Cinema. La spiaggia del Lido deve la sua fama alle dune naturali di sabbia fine e dorata e all'acqua pulita e ferma, grazie alla protezione degli sbarramenti. Il primo stabilimento balneare risale al 1857 e allora l'isola era un paesaggio bucolico, dove la facevano da padrone campi coltivati e vasti prati stretti tra il mare e la laguna, luogo ideale per passeggiate e domeniche all’aperto; lo stesso Lord Byron, celebre poeta e drammaturgo inglese di epoca vittoriana, nel suo periodo italiano (1817-23), speso tra Mira, Ferrara e Venezia, era solito recarvisi per trascorrere il proprio tempo libero, trovandovi tra le altre cose l'ispirazione per il suo poema Don Juan. Le spiagge del Lido sono caratterizzate da sabbia eccezionalmente fine, di un bel colore chiaro, e questo favorì la rapida crescita del Lido come vero e proprio polo turistico moderno in appoggio alle meraviglie culturali e storiche di Venezia. Tuttavia fu solo nel 1932 che Giuseppe Volpi, conte di Misurata, impresse la svolta riqualificativa della zona, eleggendo il prestigioso Hotel Excelsior a sede della prima Esposizione Internazionale d’Arte Cinematografica: il futuro Festival del Cinema di Venezia.

Locandine dei film girati in questa location

Clicca per ingrandire le locandine

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