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Arco

Arco, posto fra le montagne e il Lago di Garda, ha un castello medievale suggestivo e visitabile, edificato dai conti d'Arco sulla cima di una torre rocciosa che domina tutta l'area, al centro della valle del Sarca. Dal castello si ha una bella vista sull'Altogarda. E' in buona parte ormai in rovina, dopo la distruzione causata nel 1703 dal bombardamento dei francesi del generale Vendôme, e poi dalla popolazione locale che prelevò a iosa le pietre dalle macerie per costruirsi case e muretti. La stessa sorte, per intenderci, di tanti castelli abbandonati. Nella parte restaurata del maniero sono visibili alcuni cicli di affreschi raffiguranti cavalieri e dame di corte dell'epoca medievale.


Il castello di Arco.



La vita del popolino fu quasi sempre dura. Verso la metà dell'Ottocento la filossera aveva quasi sterminato i bachi da seta, la siccità aveva polverizzato i raccolti, la pellagra – malattia causata  dall'inadeguata alimentazione – faceva strage e molta della gente giaceva sfinita nell'inedia da fame, nello stesso modo di quello italiano di oltre frontiera. Attenzione, la fame di un tempo che uccideva, non quella che noi oggi, fortunatamente non conoscendola, riteniamo solo propedeutica all'ottenimento di un fisico snello e in salute. Poi però qualcosa cambiò. Grazie al clima salubre e all'aria salutare e tersa,  Arco divenne un "kurort", ossia una zona nella quale curarsi anche dalla tubercolosi. L’arciduca asburgico Alberto definiva questa zona "una clinica naturale", dove a ogni respiro si inalava aria fresca e pulita, ben diversa dal fumo che la povera figlia diciottenne Matilde inalò il 6 giugno 1867 fumando di nascosto una sigaretta. Aveva indossato un abito di tulle per andare a teatro e, visto che il padre Alberto le aveva proibito di fumare, nascose la sigaretta dietro al vestito, col risultato di dargli involontariamente fuoco. Morì bruciata davanti alla famiglia.

Fu proprio l'arciduca Alberto – cugino e consigliere dell'imperatore Francesco Giuseppe – a dare sviluppo ad Arco, a partire dal 1873 facendosi costruire la residenza invernale (Villa Arciducale, di cui una parte del parco divenne poi l'Arboreto di Arco, con una spettacolare vegetazione e visitabile dal pubblico) e tirandosi così dietro il codazzo di nobili e ricchi che da sempre segue i potenti. La dominazione austriaca diede al centro storico il suo tipico stile, nei giardini e nei parchi, nelle eleganti ville liberty e nei bellissimi palazzi. Un suggestivo svolgersi di portali in pietra lavorata caratterizza la città vecchia. Sorsero anche alberghi e attività, tanto che per fare spazio furono abbattute le antiche mura esterne. Però, quando Alberto morì tanti alberghi dovettero adattarsi a sanatori e ospitare gli ammalati, purché in grado di pagare, e questo per decenni.  Nel 1954 si raggiunsero le 700.000 presenze in un anno! Fortunatamente con l'avvento degli antibiotici la tubercolosi sparì, così come la clientela dei sanatori. Il territorio naturalmente rimase lo stesso ed è proprio la sua bellezza e le possibilità di escursioni che, grazie ai circa 110 km di sentieri montani, hanno reso Arco un'appetita meta turistica. Per l'arrampicata possiede anche palestre di roccia, naturali e artificiali, e annualmente a settembre si tiene il Rock Master, competizione sportiva di arrampicata a cui partecipano atleti provenienti pure dall'estero.
Chi volesse rivivere alcuni aspetti del periodo austriaco – sfilata in carrozza della corte asburgica e galà danzante con menù storico – potrà farlo durante il Carnevale, organizzato fin dal 1876, quando la borghesia organizzò sfilate e balli in maschera. Da decenni il Gran Carnevale di Arco è una delle più riuscite manifestazioni carnevalesche a livello nazionale. Chi per l'occasione volesse vestirsi all'uopo, come in quei tempi, sappia che in loco si confezionano ancora gli abiti del periodo della principessa Sissi, molto meno nota in Italia come l'imperatrice d'Austria Elisabetta Amalia Eugenia di Wittelsbach ma famosissima, appunto come Sissi grazie all'interpretazione data da Romy Schneider nei film di enorme successo La principessa Sissi (1955), qui uno spezzone:

Sissi, la giovane imperatrice (1956) e Sissi - Il destino di un'imperatrice (1957). E siamo dunque arrivati al cinema, che ad Arco ha avuto location per il film prodotto dalla Warner Bros Rome Adventure (1962), diretto da Delmer Daves, qui il trailer:

Poca cosa, sia chiaro, visto che si trattò di una breve ripresa sullla cosiddetta "strada del sole" fra Arco e Torbole, notata giusto dagli automobilisti che dovettero fermarsi e attendere, su ordine della polizia presente, che si finisse il tutto.


Suzanne Pleshette e  Troy Donahue in una scena di Rome Adventure.



Rome Adventure è un film senza infamia e senza lode come tanti di genere sentimentale all'epoca in voga e le cui trame si svolgevano in località incantevoli. Ovviamente si trattava dell'Italia, con riprese in lungo e in largo in varie location laziali, toscane, umbre e venete e solo marginalmente trentine. Gli attori erano di fama internazionale, come Troy Donahue (sex symbol di quegli anni, lanciato proprio da Delmer Daves come protagonista nel film Scandalo al sole), la bellissima e allora sconosciuta Suzanne Pleshette (lei e Donahue si innamorarono durante le riprese, si sposarono e divorziarono manco nove mesi dopo), la brava e affascinante  Angie Dickinson (detta "le più belle gambe di Hollywood") e il nostro Rossano Brazzi nella solita parte del latin lover.

In seguito Arco fu location – anche se la principale fu Riva del Garda e poi Trento – della commediola sexy Il pomicione (1976) di Roberto Montero Bianchi e interpretato da Francesco Mulè, Venantino Venantini, Gabriella Lepori e Rosalba Neri. Vi si racconta di un ben pasciuto uomo sposato, ossia Raffaele (Mulè) la cui moglie gli dà scarsa o nulla attenzione e allora si "guarda attorno" circuendo altre donne fra cui l'avvenente Fabrizia. Costei, dopo avergli fatto spendere un sacco di soldi, gli preferisce il fotografo di nudo Giancarlo. Raffaele se ne torna lemme lemme in famiglia. A proposito del personaggio Giancarlo, ossia il fotografo di nudo, nel film si vede una modella nei cui panni – anzi no, è nuda – si calò Joan Collins, attrice inglese che aveva già partecipato a ben 64 fra film e serie televisive anche molto famose ma la cui carriera era in fase calante. Non solo quella a dire il vero, perché negli anni ne aveva passate tante: basti pensare che il primo dei suoi mariti (ne ebbe cinque), ossia Maxwell Reed, appena sette mesi dopo il loro matrimonio tentò di venderla a uno sceicco arabo per 10.000 dollari! La Collins ebbe un'altra possibilità, subito colta al volo, cinque anni dopo Il pomicione, quando fu scelta per la parte della bella e perfida Alexis nella soap opera statunitense di successo mondiale Dynasty. Per correttezza, meglio specificare che la Collins fu ricca e famosa ma si ricordò sempre del prossimo, elargendo costantemente grandi somme a fondazioni benefiche internazionali. Il pomicione come film non è certo un granché, e sparì dai cinema in un lampo. Più volte si è scritto che fu l'ultimo interpretato da Francesco Mulè, il quale sarebbe morto subito dopo la fine delle riprese. Ma non è affatto vero, visto che partecipò ad altri quattro, morendo a soli 58 anni nel 1979. Fu un bravo attore caratterista specializzato in ruoli brillanti, nonché ottimo doppiatore. La voce dell'orso Yoghi dei cartoni animati di Hanna e Barbera, nel doppiaggio italiano, è la sua.

Arriviamo a Colpi di fortuna (2013), diretto da Neri Parenti e suddiviso in tre episodi di cui uno racconta del perennemente fortunato Gabriele Brunelli (Christian De Sica), il quale per concludere il più grosso affare della sua vita necessita dell'ausilio di un traduttore di mongolo (Francesco Mandelli), che si rivelerà però un menagramo di portata biblica.

Francesco Mandelli e Gabriele Brunelli in Colpi di fortuna.

Il film, con location anche in una lavanderia self service della zona industriale di Arco – altre location a  Riva del Garda, Trento (piazza del Duomo e fontana del Nettuno), Rovereto, Napoli e Roma – come tutti i film di Parenti è stato attaccato da molti, inclusa parte della popolazione locale caratterizzata da snobismo verso i film tipo "cinepanettoni", dimentichi che i soldi per la realizzazione non erano loro ma della produzione. E dimentichi inoltre che i film di Neri Parenti, siano quel che siano, corrono a vederli masse di persone, a differenza di tante opere per pochi intimi che nessuno vede e finanziati in toto con soldi pubblici. Fatto sta che il piacevole Colpi di fortuna incassò nelle sale quasi 11 milioni di euro, mentre il precedente Colpi di fulmine (2012), sempre di Neri Parenti e con location pure in Trentino a Fiera di Primiero, ne aveva incassati poco meno, ossia 10 milioni di euro.

Arco (insieme a Ledro) fu poi location di Una villa per due (2014), fiction andata in onda su Rai1, diretta da Fabrizio Costa e interpretata da Neri Marcorè, Giampaolo Morelli, Donatella Finocchiaro, Giuliana Lojodice. Racconta di un avvocato di Trento che sta facendosi costruire una casa sul lago di Ledro allo scopo di sistemarvi la madre, la quale non va molto d'accordo con la sua fidanzata. Scoprirà però che la villa non è pronta perché ci sono problemi vari e allora per non fare scoprire la cosa alla madre, d'accordo con il costruttore inadempiente... il resto vedetelo e scopritelo voi, perché la fiction è piacevole e merita (qui l'intera puntata http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-0d4154ba-71b6-4347-aab7-6eb761f5444d.html ).

Locandine dei film girati in questa location

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Location in Trentino

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