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Porto Tolle

 

Porto Tolle, nel Delta del Po, di sicuro non manca di acqua, essendo completamente circondato dal Po e dal mare Adriatico. Anzi, buona parte del territorio, con immani fatiche e argini, si trova addirittura due metri sotto il livello del mare. Solo una cosa svetta nel cielo: la ciminiera alta ben 250 metri (è la più alta d'Italia) della centrale termoelettrica. Porto Tolle fu location del sesto degli episodi che compongono il film Paisà (1946, vedi qui:

diretto da Roberto Rossellini e girato con attori non professionisti. O quasi. Difatti è vero che Giulietta Masina collaborò al film come comparsa scendendo da una scala di un palazzo (allora era già sposata con Federico Fellini, uno dei soggettisti e sceneggiatori di Paisà.

ma Maria Michi aveva già ottenuto notevole successo con la sua interpretazione l'anno prima di Roma città aperta, sempre di Roberto Rossellini.


Porto Tolle, il set diPaisà

 

Una curiosità: in Paisà si vede brevemente Carlo Pisacane, allora attore poco conosciuto. Chi era Pisacane? Citerò solo due mitici personaggi da lui interpretati anni dopo, e credo basterà: Capannelle, il vecchio ladro della sgangherata banda criminale de I soliti ignoti di Mario Monicelli. E il parimenti vecchio Abacuc, commerciante rigattiere uso a trascinarsi dietro un baule munito di ruote nell'altro grandissimo film  di Monicelli, L'Armata Brancaleone (vedi qui uno spezzone):

Tornando a Paisà, racconta l'avanzata delle truppe alleate dalla Sicilia al Nord Italia durante la Seconda guerra mondiale. L'ultimo appunto è intitolato Porto Tolle, e qui fu girato fra canneti e paludi, esattamente nella località di Laguna del Basson. Il film, inizialmente accolto con freddezza dai critici, nel 1947 ottenne tre Nastri d'argento, precisamente Migliore film a soggetto, Migliore regia, Migliore colonna sonora. Una delle frazioni di Porto Tolle è Ca' Venier, isola il cui nome deriva dalla famiglia veneziana che ne era proprietaria fin dal 1600. Qui furono girate scene dei già trattati La casa dalle finestre che ridono di Pupi Avati, Notte italiana di Carlo Mazzacurati e di Le mosche in testa di Gabriella Morandi e Maria Daria Menegozzi.

Nel 1976 Pupi Avati fece il salto dalla commedia all'horror con il film La casa dalle finestre che ridono (qui):

scrivendone la sceneggiatura insieme al fratello Antonio, con notevole successo da parte del pubblico, che apprezzò l’idea di trasformare la Bassa Padana nel teatro ideale per un horror, tanto da farlo diventare un film cult negli anni successivi. Mai scelta fu più azzeccata di rinunciare a un'ambientazione statunitense e al titolo Blood Relations così come invece era nelle iniziali intenzioni. Cinque settimane di riprese con pochissimo budget per una troupe di non più di dodici persone, esclusi gli attori, bastarono per realizzare la storia di Stefano (Lino Capolicchio), giovane pittore che viene chiamato in un piccolo paese della provincia emiliana per restaurare un affresco della chiesa raffigurante il martirio di San Sebastiano. Scoprirà che l'autore del dipinto è il folle Buono Legnani, suicidatosi anni prima e soprannominato "pittore delle agonie" per l’abitudine di ritrarre i suoi soggetti durante la morte. Conosce Francesca (Francesca Marciano) e una serie di inquietanti coincidenze lo porteranno a capire che quel passato di sacrifici umani non è affatto sepolto. Pupi Avati raccontò che l'idea per la sceneggiatura del film derivava da un episodio della sua infanzia, quando nel comune in cui abitava fu aperta la tomba di un prete, trovandovi però i resti di una misteriosa donna. Il fatto impressionò il giovane Avati. Una curiosità: ad aggiungere mistero a una trama misteriosa accadde che durante le riprese, precisamente alle 21,06 del 6 maggio 1976, le campane si siano messe a suonare da sole. Un attimo dopo però si capì l'arcano. Era il terremoto, che colpì il Friuli con un'intensità pari al decimo grado della scala Mercalli, provocando 989 morti.

Il bravo attore Lino Capolicchio involontariamente creò alcuni problemi: non sapeva guidare automobili né motociclette, e allora il regista, per riprendere l’ultima fuga in side-car, risolse il problema trainando con corde il side-car per le inquadrature in primo piano e utilizzando una controfigura per le inquadrature a campo lungo. Inoltre Capolicchio, in una pausa dalla scena in cui, ferito, sta cercando aiuto, si recò in una farmacia per comprare una medicina senza pensare che indossava i vestiti di scena sporchi di sangue. Risultato, spaventò gli ignari farmacista e clienti. Le location di La casa dalle finestre che ridono a Porto Tolle riguardarono la frazione di Ca' Venier.

Uno dei set di La casa dalle finestre che ridono.

Sempre Ca' Venier fu una delle location di Notte italiana (1987), diretto da Carlo Mazzacurati e interpretato da Marco Messeri, Giulia Boschi,Remo Remotti, Tino Carraro, Mario Adorf, Memè Perlini. Il film fu l'esordio di Nanni Moretti come produttore (con la sua Sacher Film), di Carlo Mazzacurati come regista e di Marco Messeri come protagonista. Con quest'opera Mazzacurati vinse il Nastro d'Argento al Migliore regista esordiente, mentre Marco Messeri fu premiato con il Globo d'oro come Migliore attore dell'anno. L'opera, ambientata e girata nel Delta del Po, tratta di un avvocato che mentre è lì per  stimare un terreno si accorge che in loco c'è un'attività criminosa. Non solo, mentre inizia una relazione con una ragazza viene a sapere che già  un ispettore minerario aveva scoperto delle magagne, e per questo era passato misteriosamente a miglior vita. Pertanto l'avvocato capisce di essere in pericolo e tenta di fuggire. Alcune riprese di Le mosche in testa (1992) di Gabriella Morandi e Maria Daria Menegozzi – con location soprattutto a Comacchio – riguardarono Ca' Venier. E' un'opera riservata, intimista, nel senso che l'hanno visto in quattro gatti, o forse erano tre.

Locandine dei film girati in questa location

Clicca per ingrandire le locandine

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