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Portofino

Quando gli antichi romani arrivarono in loco notarono che in mare si vedevano spesso i delfini e allora chiamarono quel punto Portus Delphini. Anticipiamo che i delfini e altri cetacei li si vede ancora in queste acque del Golfo del Tigullio, facente parte del Santuario dei Cetacei, area marina internazionale protetta istituita nel 1999 e compresa nei territori francese, monegasco e italiano. In pratica è una sorta di triangolo che va dalla Francia (Costa Azzurra), Principato di Monaco, coste continentali italiane (Liguria e Toscana) e, inglobando la Corsica, raggiunge le coste settentrionali della Sardegna. Anche se rispetto ai dati dei primi anni '90 il numero dei cetacei esistenti sarebbe diminuito – secondo  Greenpeace –, ciò non toglie che il Santuario nei periodi indicati ospiti parecchie migliaia fra delfini, orche, capodogli, balenottere comuni (la specie animale più grande del pianeta dopo la balena azzurra) e altri cetacei. Li si può avvistare da vicino, lontano dalla costa, grazie ad apposite crociere di whale watching con piccole imbarcazioni in partenza da varie località liguri, come Imperia, Sanremo, Genova e Savona.

Portofinoè un piccolissimo comune di meno di 500 anime residenti, giustamente considerato uno dei più caratteristici e pittoreschi borghi marinari del mondo. Ma per onestà è anche giusto dire che di simili borghi l'Italia è fortunatamente ricchissima. E' dominato dal Castello Brown – risalente alla prima metà del XV secolo e prima chiamato di San Giorgio –, più volte vanamente assediato da eserciti nemici. Dopo secoli perse il suo utilizzo militare e nel 1867 fu acquistato, ristrutturato e ampliato da sir Montague Yeats Brown, console del Regno Unito a Genova evidentemente non privo di grandi possibilità finanziarie, e da allora si chiama così. La Liguria era del resto meta di molti inglesi, come Henry Herbert, quarto conte di Carnarvon, il quale nel 1870 a Portofino acquistò terreni e appezzamenti di vigneti e uliveti, facendovi costruire Villa Altachiara. Fra l'altro suo figlio George Herbert, quinto conte di Carnarvon, divenne un famoso egittologo e finanziò lo scavo di Howard Carter che nel 1922 portò alla scoperta della tomba di Tutankhamon nella Valle dei Re, in Egitto. Anzi, lord Carnavon vi morì – punto da un insetto alcuni mesi dopo l'apertura della tomba – e viene ritenuto la prima vittima della cosiddetta e presunta (per chi ci crede) "maledizione di Tutankhamon", filone molto sfruttato anche cinematograficamente e attinente le mummie deambulanti in genere e che tanta fortuna ebbe al botteghino.

A Portofino – nonché a Sanremo, Bordighera e altre località della zona –  nel 1954 il regista Joseph L. Mankiewicz girò La contessa scalza (The Barefoot Contessa), con Ava Gardner, Humphrey Bogart, Rossano Brazzi, Warren Stevens e Edmond O'Brien, il quale per questa interpretazione vinse l'Oscar come Miglior attore non protagonista.

Humphrey Bogart e Ava Gardner, in una pausa sul set di Portofino.

Tutto parte da un funerale durante il quale quattro persone ricordano la defunta e cioè Maria Vargas, interpretata dalla statuaria Ava Gardner. La storia, succintamente, è questa: un regista in declino (Humphrey Bogart) per conto di un magnate che vuole finanziare un film deve trovare una interprete e in un night club di Madrid nota la ballerina Maria Vargas, tipetto allegro, dalla vita un po' incasinata e amante della danza a piedi nudi. Il conseguente debutto hollywoodiano è un successone ma il magnate vuole controllare la vita della donna in ogni suo aspetto. Insomma, la considera roba sua. Maria inizialmente viene attratta da un ricco playboy latino-americano, che però si rivela frivolo e superficiale, poi conosce il conte italiano Vincenzo Torlato-Favrini (Rossano Brazzi) e lo sposa. Rimane pure incinta e la cosa sarebbe splendida per il conte – ultimo della blasonata stirpe e al quale un rampollo sarebbe graditissimo – senonché il nobile per via di una ferita in guerra è da tempo impotente... Il conte alla focosa Maria l'aveva sì confessato, ma con buona dose di scorrettezza solo durante la notte di nozze visto che, appunto, più che conversare non si poteva fare. Quando la donna sta per confessare al marito di essere incinta – al grido "è stato l'autista!!" – sperando che accetti comunque la cosa, il conte le spara e l'ammazza. Il flashback finisce, il funerale anche e lo stesso vale per il film.

L'interpretazione di Ava Gardner nel ruolo di Maria è comunemente ritenuta la migliore della sua carriera, anche se il grande successo internazionale l'aveva ottenuto con il precedente Mogambo (1953), diretto da John Ford e interpretato anche dal suo grande amico Clark Gable e da Grace Kelly (la quale veramente si sposò poco dopo non con un conte ma addirittura con il principe Ranieri di Monaco). Fra l'altro, il regista  Mankiewicz aveva preso spunto dal faraonico matrimonio avvenuto a Cannes nel 1949 fra il principe Aly Aga Khan e l'attrice Margarita Carmen Cansino, meglio nota come  Rita Hayworth, naufragato nel 1951 proprio a causa di infedeltà. Nel 1954, quando fu girato La contessa scalza, Ava Gardner era invece ancora sposata con Frank Sinatra, in una unione costellata da terribili litigi, appassionate rappacificazioni e tradimenti a profusione da ambo le parti.

Una curiosità: la spettacolare bellezza della Gardner nel film fu esaltata dall'abito appositamente creato a Roma dell'Atelier Fontana. Le sorelle Fontana, fondatrici dell'omonima casa di moda con sede in piazza di Spagna a Roma, con le loro creazioni sartoriali rappresentano una parte importante del Made in Italy e anche della storia del cinema internazionale vestendo già da quegli anni, sia per la vita privata sia per i film, attrici come Liz Taylor, Linda Christian, Audrey Hepburn, Barbara Stanwyck, Grace Kelly, Jacqueline Lee Bouvier Kennedy Onassis, Ursula Andress, Joan Collins, Anita Ekberg (nel film La dolce vita di Fellini) e Soraya. Di  Ava Gardner però furono anche sincere amiche. Gli abiti delle sorelle Fontana sono opere d'arte e difatti sono esposti in musei di importanza mondiale come il Louvre, il Metropolitan e il Guggenheim. La storia delle tre creatrici fu trattata dalla serie televisiva in due puntate Atelier Fontana - Le sorelle della moda, diretta da Riccardo Milani e trasmessa su Rai1 nel 2011.

In una scena del film La contessa scalza il conte Torlato-Favrini (Brazzi) pensa (ma gli spettatori ovviamente sentono, perché nei film capitano cose strane): "Guidavo verso un luogo, qualunque luogo... Ma perché fra tutti i di qua e di là del mondo avrei dovuto passare quella volta proprio la frontiera tra l'Italia e la Francia? Fra tutte le direzioni, perché dovetti scegliere quella che porta a quella piazza d'armi della volgarità che si estende fra Nizza e Cannes? Che sarà, sarà". Capito come vedono le cose i nobili? Ponderano su quale destino li abbia fatti passare in quel dato punto, come fosse un evento voluto da entità ultraterrene e da citare nei testi di storia. Mica come voi o me del popolino, che se attraversiamo la frontiera pensiamo solo che là le sigarette o la benzina costano meno e così freghiamo lo stato, e quindi noi. A proposito di 'sto tormentone "Che sarà sarà", il bello è che il compositore Jay Livingston, vedendo al cinema La contessa scalza, fu colpito da quelle parole e così decise di prenderle da spunto per la canzone Que sera, sera (in inglese Whatever Will Be, Will Be). La scrisse insieme a Ray Evans nel 1956 e la fornì ad Alfred Hitchcock che stava preparando L'uomo che sapeva troppo. Proprio in questo film la cantò splendidamente l'attrice Doris Day e fu un successo clamoroso, che dura ancora oggi. Que sera, sera nel 1956 vinse l'Oscar per la migliore canzone – Livingston ed Evans l'avevano già vinto nel 1948 e nel 1950 –, che fu incisa anche da Elvis Presley.

Fra i film girati a Portofino naturalmente non potevano mancare quelli musicali, anzi "musicarelli". Con questo nome si indicava un genere di film in voga fino alla fine degli anni '60, basato sulla fama di una determinata canzone e cantante e su semplici trame scritte apposta. Partecipavano un sacco di cantanti interpretando se stessi, qualche buon caratterista e via. Il fine era pertanto commerciale e promozionale ma gli spettatori erano lo stesso contenti, tanto finivano sempre bene. Insomma, i produttori "cavalcano l'onda" e incassavano al botteghino, così come i cantanti che vendevano più dischi. Appuntamento in Riviera (1962), diretto da Mario Mattoli, era di questo tipo e vi parteciparono cantanti del calibro di Tony Renis, Mina, Milva, Claudio Villa, Joe Sentieri e Franco Califano, nonché fior di caratteristi come Francesco Mulè, Toni Ucci e Piero Mazzarella. Fu girato a Portofino, nonché (in buona parte) a Sanremo e in altre location di diverse regioni.

Tornando a Castello Brown, dal 1961 divenne proprietà del Comune di Portofino e oggi è visitabile e sede di iniziative culturali. Lo si vede nel film Tempi duri per i vampiri (1959) diretto da Steno, nome d'arte di Stefano Vanzina, padre degli altrettanto famosi produttori Enrico e Carlo. A dire il vero Castello Brown lo si vede solo fugacemente giusto perché è un castello, e da che mondo è mondo una storia di vampiri senza castello è come la trippa senza parmigiano. In effetti il film fu invece in buona parte girato a Villa Gualino di  Sestri Levante, costruita fra il 1925 e il 1929 a mo' di fortilizio medievale e divenuta negli anni '50 un lussuoso hotel il cui nome divenne per l'appunto Hotel dei Castelli. Tempi duri per i vampiri è una parodia girata subito dopo il grande successo internazionale di Horror of Dracula (1958) – da noi conosciuto come Dracula il vampiro – diretto da Terence Fisher, prodotto dalla Hammer Film e interpretato per la prima volta dall'attore inglese Christopher Lee, il quale alla fine di una lunga serie (13, comunque su ben 280 e passa film di vario genere interpretati) era talmente stufo di questo personaggio da non firmare neppure più i relativi poster ai suoi fan. Fatto sta che Lee appena l'anno dopo il successo di Dracula il vampiro fu chiamato in Liguria per questa parodia nella parte, ovvio, del non-morto a fianco dell'altro interprete, Renato Rascel. Anzi, più che a fianco sarebbe meglio specificare sopra, visto che Rascel era alto meno di 1,60 a fronte dell'1,96 di Lee. Quest'ultimo – morto nel 2015 alla bella età di 93 anni –  era di discendenza emiliana da parte della bellissima madre Estelle Marie Carandini, cugino dell'allora (1946) ministro italiano e poi ambasciatore a Londra Nicolò Carandini, nonché cugino acquisito dello scrittore Ian Fleming famoso per avere creato il personaggio di James Bond. Christopher Lee è però accomunato a Rascel per una cosa e cioè lo scrivere fiabe per bambini.

Rascel, figlio d'arte, fu un bravo attore (premiato nel 1959 con il David di Donatello per l'interpretazione in Policarpo, ufficiale di scrittura per la regia di Mario Soldati), comico, cantautore (autore fra le altre di Arrivederci Roma e Romantica, enormi successi) e ballerino italiano. Pare avesse un caratterino niente male e si racconta di quella volta in cui maltrattò la sessantottenne Paola Borboni. Questa attrice, negli anni precedenti di grande bellezza, era famosa anche per avere dato scandalo recitando a seno nudo in Alga Marina del 1925 (primo nudo teatrale in Italia) facendo dire al giornalista Orio Vergani: "Le repliche di quella commedia mobilitarono più binocoli di quanti ne fossero stati usati in mezzo secolo di prove ippiche a San Siro". Tornando al fatto, la Borboni arrivò in ritardo al Teatro Sistina per interpretare insieme a Rascel la commedia musicale Venti zecchini d'oro, diretta da Franco Zeffirelli. Rascel l'accolse con la frase: "Ce l'hai fatta ad arrivare, eh? Brutta vecchiaccia!". Senza scomporsi la Borboni rispose: "So di essere brutta e vecchia, ma so anche di essere stata giovane e bella. Tu alto non sei stato mai!". Ammesso sia vero l'aneddoto, mi pare ricalchi parecchio e forse ad arte una frase detta in precedenza dal famoso politico britannico Winston Churchill, dalle battute fulminanti e cultore dei liquori. Difatti al bar della Camera dei Comuni la deputata Bessie Braddock lo apostrofò gelida: "Winston, sei ubriaco", e lui: "Signora, e lei è brutta. Ma io domani sarò sobrio". A proposito dell'altezza c'è da dire che Rascel era il primo a riderne, come quando disse: "Sono così distratto, ma tanto distratto, che mi sono dimenticato di crescere". Sul carattere di Rascel le tesi sono discordanti, tanto che la bellissima Sylva Koscina disse che proprio sul set di Tempi duri per i vampiri l'attore si era comportato in modo gentilissimo lasciandole spesso dei primi piani, anzi suggerendo al regista di inquadrare lei piuttosto che lui. La trama del film, certo non eccelso, racconta del barone Osvaldo Lambertenghi (Rascel), rimasto senza il becco di un quattrino. E' forse questa l'unica nota di terrore nella parodia, almeno per i liguri i quali a detta dei soliti maligni sarebbero spilorci. C'è anche da dire che un noto proverbio locale recita Chi no ten conto do citto, no ten conto da palanca(Chi non tiene conto dello spicciolo, non tiene conto neppure dei soldi). Comunque sia, il barone è costretto a vendere il suo castello, presto ristrutturato in hotel, dove almeno viene assunto come facchino. Arriva però l'inaspettata visita dello zio vampiro Roderico (Lee) e allora... saranno problemi.

A Castello Brown fu girato anche Un incantevole aprile (1992, Enchanted April) diretto da Mike Newell e per la cui interpretazione l'anno dopo furono premiate con il Golden Globe Miranda Richardson (Migliore attrice in un film commedia o musicale) e Joan Plowright (Migliore attrice non protagonista). E' tratto da un romanzo di Elizabeth von Arnim, la quale veramente nel 1920 trascorse un periodo di vacanza al castello, allora ancora di proprietà di un inglese. Un incantevole aprile narra di quattro donne che affittano per l'appunto un castello in Italia al fine di fuggire dall'orribile clima piovoso londinese e da varie traversie personali. Inutile dire che nel dolce clima locale e in quel paesaggio fiorito ritrovano fiducia nel futuro. Persino troppa, infatti una delle quattro alla fine conficca nel terreno del giardino del castello il proprio bastone da passeggio, ritenendo che fiorirà...

Castello Brown.

Ovviamente il film (il secondo tratto dal romanzo di Elizabeth Von Arnim, in quanto nel 1935 Harry Beaumont ne diresse un altro dallo stesso titolo) è stato un ottimo veicolo promozionale per Portofino e la Liguria, anche perché a Broadway fu rappresentata una riduzione teatrale di Matthew Barber nel 2003, seguita nel 2010 da un musical al Chelsea Studios di New York.

Portofino è stato anche  il set, fra gli altri, di vari film e fiction italiane e straniere, come il tedesco Vacanze a Portofino (1957) di Hans Deppe, La congiuntura (1965) di Ettore Scola e con protagonista Vittorio Gassman, L'uomo senza memoria (1974, con riprese anche a Rapallo e Santa Margherita Ligure) di Duccio Tessari, Sognando la California (1992) – all'inizio si vede il molo Umberto I – di Carlo Vanzina, con Maurizio Ferrini, Antonello Fassari, Nino Frassica e Massimo Boldi. Anche Michelangelo Antonioni, con la collaborazione di Wim Wenders, girò a Portofino uno dei quattro episodi (quello con  John Malkovich e  Sophie Marceau) di Al di là delle nuvole (1995). Pure alcune scene di diversi episodi delle soap opera CentoVetrine e Beautiful furono girate qui. Portofino è così suggestiva che ne sono stati creati "scorci" persino a Tokyo DisneySea e agli Universal Studios Florida di Orlando. Per chiudere con questa bella località – meglio da raggiungere evitando l'automobile, visto che i parcheggi sono pochi e quasi perennemente occupati, come del resto capita nella maggior parte della costa ligure – citiamo Torna a settembre(1961, Come September) di Robert Mulligan, discreto ma comunque piacevole film interpretato da Rock Hudson e Gina Lollobrigida e girato solo in parte a Portofino e zona circostante. E' la storia di un milionario americano che inaspettatamente decide di trascorrere le vacanze nella sua sontuosa villa di Portofino – in realtà Villa delle Palme, in corso Nicolò Cuneo 54 a Santa Margherita Ligure, ancora oggi di proprietà privata – non nel solito periodo ma prima, col risultato di scoprire che il suo maggiordomo la usa come albergo (battezzato "La Dolce Vista") a sua insaputa e che proprio al suo arrivo ospita un gruppo di giovani ragazze americane, con tanto di codazzo di giovanotti. Il milionario deve anche vedersela con la fidanzata, promessa sposa da sempre e ormai stufa di aspettare. La bellissima e statuaria Gina Lollobrigida – che nella sua carriera raggiunse il record di oltre 6000 copertine di giornale a lei dedicate in tutto il mondo e della quale l'attore Humphrey Bogart disse: "In quanto a sex appeal, Gina fa sembrare Marilyn Monroe Shirley Temple" – raccontò poi che fra lui e Hudson ci fu qualcosa di più della semplice amicizia.

L'atletico e simpatico Rock Hudson, universalmente ritenuto dal pubblico (anche dal sottoscritto) lo sciupafemmine per antonomasia e che interpretò tali ruoli non alla grande ma alla grandissima, era però di altre tendenze e anzi dimostrò la sua grandezza e coraggio proprio dichiarandosi pubblicamente omosessuale al fine di richiamare l'attenzione mondiale sull'Aids, di cui fu la prima vittima famosa nel mondo del cinema. A proposito, prima citavamo Bogart per il suo riferimento a Marilyn Monroe, attrice dai terrificanti ritardi sul set tanto che Billy Wilder, dopo averla diretta in A qualcuno piace caldo (1959), aveva esplicitamente detto che mai più avrebbe lavorato con lei, dichiarando: "Non era semplice lavorare con Marilyn, Marilyn non sapeva cosa fosse la puntualità, la convocavo per le otto di mattina e m’arrivava alle due del pomeriggio, io furente, la troupe furente, il produttore più furente di me e della troupe, e lei serafica, disarmante, con addosso qualcosa d'indefinibile, di particolare... La seconda volta che la chiamai il produttore minacciò di ritirarsi. Con una come quella, strillava, ci rimetti in nervi e quattrini. Se la tua preoccupazione primaria è la puntualità di un'attrice, gli dissi, posso scritturare mia zia di Vienna che sta sempre con l'orologio in mano. Ma non son sicuro che il pubblico gradisca...". Perché abbiamo citato la Monroe e i suoi ritardi? Perché Rock Hudson invece si presentava sempre, anche sul set di Torna a settembre, perfettamente in orario, da vero professionista. Giorgio Nencini, organizzatore locale del film, raccontò: "La troupe era americana, a parte qualche maestranza italiana per giustificare la coproduzione. E siccome l'abbiamo girato in una villa privata, Villa delle Palme, i proprietari se lo ricordarono per un bel pezzo, perché i romani ne combinarono di tutti i colori. In questo film ho però imparato che per gli americani quando è l'ora della pausa non ci sono gerarchie: quello che mangia uno, mangiano tutti, e il regista si metteva in coda assieme alle maestranze. Ed erano perfetti: se Rock Hudson doveva arrivare alle 8, alle 8 in punto entrava la sua macchina". Portofino nel 1975 fu anche location di L'uomo di Portofino, episodio della serie televisiva L'ispettore Derrick,con la partecipazione di Amedeo Nazzari e trasmesso da Rai2 nel 1979.

La famosissima serie tedesca L'ispettore Derrick in Italia raggiunse il record di 6 milioni di spettatori con l'episodio Gli amici morti di Isolde. L'ispettore Derrick ebbe un successo planetario essendo stata trasmessa in 102 nazioni, grazie anche alle interpretazioni di Horst Tappert nella parte di Derrick e di Fritz Wepper in quella del suo vice. Qualche curiosità: la serie fu trasmessa dal 1974 al 1998, quando Tappert aveva ormai 75 anni. Del resto lui stesso si era  imposto quel limite d'età alla sua carriera d'attore. Tuttavia interpretò ancora qualche ruolo, anche come protagonista come avvenne nel 2000 con Il cardinale, diretto da Albert Schmiedhuber (pseudonimo di Berthold Mittermayr). Tappert era molto legato all'Italia, grazie a L'ispettore Derrick, come dichiarò: "Ci siamo fermati a quota 281 episodi, ma potevamo andare avanti. Il fatto è che, tra sceneggiatore, produzione e sottoscritto, non si è riusciti a trovare una ragionevole intesa. Dunque, ho voltato pagina. Addio Derrick! Sono letteralmente innamorato dell'Italia. Il mio migliore amico è stato il cantante Claudio Villa, quando morì ne soffrii molto. Il mio lavoro mi piace, però d'ora in poi la prenderò con più calma. Finisco le riprese de Il cardinale e mi riposo per un anno intero". Ma era ammalato di diabete da tempo, e ormai doveva iniettarsi l'insulina quattro volte al giorno. Quando capì che non poteva più andare avanti rifiutò l'accanimento terapeutico e morì a 85 anni, nel 2008. Cinque anni dopo si scoprì che aveva fatto parte delle Waffen-SS nella Panzergrenadier-Division Totenkopf, combattendo in Russia e che fino al 1971 avrebbe partecipato agli incontri fra ex camerati nazisti. Non fu certo il solo ad avere trascorsi di tal tipo: per esempio nel 2006 lo scrittore e premio Nobel per la letteratura Günter Grass ammise di aver fatto parte come volontario delle Waffen-SS della Panzer-Division Frundsberg, così come l'attore Dario Fo, premio Nobel per la letteratura pure lui, nel 1943 si era arruolato volontario nell'esercito fascista della neonata Repubblica Sociale Italiana, notoriamente uno stato fantoccio voluto e guidato da Adolf Hitler. Ma nel caso dell'ormai defunto Horst Tappert le conseguenze furono diverse e la televisione pubblica tedesca Zdf cancellò la serie de L'ispettore Derrick dai palinsesti, presto seguita dalla Rai e da altre emittenti straniere.

Nel 2013 a Portofino, Chiavari e le Cinque Terre furono fatte alcune riprese – ma senza il regista e gli attori – del film The Wolf of Wall Street (2013), diretto e prodotto da Martin Scorsese e con protagonista Leonardo DiCaprio

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