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Portoferraio



Portoferraio – insieme a Campo nell'Elba, Capoliveri, Marciana, Marciana Marina, Porto Azzurro, Rio Marina e Rio nell'Elba – è uno degli otto comuni dell'Elba, che è la terza più grande isola d'Italia. L'Elba al turista offre escursioni montane – il  Monte Capanne (1019 m) è il più alto di tutta la provincia di Livorno –, spiagge suggestive e bel mare in cui si possono fare affascinanti immersioni subacquee. In particolare a Portoferraio fu girato un gran bel film e cioè L'avventuriero (1967), qui uno spezzone:

diretto da Terence Young, tratto dal romanzo The Rover scritto da Joseph Conrad, con le meravigliose musiche di Ennio Morricone, qui:

e attori del calibro di Anthony Quinn, Rita Hayworth e Rosanna Schiaffino.

Isola d'Elba, Anthony Quinn in una scena di L'avventuriero


Il lungometraggio, dal ritmo intenso ma volutamente lento, è un dramma che si svolge dopo la Rivoluzione francese, tra galeoni inglesi e truppe francesi. Il vecchio bucaniere francese Peyrol (Quinn) cerca finalmente un po' di quiete e invece trova un forte sentimento verso una giovane affetta da turbe mentali legate al suo tragico passato. Tuttavia Peyrol scopre che la giovane si è innamorata di un ufficiale francese e così accetta la missione suicida di portare con una barca un falso messaggio, sapendo che gli inglesi di guardia al largo lo intercetteranno e cadranno nel tranello di pianificare conseguentemente la strategia militare senza sapere che in realtà è una mossa ideata da Napoleone Bonaparte. E difatti ciò avviene e Peyrol, nonostante le magistrali manovre, viene infine colpito a morte dalle cannonate della nave. Gli stessi inglesi lo lasceranno andare alla deriva con la barca ormai quasi affondata, in quanto "La nave è la bara migliore per un marinaio, e quello era un vero marinaio".
A proposito di deriva, questo è il termine adatto per definire quella parte – e non solo quella – della vita della grande e bellissima Rita Hayworth, dedita pesantemente da molti anni all'alcol. Dopo L'avventuriero prese parte a solo quattro film e poi dovette ritirarsi. Alcuni se la ricordano ancora la Hayworth, seduta al bar in riva al mare sulla spiaggia dell'Elba, a scolarsi drink. Aveva 49 anni, era ancora bella ma in rapido declino e non in pace con se stessa. E beveva, spessissimo. Il film, costato ben due miliardi dell'epoca, fu girato all'Enfola, alla ex tonnara (oggi sede del Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano) e all'Arsenale. Fu proiettato per la prima al Festival del Cinema di San Francisco il 20 ottobre 1967 e all’Elba un mese dopo, al cinema Pietri di Portoferraio.
Sull'isola, con diverse location e riprese, sono stati girati pure Ritrovarsi all'Alba (1954) di Adolfo Pizzi e Peccati d'estate (1962) diretto da Giorgio Bianchi e Gino Brosio, definibili al massimo discreti, con nel primo la moglie che tradisce il marito, nel secondo il marito che tradisce la moglie. Insomma, non il picco della cinematografia. Cosa di cui era ed è convinta una parte della popolazione elbana la quale pensò bene di criticare aspramente anche lo sceneggiato di Rai2 Il Primo cittadino (1997), sei puntate da 90' che mostrarono l'Elba a milioni di persone. Le accuse erano di fare vedere, nella trama delle puntate, un'isola con problemi di delinquenza o di altra natura, come del resto capita ovunque nel mondo. Mostrare tali cose, dicevano, allontana il turista e quindi, orrore, gli incassi. Meglio mostrare un'Elba simile all'Eden, no? E quando si seppe che nel 2010 sarebbe stata girata sempre lì la fiction L’Isola diretta da Alberto Negrin e in onda in tredici puntate su Rai1, ebbero l'assurda pretesa di chiedere di visionare preventivamente la sceneggiatura al fine di cancellare dalle riprese qualsiasi cosa non fosse di loro gusto e potesse allarmare gli agognati turisti. A pensarci bene, una sorta di mussoliniano MinCulPop turistico. Insomma, come se la Sicilia avesse messo i bastoni nelle ruote alla fortunatissima serie Rai Il commissario Montalbano perché ci sono ammazzamenti a ogni puntata. Solo che Montalbano ha portato fama e ricchezza alla Sicilia e i turisti li ha attirati invece che spaventarli. C'è da dire che parte della popolazione isolana si imbufalì perché l'erogazione elettrica fu interrotta per un'ora e mezza, vedi qui:

e molti non ne sapevano nulla, per girare la scena di un blackout, vedi qui:

A sud dell'Elba c'è l'isola di Montecristo, amministrativamente inclusa nel comune di Portoferraio. Tutelata dal Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano, è una riserva naturale statale integrale e quindi soggetta a severe restrizioni. Vietato pernottare, sostare, nuotare, navigare a meno di un chilometro, pescare a meno di tre. Si può accedere solo a Cala Maestra, limitando la visita alla Villa Reale, l'orto botanico e un museo. Ma bisogna avere l'autorizzazione dalla Forestale o avvalersi dei servizi di agenzie che la ottengono e che offrono anche visite guidate solo sui tre difficoltosi sentieri esistenti. Comunque, i permessi non possono essere concessi per più di 1000 turisti l'anno. Ci vivono stabilmente due custodi e a turno vi svolgono servizio gli agenti della Forestale, vivendo quasi da eremiti in un ambiente magari bello e selvaggio ma ostico e arido. Chi provò a viverci, per una ragione o per l'altra prima o poi se ne fuggì. I monaci – probabilmente i più adatti a quella vita – edificarono forse nel V-IV secolo San Mamiliano, sempre soggetti alle incursioni saracene. Dopo l'ultima, la peggiore (con i pirati comandati da Dragut, nel 1553), i monaci levarono il disturbo. Ogni tanto vi si trasferiva qualche monaco eremita, utilizzando l'ancora esistente Grotta del Santo, non lontana dal monastero, in ardente devozione religiosa e nel ricordo del fondatore San Mamiliano, il quale secondo la leggenda avrebbe ucciso un drago. Se non si ammazzava almeno una simile povera bestia, all'epoca, non si era nessuno.
La  Repubblica di Pisa costruì sul punto più alto dell'isola una fortezza anti-pirati ma gli stessi soldati la presidiavano saltuariamente, stressati da quella solitudine, finché la abbandonarono pure loro. Oggi rimangono solo ruderi, fra i quali a volte si intravedono le famose capre selvatiche locali. In seguito a tentare di viverci da eremiti o come agricoltori ci provarono vanamente tedeschi, austriaci, francesi, italiani. L'inglese George Watson-Taylor però nel 1852 acquistò l'isola e riuscì a creare, pur nella sola parte di Cala Maestra, dei giardini. Pareva andasse tutto bene, e anche di pirati saraceni se n'era perso il ricordo. Il poveretto non aveva tuttavia fatto i conti con gli italiani, sotto forma di un gruppo di garibaldini naufragati nel 1860 e che fecero tanti e tali danni che Watson-Taylor chiese il rimborso all'Italia unita, nata da poco. Ben 100.000 lire. Cifra talmente iperbolica che il governo pensò bene che tanto valeva acquistarla, l'isola, e infine di costruirci nel 1878 una colonia penale.

La zona di Cala Maestra


Per molti l'isola di Montecristo è il luogo in cui finisce ingiustamente carcerato (e da cui poi fugge) Edmond Dantès, personaggio principale del famoso libro Il conte di Montecristo di Alexandre Dumas padre. Quello stesso carcere dalla cui parete emerge a mo' di talpa l'abate carcerato Faria, che sbaglia direzione nello scavare un cunicolo e, invece di spuntare all'aperto verso la libertà, finisce miseramente in un'altra cella, dove appunto risiede contro voglia Dantès. Ammetto che da quando lessi il libro cominciai a guardare con sospetto ogni mattonella del pavimento di casa mia. Fatto sta che quel carcere in realtà è il terribile castello francese d'If, che sorge su una piccolissima isola dell'arcipelago di Frioul nel golfo di Marsiglia ed è oggi meta turistica. Del resto Dumas completò Il conte di Montecristo nel 1844 e non poteva certo prevedere che l'unico carcere sull'isola sarebbe stato costruito oltre trent'anni dopo. Nel libro è l'abate Faria che svela a Edmond Dantès l'esistenza di un favoloso tesoro a Montecristo e in effetti si narra che proprio i monaci  di San Mamiliano – realmente e storicamente ricchissimi –  l'avessero imboscato da qualche parte. Chissà, magari c'è veramente. Fatto sta che Dantès si fa spiegare l'ubicazione del tesoro (nel romanzo non dei monaci ma della famiglia Spada), mostrando straordinaria fiducia in un vecchietto mezzo rimbambito che aveva persino sbagliato strada scavando per alcuni metri. Fatto sta che lo trova. Da Il conte di Montecristo sono stati tratti molti film e sceneggiati televisivi – girati sempre altrove – fra cui l'omonima  serie della Rai (1966), qui:

in otto puntate dirette da Edmo Fenoglio, con famosi attori teatrali e che ottenne un meritato grande successo, cosa del resto scontata in quanto la concorrenza televisiva era di là da venire in quanto esistevano solo il primo e il secondo canale Rai.

 

Locandine dei film girati in questa location

Clicca per ingrandire le locandine

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