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Acqui Terme

 

La zona in cui sorge Acqui Terme per migliaia di anni fu abitata da quelli che poi gli antichi romani chiamarono genericamente "barbari". In effetti lo sviluppo in zona arrivò con la fondazione da parte loro di Aquae Statiellae o Aquae Statiellensium, e poi con la costruzione nel 109 a.C. della Via Æmilia Scauri, poi ribattezzata Via Julia Augusta e che collegava la Pianura padana con la Gallia Narbonense e la Spagna. In quella che divenne una importante città romana ci si passava o arrivava per molte ragioni e una di queste furono le sorgenti termali, tra le più importanti del mondo allora conosciuto, ossia quello soggetto a Roma. Quella civiltà, con l'allora consueta - e oggi purtroppo dimenticata da noi discendenti – efficienza, costruì in loco almeno tre impianti termali e uno spettacolare acquedotto (una parte c'è ancora) risalente al II secolo d. C. e quindi al periodo imperiale. Insomma, Acqui Terme ebbe  organizzazione, sicurezza, strade per arrivarci e servizi idrici e termali efficienti: in pratica, i romani inventarono anche il turismo di Acqui Terme. Turismo che continua tuttora. Certo, la peculiarità di questa città non risiede solo nel potere curativo delle sue fonti ma anche nel territorio, nella cultura e nell'enogastronomia. Ad esempio, questa è la zona di produzione del Brachetto d'Acqui, un vino DOCG, cioè a denominazione di origine controllata e garantita, dal colore rosso rubino, dall'aroma muschiato molto delicato e dal sapore dolce e morbido. Secondo la leggenda, Giulio Cesare e Marco Antonio avrebbero inviato come dono proprio questo vino, o almeno uno simile, alla bella e potente Cleopatra, che come si sa nel suo regno d'Egitto si abbandonava spesso alle cose godibili della vita. A proposito di vino e sbronze, è risaputo che uno dei modi per farle passare è bere latte. "Bevete più latte" si cantava nell'episodio felliniano di Boccaccio '70, perché "il latte fa bene". Ma il latte può pure andare a male e sapere di rancido, come accade ne Il gioiellino (2011), film di Andrea Molaioli con Toni Servillo, Remo Girone, Sarah Felberbaum. È la storia romanzata di Calisto Tanzi e del crack della Parmalat: i richiami alla vicenda sono evidenti, tuttavia Il gioiellino è molto di più che una semplice aderenza alla nostra storia recente, ha ambizioni e portata ben più ampie della storia che racconta, come dimostrano le taglienti didascalie finali, vedi qui uno spezzone:

Il gioiellino è un film appassionante e intenso, che non solo racconta lo scandalo Parmalat, non solo elabora un affresco sul Paese, ma ha persino respiro internazionale: è un attacco implicito al capitalismo, un'analisi lucida degli odierni sistemi economici basati su loschi ed evanescenti capitali. Interessante il punto di vista interno all'azienda, che consente di frugare da dentro i meccanismi del potere finanziario. La pellicola ha inoltre il pregio di non cedere alla facile condanna (sebbene il finale possa non essere moralmente condiviso in quanto sembra capovolgere il ruolo di giusti e ingiusti, vittime e carnefici) ma stimola il senso critico e la riflessione sui legami malati tra economia, politica, poteri forti in un racconto teso, coinvolgente, inquietante. Al centro di questo racconto i personaggi, descritti benissimo e interpretati ancora meglio. "Sei settimane fantastiche, da aprile a metà giugno – racconta Francesca Cima della Indigo Film, la casa di produzione – certamente non avremmo mai potuto girare un film così scottante a Parma (dove avvenne effettivamente il tutto NdA), dunque dovevamo ricreare quel clima da provincia ricca ed elegante. Abbiamo girato praticamente tutto all'interno dei cinque piani dell'ex tribunale di Acqui...". Le scene nella cittadina piemontese sono dunque tante: da quelle girate in piazza della Bollente, a quelle del suicidio del commercialista della Leda; e poi la villa del premier Berlusconi dove Tanzi va a bussar cassa con il figlio, e le incursioni della Guardia di Finanza nel drammatico finale. Qui il backstage:

D'altronde Acqui Terme non è nuova come set cinematografico: lo stesso Sorrentino la utilizzò per Il Divo (2008), ancora una volta con Toni Servillo come protagonista; Giuseppe Capotondi ci ambientò La doppia ora (2009) con Filippo Timi, storia di un amore tradito, di una rapina e di una voglia di fuggire a Buenos Aires. Ma Acqui Terme fu location cinematografica ben prima: nel 2000 ci fu girato Il partigiano Johnny, film di non eccelso successo al botteghino diretto da Guido Chiesa, con protagonista Stefano Dionisi e che verte appunto sulla lotta partigiana in quella parte d'Italia; e molto più indietro negli anni Acqui Terme fu una delle location di Fari nella nebbia (1942), melodramma noir del regista Gianni Franciolini e, fra gli altri, con Fosco Giachetti, Mariella Lotti, Luisa Ferida, Antonio Centa. Tratta di un marito camionista che sgobba per portare a casa la pagnotta mentre la moglie vuole fare la bella vita.  Insomma, il film andava bene per pensare ad altro, mentre magari cadevano le bombe. Difatti fu girato in tempo di guerra, vedi qui uno spezzone:

Prima si citava piazza della Bollente: la Bollente è una delle fonti simbolo di Acqui Terme, da cui sgorga acqua sulfurea a 74 gradi che anticamente alimentava le terme romane. Questo grazie a un sistema di faglie che favorisce una rapida risalita della suddetta acqua e, quindi, il mantenimento della temperatura assunta nelle profondità del suolo. Giungiamo infine alla Grande Piscina natatoria di acqua termale inaugurata nel 1930; ulteriori scavi effettuati negli anni '70 evidenziarono la presenza di altre notevoli strutture che facevano già allora presumere un'estensione del complesso termale verso nord. Possiamo immaginare che detto complesso, così come il vicino anfiteatro, non fosse frequentato soltanto dagli antichi acquesi, ma anche dagli abitanti del territorio circostante e dai forestieri. Si può quindi dedurre che, come accadeva per esempio a Pompei, esistesse anche nell'antica Acqui un apposito quartiere finalizzato alle varie attività del tempo libero: spettacoli, giochi, competizioni sportive. Ovviamente non solo di acqua è fatta questa città. Vi sono luoghi di culto meritevoli di visita, come la Cattedrale di Santa Maria Assunta, le chiese dell'Addolorata e di Sant'Antonio o il Seminario Vescovile. Di rilievo anche il Palazzo del Comune, Villa Ottolenghi e ovviamente Palazzo Robellini, nelle cui cantine ha sede l'Enoteca Regionale, per non smentirci e tornare a parlare di nuovo di vino, perché come recita il detto popolare "A chi non piace il vino, il Signore faccia mancare l’acqua" (e non sia detto mai in una città che si chiama Acqui Terme!). Non manca nemmeno un castello medievale, o castelletto senza voler esagerare, che in qualità di  modesta piazzaforte militare qual era venne sovente espugnata con gravissimi danni. Ben più felice è l'attuale destinazione, ospitando le collezioni del Civico Museo Archeologico. Acqui Terme, nel mese di ottobre, da oltre quarant’anni organizza il Premio Letterario Acqui Storia, che premiai libri che si distinguono per l'approfondimento specialistico e la divulgazione storica presso il grande pubblico.

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