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Cesenatico




Gli abitanti di Cesena nel 1302 decisero di costruire un porto-canale che avesse la funzione di collegare la città al mare: nacque così Cesenatico, una delle capitali della pesca in Adriatico e delle vacanze di massa all’insegna del divertimento. L’attività turistico-balneare fu impostata agli inizi del '900, quando si volle fare di Cesenatico una città-giardino in grado di attrarre numerosi visitatori, grazie anche alla possibilità di balneazione a scopi terapeutici e alla costruzione delle prime colonie estive, alcune delle quali rappresentative dell’architettura locale (colonia Agip, Enpas). Il borgo antico si stringe intorno al porto-canale, intersecato dalla strada Romea con un ponte, segnato da due colonne veneziane del 1581. Persino Leonardo da Vinci se ne occupò: si conserva ancora il disegno del rilievo planimetrico da lui effettuato nel 1502. In questo porto fa base una formidabile flotta di pescherecci, mentre nel bacino interno è ospitato il Museo galleggiante della Marineria dell’Alto e Medio Adriatico, che custodisce tradizionali barche restaurate. Lungo la sponda destra del canale si possono ammirare alcuni edifici interessanti, come la settecentesca parrocchiale di S. Giacomo e la biblioteca che ospita l’Antiquarium.

Il  porto-canale di Cesenatico


Cesenatico oggi è una famosa e frequentata località balneare con 3 milioni e mezzo di presenze e oltre 30.000 posti letto. Proprio in una pensione locale – e ovviamente sulle belle spiagge sabbiose – si svolge la mediocre commedia Per amore di Cesarina (1976), diretto da Vittorio Sindoni e interpretato da Walter Chiari, Gino Bramieri, Cinzia Monreale e Valeria Moriconi. Si vedono anche scorci di Forlimpopoli e Meldola. Il regista immortalò anche il molo e il porto-canale, avente sui lati case colorate, ristoranti e vetrine che fanno da cornice. Superata la ferrovia, si raggiunge un gruppo di case che generalmente vengono affittate ai turisti nei mesi estivi. La terza casa sul lato destro del porto-canale, precisamente il n° 12 di via Giordano Bruno, ospitò nomi illustri della poesia italiana, invitati dal proprietario nonché poeta locale Ferruccio Benzoni. Rifugio dalla mondanità, questa casa vide la nascita della rivista corsara Il porto, ideata da Benzoni insieme a Stefano Simoncelli e Walter Valeri. Sul finire degli anni '70 i primi due si dedicarono al cinema, scrivendo con il regista cesenate Luciano Manuzzi la sceneggiatura del film Fuori Stagione (1982) , thriller diretto da Manuzzi e ambientato a Cesenatico in inverno, favola triste e macabra di omicidi casuali e attività criminale. Tra le location del film, oltre alla spiaggia, il porto-canale.
Cesenatico si prestò anche alle riprese di Pupi Avati per il film horror Zeder (1983), vedi qui il film completo:

Di ambientazione padana, verte su misteriosi esperimenti tentati per far tornare in vita i morti. Tra tensioni e spaventi la trama racconta la storia del giovane Stefano (Gabriele Lavia), entrato casualmente in possesso di un indizio, sul nastro già usato di una macchina per scrivere, che lo collega al caso del professor Meyer, impegnato ad indagare sul misterioso "terreno K", legato alla teoria relativa alle proprietà chimiche di alcuni terreni in grado di far resuscitare i morti seppelliti. L’indagine si avvia, intrecciando la storia del protagonista con scienziati e preti, giungendo poi ad una tragico epilogo. I due protagonisti si spostano per indagare a ridosso di una spiaggia, dove dovrebbe esserci una villa sospetta. Le riprese si svolsero al termine di viale Giosuè Carducci, là dove la strada incrocia la via dei campi da tennis per poi finire sul canale che la divide dal Lungomare di Ponente.
La parte nuova della città, sviluppatasi intorno a viale Carducci, parallelo al lungomare, è stata dedicata pressoché interamente al turismo, con alberghi, negozi, ristoranti, sale giochi, bar e pub. Sul lungomare si possono ancora ammirare dei villini storici costruiti nei primi anni del Novecento, tra cui Villa Beatrice, quella che nel film di Avati è la villa di Don Costa. La scelta del regista di girare qui fu casuale, perché Cesenatico era una location prevista per un’altra scena, quella del cimitero. Quest'ultimo, ammesso che qualcuno voglia visitarlo, si trova sulla sinistra di via Mazzini in direzione di via Cavour, ed è rimasto pressoché identico all’epoca delle riprese, con l’entrata in mattoni rossi e il grande arco centrale. Avati con la troupe si spinse fino al mare e guardandosi intorno intravide la villa su viale Carducci, ideale per l’ambientazione del suo film, e ottenuti i permessi dal padrone di casa cominciò a girare.
Nella spiaggia (oltre che a Bologna) si svolge Acapulco, prima spiaggia... a sinistra (1982), qui il film completo:

di Sergio Martino con protagonisti Gigi Sammarchi e Andrea Roncato, in arte Gigi e Andrea, nelle parti di due disoccupati bolognesi allupati e sognanti Acapulco ma che si ritrovano a Cesenatico, squattrinati e ospiti indesiderati nella pensione della zia di Gigi, dando il via a una serie di sketch nel tentativo di rimorchiare le donne, tutti miseramente falliti. L'inesistente pensione Celso, quella gestita dalla zia, quando ripresa in esterno è in realtà il condominio Adria, in viale Giosuè Carducci 223. Le scene in spiaggia sono quasi tutte ambientate ai bagni Quattroventi e Zaira. Il primo esiste tuttora in viale Ferrara, modificato negli interni ma immutato all’esterno, con gli stessi scivoli dove Andrea cade di testa dopo essere stato spinto. Da questo bagno si intravede in controcampo l’Hotel Internazionale, con le sue ampie arcate bianche, oggi uno dei più rinomati di Cesenatico. Il Bagno Zaira invece ha utilizzato questo falso nome per esigenze cinematografiche: si trattava in realtà del Bagno Valley, oggi ancora in funzione.
Per quattro settimane Cesenatico (un'altra settimana a Madonna di Campiglio) fu al centro delle riprese della fiction Il pirata: Marco Pantani (2007), diretto da Claudio Bonivento e con Rolando Ravello nella parte del campione di ciclismo. Pantani iniziò a gareggiare proprio a Cesenatico nella G.C. Fausto Coppi e fu ritrovato morto nel 2004 in un residence della vicina Rimini. La località è meta di molti ciclisti per i servizi specializzati che propone e per le manifestazioni cicloturistiche a livello internazionale che si tengono in particolare durante il periodo primaverile. E naturalmente propone ai turisti molti svaghi, come il beach volley, la vela, le gite in mare con le attività di pescaturismo e una vivace movida soprattutto per i giovani con serate a tema con degustazione, i famosi Concerti all’alba e i Notturni alle Conserve.
A Cesenatico furono girate scene anche di Camicie rosse (1952), qui uno spezzone:

diretto da Goffredo Alessandrini. Prima di trattare questo film bisogna fare una breve descrizione di Ana Maria de Jesus Ribeiro da Silva, meglio conosciuta come Anita Garibaldi. Ana Maria era figlia di un mandriano e per questo motivo fin da bambina fu un'eccezionale cavallerizza. Bellissima, amante della natura, tanto emancipata da fare il bagno nuda in mare senza curarsi della reazione scandalizzata della gente e della stessa madre, tanto coraggiosa e determinata da prendere a calci e poi denunciare un uomo che l'aveva molestata e toccata, fatta sposare di forza a un uomo parecchio più anziano poi andatosene chissà dove, Anita era una forza della natura che non sopportava i prepotenti tiranni e simpatizzava per i ribelli. Giuseppe Garibaldi, atletico, biondo e ai cui piedi le donne cadevano a mucchi, era il classico "tombeur de femmes". Eppure quando nel 1839 la vide a Laguna – con un cannocchiale, poiché si trovava sulla nave "Itaparica" – non esitò a sbarcare e cercarla. La trovò. La diciottenne Ana Maria era di una selvaggia bellezza, alta, col volto ovale, i grandi occhi neri e i seni prosperosi. Garibaldi, allora trentaduenne, la guardò e le disse semplicemente, in italiano, "Tu devi essere mia". E così fu. Insomma, Garibaldi la pensò come tanti italiani di oggi, ai quali di certo non manca la propensione per le brasiliane.
Soprannominata Anita dallo stesso Garibaldi (che poi sposò), lo seguì alla volta dell'Italia, insieme a Guerrillo. Chi era? Il cane di Garibaldi. Durante la battaglia di San Antonio (Uruguay) del febbraio 1846, dalle file argentine sbucò un cane, correndo verso le linee nemiche capeggiate da Garibaldi, ma fu ferito da un colpo di fucile e allora Garibaldi lo soccorse e gli fece (vanamente) curare la zampa spezzata, chiamandolo poi Guerrillo. L'animale si affezionò molto all'italiano, e lo seguiva ovunque pur camminando a tre zampe. Accompagnò il padrone anche in Italia, dove morì probabilmente durante l'assedio di Roma del 1849. Per chi non lo sapesse, Giuseppe Garibaldi, oltre a essere l'Eroe dei Due Mondi, era anche un amante degli animali, tanto da essere il fondatore e primo presidente nel 1871 della Società Reale per la Protezione degli Animali, poi divenuta l'Ente nazionale protezione animali. Tornando ad Anita, era un vero fegataccio che accompagnava il marito persino in battaglia e che più volte sfuggì alla morte in situazioni rocambolesche – per esempio, dopo soli dodici giorni dal parto del figlio concepito con Garibaldi, scappò dai soldati nemici saltando dalla finestra, arraffò un cavallo e fuggì nella foresta, sopravvivendo col figlioletto per quattro giorni senza cibo – e fu con Garibaldi anche quando questi, in difficoltà militare, si rifugiò a San Marino. Ma proseguendo, Anita si ammalò nelle valli di Comacchio e morì infine a soli 28 anni a Ravenna, venendo sbrigativamente – Garibaldi non voleva abbandonarla ma fu costretto dai suoi compagni poiché inseguito da presso dalle truppe nemiche – sepolta nella sabbia, dove fu ritrovata giorni dopo. I suoi resti dal 1932 sono nel basamento del monumento equestre eretto in suo onore sul Gianicolo, a Roma.

Anita Garibaldi, unico ritratto dal vivo esistente (fatto a Montevideo nel 1845)


Tutto questo per sottolineare che donna fosse Anita. Bella, sanguigna, appassionata, irruenta. Bene, chi poteva interpretarla meglio di Anna Magnani nel film Camicie rosse, di cui peraltro l'attrice era pure sceneggiatrice insieme all'amica Suso Cecchi D'Amico?

Anna Magnani, Raf Vallone e Alain Cuny in una scena di Camicie Rosse


Il problema fu che la Magnani diede giustamente molto vigore al personaggio di Anita, mettendo in secondo piano quello di Garibaldi, interpretato dal pur bravo Raf Vallone. Ma questo passi. Il vero problema fu che lei e il regista del film Goffredo Alessandrini litigavano spesso, essendo ex coniugi. Il loro era stato un rapporto appassionato ma difficile, costellato di litigi e riappacificazioni, abbandoni e riavvicinamenti. La Magnani era inquieta, assetata di affetto, morbosamente esclusivista nei sentimenti, e sospettava che  il marito non l'amasse e che la tradisse con quelle che lei definiva  "divazze", ossia giovani e belle attrici o aspiranti tali pronte a tutto o quasi pur di fare carriera. In effetti la rottura definitiva del matrimonio, durato 8 anni, avvenne a causa dell'innamoramento di Alessandrini per Regina Bianchi, giovanissima attrice napoletana conosciuta sul set di uno dei suoi film, Il ponte di vetro. Per sottolineare il carattere della Magnani, dopo la separazione Alessandrini le regalò una cavalla, affermando che era come lei, indomita e selvaggia. Fatto sta che durante le riprese di Camicie rosse Alessandrini mollò il film, che dovette essere portato a termine da un allora giovane e promettente aiuto regista: Francesco Rosi.
A Cesenatico fu ambientato Il frullo del passero (1988), qui il trailer:

tratto dall'omonimo, breve racconto di Tonino Guerra, diretto da Gianfranco Mingozzi e con protagonisti la bellissima Ornella Muti e Philippe Noiret. Strana storia: Silvana è mantenuta dall'amante, che però muore. Interviene allora un amico dell'uomo, il ricco vedovo Gabriele, il quale le propone di mantenerla lui a condizione che Silvana presti ascolto ai racconti delle sue giovanili avventure amorose. Gabriele è tanto coinvolgente nel racconto che Silvana si eccita, non ne può più e si getta nelle braccia... di un altro! Ci credo che il film è definito drammatico, anzi è una tragedia se visto con gli occhi di Gabriele. Il motivetto che si sente nel film, ossia Felicità di Lucio Dalla e Mauro Malavasi l'anno dopo vinse il David di Donatello alla Migliore canzone originale.
A Cesenatico furono fatte riprese anche di Saremo felici (1989), commedia diretta da Gianfrancesco Lazotti su quattro ragazzi trentenni che in una cittadina balneare in inverno si ritrovano in un bar a parlare di quel che (forse) hanno fatto o desiderebbero fare. In realtà  fanno sempre le stesse cose, con pedissequa costanza. Cesenatico si prestò – anche se il vero fatto di cronaca a cui si riferisce accadde nel Veronese (un giovane uccise i genitori al fine di intascarne l'eredità e fare la bella vita) – sia come location sia come ambientazione per il film drammatico I pavoni (1994), diretto da Luciano Manuzzi.

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