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Chioggia



Chioggia, come Venezia, ha avuto il suo nucleo di nascita su un insieme di isole, che ancora oggi costituiscono il suo centro storico caratterizzato da una moltitudine di peculiarità storiche e artistiche, inclusa la Chiesa di Sant’Andrea, un edificio settecentesco con quello che viene ritenuto il più antico orologio del mondo, realizzato nel 1386 dal padovano Giovanni Dondi, considerato il padre della moderna orologeria. Ancora prima, all'epoca degli antichi romani, Chioggia la si chiamava Clugia Maior, Clodia Minore, per differenziarla da Clugia Minor, l'odierna Sottomarina, che ne costituisce il litorale. Ciò che probabilmente differenzia maggiormente Venezia da Chioggia è il fatto che quest’ultima, fin dall’accrescersi della sua importanza e potenza economica e militare in epoca medievale, a differenza della Serenissima abbia preferito votarsi maggiormente al rapporto con la terraferma piuttosto che con il mare. Fra Chioggia e Venezia non mancarono gli scontri militari, come appunto la Guerra di Chioggia che però fu combattuta nel XIV secolo fra Venezia e Genova (quest'ultima aveva conquistato Chioggia e poco mancò che occupasse la stessa Venezia). La battaglia che vide la difesa di Venezia dall'attacco genovese proveniente da Chioggia fu  indirettamente citata nella seconda serie dell'anime fantasy giapponese To aru majutsu no (2011, titolo inglese A Certain Magical Index), forse l’unico caso in cui Chioggia sia stata citata e scelta come setting da una produzione cinematografica straniera. Negli episodi 14, 15 e 16 (ossia Mizu no Miyako, tradotto Città dell'acqua; Joō Kantai, tradotto La regina della flotta; Kokugen no Rozario, tradotto Rosario del tempo fissato) i due protagonisti si recano a Chioggia dopo aver vinto un viaggio premio, ritrovandosi loro malgrado coinvolti nella guerra senza fine che, a colpi di magie e sacerdoti stregoni, vede confrontarsi fazioni del Cristianesimo in perenne lotta con la Chiesa Romana che punta a riunirle nuovamente tutte sotto la sua influenza. In particolare, in questi tre episodi (come accaduto veramente durante la Guerra di Chioggia, ma senza magie di sorta, ovvio) una gigantesca flotta di navi stregate appare nel mare di Chioggia e fa vela verso la Serenissima per distruggerla, venendo fermata all’ultimo momento dai due protagonisti. La Guerra di Chioggia costituisce anche l’elemento fondante del Palio della Marciliana, che si svolge a giugno tra rievocazioni storiche, competizioni medievali e parate attirando in città un folto numero di turisti.

Mizu no Miyako


Il primo film girato qui fu il vagamente storico La nave (1921), qui uno spezzone:

diretto da Gabriellino D'Annunzio e Mario Roncoroni e con protagonista la danzatrice russa Ida Rubinštejn. Il soggetto era di Gabriele D'Annunzio, padre appunto di Gabriellino, attore oltre che regista, la cui moglie Maria Teresa Brizi fu accusata di averlo avvelenato. L'accusa a dire il vero venne dalla suocera Maria Hardouin e quindi madre di Gabriellino, il quale accusò disturbi nervosi e alla vista. Risultato, Maria Teresa finì in carcere, dove morì di tubercolosi. Alla fine morì pure Gabriellino, a 49 anni, e si scoprì che i disturbi erano provocati non da presunto veleno ma dalla sifilide, terribile malattia da lui presa sessualmente con chissà quali frequentazioni. Una curiosità, nel cast di La nave c'era anche Mary Cleo Tarlarini, ritenuta la prima diva in assoluto della storia del cinema italiano e che difatti qualche bizza, appunto da diva, l'aveva. Per esempio, si rifiutava di recitare se non era accompagnata dalla musica di un violino, ma glielo lasciavano fare, tanto allora i film erano muti... Ne La nave naturalmente si vede una nave e fu così che se ne fece costruire una appositamente in loco (benché a Chioggia non è che ne mancassero di già pronte), con una certa fretta e risultati tanto mediocri che, una volta portata nelle acque del porto, evidenziò la preoccupante tendenza all'inabissamento, alias a colare a fondo come un sasso, per cui le riprese furono fatte il più velocemente possibile.
Altro film muto con scorci di Chioggia fu Il cantastorie di Venezia (1929) di Atto Retti-Marsani, seguito nel 1941 dal sonoro L'uomo venuto dal mare (1942) diretto da Roberto De Ribón e Belisario Randone, con Massimo Serato, Maria Mercader, Enrico Glori. E' il solito drammone della ragazza conteso dal giovane e onesto squattrinato e dal più vecchio marpione, con lieto fine. Location furono il centro storico la spiaggia di Sottomarina. Chioggia la si vede anche nella commedia Il paese senza pace (1943), diretta da Leo Menardi e  tratta da Le baruffe chiozzotte di Carlo Goldoni. Tuttavia, per quest'ultimo le riprese riguardarono massivamente Burano, isola di Venezia. Dopo alcuni documentari, fu la volta de La prima notte (1959) di Alberto Cavalcanti e con  Vittorio De Sica, Claudia Cardinale, Martine Carol, Jacques Sernas, Ave Ninchi e Giacomo Furia. Si tratta di una commedia romantica, mentre è drammatico Lettere di una novizia (1960), qui uno spezzone:

di Alberto Lattuada e con Pascale Petit, Jean Paul Belmondo, Massimo Girotti ed Hella Petri. Alcune riprese riguardarono l'albergo Grande Italia e la limitrofa piazzetta Vigo.
In città furono fatte anche sequenze di Scano Boa (1961) di Renato Dall'Ara, il quale nel 1956 aveva già diretto il documentario Pescatori di storioni. A Dall'Ara gli storioni dovevano proprio piacere, visto che pure la trama del drammatico Scano Boa si sviluppa fra i pescatori di questi pesci in quella zona. Anzi, nel film – di nessun successo a dire il vero – se ne vedono tre bene, ma sono finti, costruiti dal grande Carlo Rambaldi ben prima di vincere i tre Oscar per i Migliori effetti speciali per le creature realizzate per King Kong (1976) di John Guillermin, Alien (1979) di Ridley Scott ed E.T. L'extra-terrestre (1982) di Steven Spielberg. Le riprese cinematografiche a Chioggia seguirono con il poliziesco Il cielo piange (1962) di Enzo Della Santa, E venne un uomo (1965) di Ermanno Olmi – che racconta la storia di Papa Giovanni XXIII, con location la Cappella del Santissimo nella Cattedrale di Santa Maria Assunta, nel Seminario Vescovile e al cimitero di San Giovanni – e La moglie del prete (1971), qui il film completo:

diretto da Dino Risi e con Sophia Loren nella parte di Valeria, ex cantante di balera delusa dalla vita che si innamora del prete Mario (Marcello Mastroianni), il quale però la molla quando viene nominato monsignore. Una scena fu girata sul Ponte di Vigo, sul canale Vena (attaraversato da altri otto ponti), che la povera Loren si fece involontariamente a rotoloni incespicando sui gradini durante le riprese e finendo quasi sotto la colonna con la statua del leone, popolarmente chiamata "el gato" (il gattone) perché più piccola di quella del Leone di Venezia.

Il Ponte di Vigo


Sempre Mastroianni lo si vede, nella zona del bacino lagunare di Vigo, in Culastrisce nobile veneziano (1976), qui il film completo:

diretto da Flavio Mogherini e liberamente tratto dalla commedia teatrale Un coperto in più di Maurizio Costanzo. Mastroianni interpreta un marchese convinto di avere sposato l'invisibile Luisa e pertanto ritenuto pazzo, finché la donna non appare davvero. Luisa è  interpretata dalla bellissima Claudia Mori, allora già sposata con Adriano Celentano (che nel film interpreta una piccola parte).                                                                                                                   L'uomo dagli occhiali a specchio (1975) è invece uno sceneggiato diretto in parte in città da Mario Foglietti e con protagonista Robert Hoffmann, attore austriaco indimenticato interprete (per coloro che hanno qualche annetto...) nel 1965 della serie televisiva francese Le avventure di Robinson Crusoe, trasmessa anche in Italia e dall'affascinante ma malinconica colonna sonora di George Van Parys (qui):

Chiariamo però che non c'entra nulla con Chioggia, essendo le location le Isole Canarie e la Normandia.
Anche il film per ragazzi La carica delle patate, diretto da Walter Santesso nel 1978, ebbe riprese in città, e così (a Palazzo Chiereghin, Palazzo Mascheroni, Canal Vena, Vigo, Sagraeto) pure lo sceneggiato televisivo in cinque puntate trasmesso su Rai1 L’andreana (1982) di Leonardo Cortese e con Ilaria Occhini e Gastone Moschin. Anche il grande Lee Marvin girò in zona, esattamente nel porto di Chioggia nonché in mare ad alcune miglia dalla spiaggia (altre scene al Canal Bianco e fra i canneti del Bacucco), interpretando un agente della Cia nel film di spionaggio Avalanche Express (1979), qui il film completo in inglese:

diretto da Mark Robson. La produzione noleggiò una nave russa e inscenò una battaglia con motovedette, spari ed esplosioni. La bella di turno era Linda Evans, già famosa per il ruolo di Krystle Carrington nella soap opera Dynasty, mentre i cattivi (ovvio, siamo negli anni della Guerra Fredda) sono rappresentati dalla spia russa Nikolai Bunin (Maximilian Schell) che provoca persino una valanga nel tentativo di fermare la diserzione del generale russo Marenkov (Robert Shaw). Una curiosità: Shaw raggiunse la celebrità nel ruolo di un killer incaricato di uccidere James Bond in  A 007, dalla Russia con amore (1963) di Terence Young – e anche interpretando il rude pescatore di pescecani Quint ne Lo squalo (1975), qui uno spezzone:

di Steven Spielberg – e chiuse a 51 anni d'età la sua carriera, e la vita, in un altra spy-story, appunto Avalanche Express. Nonostante le parti da duro interpretate, era un intellettuale e amante della famiglia, premuroso padre di dieci figli avuti da tre matrimoni. Malato di cuore, durante le riprese di Avalanche Express parlava con un filo di voce, cosa che ovviamente non si nota grazie al doppiaggio, è morì d'infarto durante la post-produzione. Non fu il solo, in quelle settimane morì pure il regista  Mark Robson, anche lui d'infarto.
A Chioggia seguirono film minori, come Barcamenando (1984) di Antonio Bido, e nello stesso anno l'erotico a tema incestuoso Fotografando Patrizia, diretto da Salvatore Samperi e che fece di Monica Guerritore un sex symbol del cinema italiano. Il film già in fase di realizzazione suscitò notevole sconcerto e imbarazzo fra le stesse autorità dapprima entusiaste. Tutto girato nel territorio di Chioggia, vi si vedono moltissimi suggestivi scorci, come Palazzo Ravagnan, Ca' Roman, la spiaggia di Isolaverde e i bacini di Porta Levante. In città fu girato un buon quarto del film franco-svizzero La vallée fantôme (1987), diretto da Alain Tanner e con  Jean-Louis Trintignant, Jacob Berger e  Laura Morante, ma in Italia non trovò distributori e quindi da noi non lo vide nessuno.

Lorenzo Lena e Monica Guerritore in  Fotografando Patrizia

Il centro storico di Chioggia, precisamente calle S. Andrea, fu ripreso nel film televisivo Isabella (1989) di Pino Passalacqua, andato però in onda su Rai2 ben quattro anni dopo. Curiosa la trama di questo film improntato sul mistero. Isabella incontra in una discoteca (location il Capitol, sulla Strada Romea a Ponte Vico) un ragazzo simpatico, Marco. Dopo un po' va a casa sua a cercarlo, aprono i genitori e le dicono che purtroppo il ragazzo è morto parecchio tempo prima. Costernata, Isabella sere dopo torna alla discoteca e chi ti incontra? Marco. Comunque, felice che il morto non sia morto, passa la serata con lui fino a infrattarsi in una casa disabitata nella Valle dei Sette Morti (esiste davvero, è una zona della laguna un poco più a nord di Chioggia). Naturalmente Isabella accenna a Marco dei suoi genitori e quello risponde: "Poveretti, sono morti da parecchio tempo...". Insomma, la cosa comincia a ingarbugliarsi. E peggiora quando giorni dopo, non vedendo il ragazzo da un po', Isabella torna alla casa e le aprono ancora una volta i genitori, ripetendo che Marco "poveretto, è morto da parecchio tempo...". Evidentemente in questa storia qualcuno mente oppure non sa di essere morto. Capirete che Isabella a questo punto un po' obnubilata e rintronata deve esserlo per forza, tanto che finisce investita da un'auto. Il conducente la soccorre e la porta dai genitori, all'indirizzo dettogli dalla ragazza, e poi se ne va. Si accorge però che nell'auto è rimasta la borsetta della ragazza, torna indietro, suona e aprono i genitori che gli dicono: "Isabella? Poveretta, è morta da parecchio tempo"! A questo punto manca solo che un vigile multi l'auto del conducente ma scopra poi che "Poveretto, è morto da parecchio tempo...". Qui, a quanto pare di capire, gli unici a essere vivi siete (forse) voi, cari lettori, e sicuramente io. Spiace dirlo, ma anche il regista di  Isabella, Pino Passalacqua, è morto da parecchio tempo. Isabella è un'opera che quanto a contenuti segue di pari passo l'eccezionale serie televisiva statunitense The Twilight Zone (Ai confini della realtà), in onda in tre serie dal 1959, vedi qui un episodio:

Isabella prende spunto da una leggenda locale, la stessa che diede il nome alla Valle dei Sette Morti. Eccola: sette pescatori, a bordo del loro bragozzo (una barca tipica della zona), tirando a bordo una rete la scoprirono pesante. Ma non era piena di pesci. C'era un cadavere. Lo issarono in barca e continuarono a pescare, finché il tempo si fece tempestoso e decisero di rifugiarsi in un vicino casone. All'interno c'era un ragazzino, tale Zanetto, orfano e affamato, impaurito e infreddolito, così come il suo cagnolino. Indifferenti, i sette pescatori si misero a cucinare la polenta, senza darne neppure un po' al bambino e al cane. Infine Zanetto, che non ne poteva più dalla fame, ne chiese un pochino ma quelli, con cattiveria e sfottendolo, gli dissero: "Se vuoi guadagnarti la tua fetta, vai in barca e chiama il nostro compagno che s'è addormentato!". Zanetto allora andò alla barca però il morto non dava segni di vita (ovvio!). Il bambino tornò al casone ma quelli insistettero di svegliare quella persona in barca. Zanetto allora tornò e tanto fu insistente (si sa, i bambini quando ci si mettono...) che alla fine il morto si stufò, aprì gli occhi e gli disse: "Va bene, entriamo, fai strada tu". Una volta in casa, i cattivi pescatori gli chiesero beffardamente: "E allora?". E lui: "Sta arrivando, adesso viene!". E difatti lo zombie barcollando entrò e con voce cavernosa disse ai sette atterriti uomini: "Chi fa soffrire un innocente senza ragione e non ha compassione delle disgrazie altrui, non merita misericordia e pietà. Voi siete la personificazione dei sette peccati. Sia salvo il bambino che è l'innocenza, sia salvo il cane che è la fedeltà!". E puntando l'indice verso i pescatori  nominò a uno a uno questi peccati e a ogni peccato uno degli uomini cadde a terra morto. Alla fine attorno al tavolo restarono solo sette cadaveri. Ecco perché il posto si chiama Valle dei Sette Morti. Un consiglio, se andrete da quelle parti e qualcuno vi chiederà umilmente qualcosa, dategliela...
Così come Venezia, anche Chioggia ha i suoi lidi, in questo caso di Sottomarina e Isolaverde, dove si possono trovare ottimi alberghi e stabilimenti balneari. La differenza sta nel fatto che, mentre il Lido di Venezia sorge a una considerevole distanza dalla città, quello di Sottomarina è praticamente a un tiro di schioppo dal centro storico, così da permettere a chi ne ha voglia di godersi nello stesso momento una vacanza culturale e balneare semplicemente attraversando, anche a piedi, un ponte. La spiaggia di Sottomarina (frazione completamente distrutta nel 1379 durante la guerra tra genovesi e veneziani e rimasta disabitata fino alla seconda metà del XVII secolo) va dalla bocca di porto di Chioggia fino alla foce del fiume Brenta, e si tratta di 10 chilometri di sabbia finissima che la rendono meta turistica di notevole importanza e ben dotata di attività ricettive e ludiche, nonché di movida concentrata prevalentemente nel Lungomare Adriatico. I Bagni Minerva furono una delle location della commedia La settimana della sfinge (1990), vedi qui:

di Daniele Luchetti e con Margherita Buy, Paolo Hendel e Silvio Orlando. Il nome Sottomarina al lettore farà venire qualche curiosità e allora cerchiamo di spiegarla dicendo che l'isola sarebbe appunto sott'acqua, insieme a buona parte della Laguna Veneta, se non ci fosse stata la Serenissima, ossia la Repubblica di Venezia, con la costruzione nel XVIII secolo dei "murazzi", imponente muraglia alta quattro metri e mezzo, spessa oltre quattordici e lunga più di venti chilometri e poggiante su un basamento di enormi massi  sommersi, ancorati tra loro e sostenuti da una fitta serie di pali di legno piantati sul fondo nel duro strato di terra detto "caranto", sotto la sabbia. Il tutto, da notare, costruito all'epoca a mano e con i mezzi meccanici di quei tempi, lavorando pure sott'acqua. Tutto il versante della Laguna Veneta è protetto con il murazzo che collega come un cordolo le isole, lasciando solamente le tre bocche di porto attuali, senza le quali non ci sarebbe ricambio d'acqua nella laguna. Furono basilari per difendere la laguna dall'erosione del mare. I murazzi, grazie all'ingegno dei veneziani (del resto, per capire la loro perizia basta guardare com'è fatta Venezia) protessero enormi estensioni di terreno fino al 1825, quando furono danneggiati dalle mareggiate quello stesso anno e soprattutto nel 1966.
La spiaggia di Isolaverde, più corta e che si estende dalla foce del fiume Brenta fino alla foce del fiume Adige, fino alla prima metà dell'Ottocento fu scarsamente abitata. Gli stessi "casoni" – povere case di legno e canne di palude utilizzate un tempo da pescatori e contadini – dell'isola sono successivi e le attività riguardavano l'agricoltura e la caccia visto che l'habitat era selvaggio,  favorendo la riproduzione di specie ben ricercate come l'avifauna e ovviamente quelle ittiche. Ma favoriva anche la presenza di altre specie poco o nulla sopportate come le zanzare, da cui l'altro nome dell'isola, "La zanzara". Dagli anni '60 del secolo scorso la zona cominciò a orientarsi in parte al turismo, e con successo. Nella zona della foce dell'Adige e sulla spiaggia furono girate scene del film drammatico storico In nome del popolo sovrano (1990) di Luigi Magni e con Alberto Sordi e Nino Manfredi. È il terzo della trilogia con Nell'anno del Signore (1969) e In nome del Papa Re (1977), tutti con riferimenti nel periodo risorgimentale ai rapporti fra popolo, aristocrazia romana e potere pontificio.
Chiudiamo Chioggia con il bello e delicato Io sono Li (2011), qui uno spezzone:

diretto dal regista, originario della vicina Dolo, Andrea Segre e con protagonista l'attrice cinese Zhao Tao che per l'interpretazione di Shun Li fu premiata con il David di Donatello come Migliore attrice protagonista. Il film racconta di un'immigrata cinese che fa la barista a Chioggia e che intreccia una relazione con un pescatore jugoslavo, pure lui immigrato. Fra gli altri attori di Io sono Li da segnalare Marco Paolini (famoso soprattutto per il suo documentario sul disastro del Vajont) e Rade Šerbedžija, l’attore e poeta croato che ha recitato in film come La Tregua, Eyes Wide Shut e Batman Begins (il barbone al quale Bruce dona il suo cappotto).  Andrea Segre dichiarò: "Ho scelto Chioggia per tre ragioni. La prima, è uno dei pochi luoghi del Veneto dove l’identità geografica influenza ancora l’identità sociale. Le famiglie di pescatori sono numerose come un tempo. Quindi parlare di contaminazione culturale, come avviene nel mio film, qui può essere più interessante. La seconda: la Laguna Sud è ancora poco raccontata. C’è tutto questo mondo da Pellestrina a Chioggia spesso sconosciuto e diverso, perché qui il mare è più vicino alla terraferma. La terza: è il mio villaggio natale. Qui vivevo da bambino, mia mamma è di qui. È il mondo dove sono cresciuto. La storia di Io sono Li è vera e gli ambienti come detto li conosco benissimo. Quando torno mi sento un visitatore privilegiato. Ma negli ultimi 5-6 anni ho notato che la città fisicamente si sta svuotando. E questo mi fa male. Alla sera sembra esserci il coprifuoco e gran parte della tensione che si avverte è creata dalla paura. E più ci si chiude, più paura si ha".

Locandine dei film girati in questa location

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