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Lodi

Lodi fu fondata nel 1158 dall'imperatore Federico Barbarossa, anche se la zona era abitata già da prima di Cristo da popolazioni celtiche e poi dai romani che chiamarono il borgo Laus Pompeia (dove oggi c'è Lodi Vecchio). Laus Pompeia esisteva anche nel Medioevo ma poi fu raso al suolo dai milanesi, al termine di un cruento assedio. Insomma, la storia medievale di Lodi sembra quella di un film o di una fiaba: cavalieri, popolino, fitte foreste con branchi di lupi, imperatori, assedi e così via. Non mancava neppure il drago, che il popolino temeva parecchio in quanto divoratore di persone. Sarebbe vissuto nel Lago Gerundo, oggi scomparso, che era in realtà una gigantesca palude profonda al massimo una decina di metri ma che grazie ai suoi 200 km² copriva parte dei territori delle attuali province di Milano, Lodi, Bergamo e Cremona. Il drago, chiamato Tarantasio, secondo la leggenda sarebbe stato ucciso nei primi anni dell'XI secolo da un Visconti il quale, dopo tale prodezza, adottò come suo stemma l'immagine del temibile mostro, rappresentato a mo' di gigantesco biscione. Insomma, lo stemma di Milano, l'emblema di Mediaset, dell'Alfa Romeo e di tanti altri (entrati in contatto con i Visconti nei secoli) verrebbe proprio da qui. O almeno, anche da questa zona, visto che il Lago Gerundo era molto grande. Dimenticavamo, parrebbe che anche il marchio simbolo dell'Eni (Ente Nazionale Idrocarburi), ossia il famoso cane a sei zampe, debba molto allo squamato mostro Tarantasio poiché avrebbe fatto da fonte di ispirazione per lo scultore Luigi Broggini che ideò  l'immagine dell'azienda. A quanto pare Tarantasio non sarebbe stato un drago del tipo alato, come ci hanno insegnato a immaginarli tanti film, ma del tipo anfibio. Però chissà, magari le ali le aveva pure lui, e le usò per andarsene infastidito da quell'ometto di Visconti che lo importunava in cerca di gloria (a quei tempi se non si diceva di avere ammansito un lupo,  legato un orso o un leone al carro o ucciso un drago non si faceva carriera, né come nobile né come santo) e ora se la gode in qualche parte del mondo in cui le fiabe vivono e prosperano ancora, com'è giusto che sia. O magari è in cielo, insieme agli altri draghi, come si vede nel bel film Dragonheart (1996), diretto da Rob Cohen, non girato a Lodi ma comunque in un certo senso legato alla leggenda locale. Vedi qui:

Durante il Rinascimento conobbe un periodo di grande splendore artistico e culturale ma le successive dominazioni spagnola, austriaca e francese portarono un declino. A proposito di francesi, presso il ponte sull'Adda (attualmente una costruzione ad archi che ha rimpiazzato l'originaria struttura in legno) il 10 maggio1796 Napoleone Bonaparte sconfisse gli austriaci nella celebre battaglia di Lodi (ovvio!). Per quanto  i film girati in loco, nel 1963 il regista teatrale Mario Missiroli elesse la città a set del suo primo e unico lavoro cinematografico, basato su un soggetto di Alberto Arbasino (un racconto, sviluppato poi in seguito dallo stesso in un romanzo omonimo), La bella di Lodi. Lei, la ricca, avvenente e giovane lodigiana Roberta, ha il volto dell'allora diciassettenne Stefania Sandrelli – ma già famosa dopo avere interpretato Il federale di Luciano Salce e Divorzio all'italiana di Pietro Germi, entrambi del 1961 –, lui quello dello spagnolo Angel Aranda, nei panni del meccanico Franco. Vedi qui:

E' una commedia, che potremmo obtorto collo definire passabile, di cui appunto una parte girata a Lodi e ambientata durante gli anni del cosiddetto boom economico, come si vede dal traffico in piazza Vittoria e piazza Castello col Palazzo. La prima rappresenta il cuore della città, ed è un raro esempio di piazza porticata su tutti i quattro lati; piazza Castello ha dimensioni piuttosto ampie e prende il nome dal Castello Visconteo che vi si affaccia (una tipica fortezza medievale, che nella sua struttura originaria è andata in buona parte distrutta, ma il cui alto e massiccio torrione è uno dei simboli più noti della città), attualmente sede della Questura. Facendo una carrellata su altri luoghi simbolo della città, citiamo piazza Mercato, su cui si affacciano il Duomo, un'ala di Palazzo Broletto, il Palazzo del Governo e il Palazzo Vescovile. Il Duomo è il monumento più antico (oltre che una delle chiese più vaste della Lombardia): la sua costruzione venne simbolicamente intrapresa il 3 agosto 1158 (giorno stesso della fondazione della città) ed ebbe termine nel 1284. Al suo interno sono conservate le spoglie di San Bassiano, patrono di Lodi. La città – dopo essere stata sfiorata dalle riprese di Edipo re (1967) di Pier Paolo Pasolini (alcune scene interessarono Casaletto Lodigiano e  Sant'Angelo Lodigiano, ma non Lodi) – fu location (con scene interne anche a Vigevano) di Bianco, rosso e… (1972)di Alberto Lattuada, film poco apprezzato dalla critica ma di grande riscontro al botteghino. Ecco la trama: dopo anni passati in Libia, Suor Germana (Sophia Loren) ritorna in Italia – cacciata senza troppi problemi, come tanti altri italiani, dal dittatore Gheddafi – e viene trasferita in un ospedale di Lodi. Viene ben accolta da tutti, tranne che da Annibale Pezzi (Adriano Celentano), un comunista senza casa che occupa abusivamente un letto di corsia. Fra i due inizialmente non c'è sintonia ma gradualmente imparano ad apprezzarsi. Dopo essere stato dimesso dall'ospedale Annibale partecipa a una manifestazione di protesta ma viene investito dall'automobile di alcuni malviventi in fuga, morendo proprio in quell'ospedale assistito da suor Germana.

Sophia Loren sul set di Bianco, rosso e…

(Per gentile concessione de Il Cittadino di Lodi)

Qualche curiosità sul film: nella parte di Germana da bambina figura la nipote di Sophia Loren, Alessandra Mussolini, che allora aveva dieci anni ed era all'esordio della sua non eclatante carriera cinematografica. Poi decise di darsi alla politica, con risultati senza dubbio più notevoli. Altra curiosità: nel film a  Suor Germana, una volta all'ospedale di Lodi, vengono mostrate  "le mummie del Gorini", che esistono veramente. Paolo Gorini, nato a Pavia nel 1813 e poi trasferitosi a Lodi, fu uno scienziato noto a livello internazionale soprattutto come preparatore di cadaveri e parti anatomiche secondo un procedimento segreto di conservazione da lui stesso inventato e sperimentato, la cosiddetta "pietrificazione", che gli valse il soprannome di "mago di Lodi". Da sempre fervente patriota – insegnante di fisica al liceo comunale, si licenziò quando la scuola passò sotto il governo austriaco –, nel 1872 fu incaricato di preparare (conservare) la salma di Giuseppe Mazzini ma non ci riuscì in quanto il cadavere quando gli fu messo a disposizione era ormai in avanzata decomposizione. Gorini riuscì con la sua attività, pur senza volerlo, a spaccare la città in due. Da una parte gli fu dedicata una via quand'era ancora in vita, cosa oggi inaudita, e dall'altra dopo la sua morte i soliti bigotti (che anche a Lodi certo non mancarono mai) cercarono di boicottare l'inaugurazione in città di un monumento alla sua memoria. Una delle sue colpe, secondo alcuni, fu infatti l'avere studiato e infine messo a punto un modello di forno crematorio poi realizzato nel 1877 a Lodi a spese del Comune, seguito da altri in diverse città italiane ed europee. Insomma, parrebbe difficile pensare che suor Germana, in Bianco, rosso e…,per via del suo credo religioso, apprezzasse molto le mummie. Comunque sia, dopo il film i reperti furono al centro di una mostra, nel 1981, e dopo alcune vicissitudini ora sono visibili (non per le persone impressionabili e per i bambini) al Museo Paolo Gorini. L'Ospedale Maggiore, a cui la collezione fu donata, presenta un nucleo più antico che risale al XV secolo; la struttura venne poi ampliata e trasformata in ospedale; la facciata in stile neoclassico fu realizzata alla fine del Settecento su disegno di Giuseppe Piermarini (lo stesso architetto del Teatro alla Scala di Milano).

Il chiostro del Museo Paolo Gorini, XV-XVI secc.

La scelta di girare a Lodi Bianco, rosso e… nacque dall'amicizia che legava il regista all'allora sindaco Antonio Allegri. L'idea di unire Sophia Loren – già premio Oscar per La ciociara del 1963 e moglie di Carlo Ponti, produttore anche di  Bianco, rosso e… – ad Adriano Celentano ebbe grande successo, tanto che il film incassò un miliardoseicento milioni di lire. Anche se parrebbe che il regista si aspettasse ancora di più. Difatti Lattuada raccontò: "Il film, a raccontarlo, era bellissimo. Era nato da un'idea di Tonino Guerra. Tonino è affascinante quando racconta le sue storie: un narratore orale, doppiato da un ottimo scrittore. Poi è andato così così perché era la storia di un 'antieroe' e il pubblico si aspettava probabilmente qualcos'altro da un  Celentano messo insieme alla Loren. Certo, la presenza della Loren ha cambiato un po' le carte in tavola: il film, che all'origine era centrato su un solo protagonista, alla fine ne ha avuti due. E' divenuto un film su due attori popolari che si scontrano, perdendo un po' di vista l'assunto iniziale, che era quello di raccontare la storia di un uomo mediocre, buono a parlare più che ad agire, che alla fine si riscatta con un atto gratuito, rimettendoci persino la vita".

Ultimo a destra, il produttore Carlo Ponti, a Lodi.

(Per gentile concessione de Il Cittadino di Lodi)

Celentano già allora era molto in auge – e lo è tutt'ora, lui e  Mina sono gli unici cantanti italiani ad avere venduto oltre 150 milioni di copie – e l'anno prima era stato il protagonista dell'ottimo, e di grande successo, Er più - Storia d'amore e di coltello (1971) diretto da Sergio Corbucci, che precedette di tre anni il simile, drammatico e ben fatto I guappi (1974) diretto da Pasquale Squitieri, con Fabio Testi, Franco Nero e Claudia Cardinale. Celentano anni dopo tornò a Lodi (oltre che per girare Lui è peggio di me, trattato dopo) all'Ospedale Maggiore, essendo legato da amicizia con il direttore Piergiorgio Spaggiari. E ricordava benissimo i giorni passati sul set di Bianco, rosso e… Vedi qui:

Altra tappa: 1977. A quell'anno risale – e alcune scene del film furono appunto girate a Lodi – Una donna di seconda mano, film diretto da Pino Tosini che racconta dell'iniziazione sessuale del giovane Luca (il debuttante Bruno Valente), voluta dallo zio Augusto (Enrico Maria Salerno) e operata dalla stupenda prostituta Nerina (Senta Berger). Forse l'intento del regista e degli sceneggiatori  (Renato Izzo e Sergio Perillo) era di raccontare un'Italia caratterizzata da un'istituzione peculiare come la casa chiusa, ma in realtà più che lo scopo sociologico affiorano soprattutto i difetti di una storia a cavallo fra melodramma e romanzetto erotico. Si dice che la stessa Berger abbia dichiarato che ci furono problemi sul set per via dell'impreparazione del giovane protagonista, con scene ripetute all'inverosimile e altre cancellate. Sarà. Però sappiamo che nel 1978 Pino Tonini si trovava con la troupe – inclusi Valente e la Berger – a Castelporziano per girare un altro film, segno che i rapporti con Tonini e la Berger non fossero stati così burrascosi come si dice. Il film non fu mai fatto perché il 3 aprile Valente fu trovato nella limitrofa pineta, morto. Si disse suicidio, ma la cosa parve subito strana in quanto il giovane attore avrebbe prima incendiato la sua automobile, ustionandosi le mani, ci si sarebbe chiuso dentro e infine si sarebbe accoltellato al petto non una ma due volte, uscendo poi dall'auto e morendo poco distante. Senta Berger è un'attrice che nella sua lunga carriera – dal 1960 a oggi – ha praticamente recitato a livello internazionale in film di ogni genere, dall'esotico alla commedia, dal western alla spy story. Anche in Una donna di seconda mano, come del resto il grande Enrico Maria Salerno, fu professionista seria. Raccontò: "Ho fatto veramente di tutto dalle mie prime esperienze in Austria ad oggi. Ho avuto tutte le età, persino i capelli bianchi, e sono stata buona e cattiva, onesta e depravata. Gran parte di queste interpretazioni valgono poco o niente, i personaggi che ho dovuto incarnare erano irreali e zoppicanti, eppure li ho scelti tra due volte tanti, anzi dieci volte tanti, perché in fondo erano i meno peggio. Probabilmente la serietà nel lavoro è un lato del mio carattere, è una mia dote innata. Ma anche se non l'avessi avuta, una dote del genere, l'avrei acquistata lavorando a Hollywood. Negli Stati Uniti non c'è posto per i dilettanti. Potete aver fatto mattina con l'amico, o in compagnia di una bottiglia, o magari con tutti e due, poco importa: salendo sul set bisogna essere in perfetta forma, nel pieno delle vostre possibilità di recitazione, altrimenti non vi varrà a nulla essere bella come una dea, o magari l'amica del produttore: il vostro contratto sarà immediatamente rescisso e vi sarà difficilissimo trovare qualcuno che ve ne offra un altro da firmare". A proposito dell'innegabile bellezza, con modestia disse: "Bella io? Non scherziamo! Intanto ho un sopracciglio rovinato da un incidente d'auto, e non ho mai avuto il tempo di rimetterlo a posto con la plastica. Poi, la plastica, il giorno che dovessi farmela la imporrei anche al mio naso, che trovo orribile. Ho le gambe troppo pesanti – per tutta la danza classica che ho fatto da ragazza – non ho un'altezza imponente e tendo a ingrassare. Bella io? Allora le altre sono tutte dee!"

Senta Berger.

Ancora Celentano (alias Leonardo) è protagonista insieme a Renato Pozzetto (nel ruolo di Luciano) di un'altra pellicola di successo (circa 10 miliardi di lire di incasso) ambientata nel Lodigiano: Lui è peggio di me (1984) di Enrico Oldoini. Attrice femminile è Kelly Van Der Velden che interpreta Giovanna: anche lei, come la Roberta di La bella di Lodi, è figlia di proprietari terrieri, è ricca e ama le belle auto (come la Rolls Royce che l'accompagnerà in piazza Vittoria il giorno del suo matrimonio). Tocca a Leonardo fare da autista, ma giunto sul sagrato del Duomo, invece di consegnare la sposa ai parenti, a causa dell'amore a prima vista scoccato fra i due fugge con la fanciulla inseguito dal quasi marito. Ed ecco, tra le altre, piazza Broletto (si, l'abbiamo vista pure in una pellicola precedente: posto affollato, quindi!) e il Museo Civico in corso Umberto. La prima ha forma trapezoidale, dimensioni ridotte, al centro vede collocata una fontana in marmo rosa di Carrara, e oggi è sede del Municipio. Il Museo Civico è articolato in una sezione archeologica, una risorgimentale e una dedicata alla ceramica (elemento classico dell'artigianato locale). Nel film si vedono i due protagonisti camminare sotto i portici di piazza della Vittoria. Una curiosità su queste riprese: la scena del ristorante in cui Pozzetto si finge cameriere ebbe come location il salone del ristorante Hilton a Milano, ma quando Leonardo e Luciano escono si vede l'esterno del ristorante La Quinta, allora sotto i portici ma poi trasferitosi. Vedi qui:

Ancora due curiosità sul film: non sempre la bellezza paga, e infatti la Van Der Velden, nonostante l'avvenenza, non è più comparsa in altre pellicole; e se poi vi pare in una scena di intravvedere qualcuno che somigli al produttore cinematografico Vittorio Cecchi Gori, bene, non vi sbagliate, perché proprio di lui si tratta (in un cameo interpreta un passante sorpreso dal litigio fra i due protagonisti)! Con il fratello Mario era il produttore di  Lui è peggio di me. Fra i caratteristi figura Alfio Patané nella parte del passante deriso da Leonardo. Patané – che era persona simpatica e che ci raccontò personalmente la preparazione della scena – l'anno dopo divenne noto interpretando un muratore che dà una forchettata a Eugenio (Renato Pozzetto) in Un povero ricco (1983) diretto da Pasquale Festa Campanile e girato a Milano. Vedi qui:

Lodi è stata location anche di fiction: secondo il quotidiano Il Cittadino di Lodi la pista di motocross di Bottedo a Lodi Vecchio sarebbe stata filmata nel luglio 2008 nell'ambito della sitcom Finalmente soli, con Gerry Scotti e Maria Amelia Monti e andata in onda su Canale 5. Tuttavia, tale serie fu prodotta dal 1999 al maggio 2004 e pertanto nel 2008 era già cessata da quattro anni. Forse tali riprese riguardarono uno dei film per la televisione tratti dalla sitcom (situation comedy, commedia con una sola ambientazione o poco più) e cioè Finalmente a casa oppure Finalmente una favola, entrambi di quell'anno. Nel giugno 2009 la città vide l'arrivo della troupe di Fratelli Benvenuti, con Massimo Boldi, Barbara De Rossi, Enzo Salvi, Elisabetta Canalis, Massimo Ciavarro, I Fichi d'India, Gisella Sofio, Paolo Ferrari, Gloria Guida. Ecco succintamente la trama: la famiglia Benvenuti è proprietaria di una salumeria in centro ma la concorrenza della grande distribuzione è durissima, così decidono di trasferire il negozio in un centro commerciale. Il tutto condito da problemi esistenziali e affettivi che incidono sull'armonia familiare. Le riprese a Lodi, con una troupe di 70 persone oltre alle comparse reclutate in città, riguardarono dal 18 al 23 giugno piazza della Vittoria (in particolare l'ingresso di un edificio di fronte alla Cattedrale, spacciato per quello di casa Benvenuti; un negozio all'angolo con via Incoronata che divenne la salumeria di famiglia, anche se furono fatte riprese pure all'interno della salumeria Mangili di Bergamo), piazza Broletto (con la scalinata del palazzo municipale che divenne l'ingresso del liceo frequentato dalle figlie del capofamiglia Boldi), piazza Mercato, via Gorini (il cortile di un'abitazione privata divenne  quello di casa Benvenuti) e altre vie del centro. Il centro commerciale nel quale si trasferiscono invece nella realtà è il Corte Lombarda di Bellinzago Lombardo. "Abbiamo scelto Lodi" – spiegò Fabio Boldi, responsabile della produzione – "come location perché univa due tratti importanti nel contesto del soggetto della fiction, vale a dire l'immagine di una città di tradizione storica, legata al suo passato e ancora a misura d’uomo, ma anche la capacità di affrontare il presente e di aprirsi nei confronti della modernità. Il confronto tra la bottega a conduzione famigliare nel cuore di un'antica città e il negozio all'avanguardia nella galleria di un grande centro commerciale si colloca quindi in modo ideale in una località come Lodi, consentendo di sviluppare con efficacia il tema del cambiamento, che al centro della vicende narrate". Purtroppo i dodici episodi, andati in onda nel 2010, di Fratelli Benvenuti – che voleva essere la versione moderna e televisiva del film Grandi Magazzini del 1986 dei registi Castellano e Pipolo –non andarono molto bene (per usare un eufemismo, visto che si passò da 3.207.000 spettatori a 781.000, crollando  da uno share del 13,23 % ad appena lo 07,88%) e così la fiction ebbe un cambio di programmazione, dalla domenica al mercoledì, dalla prima serata al pomeriggio, e da Canale 5 a Rete 4. Comunque è stata replicata in televisione, anche recentemente.

Fratelli Benvenuti.

Lodi venne scelta nel 2010 da Michele Placido, regista di Vallanzasca - Gli angeli del male, con Kim Rossi Staurt come protagonista. Definirlo un’odissea è poco: la sceneggiatura, scritta da Placido insieme all'attore e altri collaboratori, è ispirata al libro autobiografico scritto da Vallanzasca. Per chi non lo sapesse, Renato Vallanzasca (detto il Bel René e un tempo boss della cosiddetta banda della Comasina) è un criminale autore di sequestri, omicidi, evasioni e una sequela di reati, condannato a a quattro ergastoli e 295 anni di reclusione. Nel film di Placido il detenuto ormai anziano racconta la sua vita e i misfatti compiuti. L'opera non è da confondere con il pessimo poliziottesco La banda Vallanzasca del 1977, diretto da Mario Bianchi. Già nel 1998 si iniziò a pensare a un altro film con tale soggetto: per primo ci provò il regista Claudio Bonivento che, dopo anni di inutili ricerche di finanziatori e case di produzione, annunciò che le riprese sarebbero iniziate nella primavera del 2006; ma non fu così e allora Marco Risi venne incaricato di girare il film, prodotto da Elide Melli e con Riccardo Scamarcio come protagonista; Risi inviò la sceneggiatura ultimata a Rai Cinema, che però la rigettò; nel 2008 la 20th Century Fox mostrò un nuovo progetto a Michele Placido, che alla fine accettò dichiarando: "Quello che trovavo stimolante era entrare nella mente di un criminale per capire, con un approccio asettico lontano da qualsiasi giudizio morale, cosa si prova a stare in bilico fra il bene e il male, e a scegliere deliberatamente il male". Non è l'unico a subire un certo fascino: Valeria Solarino, nel ruolo di Ripalta Pioggia (prima donna di Vallanzasca), dichiarò di essersi preparata al ruolo leggendo il libro e concludendo che si trattasse di "Un uomo molto bello e magnetico".

Le riprese iniziarono nel gennaio 2010 a Milano e terminarono qualche mese dopo, includendo le scene d'azione girate a Lodi (le poste di Via Volturno e la prefettura di Corso Umberto trasformate per l'occasione in sedi bancarie). La scelta non fu casuale, non solo perché la città conobbe realmente la mano violenta del boss della Comasina, ma anche perché è la città  adottiva di Gerardo Amato (nome d'arte di Gerardo Placido, fratello di Michele), che partecipò alla sceneggiatura e che nel film interpreta il padre del Vallanzasca. Amato dichiarò: "Aldilà del film, Lodi è bellissima come cittadina di per sé, e non sono il primo a dirlo. Se una cinematografia lombarda ha senso, come credo, Lodi può rientrarci a pieno titolo. Roma resta quello che è: ha la sua storia e il suo fascino, ma gli orizzonti del cinema si stanno allargando. Lodi è in una posizione fortunata: Milano è una metropoli dove girare è comunque complesso. Qui, oltre a location che si prestano, le autorità, dal Comune alla Provincia, passando per la Prefettura e le forze dell’ordine, hanno un atteggiamento collaborativo, e tutti vedono volentieri queste esperienze culturali. Lodi, poi, è un bel set cinematografico Se Lodi, come molte piccole città, ha un difetto è quello di sentirsi esclusa a priori dai grandi eventi nazionali. Invece, non è così. I dirigenti, le persone che conosco, sono pronti ad accoglierli. Servirebbe, forse, che chi ha i mezzi economici intervenisse. Anche perché conviene (...) Certo, ci vogliono i mezzi. Ci vorrebbe, se posso fare una battuta, un De Laurentiis lodigiano".

Il set di Vallanzasca - Gli angeli del male.

Ottima l'interpretazione di tutti gli attori di Vallanzasca - Gli angeli del male ma soprattutto del protagonista Kim Rossi Stuart che secondo Antonella D'Agostino, la prima moglie di Vallanzasca (che fu consulente di produzione e che è interpretata nel film da Paz Vega) gli assomigliava anche parecchio. Stuart aveva imparato la cadenza della Comasina, oltre ai tic e alle movenze di Vallanzasca, incontrandolo. "Sono stato a lungo con lui nel tempo e nei modi che il regime carcerario ha consentito" – dichiarò l'attore – " Ho cercato di interiorizzare il personaggio. Non gli ho chiesto di raccontarmi la sua storia, gli sono stato a fianco nella sua attività di volontariato, con i malati terminali. So che il film cammina su un crinale difficile. Qui non è come Romanzo criminale, l'altro mio film diretto da Placido. Passare dal romanesco al milanese di Renato è davvero l'ultima cosa. Là c'erano personaggi tra la cronaca e la fantasia; qui c'è un uomo, un uomo che ha ucciso ma ha anche pagato duramente. Cercherò di restituirlo evitando l'aspetto giustificatorio, individuando il punto in cui comincia il lato oscuro, il suo mistero, ed evitando di offendere il dolore delle sue vittime". Vedi qui:

Vallanzasca - Gli angeli del male suscitò polemiche e dolori ovviamente mai sopiti, addirittura ancora prima dell'inizio della lavorazione. Placido fu accusato di avere mitizzato quello che era, ed è in effetti, un feroce assassino. Il regista raccontò: "Il ministero non ci ha dato un solo euro, con la motivazione che avrei accostato Vallanzasca a Robin Hood. Me ne guardo bene. E' vero però che la popolarità e il fascino del bandito si spiegano anche con il fatto che devolveva parte dei proventi delle rapine alle famiglie dei detenuti. Quanto alle donne, a centinaia gli mandavano in carcere foto inequivocabili fatte con l'autoscatto…Figuriamoci se non sarò rispettoso delle vittime. Il film non sarà un'assoluzione, ma una confessione. Delitto e castigo. Vallanzasca ha ammesso di aver sbagliato. Ha scritto ai familiari delle vittime. E, anche quando sparava, non ha mai raggiunto la spietatezza che avrebbe dimostrato anni dopo la mafia. E nessun terrorista si è fatto, come lui, 35 anni di galera". A proposito della spietatezza, forse Placido non era al corrente che Vallanzasca fra l'altro decapitò un uomo con un coltello e giocò a palla con la testa...

Una parte del cast di Vallanzasca - Gli angeli del male.

Una curiosità: quando il diciottenne Vallanzasca era già un criminale (a soli 8 anni era finito in riformatorio per avere cercato di fare uscire dalla gabbia la tigre di un circo) il ventiduenne Placido di mestiere non faceva il regista ma il poliziotto. Fra l'altro partecipò pure, come celerino, a Roma alla cosiddetta "battaglia di Valle Giulia" del 1º marzo 1968, un violentissimo scontro di piazza tra manifestanti universitari e polizia. Fra i manifestanti c'erano ragazzi poi divenuti famosi in diverse professioni, come il regista Paolo Pietrangeli e i giornalisti Giuliano Ferrara, Paolo Liguori ed Ernesto Galli della Loggia.

Il 2010 è anche l'anno di Qualcosa da condividere, diretto da Tiziano Paltrinieri e Carlotta Bergamini, che narra le vicende dell'inarrestabile giramondo Leonardo (Dario Leone), la cui inquietudine personale trova rispecchiamento sociale nelle manifestazioni giovanili, nella rabbia e disillusione, in uno stato d’animo condiviso di insoddisfazione e desiderio di fuga. Il progetto iniziale era quella di un corto, anche perché, a parte qualche piccolo lavoretto personale, i due registi non avevano esperienza. Lavorare in questa produzione indipendente da un lato ha permesso loro di muoversi con maggiore libertà, senza vincoli imposti, ma dall'altro ha significato spendersi personalmente per ottenere la collaborazione gratuita di tecnici e appassionati, e soprattutto i fondi necessari alla realizzazione del film. Di ciò ha risentito anche la scelta delle location (le più vicine possibili!), che però risponde anche ad un'esigenza narrativa, trattandosi di "un non-luogo, ben rappresentativo dello stato d'animo del protagonista".

Il nostro excursus temporale si conclude – per adesso, si spera –  nel 2012, quando uscì Benvenuti al Nord, diretto da Luca Miniero e sequel di Benvenuti al Sud del 2010, sempre dello stesso regista. Racconta le vicissitudini di un meridionale al Nord, così come il primo raccontava l'opposto. Ciò che li unisce è il successo, visto che ognuno incassò oltre 30 milioni di euro, nonché il cast,  praticamente lo stesso (con l'aggiunta di Paolo Rossi nel ruolo del  nuovo e terribile direttore generale delle poste) ossia Claudio Bisio, Alessandro Siani, Angela Finocchiaro, Valentina Lodovini. Le location lodigiane (altre a Milano, Piobbico e Castellabate), con riprese nel luglio 2011, furono l'ufficio postale di via Volturno e l'interno dell'auditorium della Banca Popolare di Lodi, in quello che viene indicato comunemente come Bipielle Center, trasformato dalla produzione in una sede delle Poste.

Lodi, foto di gruppo del cast di Benvenuti al Nord.

(Per gentile concessione de Il Cittadino di Lodi)

Il Bipielle Center, ideato dall'architetto Renzo Piano, fu progettato per inserirsi nella città sia dal punto di vista urbanistico (congiungendo idealmente la linea della stazione ferroviaria con la cerchia storica della città) sia dal punto di vista cromatico nell'utilizzo del cotto dei suoi rivestimenti, che richiama quello tradizionale delle chiese, delle mura fortificate e delle cascine. A proposito di cerchia e di mura, Lodi era dotata di un sistema difensivo originariamente alto almeno sei o sette metri (fatte costruire da Federico Barbarossa nel 1160), ma che fu in gran parte demolito nel XX secolo a causa dell'espansione edilizia: al giorno d'oggi, in diversi punti della città, ne rimangono tracce, ad esempio nei pressi del parco dell'Isola Carolina. Questa, situata a ridosso del centro storico, deve il suo nome alla Cascina Carolina, che a sua volta fu battezzata così nel 1825 in onore della moglie dell'imperatore Francesco I d'Austria. Carolina Carlotta Augusta di Baviera era quel che si dice una brava donna, semplice, simpatica, intelligente. Bella però no, perché all'età di due anni si era ammalata di vaiolo e ciò le aveva lasciato brutte cicatrici in volto e lei ne era conscia. Il primo marito (matrimonio deciso esclusivamente dalla politica), principe ereditario Guglielmo I di Württemberg, le disse di non preoccuparsi, che non era un problema, però finito il matrimonio salì su un'altra carrozza e fece alloggiare la moglie nell'ala del Castello Reale di Stoccarda più lontana possibile dalla sua camera da letto. Praticamente si incontravano, con distacco, solo a cena, finché il matrimonio – mai consumato – non fu annullato direttamente dal papa (il divorzio in effetti per i ricchi nobili e i potenti nelle grazie della Chiesa fu sempre possibilissimo, altroché). Migliore fu il comportamento del secondo marito Francesco I d’Austria, anche se pure in questo caso di figli non ce ne furono.  Carolina si dedicò alle attività caritative, e lo fece bene tanto da meritarsi riconoscimenti e dediche, come appunto quella della Cascina Carolina di Lodi, alla quale nel 1950 si aggiunse il parco di circa 5 ettari creato grazie al sostegno di Enrico Mattei, presidente dell'Ente Nazionale Idrocarburi. Furono messe a dimora piante anche provenienti dalla zona del Lago di Como. Il tutto fu un dono dell'ENI come ringraziamento alla città nel cui territorio erano stai trovati importanti giacimenti di gas naturale. Ricordate il leggendario drago Tarantasio di cui abbiamo scritto sopra, il cui alito mefitico ammorbava il Lago Gerundo? Bene, in realtà erano proprio quei gas naturali a uccidere la popolazione o almeno ad allontanarla. A proposito di uccidere, lo stesso Mattei dodici anni dopo morì, con altre due persone, nell'esplosione dell'aereo su cui si trovava, a causa di una bomba. Si era messo contro alcune grandi multinazionali che non volevano vedere calare i loro profitti per via delle "pretese" di Mattei. Negli anni seguenti non pochi testimoni, investigatori e giornalisti che si interessarono al caso furono uccisi o morirono misteriosamente.

La Cascina Carolina è la sede del Parco regionale Adda Sud, area fluviale che tutela 24.260 ettari dei territori cremonesi e lodigiani, con vasti terreni agricoli, boschi, lanche, riserve naturali e garzaie in cui vive una ricca avifauna, un numero sterminato di nutrie grosse come cani pitbull e pure specie rare come la puzzola, la rana di Lataste,  la testuggine di palude e il grande colubro di Esculapio. C'è anche, discendente da alcuni esemplari fuggiti da un recinto decenni fa, una popolazione di daini, salvatasi soprattutto grazie a un'azienda venatoria in cui si erano rifugiati e che, parrebbe incredibile, li protesse e li protegge ancora. Quelli fuori rischiano e anche da parte delle autorità., o almeno di alcune. Ancora oggi ci si ricorda di una giornata in cui, appena fuori dai confini del parco (che non c'entrava nulla nell'operazione), ci fu per ore una sparatoria che pareva peggio delle guerra di trincea del 1915-18, con addetti che alla chetichella fecero strage di daini. Problemi di sovrappopolazione e di danni,  dissero una volta scoperti. Nel parco si può praticare il birdwatching, fare escursioni a piedi, cavallo e bicicletta su  piste ciclabili con percorsi di difficoltà diverse e visitare chiese, monasteri, castelli, antiche cascine e santuari.


Navigazione sull'Adda (foto Parco Adda Sud)

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