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Grado

Grado, per via dei suoi1,8 milioni di presenze l'anno, è senza dubbio un importante centro turistico e termale. Anzi, è il secondo in Friuli Venezia Giulia dietro Lignano Sabbiadoro e davanti a Trieste, che tocca le 800.000 l'anno. Nell'antichità fu un caposaldo nonché porto romano a supporto dell'allora ben più importante Aquileia. C'è da dire che le navi vi arrivavano, partivano ma vi affondavano pure, come dimostrò nel 1987 il ritrovamento del relitto della Julia Felix nei fondali proprio di fronte a Grado. Che in zona ci fossero moltissimi soldati è testimoniato dal fatto che nel 168 qualcuno più avveduto di altri notò che l'assembramento di uomini poteva portare qualche pestilenza. E ci colse, poiché le legioni provenienti da oriente portarono la peste – ma non quella "nera", che giunse quasi dodici secoli dopo, bensì un'epidemia di vaiolo – e i morti nell'impero (e tanti se ne contarono in quella zona) furono circa cinque milioni. Passarono quasi tre secoli e arrivò (452) un'altra calamità, ossia gli unni di Attila, che fecero strage distruggendo pure Aquileia. La popolazione atterrita dovette rifugiarsi sulle isole, sapendo che quegli invasori avevano terrore dell'acqua a prescindere, visto che non ci nuotavano, non ci navigavano e meno che mai ci si lavavano. Attila e la sua orda di unni aveva già tentato l'invasione l'anno prima ma era stato battuto dall'esercito romano e dagli alleati nella battaglia dei Campi Catalaunici, in una pianura della Gallia nei pressi dell'odierna Châlons-en-Champagne. A proposito dell'incontro fra romani e unni è da vedere questo spezzone del film trash Attila flagello di Dio (1982) – non girato in questa zona – interpretato da Diego Abatantuono e diretto da Castellano e Pipolo. (Vedi qui):

Quelle isole oggi formano buona parte di Grado, che si estende tra la laguna omonima, la foce dell'Isonzo e il Mare Adriatico. Le isole della laguna sono una trentina, sparse in circa 90 chilometri quadrati, e ogni anno la prima domenica di luglio quelle acque vengono attraversate da un corteo di barche che nell'ambito della processione chiamata El Perdòn de Barbana portano la statua della Madonna degli Angeli dalla Basilica di Sant'Eufemia all'isola di Barbana, sulla quale da circa 1500 anni esiste un santuario mariano e una comunità di frati francescani. L'usanza risale al 1237, quando la popolazione gradese promise di onorare la santa se li avesse salvati da un'epidemia di peste che stava facendo strage. Tuttavia, pur grave quanto si vuole, era solo una generica pestilenza e quando nel XIV secolo arrivò la Peste Nera, quella vera, neppure le isole e la santa garantirono la salvezza e fu così che Grado divenne, per secoli, un povero borgo di pescatori soggetto alla Repubblica di Venezia (anch'essa falcidiata dal terribile morbo). L'isola di Barbana, vasta circa tre ettari, dista cinque chilometri da Grado, con il quale è collegata da un regolare servizio di traghetti, con partenza dal Canale della Schiusa. Ha un piccolo porto e può essere raggiunta anche con mezzi privati.

L'isola di Barbana

Quegli stessi mare, isole e spiagge che un tempo davano sicurezza, oggi danno benefici sotto forma di introiti turistici. Le sabbiose e chilometriche spiagge di Grado, premiate costantemente da decenni con la Bandiera Blu, sono perfettamente attrezzate e difatti vi arrivano turisti non solo italiani ma da ogni parte d'Europa, attratti anche dal suggestivo centro storico dalle casette in pietra, antiche chiesette e strade ciottolate retaggio del passato. Tutte le spiagge di Grado si trovano sul lato meridionale e quella più occidentale si chiama Costa Azzurra. Attenzione, il fondale cala abbastanza repentinamente. E' libera, tuttavia ben attrezzata e con vari servizi. Poi c'è la Diga, che spiaggia non è di certo perché è... appunto una diga costruita a difesa dell'abitato. Chiamata anche Lungomare Nazario Sauro, è utilizzata per prendere il sole. Subito dopo, sempre in centro, c'è la Spiaggia Principale, lunga alcuni chilometri, a pagamento e ben curata. Qui il fondale è basso e per trovare l'acqua alta bisogna procedere non poco, cosa che la rende molto adatta ai bambini. Vi è poi la Spiaggia del Bosco (perché vicino c'è un bosco, ovvio), libera, lunga più di un chilometro e dal fondale basso. Stesse caratteristiche di quella di Grado Pineta. Esistono altre spiagge, anche di pertinenza militare, quindi quando nuotate fate attenzione a dove arrivate, sennò per sbaglio potreste rischiare di venire vestiti, equipaggiati e spediti di forza in qualche posto meno ameno dell'Italia.

Ovviamente, con l'alto numero di presenze turistiche e i target diversi, Grado offre anche divertimento, musica, spettacoli e ristoranti con cucina friulana e veneta all'altezza della fama della località. Viene anche detta l'Isola d'oro o del Sole, anche se in realtà è unita alla terraferma da una sottile striscia di terra. Piacevole il centro storico con campielli, vicoli, case dei pescatori e sontuose basiliche come quella di Santa Maria della Grazie, la più antica. Parte del turismo è dovuta alle terme, in auge fin dall'800 e un tempo meta degli Asburgo (visto che dal 1797 al 1918 fece parte dell'impero austro-asburgico). Per gli appassionati naturalisti, specie di birdwatching, meritano una visita la Riserva naturale della Valle Cavanata e la Riserva naturale della Foce dell'Isonzo.

La laguna fu una delle location del film Medea (1969), diretto da Pier Paolo Pasolini, con protagonista Maria Callas (fu il suo unico film) e basato sull’omonima tragedia di Euripide. Diciamo subito che la critica, come al solito, fu benevola con questo dramma di Pasolini, ma il popolino – al quale ci onoriamo di appartenere – ne rifuggì manco fosse la peste e pertanto sotto il profilo commerciale andò male. La Callas, divina e acclamata soprano, era sentimentalmente in crisi poiché l'armatore Aristotele Onassis si era rifiutato di regolarizzare la loro unione e nel 1968 si era pure sposato con Jacqueline Kennedy, vedova del presidente degli Stati Uniti John Fitzgerald Kennedy. Inoltre la Callas professionalmente era in calo e pertanto quando il suo amico Renzo Rossellini (produttore cinematografico, nonché figlio primogenito del famoso regista Roberto) le propose di interpretare Medea colse al volo l'occasione per tornare alla ribalta, pur se con il cinema. In precedenza aveva rifiutato altre proposte cinematografiche, ma stavolta accettò. (Vedi qui il film completo):

La Callas però aveva però ben più di qualche remora su Pasolini, di cui aveva visto Teorema (1968) rimanendo dubbiosa, tanto per usare un eufemismo. La trama di quest'ultimo tratta dell'arrivo di un affascinante, giovane ed enigmatico ospite della famiglia di un industriale e che in breve fa sesso con la moglie, figlia, figlio, domestica e pure con il capofamiglia. Il cane, fortunatamente o sfortunatamente, non c'era, forse investito dal furgone del lattaio. Sarebbe certo stato un guaio se Teorema fosse stato ambientato in uno di quei palazzoni popolari zeppi di inquilini... Addirittura la Callas vedendolo al cinema era uscita a metà del film e subito, nonostante fossero le tre di notte, aveva telefonato all'amico Jacques Bourgeois raccontandogli: "Ho appena visto qualcosa di assolutamente disgustoso! L’ultimo film di Pasolini, Teorema. Quell'uomo è pazzo! ... Un giovane va in campagna a passare un fine settimana con una famiglia. Fa all'amore con la madre, poi fa all'amore con la figlia, e poi fa all'amore con il figlio!". Quando l’amico aveva spiegato che si trattava di Dio, la Callas replicò: "Ma come, Dio? E' da blasfemi!". Comunque sia, Rossellini le disse di stare tranquilla (la Callas però chiese lumi a Joelle de Gravelaine, noto astrologo di Parigi) e in effetti con Pasolini fece subito amicizia. Leale da parte del regista, mentre a un certo punto la Callas sarebbe andata oltre, innamorandosene. Non sapeva – forse, ma ne dubitiamo al massimo grado – che Pasolini aveva già un amante, nella persona del suo attore-pupillo Ninetto Davoli? Insomma, come ammise lo stesso Pasolini, era omosessuale e insomma per la Callas "non c'era trippa per gatti". Ammesso che la diceria sui sentimenti della grande cantante sia vera, e non è detto.

Ninetto Davoli, Pier Paolo Pasolini e Maria Callas

Grado fu una  location di Isola meccanica (1978), prodotto, scritto, diretto e interpretato – evidentemente l'autista di produzione l'avevano già – dal friulano Bruno Pischiutta, il quale si era già distinto l'anno prima con l'erotico Compagne nude, nel cui cast figura Fred Ballantines. Chi è Ballantines? Sempre Pischiutta, sotto mentite spoglie.  Isola meccanica è del tutto in sintonia con la laguna, le sue nebbie, gli spiriti ultraterreni che pochi o nessuno vedono. Difatti anche questo film non lo vide praticamente nessuno, e nelle sale non è mai uscito. Il budget era risicatissimo, 30 milioni di lire, in quanto Pischiutta litigò con il maggior finanziatore, l'allora proprietario della discoteca Scarpantibus di Codroipo, comune friulano dell'entroterra. Anche questo era un film erotico soft, con l'attrice istriana Femi Benussi, indimenticabile interprete di film quali La collegiale, La commessa, La professoressa di lingue e così via. Sia chiaro, facevano bene a produrli, visto che alla gente il filone piaceva e al cinema ci andava. Sempre meglio di quei produttori e registi di ieri e di oggi che girano film elitari (nel senso che li vedono in dieci o poco più) con i soldi pubblici, praticamente buttati al vento. La Benussi, anche se lavorò in diversi poliziotteschi e in alcuni film di livello, non aveva troppi problemi nello spogliarsi, tanto che quando interpretò il ruolo di un'insegnante erroneamente arrestata in Le impiegate stradali (1976) di Mario Landi, la cosa fu tanto inaudita che per colpire il pubblico la casa di produzione strombazzò ovunque: "Per la prima volta vestita la conturbante Femi Benussi!". Non sarà stato un caso che, quando negli anni '80 la Benussi disse basta allo spogliarsi e ai film erotici, non le fu proposto più nulla.

Femi Benussi

Grado (e Trieste) in seguito fu location di Giulia e Giulia (1987), diretto da Peter Del Monte e dal notevole cast includente Kathleen Turner, Gabriel Byrne, Sting e Gabriele Ferzetti. Inoltre vi furono riprese dei film tedeschi per la televisione Stella di Mare - Hilfe, wir erben ein Schiff! (1999) di Xaver Schwarzenberger, regista pure dell'altro sceneggiato televisivo girato anche a Grado Vino santo (2000) con Vera Borek, Anna Galiena e con la partecipazione di Alida Valli e Raf Vallone. Sempre qui ci furono le riprese di due episodi (Schwergewicht e 71 Tage, entrambi del 2004) della serie televisiva Trautmann diretta da Thomas Roth, nonché di Meine schöne Tochter (2004), ancora di Xaver Schwarzenberger. Nel 2008 Grado fu location del primo dei quattro episodi che compongono il film La terra nel sangue di Giovanni Ziberna, nel 2009 del bello e drammatico Alza la testa, film italiano diretto da Alessandro Angelini e interpretato dal bravo Sergio Castellitto, e nel 2012 del drammatico Helena e Glory, diretto da  Marco Pontecorvo e con Barbora Bobulova, Esther Ortega, Thomas Trabacchi, Viola Graziosi, Stefano Chiodaroli, Evita Ciri. Narra dell'amicizia tra due donne nata nel mondo della prostituzione. Fa parte della serie Mai per amore, sul tema della violenza contro le donne, andata in onda nello stesso anno su Rai1. Prodotta da Claudia Mori, include anche Troppo amore di Liliana Cavani, Ragazze in web sempre di  Marco Pontecorvo e La fuga di Teresa di Margarethe von Trotta. Le location riguardarono soprattutto Trieste. (Vedi qui l'episodio completo: http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-8f46123a-760d-4a61-9863-baa8de35b526.html

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gradogrado

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Location in Friuli Venezia Giulia

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