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Dorgali

Dorgali, sviluppatosi su un costone roccioso che scende dal Monte Bardia, deve parte della sua fama alla frazione di Cala Gonone, distante una decina di km e costruita sulla ripida collina verso la costa del Golfo di Orosei. Ha numerosi alberghi, pensioni e quant'altro di utile per la ricettività turistica. Una delle belle spiagge, l'ultima raggiungibile in automobile, è Cala Fuili, dal piccolo arenile con fondo di ghiaia chiara e grossa, mescolata alla bianchissima sabbia. Incredibilmente trasparente, il fondale risulta basso e mostra varietà di colori dal verde al turchese. Cala Fuili fu una delle tante location sarde di Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto (1974) di Lina Wertmuller. Nella finzione cinematografica il luogo d'approdo dei protagonisti è un'isola deserta, in realtà sono le coste della Sardegna centro-orientale. Nonostante nel film sembri che i naufraghi percorrano un'unica spiaggia, in realtà le location sono diverse e questi lidi sono distanti tra loro di parecchi chilometri. La spiaggia dello sbarco dei due protagonisti è appunto Cala Fuili, nella frazione di Cala Gonone. (Qui uno spezzone:

Lina Wertmuller, già conoscitrice della Sardegna per motivi privati e professionali, aveva scelto con cura i set per la sua opera, che sbancò i botteghini del cinema diventando un film culto che simboleggia la ricorrente contesa tra padrone e operai, tra ricchezza e povertà, tra la visione industrializzata del nord e la mentalità arretrata e contadina del sud, capace di canzonare entrambe le classe sociali rappresentate da due bravissimi interpreti, Giancarlo Giannini e Mariangela Melato. La storia ha inizio su una splendida barca a vela noleggiata per le vacanze da un gruppo di amici abbienti e facoltosi, che trascorrono le giornate tra bagni in mare e accese chiacchiere politiche, serviti e riveriti dall'equipaggio della barca. Tra la ricca Raffaella Pavone Lanzetti (Mariangela Melato) e il semplice marinaio Gennarino Carunchio (Giancarlo Giannini) nasce un attrito dovuto alle continue richieste e lamentele della spocchiosa signora milanese. I due però, rimasti poi in balia del mare su un gommone guasto e trasportati dalla corrente, si ritroveranno su un'isola deserta e incontaminata. Un paradiso dal mare cristallino, certo, con sabbia e rocce bianche e una rigogliosa vegetazione. Ma sempre un paradiso deserto. Inaspettatamente prende piede una singolare inversione dei ruoli, un cambiamento che trascina nel baratro della sottomissione e schiavitù Raffaella, obbligata per non morire di stenti a sottostare alle pretese di Gennarino fino a quando il rapporto fra i due non si tramuterà in storia d’amore. Ma il ritorno alla normalità segnerà la fine di quest'idillio.

Pausa sul set: Giancarlo Giannini, Lina Wertmuller e Mariangela Melato.

Una curiosità: il film della Wertmuller di fatto contribuì (e contribuisce tuttora) enormemente al lancio turistico della Sardegna, senza contare i non pochi soldi lasciati sul territorio dalla produzione durante le riprese. Non solo, ricordiamo che il remake di Madonna fu fatto in loco dopo che la cantante ebbe visto il film e per la cui produzione spese in Sardegna circa un miliardo e mezzo delle vecchie lire. Lo stesso vale per The Black Stallion. Anche questo, indirettamente, grazie alla Wertmuller. Chiunque penserebbe che alla regista, di conseguenza, sia stata giustamente data una riconoscenza di alto livello, no? Ebbene, niente. Semmai l'opposto. Nel 2010 a Dorgali la regista fu invitata a una manifestazione – e ci andò, nonostante gli 84 anni d'età e senza chiedere un euro per parteciparvi – durante la quale si parlò anche di un possibile sequel di Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare d'agosto, dato anzi dai politici locali come certo. Il presidente della Provincia raccontò che in quella giornata, camminando sulla spiaggia con la Wertmuller sottobraccio, decise che il sequel si sarebbe fatto e basta. I soldi li avrebbe trovati. Li trovò in realtà? No. Si fece il sequel? No. Ma dopotutto, qualunque italiano senziente sa che delle promesse dei politici nostrani, se proprio gli si vuole credere, occorre almeno diffidare e molto. Magari è arrivata la crisi, direte voi. E' possibile. Solo che lo stesso presidente, sempre durante il convegno – gremito di altri politici e relativi staff – arrivò a dire pubblicamente (davanti alla Wertmuller!) che una cittadinanza onoraria era il minimo che si potesse darle. Ottima idea, del resto non costa nulla. Fra l'altro si sa che la regista ne avrebbe avuto molto piacere, come lei stessa dichiarò. Fu data questa onorificenza alla Wertmuller? No. L'hanno però data altri, magari un sindaco? No.

Ogni anno a Dorgali si svolge l'importante rassegna cinematografica Cinema Musica Società Ambiente curata dal direttore artistico Gian Basilio Nieddu, che valorizza i set storici del paese. La rassegna ha ospitato Lina Wertmuller, presentato dei documentari sul set del remake di Madonna e Guy Ritchie Travolti dal destino, proiettato per la prima volta in Italia il cartone animato The secret of seal-Tottoi prodotto dalla Nippon Animation e ambientato nella località e infine prodotto il documentario Nuovo cinema da paradiso con le scene dei film girati nel territorio. Oltre naturalmente all'organizzazione di convegni e alla pubblicazione di studi dedicati alla ricaduta sociale, economica e turistica delle produzioni cinematografiche in Sardegna. Insomma, fa molto. Ma il caso Wertmuller pare essere al di là...

Da Cala Fuili, proseguendo a piedi con un trekking di un paio d'ore e anche più, si arriva a Cala Luna, nel territorio di Dorgali ma al confine con Baunei e uno dei set del citato Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto. E' una delle spiagge più celebri della Sardegna e, nonostante sia divenuta nel tempo un'affermata meta turistica, ha mantenuto intatta la sua bellezza naturale fatta anche qui di mare cristallino, fondale di sabbia chiara mista a sassi, profumata vegetazione mediterranea, ripide pareti di roccia, grotte che evocano l’antica storia di questi luoghi. Alcuni ci arrivano via mare in kayak e canoa – attenzione, con questi natanti è più arduo navigare per via delle onde –  per osservare l'avifauna che vi nidifica, includente i falchi della regina e i grandi gabbiani reali. Larga parte dei turisti preferisce raggiungere Cala Luna via mare con mezzi più sicuri e comodi, essendo un facile attracco per le imbarcazioni provenienti dai vicini porti di Santa Maria Navarrese, Arbatax e Cala Gonone. A Cala Luna (nonché a Oliena e dintorni) il regista Hans-Jürgen Syberberg diresse il suo primo film di finzione, Scarabea - di quanta terra ha bisogno un uomo (1968, titolo originale Scarabea - wieviel Erde braucht der Mensch?). La trama, ispirata all'omonimo racconto di Lev Tolstoj, racconta di un imprenditore tedesco in cerca di terreni da comprare in Sardegna e che scommette con alcune persone del luogo che diverrà il proprietario di tutta la terra che riuscirà a percorrere a piedi in un giorno. Nel film ci sono ampi spazi sulle usanze locali dell'epoca – inclusi sgozzamenti di maiali e pecore, nonché getti rituali di latte da parte di donne sugli uomini allo scopo di propiziarne la virilità – e scorci di quei luoghi splendidi e deserti, probabilmente però non più deserti dei cinema in cui si proiettò questo film in lingua esclusivamente tedesca, nonostante fosse una coproduzione italo-tedesca. In Italia lo videro, sempre in tedesco e con sottotitoli in italiano, solo pochi coraggiosi nottambuli che nel 2007 si sintonizzarono con la trasmissione Fuori orario cose (mai) viste di Rai3. Syberberg è maggiormente conosciuto per la sua trilogia su Ludwig II, e soprattutto su Hitler. Quest'ultima, della durata di ben 429 minuti, ha suscitato notevoli critiche. (Vedi qui il film:

Una curiosità: i monti immediatamente alle spalle di Dorgali – e in particolare il territorio del comune confinante di Oliena, con il Monte Corrasi – li si vede in King David (1984) diretto da Bruce Beresford e con protagonista Richard Gere, nella scena del sacrificio di Isacco ne La Bibbia (1966) di John Huston e in Una questione d'onore (1965) diretto da Luigi Zampa e interpretato da Ugo Tognazzi. Tornando a Cala Luna, vi furono girate scene de Il signor Robinson - Mostruosa storia d'amore e d'avventura (1976) di Sergio Corbucci e con Paolo Villaggio e Zeudi Araya. Villaggio disse: "Ho conosciuto un'isola magica, non solo il mare ma anche un interno meraviglioso, con gli inebrianti profumi della macchia e i cespugli di rosmarino selvatico alti due metri". (Vedi qui il film completo:

Il film racconta di Robinio (Villaggio), tecnico d'alta moda benestante ma nevrotico e legatissimo alla vita cittadina e alle sue comodità e attrazioni. La nave su cui sta facendo una crociera insieme alla moglie affonda e lui si ritrova solo su un'isola diversa, finché vi sbarca una splendida indigena giuntavi come usanza locale per consacrare ritualmente il passaggio alla vita adulta. Ovviamente, capitasse a chi scrive oppure a voi lettori comuni mortali, sull'isola arriverebbe come minimo un funzionario dell'agenzia delle entrate o un impresario delle pompe funebri con qualche fastidiosa malattia infettiva, ma a Robinio, altroché, capita la bellissima indigena (subito chiamata Venerdì in omaggio al personaggio del romanzo Robinson Crusoe di Daniel Defoe) interpretata dall'allora venticinquenne Zeudi Araya, già Miss Eritrea e fattasi fisicamente notare fin dal suo debutto nel 1972 in La ragazza dalla pelle di luna diretto da Luigi Scattini.

A Robinio non ne va una bene, essendo una sorta di Fantozzi ma ricco, e addirittura – orrore! – non riesce a unirsi carnalmente con lei benché Venerdì sia disposta e consenziente. Del resto Robinio le preferisce simulacri di oggetti consumistici, da lui costruiti come può e non funzionanti, tipo sasso con rametto sopra a mo' di radio a transistor o cornice di canne con vista sul mare a guisa di televisione.  Il signor Robinson - Mostruosa storia d'amore e d'avventura come film è quel che è, ed è meglio non farsi soverchie illusioni, a meno che non si sia patiti del genere fantozziano. Alla fine, quando  Robinio viene ritrovato dalla tirannica moglie in realtà sopravvissuta al naufragio e portato via con una nave, vedendo Venerdì sulla spiaggia ha un ripensamento e si tuffa, venendo però subito e miseramente ripescato con una rete. Una scena che pare essere un omaggio a quella finale, ben superiore sotto tutti gli aspetti, di Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l'amico misteriosamente scomparso in Africa? (1968) diretto da Ettore Scola e interpretato da Alberto Sordi, Nino Manfredi e Bernard Blier. (Vedi qui la scena:

Fra i film girati in Sardegna – con riprese anche a Cala Luna per la parte finale – grande successo ottenne The Black Stallion (1979) il cui regista, Carrol Ballard, vedendo negli Stati Uniti Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto fu talmente colpito dalla selvaggia bellezza della Sardegna da sceglierla come location per il suo prossimo film. Ballard è un appassionato di animali e natura e diversi suoi film trattano dell'amicizia fra esseri umani e animali. Per esempio è il regista di Never Cry Wolf (1983), film di successo della Disney – costò 11 milioni di dollari e ne incassò 28 – che insieme all'omonimo libro scritto vent'anni prima da Farley Mowat contribuì moltissimo alla tutela del lupo. Ma torniamo ai grandi consensi di The Black Stallion, (vinse un Oscar nel 1980), tanto che quattro anni dopo uscì il sequel Il ritorno di Black Stallion diretto da Robert Dalva e prodotto pure questo da Francis Ford Coppola e nel 1990 fu realizzata Le avventure di Black Stallion, serie televisiva di tre stagioni. The Black Stallion fu girato negli Stati Uniti e in Canada e, per quanto riguarda l'Italia, in Sardegna e a Roma, a Cinecittà. Ecco il riassunto della trama: Alec è un bambino in viaggio col padre su una nave al largo della costa del Nord Africa. Sulla nave c'è anche uno stallone arabo nero e selvaggio, tanto da essere trattenuto da corde molto corte. Nonostante il padrone arabo non voglia, il bambino fa amicizia con l'animale. Quella notte però la nave affonda e subito il bambino che fa? libera il cavallo. Lo stallone si getta in mare e Alec gli si attacca, arrivando così su una spiaggia deserta nordafricana (in realtà è la Sardegna) dove viene attaccato da un cobra, che però il cavallo uccide.

I due fanno amicizia e stanno lì per settimane finché arrivano dei pescatori, i quali caricano sulla barca solo il bambino. Del resto il cavallo è evidentemente troppo grosso, dove metterlo? Però l'animale si getta in mare e a nuoto li segue, ma una volta giunto a riva fugge. Alec lo trova infine in una stalla, dov'era stato accolto da un signore, Henry, che poi si scoprirà essere stato un tempo un famoso fantino. I due allenano il cavallo che, una volta fatto gareggiare all'ippodromo, si dimostrerà un'iradiddio imbattibile. Fra l'altro Kelly Reno (Alec) si dimostrò un abilissimo cavaliere e difatti era stato scelto fra i fantini che sapevano recitare e non fra gli attori che sapevano cavalcare. Alec ed Henry, soddisfatti del premio, decidono di non farlo gareggiare più. Insomma, The Black Stallion è un bel film che piacque, e piace, ai bambini da sei a cento anni d'età. (Qui uno spezzone:

Black, lo stallone, era interpretato, più che dignitosamente, da Cass Ole, campione del Texas e abituato ad acrobazie equine. Dovendo partecipare alle vare esibizioni e gare texane, aveva i crini del collo tagliati e quindi corti (di solito li si taglia perchè se lunghi possono ferire gli occhi del cavaliere e inoltre se corti sono più rigidi e la briglia vi viene trattenuta) e pertanto – dato che i cavalli arabi hanno invece la criniera lunga – si dovettero fare delle hair extension, come spesso si fanno le donne, allungandole in modo posticcio. Non solo, Cass Ole non era tutto nero, avendo macchie bianche su zampe e fronte. Si rimediò con la tintura. Curiosità: l'altro cavallo con cui fa amicizia e chiamato Napoleone, in realtà all'anagrafe equina era Junior e aveva già partecipato al film Animal House (1978) di John Landis. Cass Ole, atletico e intelligente quanto si vuole, non era certo abituato al mare e quindi le riprese del naufragio (girate però ad Arbus, sempre in Sardegna), per lui, erano molto rischiose. I cavalli sanno istintivamente nuotare ma se si spaventano e perdono il controllo affogano miseramente, come del resto capita a noi umani in acqua se ci spaventiamo. Solo che salvare una persona in acqua è una cosa, farlo con un animale pesante quintali è tutt'altra. Pertanto giudiziosamente si decise di fare arrivare degli esemplari, a lui simili, dalla Camargue, il più grande delta fluviale dell'Europa occidentale, con radure, banchi di sabbia, paludi, grandi lagune e mare, dove vengono allevati bradi bovini e cavalli. Naturalmente, dato l'ambiente, sanno nuotare perfettamente. L’uso di questi cavalli francesi ridusse i rischi e rese possibili le inquadrature di Black mentre nuota in mare aperto. Anche così però stava per andare male. Il cavallo prescelto era stato fatto salire su una speciale chiatta per essere trasportato lontano dalla riva, e da lì si doveva farlo saltare in acqua. Zoccolate a parte, si riuscì e il cavallo fu in acqua. Lui doveva nuotare verso Alec e non viceversa, altrimenti sarebbe parso che il ragazzo salvasse il cavallo, non previsto dal copione. Per farlo andare verso di lui, al cavallo erano state legate, sott'acqua, delle corde e quindi tirandole lo si indirizzava. Ma si tirò troppo, l'animale si impigliò o spaventò, cominciò a bere e si ribaltò con solo le zampe che emergevano mulinando. Fortunatamente il povero animale, abituato all'acqua, si riprese e si salvò, nuotando pure verso il ragazzo. La massa dei curiosi locali, radunatasi per vedere le riprese e anche per aiutare se necessario, si sgomentò. I curiosi erano così numerosi che la produzione ogni sera doveva far livellare la spiaggia perché tante impronte non si confacevano con un'isola descritta nel film come del tutto deserta. Si dovette girare pure la scena del cobra e, visto che in Sardegna certo non ce ne sono, se ne fecero arrivare alcuni da Milano. Questi serpenti si dimostrarono poco o punto collaborativi, visto che non allargavano il cappuccio (gonfiano il collo) come dovrebbe fare qualsiasi cobra che si rispetti quando è irritato. Per riuscirci ci vollero due giorni di riprese. Venivano regolarmente munti, ossia si spremeva il veleno dalle apposite ghiandole della bocca, ma anche così poteva essere pericoloso e pertanto Kelly Reno, l'interprete di Alec, era riparato da una lastra di vetro. (Vedi qui lo spezzone:

Una curiosità, il film si basa sulla vera storia di Man o' War, considerato il miglior cavallo da corsa di tutti i tempi. Nato nel 1917, di grandi dimensioni, non era però nero ma rosso, tanto da essere soprannominato "The Big Red" (Il Grande Rosso). Per capire quanto corresse basti pensare che in una gara fra campioni vinse distanziando gli altri di ben venti lunghezze, pari a circa 60 metri. In un altra gara vinse con 100 lunghezze (300 metri!) di distacco su un percorso di 2400 metri, coperto in soli 2,4 minuti, segnando un record mondiale tuttora imbattuto. Il suo proprietario, Samuel D. Riddle, lo ritirò dalle gare dopo solo due anni, perché gli voleva bene e non voleva sfruttarlo. Il milionario W.P. Waggoner arrivò a offrirgli un milione di dollari (dell'epoca!) ma Riddle – che quel cavallo l'aveva pagato solo 5000 dollari – rifiutò dicendogli: "Signor Waggoner, molti uomini possono avere un milione di dollari ma solo uno può avere Man o' War. Non ho intenzione di venderlo". Waggoner ribattè: "Andiamo, signor Riddle, ogni cosa ha il suo prezzo". Falso, perché Riddle il cavallo non lo vendette mai, trattandolo come un amico. Man o' War morì nel 1947 alla veneranda età di 30 anni e quando fu sepolto c'erano oltre duemila persone, con tanto di radiocronaca e articoli sui giornali di tutto il mondo. E' sepolto al Kentucky Horse Park, con tanto di statua. Questa è la storia su cui si basò The Black Stallion.

Affascinata dai luoghi selvaggi e incontaminati visti in Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare d’agosto, anche l'icona pop americana Madonna mise gli occhi sulla Sardegna, convincendo il regista e allora marito Guy Ritchie a realizzare un remake del film della Wertmuller, di cui la cantante e attrice si era invaghita (del film, ovvio). Ritchie perciò diresse Travolti dal destino (2001), tradotto in inglese con Swept Away. Il personaggio femminile principale è la cinica, arrogante e viziata Amber, interpretata da Madonna, la quale trovandosi in barca per una crociera tra la Grecia e l'Italia con il marito e alcuni amici, si fa servire con tracotanza dall'equipaggio, in particolare da Giuseppe, interpretato da Adriano Giannini, figlio di Giancarlo. La trama è sostanzialmente molto simile al primo film, con il naufragio e i due protagonisti che si ritrovano su un'isola deserta che cambierà il loro carattere e tramuterà l'odio in amore. Tuttavia in questo remake si sono perse – anzi, non le si è proprio immaginate e rappresentate – quella comicità e autoironia che caratterizzano i personaggi di Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto, rendendo quello di Ritchie noioso e poco coinvolgente e assolutamente non in grado di reggere il paragone.

A uscire alla grande dal remake Travolti dal destino è stata solo la Sardegna e le sue belle coste e spiagge, tanto che Cala Luna e Cala Fuili furono scelte come location per entrambi i film. Durante le riprese a Cala Fuili si unì anche la modella tedesca Claudia Schiffer, allora fidanzata con un produttore del film, che interpretò una piccola parte. Secondo la curiosa mentalità delle star americane, se non si è circondati da frotte di bodyguard e forze dell'ordine (e parrucchieri, truccatori, medici, addetti ai cani da compagnia, personal trainer, addetti stampa eccetera, tutti naturalmente personali e con i loro vice e sotto-vice) non si è assolutamente nessuno nella vita. E così, per fornire la giusta protezione alla troupe, composta da ben 120 addetti, dalle incursioni di giornalisti, fotografi e non so che altro, le forze dell'ordine dovettero sempre essere ben presenti intorni ai set. Del resto Madonna non deve aver fatto grandi sforzi di interpretazione per il personaggio di Amber. Non solo utilizzava un elicottero per arrivare sui luoghi di ripresa, aveva pure richiesto – per usare un eufemismo – che l'hotel (preferiscono non essere citati) dove alloggiava con la famiglia adattasse una camera per praticarvi yoga, dotasse di vetri oscurati alcune zone dell'hotel e che la suite in cui stava fosse appositamente ridipinta di arancione pastello. E dire che noi comuni esseri umani quando entriamo in una stanza d'albergo di solito ci limitiamo a guardare il bagno e controllare se ci sono saponette e carta igienica. C'è da dire, però, che dieci anni dopo il film Adriano Giannini dichiarò: "Sinceramente l’ho trovata molto più normale e molto meno viziata di tante attrici italiane. Sul set non si è mai comportata da diva. Inoltre c'è da considerare il fatto che ho recitato con lei nel remake del film che in passato ha visto protagonista mio padre, e questo per me ha rappresentato una bellissima esperienza".

Travolti dal destino, costato 10 milioni di dollari – di cui circa uno speso in Sardegna nell'arco di due mesi, fattore economico assolutamente da non sottovalutare per l'indotto – negli USA incassò solo 600.000 dollari e in Italia poco più di 71.000 euro. Il flop fu tale che Madonna da quel momento decise di non recitare mai più come protagonista, anche se decise di fare la regista con film di scarso, per usare un eufemismo, successo, l'ultimo dei quali è WE (2011), da lei anche prodotto e che incassò in tutto il mondo solo 860.000 dollari a fronte di un costo di 18 milioni. Travolti dal destino ebbe però anche il discutibile privilegio di ottenere diversi premi, ma quelli del Razzie Awards, sorta di malefico Oscar ai peggiori film e attori. Anzi, Travolti dal destino si aggiudicò sette Razzie Awards, in più di una categoria inclusi quello per il "Peggior film degli ultimi 25 anni" e "Peggiore attrice". La regista Lina Wertmuller ammise poi di aver ceduto i diritti del film a Madonna per la stima che aveva nei suoi confronti, ma dopo le critiche mosse al film dichiarò di aver probabilmente commesso un errore, visto anche lo stravolgimento di parte della trama.

Nei due film si vede anche Cala Cartoe, distante un chilometro da Cala Gonone e sempre nel territorio di Dorgali. Selvaggia, non troppo vasta, con sabbia dorata chiara e fine mista a ciottolini, è bagnata dallo splendido mare verde-azzurro e poco profondo. A differenza del primo film, Travolti dal destino ebbe alcune location più a nord, come nel caso di Capo Ceraso, promontorio granitico esteso sul Golfo di Olbia e che grazie all'altezza (massimo 219 metri con il Monte Maladromì) permette una spettacolare vista sul promontorio di Capo Figari, l'isola di Tavolara di Molara e Capo Coda Cavallo. Le spiagge più interessanti di Capo Ceraso, in comune di Olbia e facente parte dell’Area marina protetta Tavolara-Punta Coda Cavallo, sono Cala Sa Figu, Sos Passizzeddos, Li Cuncheddi, Porto Lucas e Sas Enas Appara. Altra differenza fra i due film – a parte l'abissale differenza di livello e successo – è che in quello della Wertmuller la scena finale della partenza dell'elicottero, che segna definitivamente la fine dell’avventura tra Gennarino e Raffaella, fu girata ad Arbatax, porto dalle scenografiche scogliere di porfido rosso che emergono dal mare

 

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