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Bellagio

Bellagio, con i suoi quasi quattromila abitanti, si contende con un altro celeberrimo paese lariano, Varenna, l’appellativo di "Perla del Lago di Como". Grazie alla sua posizione privilegiata, a punta sulla ramificazione del lago tra i due bracci meridionali, è fin dall'Ottocento un rinomato luogo di villeggiatura. I primi abitatori di questo territorio, fino all'altezza del centro lago, furono gli Insubri, popolo del quale si sa ancora molto poco e che pertanto risulta assai misterioso, che venne poi spodestato dall'arrivo dei Galli guidati da Belloveso. Oltre a occupare Milano e Como, i Galli giunsero fino al territorio dell'attuale Bellagio, creando un presidio dal quale dominavano la parte superiore del lago e dandogli il nome di Bellasium, ossia proprio il nome di Belloveso. Al centro di aspre dispute nel corso del Medioevo (la sua importanza strategica faceva gola a molti), con il passare del tempo Bellagio da avamposto si è trasformato in una rinomata località di villeggiatura e di soggiorno che richiama una clientela straniera, soprattutto americana. Ne è un esempio Villa Serbelloni (foto sotto), che domina l'abitato del centro storico e attualmente di proprietà della Fondazione Rockefeller di New York. Questa splendida magione, costruita nel XV secolo al posto di un vecchio castello raso al suolo nel 1375, e stata spesso rimaneggiata nel corso dei secoli. Alla fine del XVIII secolo divenne proprietà del nobile Alessandro Serbelloni, appassionato di arte, che la arricchì di dipinti e sculture. Dopo essere diventata un albergo di lusso agli inizi del Novecento, Villa Serbelloni nel 1959 è diventata proprietà della Fondazione Rockefeller grazie a una donazione testamentaria della principessa d'origine americana, Ella Thurn und Taxis (famiglia tedesca dalla quale, secondo alcuni, deriverebbe il termine di taxi, visto che dal 1490 detenne per secoli il monopolio del servizio postale dell'impero tedesco) che l'aveva acquistata nel 1930. Da quando è di proprietà della prestigiosa fondazione statunitense, la villa è sede di convegni internazionali. Oggi si possono visitare solo i suoi giardini, che occupano gran parte del promontorio che troneggia su Bellagio, in un suggestivo intrico di vialetti immersi nella vegetazione: boschetti con alberi secolari, altri con piante esotiche, roseti, coltivazioni di fiori.

E a proposito del cognome nobiliare Serbelloni, non vi viene in mente nulla? Ma sì, la leggendaria scena tratta dal film Il secondo tragico Fantozzi, diretto da Luciano Salce nel 1976, con l'indimenticabile varo della nave fatto dalla madrina della cerimonia, la letale contessa Serbelloni Mazzanti Vien Dal Mare (interpretata da Nietta Zocchi), la quale, con la fatidica bottiglia di champagne da frantumare sullo scafo per "battezzare" il bastimento, riesce a centrare in modo infallibile alla testa dapprima il povero Fantozzi per due volte e poi altre quattro personalità presenti all'evento. Finita la scorta di champagne, alla sciagurata nobildonna venne data un'accetta affilatissima (!!!) per tagliare il cavo che avrebbe messo in moto il meccanismo del varo, ma dopo aver preso una rincorsa di quasi centro metri, la Serbelloni Mazzanti Vien Dal Mare, con un terrificante fendente, trancia di netto il mignolo con tanto di anello vescovile al cardinale presente per la benedizione.

Ma questo è niente rispetto a quello che accade durante la cena a casa della contessa Serbelloni Mazzanti Vien Dal Mare, alla quale vengono invitati anche gli impiegati dell'azienda, compreso Fantozzi, che viene fatto accomodare proprio accanto alla nobildonna, dando prova del suo proverbiale bon ton (si fa per dire) che culmina con l'arrivo del tordo arrosto. Qui Fantozzi dà il suo meglio (arriva al punto di prendere il volatile al volo, dopo che è riuscito a farlo decollare dal piatto con un colpo maldestro della lama del coltello), sotto gli occhi furibondi del Direttore Conte Corrado Maria Lobbiam (ben interpretato interpretato dal bravo e compianto Ugo Bologna).

E che dire, allora, della Fondazione Rockefeller che si trova nella Villa Serbelloni? Anche qui non vi viene in mente nulla? Ma certo, il famoso personaggio di John D. Rockerduck, creato nel 1961 da Carl Barks della Walt Disney e ispirato proprio dal celeberrimo miliardario americano John Davison Rockefeller, che per primo ebbe un patrimonio superiore al miliardo di dollari, arrivando alla strabiliante cifra di 336 miliardi di dollari di capitale!!! Rockerduck, invece, è l'acerrimo nemico di Scrooge McDuck (da noi chiamato Paperon de' Paperoni) e che in Italia è un popolare personaggio mentre negli Stati Uniti è molto meno popolare. Esattamente il contrario di quanto avviene con l'altro ricchissimo papero avido e taccagno Flintheart Glomgold (Cuordipietra Famedoro), sempre creato da Barks ma nel nostro Paese praticamente sconosciuto.

Altra celeberrima dimora – monumento nazionale, di proprietà privata ma aperta alle visite – è Villa Melzi d'Eril, magione ottocentesca costruita per volere del duca di Lodi e vicepresidente della Repubblica Italiana ai tempi di Napoleone, Francesco Melzi. La progettazione del suo famoso parco fu affidata all'architetto Luigi Canonica e al botanico Luigi Villoresi, che seppero abbellirlo con terrazzamenti e piccoli dossi piantumati con una rigogliosa vegetazione rappresentata da specie autoctone nonché esotiche. Il tutto arricchito da un laghetto in stile giapponese con relative piante acquatiche, aceri e cedri nipponici e sculture come la statua in basalto di Sekhnetz, dea egizia della guerra, nonché un gruppo scultoreo che raffigura l'incontro tra Dante e Beatrice e che fece da spunto per una famosissima composizione pianistica di Franz Liszt. Villa Melzi d'Eril viene fatta passare per la magione della potente famiglia siciliana Rasi nella celebre e seguitissima (oltre 14 milioni di telespettatori di media, con punte di17 milioni) fiction di Rai1 La piovra 4 (1989), diretta da Luigi Perelli e interpretata fra gli altri da Michele Placido, Simona Cavallari, Patricia Millardet, Remo Girone e Mario Adorf.

Villa Melzi d'Eril e il suo meraviglioso parco già l'anno prima erano stati location di parte di L'estate stregata (1988, Haunted Summer), film diretto dal ceco Ivan Passer e  tratto dall'omonimo romanzo della scrittrice americana Anne Edwards. Gli interpreti sono Philip Anglim, Alice Krige, Eric Stoltz, Alex Winter, Laura Dern, Peter Berling. Il romanzo e il film sono ambientati nel 1816 in riva al lago di Ginevra (in realtà il Lago di Como), dove si riunisce una compagnia di menti eccelse dell'epoca per discutere di letteratura e filosofia, per la precisione il poeta inglese George G. Byron, con il suo segretario John Polidori, l'altro grande poeta inglese Percy B. Shelley con l'amante Mary Godwin, scrittrice che di lì a poco diventerà sua moglie – passata alla storia per aver dato vita al famoso personaggio letterario di Frankenstein, tramutato nel secolo successivo in un'icona del genere horror al cinema – e la sorellastra Claire. Ben presto, però, il mènage intellettuale perde vigore perché di passeggiate non se ne parla in quanto piove sempre (e non c'è posto più triste di un lago quando piove), e la combriccola non sa che fare. In effetti la Svizzera (ricordiamo che il film è ambientato lì) sarà magari pure bella ma è di una noia mortale. Questo ieri, e pure oggi. Su questa peculiarità si sono espressi in tanti. Persino la capitale non si smentisce, come evidenziò lo scrittore Luciano De Crescenzo: "Berna è grande il doppio del cimitero di Vienna, ma ci si diverte solo la metà", mentre per l'intera Svizzera il suo collega Gérard De Villiers disse: "Gli svizzeri, dopo aver inventato l'orologio a cucù, si sono presi tre secoli di riposo".

Insomma, se questo vale per i tempi recenti e attuali, durante i quali però almeno c'è la televisione (e i programmi televisivi degli stati confinanti come l'Italia...), figuriamoci come doveva essere la situazione nel 1816. Il gruppetto allora si diede alle orge, essendo del resto già da tempo dedito all'amore libero. Insomma, erano quelli che oggi chiamiamo scambisti. Fatto sta che pure questo alla fine stufò, e l'atmosfera era grigia e uggiosa. Se poi si aggiunge che la compagnia era formata appunto da Lord Byron - George Gordon Noel Byron, sesto Barone di Byron – noto misantropo poco incline al riso, e da Polidori, attratto da storie macabre di vampiri e similari, non è che il divertimento fosse assicurato. Un brutto (perché pioveva ancora) giorno il gruppetto, seduto davanti al caminetto, pensò bene di tirarsi su il morale leggendo ad alta voce alcuni brani dall'antologia dell'orrore in tedesco Phantasmagoria. Del resto, non è che le conversazioni usuali cambiassero molto, in quanto come argomenti si andava dagli esperimenti condotti nel XVIII secolo da Erasmus Darwin (che affermò di esser riuscito a rianimare la materia morta), al galvanismo e alla possibilità di ricomporre e ridare vita alle parti di un essere vivente. Fu allora che venne l'idea. Divertiamoci a scrivere ognuno una storia. Fu durante una notte agitata (e visti i presupposti c'è da crederci) che Mary ebbe la visione di ciò che doveva scrivere: Frankenstein, o il moderno Prometeo, che fu un successo internazionale. In effetti si tratta di un libro bellissimo e anche molto poetico, diverso da quel che si vede nei film. Bene, questo tratta il film e la splendida casa che vedete in L'estate stregata è Villa Melzi d'Eril.

Sempre questa villa, nel suo piano nobile e nel giardino, fu scelta nel 1990 dal regista statunitense Roger Corman per una parte delle riprese del film Frankenstein oltre le frontiere del tempo (Frankenstein Unbound), che nella pellicola rappresenta la dimora del poeta Shelley e di sua moglie Mary. Il film è ancor più fantascientifico del "normale" Frankenstein, ecco la trama: siamo in una Nuova Los Angeles del 2031 e uno scienziato sta studiando la costruzione di un'arma potentissima ma, durante i soliti strani esperimenti (in questi film gli scienziati sono invariabilmente pazzi, creduloni o disattenti) per caso gli si apre una "porta spazio-temporale" che lo fionda con la sua automobile nel passato. Finisce in un'osteria (la macchina rimane fuori, eh...) della Svizzera del 1817, dove fa amicizia con un avventore, tale Victor Frankenstein, e subito dopo con l'avvenente Mary Wollstonecraft Godwin, non ancora sposata Shelley. Sì, proprio la futura autrice del romanzo Frankenstein o il Prometeo moderno. I due fanno un giro in automobile nelle campagne della Svizzera ottocentesca (le automobili allora non esistevano, ma la popolazione non li nota oppure non gli interessa affatto la cosa). Lo scienziato fa un dono a Mary facendosi inviare dalla sua segretaria (dal futuro), con il computer della sua auto, il libro Frankenstein o il Prometeo moderno e glielo dona. Mary non sa come sdebitarsi, però tanto per rilassarsi e rifletterci intanto finisce a letto con Lord Byron e il suo futuro marito Shelley, ovviamente contemporaneamente. Mary legge il testo, decide di diventare scrittrice e lo ricopia. E' plagio? No, perché l'autrice è sempre lei... Il film è interpretato da John Hurt, Bridget Fonda, Jason Patric e Michael Hutchence. Il ruolo di Victor Frankenstein è interpretato da Raúl Juliá, in seguito divenuto famoso nella parte di Gomez Addams nei film La famiglia Addams (1991) e La famiglia Addams 2 (1993) di Barry Sonnenfeld.  Frankenstein oltre le frontiere del tempo fu girato in sole sette settimane fra Bellagio, Bergamo e Milano e fu un vero e proprio flop.

Villa Melzi d'Eril la si vede anche come la lussuosa villa al lago di una nobile (interpretata da Valentina Cortese) in Via Montenapoleone (1986), solito excursus su modelle, playboy, ricche borghesi annoiate, ecc. diretto da Carlo Vanzina. Oltre al film ne fu tratta una versione più lunga per la televisione, andata in onda in due puntate in televisione. Lo spettacolare Grand Hotel Villa Serbelloni – che è cosa diversa da Villa Serbelloni – è un 5 stelle da fiaba popolare, nel senso che un comune mortale del popolino potrebbe pernottarvi appunto solo nelle fiabe, o magari pure nella realtà ma spendendo in due sole notti l'intero salario mensile. Fu una delle location del film commedia Sabato, domenica e venerdì (1979), suddiviso in tre episodi diretti da Castellano e Pipolo, Pasquale Festa Campanile e Sergio Martino. Sempre Pasquale Festa Campanile vi girò alcune scene dell'episodio Un uomo, un uomo e... Evviva una donna! – con protagonisti Renato Pozzetto e Leopoldo Mastelloni nei ruoli di una coppia gay di Culo e camicia (1981).

Se d'estate Bellagio e il suo territorio sono immersi in un clima tipicamente mediterraneo (qui abbondano le coltivazioni di ulivi), d'inverno il freddo e l'umidità si impossessano di questo luogo, senza però che il suo fascino venga meno. Da qui una cucina particolarmente nutriente, che ha come suo piatto principe il cosiddetto tóc (una polenta che si chiama così perché si mangia con le mani, ossia "si tocca"). Gli ingredienti per prepararlo sono farina gialla, burro e formaggio locale, la cosiddetta "formagela". Si cuoce la polenta in un paiolo in rame e poi si incorporano con un bastone di legno il burro e la formagela. A quel punto, si serve a tavola e i commensali attingono direttamente al paiolo con un cucchiaio di legno e poi mangiano con le mani la polenta appallottolata. Accompagnato da un vino rosso corposo, è il piatto ideale per affrontare una giornata particolarmente fredda e umida, ma occhio alle calorie! Dopo, infatti, è consigliabile fare una bella passeggiata per smaltirlo… Naturalmente non si può non citare il pesce, che qui viene pescato in abbondanza per via dell'acqua pulita. Attenzione, che sia pulita o meno dipende dalle fonti. Secondo i controlli della Goletta dei Laghi di Legambiente il Lago di Como nel 2012 era il lago più inquinato d'Italia, seguito a ruota da quelli di Garda, Iseo e Maggiore, Lugano e Varese. Secondo i pescatori professionali invece il Lago di Como ha acqua pulita, tanto che vi prosperano diverse specie di salmonidi, ossia trote, che se l'acqua è sporca non ci campano. Di certo è che l'alborella, un tempo diffusissima e alla base delle fritture di pesce per millenni (tanto da essere chiamate "pane dei poveri"), è divenuta tanto rara che ne è vietata la pesca. Pare che, abbisognando di acque più torbide, l'habitat non sia più l'ottimale. O chissà cosa. Fatto sta che i ristoranti specializzati, come il Mella di Bellagio – con pietanze a base di pesce freschissimo pescato da loro, facendo da generazioni quel lavoro, "dal produttore al consumatore" – ora propongono (fra le tante ricette) una frittura a base di filetti di altri pesci lacustri come cavedani, pighi bottatrici e altri. Fra l'altro il Mella organizza con successo l'ittiturismo, grazie al quale i curiosi possono partecipare alle battute di pesca notturne e poi gustarsi il tutto. Il Lago di Como, o Lario, con i suoi 410 metri è il più profondo d'Italia e il quinto in Europa. Anche se inferiore al Lago di Garda quanto ad affluenza turistica, è sicuramente molto visitato (anche grazie alle suggestive crociere) e fra le varie località proprio Bellagio, che sorge sulla punta del promontorio che divide i tre rami del lago, è quella di maggiore richiamo.

Alborella.

Bellagio ha dato i natali a un famoso personaggio femminile e ha visto la morte di un'altra celeberrima personalità: il primo è stato Cosima Liszt, figlia del grande pianista e compositore ungherese Franz Liszt, che poi divenne, in seconde nozze, la consorte di Richard Wagner, mentre il 2 dicembre 1944, in una camera dell'Hotel Excelsior morì Filippo Tommaso Marinetti, il fondatore del Futurismo. Marinetti morì qui perché nei mesi precedenti aveva raggiunto Bellagio per seguire Shinrokuro Hidaka, amico personale di Mussolini e ambasciatore del Sol Levante accreditato nella Repubblica Sociale Italiana. Questo perché, per qualche tempo, prima del crollo del regime di Salò, l'ambasciata nipponica trasferì la propria sede proprio in questa località lacustre.

Nel 1937 il regista francese  Julien Duvivier ambientò a Bellagio alcune sequenze del suo Carnet di ballo, film drammatico su una giovane vedova che ritrova un vecchio carnet da ballo e, memore dei bei tempi andati, si attiva per scoprire che fine hanno fatto quei compagni di ballo. Ma scoprirà che il passato non torna. Carnet di ballo fu premiato con la Coppa Mussolini come Migliore film straniero alla 5ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia. Nel film c'è un attore allora poco noto, Fernandel, allora alla sua ottava partecipazione cinematografica. Fu proprio Duvivier a renderlo famosissimo (ieri, oggi e domani, insieme a Gino Cervi) dirigendolo quindici anni dopo nel ruolo di don Camillo nei film di enorme successo (mi ripeto ancora, di ieri, oggi e domani) dell'omonima saga.

A Bellagio Luchino Visconti volle girare alcune scene di Rocco e i suoi fratelli (1960), fra cui quella al molo (foto sotto), dove Simone Parondi (Renato Salvatori) e Nadia (Annie Girardot) si scambiano un tenero bacio. Altro set locale di questo straordinario film – che narra la storia della famiglia lucana Parondi, con la madre e i cinque figli che si trasferiscono a Milano nel pieno boom economico in cerca di lavoro e di fortuna – è quello in cui gli stessi personaggi passeggiano sul Lungolago Europa davanti al lussuoso Grand Hotel de Bretagne, con i clienti seduti ai tavolini che chiamano un cameriere affinché allontani i due fastidiosi "intrusi".

Nella scena del film, per rispondere a Simone che le chiede che cosa sia quella grande e lussuosa costruzione (foto sotto), Nadia, dice al suo amato: "Come che cos'è? È un albergo. Ma un albergo al bacio, caro mio. [...] Guarda si chiama Gran Bretagna: vedi, una volta ci venivano molti turisti inglesi a Bellagio, adesso non ci viene più nessuno. Sì, oggi c'è gente perché è il giorno di Pasqua, sennò... deve avere sulle cento, centocinquanta stanze". Da anni, però, questo sontuoso albergo si trova in rovina, anche se a partire dal 2016 dovrebbero finalmente prendere avvio i lavori di ristrutturazione che porteranno questo leggendario hotel a rivivere i fasti di un tempo.

 

A seguire, a Villa Giulia (oggi non visitabile, proprietà privata) furono girate scene di LSD - Una atomica nel cervello (1967), di cui tratteremo dopo. La sontuosa Villa Giulia, dall'enorme parco, fu edificata nel tardo '700 e rimodernata nel 1882 e nel tempo passò a vari proprietari, di cui più che infimo fu senza dubbio Re Leopoldo del Belgio, che ne fece pure abbellire il parco. I denari certo non gli mancavano. Nel 1885 si era annesso, come proprietà personale, il Congo, sfruttando in questo immenso territorio africano il caucciù (prodotto solo lì per anni) e schiavizzando per decenni gli indigeni per mezzo di crudeli funzionari e feroci guardie. Fece uccidere fra i 2 e i 3 milioni di congolesi (venivano messi in fila, così con una pallottola se ne uccidevano diversi, risparmiando...) e a quelli più "fortunati" che non raggiungevano la produzione giornaliera stabilita faceva mozzare "soltanto" una mano, o altro. Alla fine il dominio gli fu tolto e passò allo stato belga, che però continuò bellamente per un altro mezzo secolo a sfruttare quelle terre e quella gente. Anzi, pare che i belgi odierni di questo genocidio non ne sappiano, o non ne vogliano sapere e neppure fare sapere, assolutamente nulla.

LSD - Una atomica nel cervello, diretto da Mike Middleton – ma all'anagrafe di Falconara Marittima lo conoscono come Massimo Mida – e interpretato da Guy Madison, Franca Polesello, Mario Valgoi e Virginio Gazzolo, è un film di spionaggio con il solito criminale megalomane "Mr. X" (insomma, ha pure poca fantasia visto lo pseudonimo trito e ritrito) che progetta di conquistare il mondo. Come? Versando negli acquedotti grandi quantità di droga LSD e quindi creando disordine e caos. Di sicuro, pensiamo noi, avrebbe fatto aumentare a dismisura la popolazione di molte città, attirando da ogni dove legioni di tossici entusiasti. Ovviamente intervengono i servizi segreti eccetera eccetera. Il film si fa vedere ed è pure piacevole se non lo si prende sul serio viste le tante ingenuità e assurdità (mitica la scena del camion cisterna dalla cui sommità spunta un periscopio, giusto per non farsi notare in città, o della ragazza che vi entra da un lato e nella scena dopo invece sale da una botola della pavimentazione...), però ha avuto più spettatori all'estero. Venne girato in varie location dalle Alpi alla Calabria. Villa Giulia di Bellagio viene fatta passare per una villa di Scilla. Fra le varie riprese del Lago di Como e relative località varie si notano gli interni e gli esterni del  citato prima Grand Hotel Villa Serbelloni.

Bellagio già durante la dominazione romana fu luogo di villeggiatura e fra i tanti turisti ci fu pure il grande scrittore e senatore (nato a Como) del I-II secolo Gaio Plinio Cecilio Secondo – detto Plinio il Giovane per distinguerlo dallo zio Plinio il Vecchio – il quale aveva una villa sulla sommità del colle di Bellagio, denominata Villa Tragoedia. La strada che la collegava viene chiamata Salita Plinio e proprio questa (oltre alle vie di Bellagio) si vede nell'ottimo film giallo La vittima designata (1971), diretto da Maurizio Lucidi e interpretato da Tomas Milian (qui parla con la sua voce, non essendo ancora doppiato da Ferruccio Amendola) e Pierre Clementi. La trama verte su Stefano che non ne può più della moglie e che incontra casualmente Matteo il quale gli propone uno "scambio di favori". Lui ucciderà la moglie e Stefano contraccambierà uccidendo il fratello di Matteo. Insomma, il film si rifà a L'altro uomo (1951) di Alfred Hitchcock e con protagonisti Robert Walker e Farley Granger e precede, con lo stesso tema, il piacevolissimo Getta la mamma dal treno (1987), diretto da Danny DeVito e da lui interpretato insieme a Billy Crystal e a una straordinaria Anne Ramsey nella parte dell'insopportabile madre. La Ramsey per questa interpretazione ebbe una nomination per il premio Oscar come Migliore attrice non protagonista.

Tornando a Bellagio, vi fu girato (anche a Varenna) il terzo episodio di Io tigro, tu tigri, egli tigra (1978), con regia di di Renato Pozzetto per il primo e di Giorgio Capitani per quanto riguarda gli altri due. In qualche modo è il seguito – più che altro per sfruttarne il successo – di Tre tigri contro tre tigri (1977), diretto da Sergio Corbucci e Steno, sempre suddiviso in tre episodi e con gli stessi protagonisti. Il terzo episodio di Io tigro, tu tigri, egli tigra, con protagonista Enrico Montesano, tratta del comandante di un reparto di bersaglieri che durante un'esercitazione, senza saperlo e in cerca di un tabaccaio, invade la Svizzera. Le autorità di quest'ultima ingigantiscono poi, pure loro senza volerlo e grazie al sentito dire, la notizia, annunciando di essere stati attaccati.

Nel film si vedono senza dubbio bei panorami di varia natura, incluso (ma nel primo e secondo episodio) il famoso "lato B" dell'attrice (si fa per dire...) americana Gianna Lou Müller, nota in Italia come Nadia Cassini e interprete – nella parte della bonazza ingenua e quasi sempre doppiata per via della sua difficoltà a esprimersi bene in italiano –  di film commedie erotiche italiane tra gli anni Settanta e Ottanta. Quando partecipò a Io tigro, tu tigri, egli tigra aveva già evidenziato le sue doti in pietre miliari interplanetarie della Storia del Cinema come Mazzabubù...Quante corna stanno quaggiù? di Mariano Laurenti, Quando gli uomini armarono la clava e...con le donne fecero din don di Bruno Corbucci, Ecco lingua d'argento di Mauro Ivaldi e Spogliamoci così, senza pudor di Sergio Martino. Non possiamo non menzionare altre sue opere come Io zombo, tu zombi, lei zomba di Nello Rossati, L'infermiera nella corsia dei militari di Mariano Laurenti oppure La dottoressa ci sta col colonnello di Michele Massimo Tarantini. Nadia Cassini è stata anche cantante, e all'uopo ricordiamo il suo 45 giri con il brano (ovviamente sul lato B...) intitolato A chi la do stasera.

Nadia Cassini nelle...vesti di cantante.

A Bellagio – incluse riprese al Grand Hotel Villa Serbelloni – furono girate alcune scene di Un attimo, una vita (1977), tratto dal romanzo Il cielo non ha preferenze di Erich Maria Remarque, diretto da Sydney Pollack e con protagonista Al Pacino. Ecco la trama: il campione di Formula 1 Bobby Deerfield vuole capire bene quel che è successo durante un Gran Premio, in cui un suo compagno di scuderia è morto. Volendo saperne di più sull'incidente, va in una clinica svizzera allo scopo di interrogare un sopravvissuto e viene avvicinato da una ragazza fiorentina, Liliana. Lui la accompagna in auto in Italia e durante il tragitto i due si innamorano. Purtroppo la ragazza, affetta da un male incurabile, muore poco dopo. Marthe Keller, che interpretava Liliana, fortunatamente stava benissimo e allora per entrare nella parte e apparire magra e provata si sottopose a un duro lavoro comprendente una dieta di lattuga verde e succo di carota, e tutti i giorni ore e ore di nuoto, camminate in montagna e partite di tennis. Dimagrì così di dieci kg. Al Pacino invece, per essere credibile almeno in alcune scene nel ruolo di pilota automobilistico, fece uno speciale corso di guida, tuttavia là dove la sua auto (una Brabham Alfa Romeo BT-45) sfreccia a oltre 320 km/h a guidarla era il trentaduenne pilota professionista José Carlos Pace – vero proprietario di quell'auto e che interpreta nel film un pilota. A parere di tutti, troppo pericolose quelle scene. Ironia della sorte poco dopo la fine delle riprese Pace morì a San Paolo in un incidente, ma aereo. Quando il film uscì nelle sale a novembre del 1977 si notò che era stato dedicato a lui e a un altro pilota, Tom Pryce.

Il lido di Bellagio fu una delle location di Un mese al lago (1995, A Month by the Lake), diretto da John Irvin e interpretato da Vanessa Redgrave, Edward Fox, Uma Thurman, Alida Valli e Alessandro Gassman. Non possiamo definirlo un successo, visto che in dieci anni e in totale non è riuscito a incassare neppure 2.200.000 dollari, e supponiamo che i produttori non ne siano granché entusiasti. La storia si svolge nella zona del Lago di Como poco prima dello scoppio della Seconda guerra mondiale, ed è drammatica e alla fine romantica. Altre location furono Villa del Balbianello di Lenno, Villa Sola Cabiati "La Quiete" di Tremezzo, Villa Olmo di Como, Cernobbio, Grandola e le località Acquaseria e Rezzonico del comune di San Siro. Il trailer mostra una trama festaiola e pure libertina e in effetti non si deve pensare alle spiagge del lago come a luoghi con effetti soporiferi, poiché  il Lido di Bellagio di notte si trasforma in un suggestivo club con ritmi latini, disco music e la domenica aperitivo danzante on the beach con cocktail, ricco buffet e musica selezionata dai dj. http://video.sky.it/cinema/trailer/un_mese_al_lago__il_trailer/v85042.vid

Tanto per far comprendere come la vista del lago sia a dir poco spettacolare da Bellagio, basterà ricordare che sul lungolago bellagese nel 1984 Sergio Leone girò per il suo film-capolavoro C’era una volta l'America la romantica passeggiata del personaggio di Noodles (interpretato da Robert De Niro) e della sua amata Deborah (Elizabeth McGovern). Quella scena mostra i due giovani passeggiare lungo la costa  sull'Oceano Atlantico. Ma altro che oceano, in realtà non è altro che il Lario sul lungolago di Bellagio. Le riprese furono fatte a Punta Spartivento, dove i due rami inferiori del lago convergono e davanti si spalanca la visione del lago che si apre in tutta la sua ampiezza e magnificenza.

 Bellagio visto dall'alto.

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