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Tarquinia

Tarquinia, le cui necropoli sono state dichiarate Patrimonio dell'Umanità dall'Unesco, custodisce presso il Museo nazionale una delle maggiori raccolte di reperti etruschi, cosa ovvia essendo stata una delle più antiche città etrusche, se non la più antica, e la più importante della Dodecapoli. Conquistata dai romani all'inizio del III secolo a.C., non è che fosse il luogo più ameno della penisola, tanto che nel VII secolo si spopolò (oltre che per le invasioni barbariche) a causa delle paludi, di orde di zanzare e conseguentemente della malaria. La popolazione pensò bene di trasferirsi appunto più in alto, su un colle decisamente più ventilato e meno mefitico. Si consiglia, oltre che una visita all'abitato di epoca medievale, anche alla necropoli dei Monterozzi, posta su un'altura a est di Tarquinia e celebre per le circa 200 pitture delle sue tombe (le sepolture invece sono circa 6000), che rappresentano il più cospicuo nucleo pittorico di arte etrusca conosciuto nonché il più ampio documento di tutta la pittura antica prima dell'età imperiale romana.

Necropoli dei Monterozzi, Tomba dei Leopardi.

Oggi le orde di zanzare malariche citate prima non ci sono più, grazie alle bonifiche, come del resto tante cose del passato belle o no. Però lungo il litorale (ben 20 km) rimangono le saline, divenute la Riserva naturale Salina di Tarquinia, area protetta vasta 170 ettari. Per quanto riguarda anzi la natura, da visitare è anche l'entroterra, con colline coltivate, boschi e la maremma costiera, terra di cinghiali, briganti (un tempo, perché ora li si trova più sovente nelle istituzioni pubbliche) e butteri, ossia i tipici validissimi mandriani. Difatti in zona prosperano mandrie di bovini e di cavalli allevati allo stato brado. Anzi, ogni anno, durante una festa collettiva che dura più giorni si tiene l'antico rito della "merca" del bestiame, ossia la marchiatura a fuoco delle vacche destinate al pascolo brado. In zona – stando attenti a non infastidire troppo bovini e cavalli bradi, è un buon consiglio – si possono fare passeggiate a cavallo, trekking ed escursioni in canoa.

La frazione Tarquinia Lido è un ben organizzato centro balneare, con spiaggia sabbiosa ampia e lunga, il mare è pulito e adatto alle vacanze estive di tutti, dai bambini agli anziani. Ovviamente dipende anche dall'educazione dei turisti e purtroppo più volte specie dopo Ferragosto la spiaggia libera è stata lasciata ricoperta da rifiuti. Tarquinia Lido fa parte della Riviera degli Etruschi, che si estende per circa 85 km dai confini della Toscana fino a Ladispoli.

In loco esisteva un porto etrusco (oggi noto anche come Porto Clementino, a Tarquinia Lido), ora area archeologica, poi ristrutturato dai romani e chiamato Gravisca, distrutto dai visigoti all'inizio del V secolo, riaperto nel XV secolo ma distrutto da lì a poco dalla flotta napoletana, ricostruito da papa Clemente XII nel 1738 – tanto che prese nome di Porto Clementino – e definitivamente distrutto dall'esercito tedesco durante la Seconda guerra mondiale. Insomma, qualche strana e potente divinità pare non voglia che lì ci sia un porto.

I resti del Porto Clementino.

A proposito delle saline citate prima, esistevano fin dall'antichità ma nel 1806 furono soggette a lavori da parte delloStato Pontifico, utilizzando come manodopera i detenuti del locale carcere che costruirono la chiesetta e gli otto fabbricati del borgo in cui andarono ad abitare i salinari e cioè gli addetti a queste lavorazioni. Proprio queste case, poi abbandonate al degrado, furono uno dei set dell'indimenticabile sceneggiato Le avventure di Pinocchio, di Luigi Comencini. Per chi l'avesse visto, nella seconda parte dello sceneggiato Pinocchio ruba delle frittelle. Bene, fu girato lì. E pure la scuola dove ha Lucignolo come compagno di banco è lì. Il luogo appariva come un tranquillo paesino soleggiato, con la gente che si riparava dal sole con gli ombrelli e i signorotti col cappello riposanti nella totale tranquillità. Anche la casa della Fata Turchina era lì, con la scena dei compagni di scuola che salgono sul pontile per la festa con i panini imburrati. (Vedi qui:

Le avventure di Pinocchio fu girato anche a Farnese, Palazzo Farnese a Caprarola, Sant'Oreste, Lago di Martignano, Amelia, Guidonia Montecelio, porto di Civitavecchia, Civita Castellana, Roma Capannelle e alla spiaggia di Torre Astura a Nettuno). Lo sceneggiato, probabilmente la più amata rappresentazione filmica della storia di Collodi, fu realizzato in cinque puntate e con un grande Nino Manfredi nelle vesti di Geppetto. Venne trasmesso per la prima volta dalla Rai nel 1972, ottenendo un successo straordinario. Negli anni, sono seguite diverse riedizioni, repliche televisive e una pubblicazione home video, ma è quella versione originaria a essere rimasta nel cuore e nei ricordi di tutti gli italiani. Tra gli altri interpreti, ricordiamo Franco Franchi (il gatto), Ciccio Ingrassia (la volpe), Vittorio De Sica (il giudice) e Gina Lollobrigida (la fata Turchina).

Senza dimenticare naturalmente Andrea Balestri, adattissimo alla parte di Pinocchio. Fu scelto da Comencini fra tremila bambini provenienti da tutta la Toscana. Per saggiarne il carattere il regista gli disse: "Qui c'è un martello, lì c'è un quadro, vediamo se hai il coraggio di romperlo". E lui subito ruppe il quadro a martellate. Il regista però lo rimproverò, "Ora me lo ripaghi". E il bambino, "Che vuoi? Me l'hai detto tu di farlo", e se ne andò. Comencini capì che quello era Pinocchio, e aveva ragione. Balestri racconta: "Sul set ho conosciuto attori straordinari. Nino Manfredi era Geppetto anche nella vita, simpaticissimo e gentile con me, paziente, protettivo. (Guarda il backstage

Con Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, il gatto e la volpe, il rapporto poi era speciale. Mi capivano, mi coccolavano, mi viziavano a volte. A Gina Lollobrigida invece facevo i dispetti. Ero impertinente. Una volta ci furono problemi con la casa galleggiante della fatina che si staccò dalla riva del lago di Martignano, nel Lazio, spostandosi pericolosamente al largo. Erano tutti preoccupati, io ero contento perché speravo che lì dentro ci fosse la Lollobrigida. Un'altra volta poi mi rifiutai di piangere davanti alla tomba della Fata Turchina solo perché c'era la foto della signora Gina. Ero proprio un Pinocchio vero. Il tempo mi avrebbe cambiato. Ora sono un uomo vero anche se quel burattino mi è rimasto nell’anima". (Vedi qui:

La fiaba di Pinocchio, nata dal genio italiano e ambientata in Italia, è un capolavoro a prescindere, comunque la si rappresenti. Come nel caso dell'indimenticabile sceneggiato Le avventure di Pinocchio, di Luigi Comencini. Ma, essendo appunto un capolavoro mondiale, ha dato vita ad altre opere ispirate al romanzo di Carlo Collodi, come il bellissimo e immortale film di animazione Pinocchio (1940), di Walt Disney. (Vedi qui:

 

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