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Venzone

 

Venzone si trova alla confluenza di due importanti valli, quella del Tagliamento, attraverso la quale si arriva in Carnia, e il Canal del Ferro. Questa sua peculiarità geografica permette al suo territorio di far parte del Parco naturale delle Prealpi Giulie. Inoltre, proprio per il fatto di trovarsi in un contesto altamente strategico per la difesa di questa parte del territorio friulano, il paese ha una lunga e prestigiosa tradizione con gli alpini, al punto di essere uno dei luoghi più importanti per ciò che riguarda il reclutamento per questo illustre e affascinante corpo militare. Non per nulla, ancora oggi, qui ha sede, oltre che a Cividale del Friuli, l'8° Reggimento Alpini, dislocato nella caserma Feruglio.

 La "città murata" di Venzone, vista dall'alto.

Anche questo splendido centro, purtroppo, come altri luoghi e paesi friulani, fu spazzato via dal terribile terremoto del maggio del 1976, ma Venzone, grazie allo spirito di sacrificio e al lavoro dei suoi abitanti, seppe reagire prontamente a quella sventura e nel giro di pochissimi anni tornò ad essere quella tipica cittadina medievale che ha saputo conservarsi con il passare dei secoli. Questa sua prerogativa le ha permesso di essere dichiarata Monumento nazionale, in quanto rappresenta uno dei più straordinari esempi di restauro in campo architettonico e artistico, oltre a essere l'unico esempio rimasto in terra friulana di cittadina fortificata del Trecento. Basta osservare le imponenti mura che la circondano e visitare i suoi monumenti storici di cui è ricca, a cominciare dal Duomo di Sant'Andrea, per rendersene conto. Ma è indubbio che il fascino maggiore si concentra nell'antica e misteriosa Cappella di San Michele, posta di fronte al Duomo stesso, tuttora dimora delle quindici leggendarie mummie (erano 22, ma 7 furono distrutte dal terremoto del 1976), la più antica delle quali è quella del cosiddetto "Gobbo", scoperta nel 1647.

Queste mummie –  che anche Napoleone Bonaparte volle vedere nel 1807 –  suscitarono fin da subito un vasto interesse a livello internazionale, tanto che alcune di esse furono portate e studiate al Gabinetto universitario di Padova, al Museo di Vienna e perfino a Parigi nella Chiesa degli Invalidi. La prima mummia ritrovata risale al 1647 quando, con lo spostamento di un sarcofago nel Duomo, venne portata alla luce quella del cosiddetto Gobbo, contraddistinta con questo termine non per via di un evidente difetto fisico che sembrava caratterizzasse il corpo ritrovato, ma per la forma dello stesso causata dalla deposizione nel sarcofago, probabilmente troppo piccolo per lui. Secondo una leggenda, il Gobbo sarebbe stato dotato di un pene enorme, che fu asportato con un colpo di baionetta da un soldato napoleonico che se lo prese come "souvenir". Com'è stato appurato dalla scienza, questo particolarissimo fenomeno della mummificazione a Venzone è reso naturalmente possibile grazie a un fungo che vegeta nelle tombe del Duomo, più esattamente una muffa parassita dal nome scientifico Hipha bombicina pers, la quale riesce a disidratare completamente il corpo nel volgere di un anno e a rendere la pelle pergamenacea.

Continuando nella visita di questo splendido paese, non bisogna dimenticare che al primo piano del Palazzo Orgnani-Martina è ospitata permanentemente la mostra "Tiere Motus - Storia di un terremoto e della sua gente", che conserva e rende fruibile ai visitatori un ingente patrimonio fotografico e video, così come i documenti sugli aspetti tecnici, scientifici, culturali, legislativi e sociali, gli elaborati grafici di rilievo e progettuali, le metodologie di restauro adottate dopo il terremoto del Friuli del 1976. Inoltre, collegata alla mostra e ospitata al pianterreno, una sala che propone un realistico simulatore della scossa del 6 maggio e del crollo del Duomo di Venzone, mentre le sale espositive del primo piano riportano, con un ordine inizialmente cronologico e poi tematico, i momenti cruciali dal terremoto fino alla ricostruzione. Sempre nello stesso Palazzo Orgnani-Martina si trova un'altra mostra permanente, anche questa di grande fascino e interesse, dal titolo "Foreste, Uomo, Economia nel Friuli Venezia Giulia", che spiega la storia delle foreste, con sei plastici che spiegano l'evoluzione del paesaggio forestale della regione, dalle glaciazioni all'epoca attuale. Gli appassionati di funghi potranno trovare in questa mostra pane per i loro denti visto che è ospitata una rassegna micologica di oltre trecento modelli di funghi.

Non bisogna poi dimenticare quella che resta la principale manifestazione popolare ed enogastronomica di Venzone, la sua Festa della Zucca. Nato quasi per caso nel 1991, questo singolare e pittoresco evento ha avuto un grandissimo successo di pubblico, al punto da avere molti visitatori ed estimatori che arrivano perfino dall'estero. La festa si svolge annualmente nel corso del quarto finesettimana di ottobre. Per il centro storico della cittadina medievale si esibiscono musici e giocolieri, mangiafuoco, nobildonne e cavalieri, personaggi come il "Sindaco della Zucca" e i membri della Sacra ArciConfraternita della Zucca, gli armigeri, il ciarlatano, il mendicante e tanti altri. Ma al centro di tutto ci sono le zucche, che si trovano dappertutto: in piazza, nelle vetrine, nelle locande e taverne, sulle bancarelle, di ogni forma e dimensione, addirittura misurate con un particolarissimo marchingegno che è lo "zuccometro", con un premio che va alla più pesante, con alcuni esemplari che hanno superato i 250 chili! Durante la festa i cortili dei palazzi principali, che durante l'anno sono comunque visitabili, divengono "Taverne" in cui vengono offerte le pietanze (una trentina circa) a base di zucca. Osti e camerieri in costume servono i cibi in cocci e scodelle di legno e di pane (per il minestrone), ricavati da ricette medioevali. Lungo le vie le bancarelle offrono decine di tipi di pane, focacce, plum-cake, crostate, grissini esclusivamente a base di zucca. Certo, c'è anche da annotare il fatto che nel corso del 2013 e del 2014 la festa non si è svolta per conclamate difficoltà finanziarie da parte della giunta comunale, che si è dovuta arrendere, così come centinaia di volontari che assicuravano la riuscita della manifestazione.

Ma oltre alla cultura, alle curiosità storiche e alle feste popolari e gastronomiche (quelle che si fanno ancora...), Venzone offre al turista anche attrattive naturalistiche non indifferenti, a cominciare dal Parco naturale delle Prealpi Giulie, istituito nel 1996 e  che si estende su poco meno di cento chilometri quadrati, compresi nel territorio dei comuni di Chiusaforte, Lusevera, Moggio Udinese, Resia, Resiutta e Venzone, tutti in provincia di Udine. La sua specificità è determinata dal contatto di tre aree biogeografiche diverse, mediterranea, illirica ed alpina, che concorrono a determinare una straordinaria biodiversità. Da Venzone, poi, attraverso alcuni sentieri CAI è possibile raggiungere il Monte Plauris sul quale è stato approntato uno specifico percorso botanico che offre la possibilità a turisti e appassionati di conoscere i segreti della montagna e dei suoi fiori. Il sentiero naturalistico, considerata la delicatezza dell'area, è stato pensato e attuato con la massima attenzione a una sicura fruibilità, ma facendo in modo che non generasse impatti negativi sull'ambiente. Da qui la scelta di apporre tabelle illustrative presso le strutture da cui si dipartono i cinque itinerari del percorso botanico e di indicare con semplici paletti in legno i punti di osservazione delle specie floristiche più interessanti presenti. A proposito di flora, Venzone è famosa anche per la lavanda, tanto che ad agosto, ogni anno, si svolge la festa dedicata a questa pianta, con una due giorni che prevede la presenza di numerosi stand e laboratori nelle vie del centro, nonché visite guidate al lavandeto di Venzone lungo il sentiero celtico dei nocciuoli. C'è anche la possibilità di degustare piatti al gusto di lavanda.

Un luogo come Venzone, così caratteristico, così storicamente affascinante e che fu toccato dai tragici eventi del primo conflitto mondiale, è stato naturalmente privilegiato dal cinema proprio con tre pellicole che hanno come sfondo la prima guerra mondiale, ossia Addio alle armi con la regia di Charles Vidor, La grande guerra di Mario Monicelli e La ragazza e il generale di Pasquale Festa Campanile. Addio alle armi, tratto dall'omonimo romanzo di Ernest Hemingway e girato interamente nel 1957 in Italia tra il Lago Maggiore, il Veneto e il Friuli, vide appunto Venzone come location nella prima parte del film, quando il protagonista, il tenente Frederick Henry (interpretato da Rock Hudson) torna da una licenza e raggiunge il proprio reparto in un paese, Venzone appunto, riconoscibilissimo dalle mura, dalla porta di accesso e dal palazzo del municipio, dove si trovano le ambulanze dell'esercito.

Il film, a dire il vero, ebbe delle riprese tribolatissime, anche a causa delle decisioni e delle scelte fatte dal produttore, il celebre e temutissimo David O. Selznick (colui che produsse, tra gli altri, anche Via col vento, del 1939), a cominciare dal fatto che volle imporre la propria consorte, la diva Jennifer Jones, nei panni della protagonista femminile, ossia la crocerossina inglese Catherine Barkley. Scelta che fece infuriare lo stesso Hemingway, il quale aveva ideato questa parte per una ragazza ventunenne e non per una trentottenne qual era la Jones all'epoca. La scelta di Selznick causò una reazione a catena a non finire, perché la Jones a sua volta volle avere ad ogni costo come partner maschile proprio Rock Hudson (anche lui, a detta di Hemingway, alquanto stagionatello, visto che per questo ruolo il tenente Henry nel romanzo era molto più giovane).

Il capriccio della Jones, appoggiata dal produttore consorte, causò il disappunto da parte del direttore alla fotografia del film, l'influente Oswald Morris, che addirittura lasciò le riprese sbattendo la porta. Ma Morris fu solo uno dei tanti a mollare il set durante il film o ad essere cacciato dallo stesso Selznick. La vittima più illustre fu il primo regista, il grande John Huston (sostituito poi da Charles Vidor) in evidente contrasto con il produttore e le sue ingerenze, seguito poi dal responsabile della produzione, da tre art director, dal supervisore degli effetti speciali e da tutto lo staff che lavorava nella villa affittata da Selznick a Roma nel corso delle riprese. Insomma, un proprio e vero esodo, per un film che veniva atteso e considerato dal mondo dorato di Hollywood come l'evento cinematografico dell'anno. Ma, sia per i contrasti, gli abbandoni, la tensione che si respirò sul set, sia per la debolezza della regia e per la fiacchezza recitativa dei due principali interpreti (al contrario di Vittorio De Sica, il quale avrebbe voluto dirigere la pellicola, che ebbe la nomination all'Oscar per il Migliore interprete non protagonista, e di uno straordinario Alberto Sordi in uno dei suoi rarissimi ruoli drammatici), il film non ebbe il successo sperato, al punto che Rock Hudson (il quale, peraltro, dalla produzione si fece pagare per contratto durante le riprese ben 17 mila dollari a settimana per i suoi capricci) non si pentì mai abbastanza di aver accettato di lavorare in questo film, rifiutando invece il ruolo di protagonista di quella che resta una delle più straordinarie pellicole di tutta la storia del cinema, Ben Hur! Non solo, ma il fiasco commerciale del film toccò anche lo stesso Selznick, che fu costretto a non produrre in seguito nessun altra pellicola!

Rock Hudson sul set a Venzone.

Due anni dopo fu la volta de La grande guerra, girato anch'esso in parte a Venzone (e per quanto riguarda il Friuli anche a Palmanova e Sella Sant'Agnese) da Mario Monicelli con l'immensa interpretazione di Vittorio Gassman e di Alberto Sordi, oltre a Silvana Mangano. Un film che si aggiudicò, ex equo con Il generale Della Rovere di Rossellini, il Leone d'oro al Festival Cinematografico di Venezia nel 1959. Film epocale, che fece capire agli italiani non solo l'orrore di quella guerra, di quel terribile massacro che si consumò tra le trincee, ma anche le condizioni di vita inumane che i soldati erano costretti a subire e sopportare. Monicelli, infatti, puntò tutto sulla veridicità dei fatti, sulla crudeltà delle situazioni, anche grazie a un capillare lavoro di ricostruzione storica, effettuato con l'aiuto dello scrittore e giornalista Carlo Salsa, che prese parte alla guerra proprio in quegli stessi scenari. Il regista toscano era talmente convinto della sua scelta che si scontrò più di una volta con il produttore Dino De Laurentiis, il quale non gradiva le decisioni di Monicelli di mostrare il lato peggiore della guerra, preferendo un profilo più basso e retorico. Il produttore, infatti, rimase inorridito quando vide che il regista girava con i soldati e gli ufficiali che apparivano laceri e sporchi (per raggiungere questo scopo, Monicelli faceva bagnare con delle pompe un terreno, e poi diceva alle comparse e agli attori di rotolarsi nel fango). Tra i due ci furono violente discussioni, ma alla fine il regista viareggino ebbe la meglio e De Laurentiis si piegò alle sue decisioni. Film tragico, amaro, ma anche votato a episodi che appartengono alla "commedia all'italiana", come la scena dello spassoso litigio tra Silvana Mangano, nei panni della prostituta Costantina, e Giovanni Busacca, interpretato da Gassman.

Oppure come in un'altra scena, che suscitò le ire dei benpensanti, quando Gassman e Sordi, quest'ultimo nei panni del vile soldato Oreste Jacovacci, rientrano nelle linee italiane e vengono presi di mira da una sentinella, proferendo l'estemporanea parola d’ordine "semo l'anima de li mortacci tua" per farsi riconoscere.

Anche Pasquale Festa Campanile, girando il film La ragazza e il generale, si avvalse nel 1967 della location di Venzone, esattamente la località di Rivoli Bianchi, per girare alcune scene, con il soldato italiano Tarasconi (Umberto Orsini), il quale, rimasto per puro caso in territorio occupato dalle forze austriache dopo la disfatta di Caporetto, riesce a fare prigioniero un generale nemico, interpretato dal grande Rod Steiger, e decide di portarlo ai suoi superiori per ottenere la medaglia d’oro, il premio di mille lire e la tanto sospirata licenza. Tra mille avventure, Tarasconi riesce a trascinare con sé l'illustre prigioniero, ma un giorno, vinto dal sonno perde la sua preziosa preda e solo a stento riesce a ritrovarlo aiutato da Ada (una splendida Alida Valli), una bella e rude contadina. Andrà a finire che i tre faranno una sorta di amicizia ma la storia non finisce bene. Ormai alla meta Tarasconi e Ada finiscono in un campo minato e muoiono, mentre l'unico che se la scampa miracolosamente è proprio il generale.

 Una scena di  La ragazza e il generale.

Sempre la località di Rivoli Bianchi fu scelta ancora da Pasquale Festa Campanile per alcune riprese di Porca vacca (1982), interpretato fra gli altri da Renato Pozzetto, Laura Antonelli e Aldo Maccione. Altre location, sempre della provincia di Udine, furono la frazione Sella Chianzutan – dove furono scavate le trincee – e quella disabitata di Pezzis, entrambe nel confinante comune di Verzegnis, nonché a Prato Carnico e a Saulis, includendo per quest'ultimo anche la relativa diga.

Il film, che non è "né carne né pesce" benché non sia disprezzabile, pare essere una sorta di scopiazzatura de La grande guerra, pur a livelli minori che potremmo definire siderali. Anche qui però è ben presente la denuncia di quel tritacarne che fu la Prima guerra mondiale, peggiorata dall'infimo livello dei politici non solo italiani e soprattutto dalla crudeltà e manifesta incapacità dei generali che spesso fecero morire stupidamente centinaia di migliaia di giovani senza neppure darsene pena. Per citare uno di questi basti dire Cadorna, al quale non si sa perché sono state dedicate piazze e vie. A tal proposito,  in Porca vacca c'è una scena in cui gli stessi soldati austriaci dalle loro trincee gridano ai soldati italiani all'attacco (e massacrati senza possibilità di scampo) di tornare indietro, di smettere di farsi ammazzare a migliaia così, che non era giusto. Per contro, i fanti italiani più volte lanciarono pagnotte agli austriaci affamati, che dalle trincee distanti a volte pochi metri chiedevano cibo ai loro nemici. Ebbene, si sappia che fatti simili avvennero veramente più volte sul fronte.

Venzone, inclusa la piazza del municipio, la si vede bene anche nella miniserie di genere poliziesco Operazione Odissea (2000), andata in onda su Canale 5, diretta da Claudio Fragasso e interpretata, fra gli altri, da Daniele Liotti, Luca Zingaretti e Leo Gullotta.

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