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Santa Teresa Gallura

Santa Teresa Gallura si trova nel nord della Sardegna, separata dalla Corsica dalle Bocche di Bonifacio, se non temuto almeno altamente rispettato dai naviganti per la pericolosità delle sue acque disseminate di scogli e dalle forti correnti tanto che oggi, dopo una serie di naufragi con centinaia di vittime, il passaggio nello stretto è proibito alle navi che trasportano sostanze inquinanti. A Capo Testa, impervio promontorio granitico che dà appunto sulle Bocche di Bonifacio, c'è la piccola e suggestiva spiaggia Cala Spinosa, facente parte del comune di Santa Teresa Gallura e circondata da scogliere formate da grandi e strani massi granitici erosi in milioni d'anni dal vento e che evocano figure varie. Fu una delle location dello sceneggiato televisivo in cinque puntate A come Andromeda, diretto da Vittorio Cottafavi e che ruppe gli schemi degli sceneggiati andati in onda fino a quel periodo. La produzione di questa serie fu realizzata dalla Rai, che ne trasmise la prima puntata sul primo canale il 4 gennaio 1972. Le riprese iniziarono verso la metà di marzo del 1971 e furono effettuate negli studi di Milano per le scene in interni e principalmente sulla costa settentrionale della Sardegna per gli esterni. Altre riprese esterne di A come Andromeda riguardarono le scogliere di Capo Caccia, a ovest in comune di Alghero, e il Centro Piero Fanti della Telespazio nel Fucino, di cui una delle grandi antenne fu spacciata come il radiotelescopio della base inglese di Bouldershaw Fell.

Nonostante le difficoltà in fase di realizzazione, A come Andromeda può dirsi riuscito e coinvolgente e il fatto che la produzione cerchi di far passare, riuscendoci pienamente, le location della Gallura per paesaggi nordici rende ancora più piacevole la visione. La vicenda è in buona parte ambientata in una base a Thorness, località scozzese inventata di sana pianta visto che esiste solo Thorn, praticamente uno scoglio disabitato delle isole Firth of Clyde e che con A come Andromeda naturalmente non c'entra nulla. Esiste però Thorness Bay ma è sulla costa nord-occidentale dell'isola di Wight, nel canale della Manica, Mare del Nord. Abbiamo accennato a ciò perché non pochi spettatori italiani vedendo il bagno di due dei protagonisti nelle gelide acque nordiche (nella realtà invece sono quelle ben più calde sarde) rimangono dubbiosi. Chi mai entrerebbe lì? A peggiorare l'impressione negativa contribuisce il fatto che lo sceneggiato era in bianco e nero e pertanto tutto pare brumoso, umido e freddo. Comunque sia, per chiudere, il turismo balneare esiste anche lungo la costa belga, olandese, tedesca e danese, come pure in quella britannica e quindi in acque nordiche molto più fredde delle nostre e la gente il bagno lo fa lo stesso in quanto abituata o perché solo quello ha.

Cala Spinosa.

A come Andromeda non è un'idea italiana in quanto è un nostro adattamento dell'originale serie televisiva inglese in sette puntate A for Andromeda (1961), le cui copie sono andate quasi totalmente perse o distrutte. Fu il primo ruolo importante per l'attrice Julie Christie. Per tutte le edizioni la trama è sempre quella: in un prossimo futuro (nello sceneggiato inglese girato nel 1961 si parlava del 1970, quindi allora vicinissimo e oggi quasi preistoria) uno scienziato grazie a un sofisticato radiotelescopio riceve un misterioso segnale proveniente dalla galassia di Andromeda, poi rivelatosi un manuale per la costruzione di un sofisticatissimo computer. Insomma, un mezzo per comunicare con gli alieni. La super macchina una volta realizzata comincia a fare gola a potenze varie, con annessi intrighi e omicidi. Il computer però ha suoi fini, si impossessa di dati attinenti la Terra e la specie umana e produce una donna chiamata Andromeda che... Il resto magari lo scoprirete vedendo lo sceneggiato italiano, liberamente disponibile anche sul sito web della Rai. (Vedi qui:

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-e0a37125-b98d-4a88-92ca-65f96db03349.html

Andromeda avrebbe dovuto essere interpretata dalla cantante Patty Pravo ma dopo un bel po' di girato costei si tirò indietro con la più classica delle scusanti e cioè un certificato medico. Fu degnamente sostituita da Nicoletta Rizzi, però si dovette ricominciare daccapo. C'è da dire che lo sceneggiato, in bianco e nero, inquietante, interpretato da pur bravi attori teatrali ma con ritmi lenti – a tal punto che se lo si facesse oggi finirebbero tutti condannati all'esilio, almeno televisivo –, nonostante tutto piacque molto.

A Capo Testa i romani estraevano il granito, come accadde anche in seguito. Quello usato per il Duomo e il Battistero di Pisa nonché per le colonne del Pantheon fu estratto proprio lì. Il mare della zona, e praticamente di tutta la Sardegna, è fantastico. Basti pensare che, per quanto riguarda la spiaggia La Rena Bianca (la cui finissima sabbia però è anche rosa) – lunga circa 300 metri e situata alla periferia di Santa Teresa Gallura – è dal 1987 che viene ininterrottamente premiata con la Bandiera Blu.

A Capo Testa fu girato Conquest (1983) di Lucio Fulci, la cui trama verte su un'epoca imprecisata – che sia prima di oggi o dopo, poco cambia – nella quale il giovane Ilias arriva nel territorio della sacerdotessa Ocron, la quale domina un esercito di uomini-lupo a cui fa credere di essere lei a fare apparire tutti i sacrosanti giorni il sole. Ocron ha avuto però un sogno premonitore dal messaggio semplice e chiaro: quel nuovo venuto la ucciderà con il suo arco magico. Ovvio che da quel momento la vita di Ilias, anche se aiutato dal nuovo e valoroso amico Mace, valga meno di un fiammifero usato. E infatti la sacerdotessa evoca contro di lui proprio di tutto, inclusi persino degli zombi uscenti dal mare (forse si trattava di naufraghi morti lì...), mostriciattoli vari e così via. Il film è indescrivibile, fra ammazzamenti, squartamenti e ammennicoli vari degni del migliore – o peggiore, fa lo stesso – splatter trash, con sangue a secchiate. Il famoso arco magico di Ilias non ha neppure bisogno di frecce, perché una volta teso crea un dardo di luce che va e uccide. Insomma, una sorta di antiquata "pistola" laser che si sposa perfettamente con la fotografia sballata, i riverberi in camera, un effetto nebbia perenne forse dovuto ai fumi dei barbecue di famigliole accampate  vicino al set, pessimi effetti speciali, recitazione inesistente, effetti ottici da oratorio e quant'altro. Naturalmente, tutti questi insulti alla cinematografia fanno di Conquest un film cavernicolo-mitologico-fantasy assolutamente da vedere! (Qui il film completo in inglese:

A Santa Teresa Gallura fu girato il film muto Cainà: l’isola e il continente (1922) di Gennaro Righelli, con la storia della bella e giovane pastora Cainà la quale passa la vita di tutti i santi giorni a fare pascolare le capre in luoghi remoti e deserti e che all'arrivo di un veliero coglie l'occasione per fuggire e vedere il mondo (che in tali realtà sociali significava due paesi dopo o anche meno) e addirittura arriva sul continente. Naturalmente, questo è l'insegnamento, se ne pentirà, desiderando infine di tornare alla sua vita di tutti i santi giorni a fare pascolare le capre in luoghi remoti e deserti... Altre location del film furono Bortigiadas, il nuraghe Oes di Giave, Aggius e la Costa Paradiso. (Vedi qui il film completo:

Nella vita, si sa, c'è chi va e chi viene. Difatti Aggius (comune poco più a sud, sempre in Gallura) fu location di Altura (1950) di Mario Sequi e con Massimo Girotti nella parte di un uomo che in Sardegna – al contrario della pastora Cainà – ci ritorna dopo una lunga assenza. Una curiosità: molti credono che Massimo Girotti sia stato il padre di Mario Girotti alias Terence Hill ma, nonostante una certa somiglianza, non è vero. Proprio Mario Girotti, prima di avere enorme successo insieme a Bud Spencer, partecipò con un ruolo minore al bel film La grande strada azzurra (1957) di Gillo Pontecorvo, con protagonisti Yves Montand e Alida Valli. Anticipo subito che il film fu girato in Dalmazia anche se è ambientato nel nord della Sardegna, però si basa sulla vera storia di un certo Squarciò, ponzese stabilitosi a La Maddalena e quindi in Gallura. La vicenda fu narrata in un romanzo, intitolato appunto Squarciò, dello scrittore sardo Franco Solinas e da cui fu tratto il film. La trama racconta di un pescatore che nel mare fra Sardegna e Corsica fa uso di bombe per prendere il pesce. Per la gente del luogo quel comportamento è disdicevole ma tollerato – dopo la guerra per sfamarsi c'era chi lo faceva, anche in Sardegna – ma quando acquista una barca sequestrata a un pescatore la gente si irrita. Nel tentativo di procurarsi dell'esplosivo, aprendo un proiettile residuato bellico, il bracconiere rimane infine ucciso dall'esplosione. Il vero Squarciò morì allo stesso modo. La grande strada azzurra non poté essere girato in loco, né in altre parti d'Italia, in quanto durante le scene furono veramente usati degli ordigni esplosivi con relativa distruzione dei pesci e dell'ambiente. Diciamo che in Dalmazia erano più propensi a chiudere un occhio e in realtà ne chiusero due.

Il film, con grande realismo, racconta quella che era una realtà, pure se illegale. Durante e subito dopo la Seconda guerra mondiale la vita era durissima e la pesca scarsa. I pochi pescatori non coinvolti al fronte a volte cercavano mine e bombe inesplose e con grande rischio, se andava bene, disattivavano i detonatori, le aprivano e recuperavano l'esplosivo usandolo poi per fare bombe artigianali. Prima ne lanciavano una piccola che ammazzava solo pesciolini e quando arrivavano quelli più grandi per mangiarseli, visto che le piccole prede venivano lasciate in acqua, ne lanciavano una più potente che uccideva dentici o altre specie pregiate. Solo pochi erano recuperabili e la stragrande maggioranza finiva sul fondo, non raggiungibile. E' inutile dire che questo sistema, illegale e perseguito severamente (fortunatamente ormai solo un ricordo di quegli anni), annientava non solo i pesci ma tutto l'ambiente, a danno degli stessi pescatori onesti. E questo racconta La grande strada azzurra riferendosi appunto alla Sardegna.

Yves Montand e Alida Valli in La grande strada azzurra.

Tornando a Santa Teresa Gallura, se qualcuno ricorda la scena dell'automobile che cade da un tornante e finisce sopra, o meglio dire dentro, la sottostante casa di un contadino, bene, fu girata proprio lì. Il film, della serie di James Bond 007, è La spia che mi amava (1977) diretto da Lewis Gilbert. Non c'entra nulla ma è una curiosità e quindi la scriviamo: lo vide a una proiezione speciale il Re – per chi non lo sapesse è l'appellativo datogli nel mondo – ossia il cantante Elvis Presley. Era il 10 agosto 1977. Morì sei giorni dopo e quello fu l'ultimo film che vide. La spia che mi amava è il decimo film della saga di James Bond e, fra le tante location di tutto il mondo, ne ha diverse  italiane. Per quanto riguarda la Sardegna, oltre a Santa Teresa Gallura, citiamo Palau, San Pantaleo (frazione di Olbia), Capriccioli, Porto Cervo e Cala di Volpe (tutti tre nel comune di Arzachena). Ma supponiamo che le riprese abbiano riguardato anche altre parti dell'isola.

Locandine dei film girati in questa location

Clicca per ingrandire le locandine

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Location in Sardegna

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