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Crema

Crema è la seconda città della provincia per importanza, dopo Cremona. C'è da dire che Crema e Cremona per lungo tempo si videro come il fumo negli occhi. Addirittura nel medioevo si fecero la guerra, con Cremona alleata di Federico Barbarossa nell'assedio della città del 1160. Anzi, Crema e' famosa per il fatto degli ostaggi cremaschi legati, proprio in quell'assedio, davanti a una enorme torre mobile nella speranza che le catapulte della città non la bersagliassero. Cosa che invece avvenne, come del resto era la norma poiché tale crudele stratagemma era ben più diffuso di quel che si pensa. La vicenda è rappresentata in un quadro esposto nella sala del Consiglio Comunale, detta appunto "Sala degli Ostaggi Cremaschi", a cui è dedicata anche una via.

Crema non fu certo immune a guerre, lotte intestine, ammazzamenti e altro, inclusa – tanto per non farsi mancare nulla – la peste bubbonica che fece strage nel 1361 (ripresentandosi nel 1630-31), quando la città era sotto il dominio dei Visconti . Però almeno non c'era più il drago che – pure lui – in precedenza avrebbe fatto strage del popolino vivendo nel cosiddetto Lago Gerundo, che forse sarebbe meglio definire una gigantesca palude (tenebrosa, malarica ma ricca di ottimi pesci) creatasi fra i fiumi Adda e Serio. Il drago, chiamato Tarantasio, secondo la leggenda sarebbe stato ucciso nei primi anni dell'XI secolo da un Visconti il quale, dopo tale prodezza, adottò come suo stemma l'immagine del temibile mostro, rappresentato a mo' di gigantesco biscione. Insomma, lo stemma di Milano, l'emblema di Mediaset, dell'Alfa Romeo e di tanti altri (entrati in contatto con i Visconti nei secoli) verrebbe proprio da qui, da Crema. O almeno, anche da questa zona, visto che il Lago Gerundo era molto grande. Dimenticavamo, parrebbe che anche il marchio simbolo dell'Eni (Ente Nazionale Idrocarburi), ossia il famoso cane a sei zampe, debba molto allo squamato mostro Tarantasio divoratore di villici e pescatori, poiché avrebbe fatto da fonte di ispirazione per lo scultore Luigi Broggini che ideò  l'immagine dell'azienda. A quanto pare Tarantasio non sarebbe stato un drago del tipo alato, come ci hanno insegnato a immaginarli tanti film, ma del tipo anfibio. Però chissà, magari le ali le aveva pure lui, e le usò per andarsene infastidito da quell'ometto di Visconti che lo importunava in cerca di gloria (a quei tempi se non si diceva di avere ammansito un lupo,  legato un orso o un leone al carro o ucciso un drago non si faceva carriera, né come nobile né come santo) e ora se la gode in qualche parte del mondo in cui le fiabe vivono e prosperano ancora, com'è giusto che sia. O magari è in cielo, insieme agli altri draghi, come si vede nel bel film Dragonheart (1996), diretto da Rob Cohen, non girato a Crema ma comunque in un certo senso legato alla leggenda cremasca. Vedi qui:

Tornando alla città di Crema, passò poi sotto il dominio dei Benzoni, di nuovo ai Visconti e infine alla Repubblica di Venezia, che fra i tanti privilegi e usanze vi portò il Carnevale con relativi festeggiamenti anche pesanti corredati da risse o peggio, tanto che nel 1661 il podestá dichiarò, stupito, che per una volta quell'anno non c'erano stati "incidenti mortali, ammazzamenti, duelli e coltellate". Dopo un periodo di decadimento, oggi in città si tiene ancora il Gran Carnevale Cremasco, che richiama moltissimi turisti ma che si svolge, ovviamente, senza alcun problema. Crema ha diversi, antichi e sontuosi palazzi. Fra questi figura  Palazzo Benzoni-Donati, costruito all'inizio del XVI secolo da Socino Benzoni, nobile guerriero e buon diplomatico, tanto che quando la Repubblica di Venezia perse il dominio della zona a seguito della battaglia di Agnadello, nel 1509 a opera dei francesi e dei loro alleati, il nobiluomo strinse subito più che amichevoli rapporti con il vincitore re Luigi XII d'Orleans (Benzoni in quell'occasione ospitò il re francese per due giorni a casa sua, proprio a Palazzo Benzoni-Donati), salvando la città. I cittadini del resto erano subito passati dalla parte del vincitore acclamando le truppe francesi a gran voce e con giubilo, dimostrandosi così perfetti italiani...

Una curiosità:  Paola, la nipote di Socino Benzoni, sposò Giovan Battista Visconti ed ebbe tre figli (gli altri due erano Gian Galeazzo e Caterina ), incluso Francesco Bernardino Visconti. Costui nacque a Brignano Gera d'Adda ma veniva spesso a Crema dove, da adulto, si rifugiava a casa della madre quando le autorità gli facevano sentire il fiato sul collo. Scavezzacollo lo era sempre stato, ma pure furbo. Difatti quando c'erano guai in vista attraversava il confine  del Ducato di Milano e passava a Crema, sotto il dominio della Repubblica di Venezia e quindi un'altro regno. Fra l'altro, in una zona franca di confine che divideva la Repubblica di Venezia dal Ducato di Milano giungevano sovente delle persone con problemi con la giustizia, cercando di essere assoldati da gente ricca e che necessitava di uomini spicci e senza scrupoli. Come  Francesco Bernardino Visconti. Bene, proprio su di lui si basò Alessandro Manzoni per rappresentare il famosissimo personaggio chiamato "l'Innominato" nel romanzo I Promessi Sposi. Fra l'altro nel romanzo alla fine l'Innominato si pente e redime, così come fece effettivamente Francesco Bernardino Visconti. Era naturale che la vicenda e i personaggi, veri o di fantasia, venissero trattati in non pochi film e sceneggiati televisivi, fra cui a nostro parere emerge tuttora quello della Rai in otto puntate I promessi sposi (1967), di grandissimo successo, molto fedele al romanzo e diretto da Sandro Bolchi. Gli interpreti erano di grandissimo livello e per capirlo, pur non citandoli tutti, basterà leggere alcuni nomi: Nino Castelnuovo, Paola Pitagora, Luigi Vannucchi, Tino Carraro, Giancarlo Sbragia, Lilla Brignone, Tino Carraro, Elsa Merlini, Glauco Onorato, Franco Parenti, Massimo Girotti, Lea Massari, Salvo Randone, Cesare Polacco, Mario Pisu, Sergio Tofano. Vedi qui:

Sarà bene chiarire che neppure I Promessi Sposi fu girato a Crema, neppure in minima parte. Ma  Revolver (1973) invece sì, anche se solo per poche scene, con location la casa di riposo Fondazione Benefattori Cremaschi, in via Kennedy 2 a Crema.

Un fotogramma di Revolver. Si nota la casa di riposo Fondazione Benefattori Cremaschi a Crema. (tratto dal sito www.davinotti.com )  

Nel film viene fatta passare per un carcere. Ecco la trama: il vicedirettore di un carcere Vito Cipriani (interpretato da Oliver Reed) viene ricattato dai rapitori di sua moglie Anna (Agostina Belli). La uccideranno se lui non favorirà l'evasione del criminale Milo Ruiz (Fabio Testi). Il film è un po' più di un consueto poliziesco all'italiana, innanzitutto per l'ambientazione, che si divide fra Milano e Parigi; poi per il tema dell'intrigo politico internazionale, elemento quasi del tutto assente nel genere; e infine per la riflessione psicologica e sociale che viene affrontata. Interessante per esempio l'evoluzione dei personaggi, che non restano "imbalsamati" nei loro ruoli: i due protagonisti partono dall'essere nemici per poi ritrovarsi uniti e addirittura amici. E Cipriani, inizialmente convinto della separazione netta tra il bene e il male, dovrà ricredersi quando compirà la drammatica scelta di uccidere Ruiz per poter riavere sua moglie (questo lo mette sullo stesso piano dei delinquenti che lui con tanta forza ha sempre combattuto).

Fabio Testi e Oliver Reed in una scena di Revolver.

Nella pellicola il western e il poliziesco si fondono, cosa che piacque a una parte della critica. Sullo stesso livello del suo Città Violenta (1970), il regista Sergio Sollima confezionò un noir italiano con ambientazioni anche milanesi valide e suggestive e un buon cast, che si avvale dell'accoppiata Reed-Testi, nonché di Ennio Morricone per la colonna sonora. Anzi, la canzone dei titoli di testa di Revolver, Un amì, e che viene ripetuta anche per i titoli di coda nella versione solo musicale, fu riutilizzata dal regista Quentin Tarantino nel suo film Bastardi senza gloria (2009); Daniel Beretta, l'interprete della canzone, è anche l'attore che interpreta Al Niko, cantante francese amico di Milo Ruiz, pure lui intrappolato e poi ucciso dagli intrighi del potere. Beretta è anche il doppiatore francese di Arnold Schwarzenegger in quasi tutti i film della serie Terminator. Quando diresse Revolver, Sergio Sollima aveva al suo attivo nove film, di cui una parte del genere "spaghetti western", alcuni con attori internazionali come Charles Bronson, Jill Ireland e Telly Savalas nel già citato Città Violenta. Tuttavia il grande successo lo ottenne tre anni dopo dirigendo lo sceneggiato televisivo Rai Sandokan, seguito da tre film sul tema sempre diretti da lui e con attore protagonista Kabir Bedi. Oliver Reed, protagonista di Revolver, era invece già al 42° film come attore. Era un tipo particolare, questo è sicuro. Vedi qui:

Reed fu senza dubbio un bravissimo attore, pur essendo dislessico e non avendo mai studiato recitazione. Dedito fin da giovane alle risse da strada e alle bevute epocali di liquori, dichiarò sempre che il suo attore preferito era Errol Flynn (pure lui etilista cronico e amante della bella vita a tutti i costi). Come Flynn gli piacevano parecchio le donne e il suo rammarico di sempre era quello di non avere bevuto in ogni pub esistente e di non avere avuto rapporti sessuali con ogni donna della Terra. Si era persino fatto tatuare il pene! L'ultimo suo film fu Il gladiatore (2000) di Ridley Scott, nel quale interpretò il ruolo di Proximo, il capo dei gladiatori. Si trovava a La Valletta, a Malta, e finite le riprese andò, come al solito, in un bar chiamato "The Pub" dove passò il tempo a fare a braccio di ferro con alcuni  marinai della Royal Navy. Non solo, bevve tre bottiglie di rum Giamaica Captain Morgan, otto bottiglie di birra tedesca e numerosi doppi di Famous Grouse whisky e cognac Hennessy. Fu decisamente troppo, tanto che morì d'infarto proprio lì. La proprietaria, il cui senso degli affari evidentemente non difetta, ribattezzò il bar "Ollie's Last Pub" ("L'ultimo pub di Oliver"). Aveva 61 anni. Attenzione, più avanti scoprirete che il succitato film Il gladiatore di Ridley Scott torna a collegarsi con Crema... Vedi qui:

Passiamo a un film con presunta location anche a Crema e cioè Per amare Ofelia (1974), commedia diretta da Flavio Mogherini che segna il debutto cinematografico di Renato Pozzetto nei panni di un uomo di oltre trent'anni che si sente ancora un bambino, terrorizzato dal mondo esterno e bloccato in un rapporto ossessivo con la madre. Bene, il sito internazionale sul cinema IMDb (Internet Movie Database) cita che Crema fu uno dei set ma, a meno che qualche scena non sia stata girata senza clamore in una casa privata, da un controllo fatto il dato ci pare del tutto errato. Venne girato senz'altro a Roma, Gerano e Fiumicino, ma a Crema non ci risulta affatto. Anche visionando l'intero film non abbiamo avuto riscontri. Renato Pozzetto girò però realmente a Crema Oh, Serafina! (1976) diretto da Alberto Lattuada, il quale interpretò anche la parte del medico del manicomio. Oltre a Renato Pozzetto e Dalila Di Lazzaro – pure lei raggiunse la fama proprio con questo primo ruolo da protagonista – nel cast figurano, fra gli altri, Marisa Merlini, Gino Bramieri, Aldo Giuffrè, Enrico Beruschi e Lilla Brignone. Ecco la trama: Augusto Valle (Pozzetto) è un industriale talmente ecologista da dialogare con gli uccelli, da non volere, nella sua vecchia fabbrica di bottoni, sostituire la madreperla con la plastica e da opporsi alla vendita del parco adiacente alla sua piccola industria, che pur gli frutterebbe milioni. Tutto ciò non piace all'avida moglie, che riesce a farlo internare in manicomio dove però Augusto incontra Serafina, "ospite" dell'istituto dopo  il tentativo di omicidio del padre, disapprovandone l'attività di mercante d'armi (la villa della famiglia di Serafina nella realtà è Villa San Michele, in frazione San Michele di Ripalta Cremasca, a pochi chilometri da Crema).  Augusto e Serafina si innamorano e alla fine riescono a conquistare la libertà e la felicità, insieme.

 Il regista Alberto Lattuada con Renato Pozzetto e Dalila Di Lazzaro sul set di Oh! Serafina (foto Fondazione Cineteca Italiana).

Il film – che per via di un certo numero di scene audaci ebbe problemi di censura – si inserisce nel periodo storico italiano in cui era d'attualità il tema sull'abolizione della legge sulle reclusioni forzate nei manicomi e difatti due anni dopo fu promulgata la Legge Basaglia che impose la chiusura dei manicomi e regolamentò il trattamento sanitario obbligatorio, istituendo i servizi di igiene mentale pubblici. Buona parte del film ebbe come location un manicomio, o meglio, un ex manicomio, in quanto aveva cessato da poco l'attività ma non era stato ancora adibito ad altro uso. Si trattava del Manicomio dei Tranquilli, con sede nell'ex convento di Santa Maria della Croce. Oggi vi ha sede l'Istituto Agrario Stanga. Vedi qui:

Limitrofa è la grande Basilica di Santa Maria della Croce, costruita alla fine del XV secolo a seguito di alcuni miracoli in loco e nei pressi della quale annualmente, fin dal 1666, si tiene una fiera molto seguita dai cremaschi anche se ormai divenuta un vasto ma semplice mercato merceologicamente caratterizzato, quasi a ripetizione, da bancarelle di pochi generi, pedissequamente. La Cattedrale di Santa Maria Assunta, ossia il Duomo, invece è il più antico luogo di culto cattolico di Crema, essendo stato costruito nell'XI secolo. Quasi totalmente distrutto durante l'assedio del  1159-1160 citato prima, ossia quello di Federico Barbarossa, fu fatto ricostruire dallo stesso Barbarossa, che ne inaugurò i lavori 25 anni dopo. Tutto andò bene finché la città fu sotto la giurisdizione del vescovo di Piacenza, ma quando passò sotto quello di Cremona (già abbiamo accennato ai secolari dissapori fra Crema e Cremona, a tutti i livelli) il tutto fu bloccato, ripartendo solo con il ritorno della giurisdizione vescovile piacentina. Per finire il Duomo ci vollero 57 anni. Vi è conservato un crocifisso in legno che pare abbia del miracoloso. La leggenda racconta che nel pieno delle contese tra guelfi e ghibellini, questi ultimi abbiano preso il crocifisso – ritenendolo guelfo (!!!) perché aveva il capo reclinato a destra – gettandolo nel fuoco, ma quando alcuni presenti lo estrassero dalle fiamme l'opera non era bruciata,. Anzi, dissero che il Gesù di legno avesse ritratto le gambe. Essendo in pieno centro, circondato da molti prestigiosi e antichi bei palazzi, la zona circostante è il centro della "movida" cittadina (nella vicina piazza Aldo Moro in agosto si tiene la famosa Tortellata Cremasca) soprattutto nel week end, con vasta parte della popolazione abituata a fare le "vasche", avanti e indietro appunto come in una piscina, spesso per farsi vedere e vedere chi c'è. Così come il centro appare popolato, così le altre strade cittadine, anche poco distanti, sono spesso così deserte da ricordare le plaghe della Mongolia Interna.

Il Duomo di Crema (foto MarkusMark)

Piazza Duomo è la stessa dove c'erano le cabine telefoniche (oggi quasi oggetti da museo delle antichità) da cui Fulvio (Gerry Calà) e Marco (Ezio Greggio) telefonano alle proprie compagne nel film niente affatto malvagio Occhio alla perestrojka (1990) dei registi Castellano e Pipolo. Anticipatore dei cinepanettoni, il film si rifaceva all'attualità dell'epoca, quindi all'apertura delle frontiere dell'Est: i tre colleghi Fulvio, Marco e Filippo (Calà, Greggio e Rodolfo Laganà), in trasferta lavorativa a Sofia, in Bulgaria, flirtano con le ragazze locali e si danno alla pazza gioia, convinti che la "cortina di ferro" li terrà al riparo. Purtroppo per loro, l'avvento della Perestrojka e la successiva spaccatura del blocco sovietico aprono le frontiere, incluse quelle bulgare, e le tre ragazze (di cui uno con pargolo di Fulvio) arrivano a Crema... Per peggiorare ancor più le cose una di queste viene raggiunta dal fratello Sergeij, un vero e proprio gigante. La pellicola è cucita addosso alla comicità surreale di Jerry Calà, che in questo film collabora a soggetto e sceneggiatura, cosa che in seguito farà sempre più spesso dedicandosi a lavori comico-balneari come Abbronzatissimi (1991) e il sequel Abbronzatissimi 2 - Un anno dopo (1993), entrambi diretti da Bruno Gaburro, e SaintTropez-Saint Tropez (1992) di Castellano e Pipolo. Molto belle le attrici di Occhio alla perestrojka, a partire da Corinne Clery, alle sconosciute Maria Kalinina e Jeanette Vredeveld, a Maria Giulia Cavalli, pure lei sensuale quanto basta. Vedi qui:

Prima abbiamo accennato al fratello  Sergeij, interpretato dal colossale – 197 cm, campione tedesco di bodybuilding e vincitore del titolo di Mr. Universo – Ralf Rudolf Möller, che prima aveva partecipato a una puntata dello sceneggiato televisivo tedesco Tatort e, sempre con una piccola parte, nel film di fantascienza Cyborg (1989) diretto da Albert Pyun e con protagonista Jean-Claude Van Damme. Un film con molta azione e non pochi rischi per gli interpreti e le controfigure, tanto che Van Damme per sbaglio durante le riprese cavò con un coltello un occhio all'attore Jackson "Rock" Pinckney. A  Möller fortunatamente andò bene e per l'appunto fu ingaggiato per  Occhio alla perestrojka, raggiungendo anni dopo il successo nella parte di Hagen, il colossale amico di Massimo Decimo Meridio (Russell Crowe) ne Il gladiatore (2000) di Ridley Scott. Vedi qui:

Ecco che un'altra volta, come avevano scritto prima, Crema torna a collegarsi con Il gladiatore di Ridley Scott. Prima Oliver Reed/Proximo e poi  Ralf Rudolf Möller/Hagen. Ma non basta. Quando la casa di produzione Universal Pictures organizzò la presentazione mondiale a Roma del film, al Colosseo, qualcuno considerò che per presentare un film sui gladiatori servivano dei... gladiatori. Intesi come atleti/studiosi che a livello di archeologia sperimentale rappresentassero storicamente quel che veramente accadeva nelle arene romane. E fu così che la Universal Pictures – il cui film costò 103 milioni di dollari, incassandone solo nel 2000 quasi 460 e vincendo ben cinque Oscar  – si rivolse al cremasco Giovanni Todaro, oggi direttore del nostro giornale Cinema & Turismo. E i gladiatori furono inviati al Colosseo, come desiderava Ridley Scott.

Area esterna del Colosseo. Da sinistra: Ridley Scott, Russell Crowe (di spalle) e, a fianco con la cravatta, Giovanni Todaro.

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