Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze.

Continuando nell'utilizzo di questo sito acconsenti all’uso dei cookie. Per saperne di piu'

Approvo

Ci impegnamo nel fornirvi la migliore esperienza online durante la visita al nostro sito web. In tale processo utilizziamo cookie standard di terzi per ottenere i dati relativi al vostro comportamento online durante la visita ai nostri siti web e registriamo anche la frequenza delle vostre visite ai nostri siti web. Raccogliamo le informazioni in forma anonima ed esse non vi identificano come individui, salvo il caso in cui decidiate di iscrivervi esplicitamente al nostro sito inserendo i vostri dati.
Se non desiderate accettare la presente Policy siete pregati di non continuare con l’utilizzo del nostro sito web.

Cosa tracciamo
Non utilizziamo cookie intrusivi sui nostri siti web per raccogliere le vostre informazioni personali. Utilizziamo invece cookie standard di terzi, come Google Analytics, per tracciare il vostro comportamento online e ottenere le informazioni statistiche a livello aggregato nei modi che seguono:
• tracciamo il numero di visite ai nostri siti web, come il visitatore ha raggiunto il sito (vale a dire il sito web da voi visitato prima di accedere al nostro sito) e il sito di destinazione di ogni visitatore (vale a dire il sito web che visitate dopo aver lasciato il nostro);
• un cookie è memorizzato sul vostro dispositivo per non più di due (2) anni ed è collegato al vostro indirizzo IP. I cookie sono piccoli file di testo che il vostro browser salva sul vostro dispositivo. Ciò ci permette di rilevare se tornate a visitare i nostri siti web.

Come gestire i cookie
I nostri cookie non memorizzano informazioni finanziarie o che permettono di identificarvi direttamente (quale il vostro nome o indirizzo). I cookie permettono ai nostri siti di recuperare le informazioni relative alla vostra esperienza online. Se non desiderate che tracciamo tali informazioni, potete configurare il vostro browser in modo da rifiutare i cookie. Se desiderate agire in tal senso, potete fare riferimento alle istruzioni per l’utente del vostro browser di internet per scoprire come cancellare e rifiutare i cookie. Siete pregati di notare che la mancata accettazione dei cookie potrà influenzare la vostra esperienza di utenti nei nostri siti web e limitare il vostro utilizzo di alcune funzionalità e servizi del sito.

Cookie di terzi
Durante la visita al nostro Portale, potrete notare dei contenuti di terzi, quali ad esempio mappe ed altri contenuti. Vi offriamo anche l’opportunità di impegnarvi ulteriormente con noi e di condividere le informazioni con altri mediante social network quali Facebook ed altri. Con l’aggiunta dei contenuti vi teniamo aggiornati sulle informazioni selezionate con cura che potrete trovare rilevanti o di vostro interesse, ciò però potrà comportare che provider terzi memorizzino cookie aggiuntivi sul vostro dispositivo, cookie sui quali non abbiamo alcun tipo di controllo. Di conseguenza, vi consigliamo di verificare i siti web di tali terzi e le loro policy sulla privacy per avere maggiori informazioni circa i loro cookie e le modalità di gestione di questi ultimi.

Cookie utilizzati sul nostro Portale
Il nostro sito potrà, di volta in volta, contenere dei link a siti web di terzi. Se seguite un link a tali siti di terzi, siete pregati di notare che i siti hanno le loro policy sulla privacy e sui cookie e non accettiamo alcun tipo di responsabilità in relazione a tali policy. Siete pregati di verificare tali policy prima di fornire qualsiasi dato personale a tali siti web.
Seguono alcuni esempi dei cookie utilizzati su questo sito, comprese le informazioni sulla loro finalità e altre informazioni utili. Siete pregati di notare che se scegliete di accedere a siti di terzi mediante il nostro portale, l’elenco che segue potrebbe non essere completo.

Google-analytics.com
Tipo Parte terza di Google Inc.
Finalità Google analytics imposta i cookie per permetterci di tracciare l’utilizzo delle pagine e dei servizi sui nostri siti
Quali dati sono memorizzati? Durata della visita, pagine visionate, ubicazione, sistema operativo, browser, path d’ingresso, numero di visite
Link a dati personali? No
Tipo di cookie? Permanente
Permanente? 2 anni
Cookie di terzi? Sì, Google Inc.
Policy di terzi Visualizza

Modifiche alla presente Policy
Qualsiasi modifica futura alla nostra Policy sarà postata sulla pagina presente.

Contatti
Domande, commenti e richieste in merito alla presente Policy sono ben accette e dovranno essere indirizzate all'indirizzo email di questo sito presente nel piè di pagina

Anzio

Nell'antichità Anzio si chiamava Antium ed era una città comprendente anche quello che oggi è il limitrofo comune di Nettuno. Era sede di moltissime ville patrizie romane, costruite con grande sfarzo in riva al mare, e vi dimorarono permanentemente o per parte dell'anno personalità come Cicerone, Mecenate, Caligola e Nerone, quest'ultimo nato proprio qui (come Caligola) e che in seguito a Capo d'Anzio si fece costruire una villa degna, per dimensioni e magnificenza, del suo status di imperatore. Anzi, tutti gli imperatori romani, da allora fino alla Dinastia dei Severi, fecero lo stesso, nel senso che si dotarono di "modesti" alloggi da poche decine o centinaia di vani, giusto per vivere dignitosamente senza dare nell'occhio. La villa di Nerone, per capirci, occupava una fascia costiera di circa 800 metri.

La Villa di Nerone, oggi area archeologica.

Anzio e Nettuno furono separati amministrativamente nel 1856. Ma durò poco, perché nel 1939 furono uniti dando così vita alla città di Nettunia. Nel 1945 altra divisione. Fino a oggi le cose sono rimaste così. Anzio è una piacevole meta turistica, anche se pure qui il bel territorio ha visto in alcuni punti l'opera dei soliti palazzinari & politici con conseguenti e immani colate di cemento. Vi sono ovviamente anche interventi di grande livello come il nuovo porto commerciale e turistico da 1250 posti barca (inclusi yacht lunghi fino a 50 metri e attracchi per navi da crociera fino a 300) e oltre 2300 posti auto, il tutto al costo stimato di circa 140 milioni di euro. Un tempo era di particolare bellezza la frazione Lavinio-Lido di Enea, località turistico-residenziale molto frequentata specie nei mesi estivi grazie alla bella spiaggia con stabilimenti balneari privati, ma dotata anche di zone libere. Naturalmente tutta la zona, come altre vicine, dopo la Seconda guerra mondiale fu bonificata dagli ordigni bellici inesplosi, in quanto qui durante e dopo lo sbarco alleato ci fu terribile e lunga battaglia. (Vedi qui, in inglese:

Lo stesso valse per la Riserva naturale regionale Tor Caldara, istituita nel 1988 e dichiarata Sito di interesse comunitario. Si tratta di 44 ettari di macchia mediterranea, gestita dal WWF e visitabile. Il paesaggio si presenta variegato ma il territorio è pressoché pianeggiante e termina verso mare al di sopra di una falesia di 15 metri. In zona sono presenti numerose sorgenti sulfuree, un residuo termale legato al distretto vulcanico dei Colli Albani. Tor Caldara prende il nome da una torre eretta da Marcantonio Colonna su autorizzazione di Papa Pio IV nel 1565, utile sia per avvistare le navi dei pirati saraceni sia per controllare le locali miniere di zolfo, infine abbandonate nel XIX secolo. La torre – che sorge su un piccolo promontorio roccioso distante dal centro di Anzio circa cinque chilometri – negli anni '90 fu restaurata (e ora è visitabile) poiché era stata danneggiata nel 1813, come del resto l'abitato, dai cannoni navali inglesi durante le guerre napoleoniche. Tor Caldara fu scenario anche dei violenti scontri dello Sbarco di Anzio e i resti di alcuni bunker ancora visibili oggi ne sono una testimonianza. Lo scenario, fra sabbia, fenomeni vulcanici, laghetti, foreste e ruderi è unico; si passa dal bosco al paesaggio della solfatara avendo l'impressione di essere catapultati in un'altra epoca. E questo lo sapevano bene anche i registi di alcuni film storici degli anni '50 e '60, i cosiddetti "peplum", per i quali la solfatara veniva trasformata in un set cinematografico. Anche alcune scene di Ben Hur (1959) di William Wyler e con Charlton Heston e Stephen Boyd furono girate in zona, come pure le avventure di Ercole, Maciste e altri eroi mitologici. (Vedi qui uno spezzone:

E non solo quelli. Nel corso degli anni ci fu una tale presenza di troupe che nello stesso giorno da una parte si vedevano greci con le spade di latta (che spesso al primo scontro si piegavano subito) e mostri mitologici, dall'altra vichinghi con gli elmi cornuti, più in là cowboy che cavalcavano e sparavano con revolver a sei colpi che non si scaricavano mai, con all'orizzonte macchine all'inseguimento con su persino Diabolik. Altro che macchina del tempo. C'era talmente richiesta di comparse che nella zona i ristoranti, bar e così via non riuscivano a trovare personale. Una comparsa che negli anni '60 partecipò alle riprese di un film sui vichinghi raccontò: "Mi recavo a Tor Caldara col pullman, partendo dalla stazione di Anzio, non sapevo che film girassero né chi ci lavorasse, ma ci davano quindici "sacchi" (15.000 lire N.d.A.). Ricordo che faceva molto caldo ed inoltre eravamo ricoperti da costumi di vera capra, pesanti e puzzolenti, con cinture, sandali, elmi con corna a volontà. Ricordo spogliatoi per le comparse, cestini, gente che girava con l'acqua ed un pronto soccorso. Tanta gente e tanti soldi spesi magari per riprendere solo pochi fotogrammi. Due, tre spadate, e via, in poltrona sotto l'ombrellone, a fumare qualche sigaretta durante la pausa; io comperavo le Stop sciolte. La noia di quella giornata per me fu immensa, non ci ritornai, ma altri più tenaci di me tornarono anche nei giorni successivi e riuscirono a raggranellare un sacco di soldi". Tor Caldara dunque ospitava miniere di zolfo, ma fu anche una miniera d'oro per chi lavorava per il cinema in quei luoghi che hanno contribuito a fare la fortuna di produttori, registi, attori e comparse.

Ad Anzio sono stati girati girati, in toto o in parte, centinaia di film, partendo da La presa di Roma, XX settembre 1870 (1905) di FiloteoAlberini. Fu il primo film italiano a soggetto, ossia con una storia, interpretato da attori teatrali e racconta l'evento bellico della breccia di Porta Pia e la successiva presa di Roma del 20 settembre 1870. (Vedi qui uno spezzone:

Due date sono cinematograficamente importanti per Anzio. Il 1912 relativamente al film Quo Vadis diretto da Enrico Guazzoni, e fu il primo kolossal della storia del cinema con 5.000 comparse, spettacolari scenografie, due anni di riprese e successo mondiale: basti dire che a Broadway rimase in programmazione continuativamente per nove mesi, da aprile a dicembre. Per le scene girate ad Anzio furono fatte arrivare 500 comparse, tutte su un treno speciale. Quo Vadis rappresenta di fatto il primo film del genere poi indicato come peplum e che ebbe come location privilegiata proprio l'area di Tor Caldara. A dire il vero prima ne avevano fatto un altro di questo genere (in altre location) ossia La caduta di Troia (1911) di Giovanni Pastrone e Luigi Romano Borgnetto, di livello tecnico molto inferiore in quanto c'erano solo inquadrature fisse. L'uso del carrello difatti fu sperimentato in Cabiria (1914) di Giovanni Pastrone, secondo kolossal italiano di grande successo nel quale fra l'altro appare per la prima volta il personaggio di Maciste, inventato di sana pianta da Gabriele d'Annunzio, interpretato dallo scaricatore di porto genovese Bartolomeo Pagano. (Vedi qui il film completo:

L'altro riferimento importante spesso citato per Anzio – allora Nettunia – è Rosa di sangue (1940), diretto da Jean Choux. Come ci ha fatto però giustamente notare il cinefilo Amerigo Salvini, le cose non stanno proprio così in quanto è vero che nel 1940 esisteva Nettunia (come detto, Anzio e Nettuno unificate) ma nel 1931 una parte del territorio – della vecchia Nettuno – ossia Ferriere, era già stato trasferito amministrativamente alla nuova e confinante città di Littoria, che poi divenne Latina. Pertanto Rosa di sangue fu girato in località Ferriere, territorialmente in quella che ormai era Littoria e oggi è Latina, ma emotivamente per molti abitanti era ancora Nettuno e, nel 1940, Nettunia. Un bel rompicapo, non c'è che dire. Comunque sia, nel film si vedono cavalli, sparatorie e azione similar-western. E' ambientato in Sudamerica ma fra pampa e prateria poca differenza fa. Per il film anzi furono assoldati diversi butteri locali che servivano per le scene più spettacolari. Per ogni caduta da cavallo, però come da copione, gli davano 50 lire. E Anzio, dopo il declino dei film di genere peplum, divenne per l'appunto location anche per i cosiddetti spaghetti-western.

A proposito dei peplum si consideri che in Italia ne furono girati almeno 170 (ben 40 nel solo 1964), e buona parte a Tor Caldara. Il fortissimo eroe di turno (Maciste, Ursus, Sansone o Ercole, a volte tutti insieme per fare più incassi) ovviamente combatteva e vinceva sempre contro i cattivi di turno, pareva del tutto disinteressato al sesso e soprattutto alle danzatrici scosciate che sempre si vedevano, e lottava contro belve feroci, sempre sostituito da domatori ripresi di spalle se il leone o la tigre erano veri, e con belve di pezza se proprio li si doveva riprendere di fronte. Una volta al Maciste Kirk Morris – ossia l'ex gondoliere veneziano Andrea Bellini, in seguito divenuto famoso anche come attore di fotoromanzi – nel film Maciste all'Inferno (1962, girato soprattutto nelle Grotte di Castellana, in Puglia) il regista Riccardo Freda fece fare la scena di una lotta contro un pitone vero, seppure inizialmente molto paziente e non troppo grosso, e andò a finire che se non fosse intervenuta tutta la troupe a liberarlo si sarebbe dovuto trovare definitivamente un altro interprete. In effetti, non tutti certo, ma tanti era grandi e grossi, però gonfiati.

Kirk Morris e il pitone.

Lo sceneggiatore Ennio De Concini descrisse il famoso americano Steve Reeves come un "pappamolla", raccontando della stizza del gigantesco campione del mondo di pugilato (e poi lottatore) Primo Carnera, che lavorò in alcuni film di Ercole in qualità di antagonista. Sconsolato diceva: "Guarda un po' se io devo perdere con questo qui". E non era solo lui a deludere. Carlo Verdone raccontò gustosamente di quando il massiccio figurante Mario Brega, stanco di Gordon Scott (interprete anche di Tarzan) il quale durante le scene colpiva davvero e non per finta, si innervosì è lo mandò sbrigativamente ko con un sol pugno. (Vedi qui:

Brega era di casa ad Anzio, dove affittava un appartamento vicino al porto. Ecco il gustoso racconto di Brega fatto da Carlo Verdone. (Vedi qui:


Un grosso successo fu Le fatiche di Ercole (1958) di Pietro Francisci,film che ripercorre in buona parte le vicende raccontate da Apollonio Rodio ne Le Argonautiche. In questa versione Giasone diventa un personaggio secondario e l'attenzione si pone sul personaggio di Ercole (Steve Reeves) e sulle sue imprese. Nella narrazione si fa spazio la rappresentazione di alcune delle dodici fatiche (l’uccisione del Leone Nemeo, del Toro di Creta) ma le scene in cui Reeves mostra i muscoli non mancano (del resto che altro poteva fare? come attore era quel che era...) soprattutto nel finale in cui fa crollare un palazzo con delle catene fissate alla base di due colonne. Naturalmente, l'avessimo fatto noi ci sarebbe caduto tutto in testa, ma non importavano i particolari, il pubblico voleva solo rilassarsi. Mario Bava curò gli effetti speciali e la fotografia. Nel libro Kill Baby Kill! l'attore Mimmo Palmara afferma il fondamentale apporto del futuro regista: "Bava inventava dei paesaggi monumentali utilizzando delle costruzioni in miniatura, le cosiddette maquette. Le piazzava davanti alla macchina da presa e, con la costruzione reale distante trenta metri, riusciva a dare, in prospettiva, l'impressione ottica che tutto fosse legato coerentemente. I risultati erano grandiosi, Francisci era contento e ricambiava Bava con grande amicizia e simpatia". Altra testimonianza su Mario Bava è quella dello sceneggiatore Massimo De Rita: "La prima volta che incontrai Mario fu in Le fatiche di Ercole. Lui faceva il direttore della fotografia per Francisci. Quando andai, vidi questa scena nel teatro della Scalero: uno schermo azzurro un po' rattoppato, su un carro c'erano Steve Reeves e Sylva Koscina che cantavano in playback Per la civiltà di Iolco. Uno squallore. Io guardai Mario Bava, che mi sorrise e disse: Come siamo ridotti. Poi andai in proiezione, e questa scena sembrava vera, magica: tutto acquistava un senso di realtà e di eleganza".

Le Fatiche di Ercole è uno di quei film che in Italia ha sbancato al botteghino. Il momento era favorevole nella società, poiché c'era aria di rivoluzione e il Neorealismo non era in grado di cancellare il triste passato del paese. C'era bisogno di far divertire il pubblico. Francisci, Bava, Reeves e gli altri membri di cast e crew (crew sta per troupe) ci riuscirono, come negli anni successivi fecero i maestri del peplum e degli spaghetti western. Negli Stati Uniti il film fu ben accolto grazie anche all'attore principale, Steve Reeves, culturista eletto Mister Universo nel 1950 e per la prima volta protagonista con questo film. Certo, chiamarlo attore è un atto di bontà. Il pur gigantesco fisico era gonfiato, la mascolina barba era un'idea di Mario Bava e pure la voce non era la sua. Sapete da chi era doppiato in inglese? Da Mel Brooks. Però cavalcava bene, tanto che dopo aver chiuso la carriera si comprò un ranch in California dove i cavalli li allevò professionalmente. Ed era non solo bello ma anche un buon uomo, cortese e disponibile verso gli altri. In una scena interpretava Ercole trattenuto da catene d'acciaio, in realtà di legno pitturato, e doveva liberarsi e farle ruotare con violenza verso gli avversari. Ma lo faceva piano. Il regista gli gridò: "Muovi quelle catene forte!". E lui: "Non voglio fare del male a qualcuno". E il regista, di rimando: "Se non si fanno male, non vengono pagati!". Il motivo era che Reeves aveva fatto la guerra in Pacifico e aveva visto troppe tragedie, quelle vere, per accettare di provocare del male ad altri stupidamente. (Vedi qui:

Insieme ai set spagnoli, Tor Caldara è stato uno degli scenari principali per i film di Leone, Corbucci, Sollima e altri registi che hanno saputo ricreare il Far West americano in Europa con i cosiddetti spaghetti-western. Per un pugno di dollari (1964) di Sergio Leone – successo strepitoso rimasto negli annali del cinema mondiale – e Django (1966) di Sergio Corbucci sono probabilmente gli esempi più celebri tra i western all'italiana girati a Tor Caldara. Per quanto riguarda Django la trama ricalca quella di altri film del genere: in un villaggio ai confini del Messico due bande rivali si fronteggiano per il controllo della città, ormai rimasta priva di uomini onesti, tutti uccisi dall'una o dall'altra banda. Ecco che un uomo misterioso arriva in città. Che intenzioni avrà? Voi cosa direste vedendo che si porta dietro una bara? Che potrebbe trattarsi di un aspirante suicida molto pignolo oppure un assassino già con i suoi piani. Si chiama Django (Franco Nero) e cova sentimenti di vendetta nei confronti di uno dei capibanda. Trova rifugio presso una locanda-bordello e in breve si capisce il perché della bara. Difatti dentro c'è una mitragliatrice che usa con tale munificenza da fare contare alla fine del film ben 138 uccisioni. E per fortuna che il film dura solo 94 minuti, perché se fosse stato lungo come Via col vento ora non ci saremmo neppure voi e noi. (Vedi qui:

Oggi Django è considerato un film cult, e questo anche grazie al protagonista, Franco Nero, ispiratore di futuri pistoleri. Corbucci amava dire: "Ford aveva John Wayne, Leone aveva Clint Eastwood, io ho Franco Nero". La scena dell'arrivo di Django con la bara fu girata a Tor Caldara, come pure tante altre presenti nel film. Spettacolarmente trash è il finale in cui Django, con le mani completamente frantumate, riesce ad uccidere da solo un gruppo di uomini venuti a eliminarlo. Lo fa sparando addirittura sette colpi con una pistola che ne può tenere solo sei. Il settimo forse è simbolicamente sparato dalla moglie morta tempo addietro. O forse è solo un errore degli effetti sonori? Chissà, in fondo il cinema italiano di una volta era bello anche per questi dubbi di fondo che lasciava sulla sua professionalità. Il successo di Django fu inaspettato, tanto da far susseguire un sequel dopo l'altro: Django spara per primo (1967) di Alberto De Martino, Django il bastardo (1969) di Sergio Garrone, Django sfida Sartana (1970) di William Redford (ossia Pasquale Squitieri), Arrivano Django e Sartana...è la fine (1971) di Dick Spitfire (Demofilo Fidani), Preparati la bara! (1968) di Ferdinando Baldi con Terence Hill nel ruolo di Django. L'unico vero seguito è il tardo Django 2 - Il grande ritorno (1987) di Ted Archer (ossia Nello Rossati), dalla curiosa ambientazione colombiana. In Germania all'epoca furono distribuiti una trentina di spaghetti-western col nome Django nel titolo, per attirare il pubblico in sala. Non solamente di sequel rivive un film. Infatti Django di Corbucci è stato ispiratore di registi moderni amanti del western all’italiana: Robert Rodriguez racconta la storia di uno straniero senza nome che uccide i suoi antagonisti con armi nascoste in una custodia per chitarra (chiaro riferimento a Django). El mariachi (1992), Desperado (1995) e C’era una volta in Messico (2003) vanno a comporre una trilogia in salsa messicana di pura ispirazione spaghetti-western; anche il cinema orientale ha voluto rendere omaggio a Corbucci, in Sukiyaki Western Django (2007) il giapponese Takashi Miike diresse anche Quentin Tarantino, protagonista di un cameo. Non solo, proprio Tarantino diresse Django Unchained (2012), con Jamie Foxx, Leonardo DiCaprio, Christoph Waltz, Samuel L. Jackson e Kerry Washington. È un omaggio al film Django di Sergio Corbucci, e nel film c'è difatti un cameo interpretato da Franco Nero.

Come purtroppo sappiamo, l'Italia è sempre stata ed è il più grande opificio di grassatori e ladri di qualsiasi livello. Li esportiamo persino, tanti ne abbiamo. In questa discutibile produzione ci sono pure quelli che in galera non ci restano manco per sbaglio, come tanti politici disonesti e detestati dall'opinione pubblica, nonché i ladri di fantasia che invece riscuotono larghi consensi. Uno di questi ultimi è Diabolik, personaggio dei fumetti creato da Angela e Luciana Giussani. Ci fecero pure un film, appunto Diabolik (1968) di Mario Bava, girato per alcune scene ad Anzio e in particolare a Tor Caldara. Il resto fu girato agli studi De Laurentiis a Roma, e in esterni a Torino. Per interpretare il personaggio di Diabolik fu scelto inizialmente Jean Sorel, che però fu in seguito sostituito da John Phillip Law, il quale allo stesso tempo stava prendendo parte alle riprese di Barbarella, altro film prodotto da De Laurentiis. Per interpretare la compagna di Diabolik, Eva Kant, fu inizialmente scelta una modella sconosciuta, sostituita dopo una sola settimana da Catherine Deneuve, sostituita a sua volta perché Bava non era contento della sua interpretazione e l'attrice francese era contraria a girare scene di nudo. Il ruolo di Eva Kant fu definitivamente affidato a Marisa Mell. Le riprese si svolsero tra l'aprile e il giugno del 1967. Il set ospitò molti screzi tra Bava e De Laurentiis, riguardanti soprattutto le sequenze di violenza che Bava voleva inserire ma che De Laurentiis, temendo tagli da parte della censura, era contrario a far girare. A detta di molti addetti ai lavori è uno dei migliori film pop degli anni '60,un mix di pop art, optical art, psichedelia e futurismo. In Italia la critica si divise sulla buona o cattiva riuscita del film, mentre all'estero fu subito amato, soprattutto in Francia. Una menzione va fatta anche alla colonna sonora di Ennio Morricone, che si discosta abbastanza dalle composizioni più note del musicista proponendo motivi psichedelici e tipiche composizioni dell'epoca, sposando così in pieno il gusto pop che pervade il film.

Nella preistoria infatti è ambientato – con location a Tor Caldara e Lavinio-Lido dei Pini – Quando le donne avevano la coda (1970), commedia diretta da Pasquale Festa Campanile e interpretata – si fa per dire – daSenta Berger, Paola Borboni, Lando Buzzanca, Giuliano Gemma, Aldo Giuffré, Renzo Montagnani, Francesco Mulè, Lino Toffolo, Frank Wolff. Alla sceneggiatura collaborò Lina Wertmüller. Una curiosità: i due protagonisti (Gemma e Berger) furono doppiati rispettivamente da Giancarlo Giannini e Mariangela Melato, che poi ottennero grande successo in Mimì metallurgico ferito nell'onore (1972) e Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare d'agosto (1974), entrambi diretti proprio dalla Wertmüller. Quando le donne avevano la coda racconta di alcuni uomini delle caverne che un giorno intrappolano un essere sconosciuto e cioè una donna. A dire il vero ha anche la coda ma non c'è problema poiché quelli di donne non ne hanno mai viste, tanto che inizialmente vorrebbero mangiarsela. Quella però concretamente insegna loro che c'è un utilizzo migliore... Non solo, i cavernicoli finiscono infine nelle grinfie di una tribù di sole donne assatanate di sesso. Ci fu anche il seguito,Quando le donne persero la coda (1972), stesso regista e attori. Pensandoci, il film non è una commedia, ma fantascienza estrema, perché vedendo la Berger (di allora) tutto ci si vorrebbe fare tranne mangiarsela. (Vedi il film completo qui:

In Fantozzi subisce ancora (1983) diretto da Neri Parenti, il povero ragioniere partecipa a una gita in un "paradiso" di mare, un tratto di costa laziale che per l'occasione fu trasformata in discarica (la riserva di Tor Caldara). Fra le tante disgrazie, mentre sta nuotando viene pescato da un elicottero e gettato insieme all'acqua su un incendio boschivo. Naturalmente la discarica creata appositamente lì fu subito tolta, penserete voi. Invece no. Nel 2005, oltre vent'anni dopo la realizzazione del film, l’inviato di Striscia la Notizia Jimmy Ghione in un servizio mostrò che i rifiuti della finta (finta per modo di dire...) discarica erano ancora lì. Il servizio scatenò un piccolo polverone che non dette i frutti sperati, in quanto nessuno dei responsabili né gli enti pubblici riuscirono a risolvere il problema. Oggi però pulizia è stata fatta. È merito dei volontari dell’Anzio Surf Movment i quali, nell'aprile del 2006, presero la situazione in mano e in un'ora e mezza riportarono agli antichi splendori quel punto. Questo sta a dimostrare la sensibilità ecologica di coloro che erano pagati per intervenire e che invece non fecero nulla di buono. (Vedi qui:

Ad Anzio fu girato in parte anche Nine (2009) diretto da Rob Marshall e ispirato all'omonimo musical di Broadway, a sua volta con molti riferimenti a Federico Fellini. Altre riprese riguardarono il centro storico di Sutri, in provincia di Viterbo. Il film, costato 80 milioni di dollari, fu un flop terrificante visto che tre anni dopo a livello mondiale ne aveva incassati solo la metà.

Locandine dei film girati in questa location

Clicca per ingrandire le locandine

lazio-anziolazio-anziolazio-anziolazio-anziolazio-anziolazio-anziolazio-anziolazio-anzio

made with love from Joomla.it

 

Location in Lazio

made with love from Joomla.it

Buone & Cattive nuove

Il giornale Cinema & Turismo colma un vuoto nelle rassegne cinematografiche italiane creando la Mostra Nazionale del Cinema in Costume...
Da mercoledì 1 a mercoledì 8 ottobre la prima edizione della Festa del Cibo d’autore e del Cinema goloso a Salsomaggiore...
La  Sardegna Film Commission, diretta da Nevina Satta, si è attivata affinché la regista Lina Wertmuller abbia finalmente un riconoscimento...