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Riccione



Riccione risale come insediamento fin dall'epoca romana con il nome di Vicus Popilius ed ebbe le stesse vicissitudini storiche della zona, nel medioevo e anche dopo. Certo aveva già allora delle potenzialità per attirare gente da fuori, non dico turisti ma di sicuro persone motivate che non mancarono anche secoli dopo di fare visita. Come, ahimè, i pirati, tanto che attorno al '600 lungo la spiaggia si dovettero costruite delle torri di avvistamento. Il turismo vero cominciò a vedersi alla fine dell'Ottocento, con la linea ferroviaria Bologna-Ancona e l'arrivo di gente danarosa che costruì eleganti residenze in quella che però, attenzione, fino a ottobre 1922 era solo una frazione di Rimini. Poi divenne comune autonomo. Contribuì non poco alla sua notorietà il fatto che donna Rachele, moglie del romagnolo Benito Mussolini, decidesse di acquistare una villa per le vacanze proprio a Riccione. La scelta cadde su Villa Margherita, edificata nel 1890 sul bordo della spiaggia alla quale si accedeva direttamente dal giardino. Si trova tra viale Milano, i giardini centrali e l'attuale Lungomare della Libertà e naturalmente dal 1934, data dell'acquisto, si chiama Villa Mussolini.

Villa Mussolini

Il duce vi trascorse dieci anni, in estate, e arrivava in idrovolante. Quand'era lì, in mare vigilava l'Aurora, cannoniera utilizzata come panfilo da Mussolini. La presenza estiva del capo del governo, ossia Mussolini, fece sì che una sfilza di gerarchi e industriali comprasse casa a Riccione (i più per stare "vicini vicini" al potere, agli appalti e alle promozioni), rendendola famosa grazie agli articoli dei giornali e ai servizi dell'Istituto Luce (vedi qui):

Oggi Villa Mussolini è aperta a eventi pubblici, inclusi gli esclusivi party come quello, in abito rigorosamente rosso o nero, organizzato a giugno 2013 in occasione della presentazione del film horror splatter Tulpa, diretto da Federico Zampaglione e con Claudia Gerini e Michele Placido. Girato non a Riccione ma a Roma, è un film discreto. Discreto nel senso di riservato e timido, visto che nei cinema è arrivato e se n'è andato velocemente senza farsi notare dal pubblico. Riccione, come Rimini e altre località vicine (ai bei tempi circa 40 milioni di turisti fra Cattolica e Comacchio, con molti stranieri), dal Dopoguerra divenne sempre più una meta del cosiddetto turismo di massa, da alcuni quasi disprezzato ma in realtà agognato da tutti gli addetti ai lavori, specialmente in tempi di crisi. Buona parte del boom della località è dovuto – oltre che dalle spiagge ben attrezzate adatte alle famiglie – dai parchi di divertimento e alla quantità e varietà di locali e discoteche presenti soprattutto sul lungomare.
A Riccione è ambientato Estate violenta (1959), qui il film completo:

film drammatico diretto da Valerio Zurlini e ottimamente interpretato da Jean-Louis Trintignant ed Eleonora Rossi Drago, la quale vinse il Nastro d'argento come Migliore attrice (un altro Nastro d'argento andò a Mario Nascimbene per la Migliore colonna sonora). La trama, ambientata durante il fascismo, narra la storia d'amore tra una vedova di guerra e un ragazzo più giovane, figlio di un gerarca, interpretato da Enrico Maria Salerno. Quest'ultimo un bel giorno – dopo avere ricevuto dal regista ragguagli sul suo personaggio – scomparve per un giorno intero. Si era allontanato per concentrarsi e, visto che si trattava di un gerarca, si era ispirato a uno di questi, ossia il purtroppo famoso Carlo Scorza, tanto emule di Mussolini da avere pure lui il cranio rasato. E appunto Salerno si ripresentò con la testa a palla di biliardo, spiegando candidamente: "Mi sono ispirato a Scorza, mi sembrava perfetto". Per fortuna Zurlini la prese bene.

Eleonora Rossi Drago e  Jean-Louis Trintignant in Estate violenta

Estate violenta fu girato soprattutto a Riccione (e alcune sequenze a Gradara, San Marino, Gabicce e il litorale tra Fano e Pesaro). Come location furono usate, fra l'altro, una villa in via Milano – al suo posto ora c'è un moderno palazzo – vicina alla Chiesa di S. Maria Mater Admirabilis e ovviamente la spiaggia, di cui in particolare si vede il tratto davanti al Grand Hotel Riccione, costruito nel 1929 (in soli 100 giorni!) e utilizzato durante il fascismo da Mussolini per incontri ufficiali con capi di stato esteri. L'albergo fu definito "il più grandioso e moderno albergo della riviera romagnola", e lo era davvero. Altre riprese riguardarono via Oberdan, viale Trento e Trieste e il famoso viale Ceccarini. Quest'ultimo, da sempre "salotto" cittadino, ha visto passare negli anni personalità illustri della scena politica, culturale e del mondo dello spettacolo e a testimonianza del fatto che può essere considerato uno dei luoghi simbolo della città va detto che non c’è film girato a Riccione che non l’abbia immortalato. Sempre Zurlini a Riccione, precisamente alla foce del fiume Savio, girò una scena di La ragazza con la valigia (1961), vedi qui il film completo:

con protagonista una veramente splendida Claudia Cardinale e ambientato e girato fra Parma e la Riviera Romagnola.

Claudia Cardinale in La ragazza con la valigia


A proposito di belle ragazze ecco La Parmigiana (1963), qui uno spezzone :

commedia diretta da Antonio Pietrangeli e con protagonista Catherine Spaak nella parte della (quasi) timorata di Dio nipote di un prete. Dora, così si chiama, seduce un seminarista, scappa con lui a Riccione, si fa una caterva di uomini e poi, potremmo dire a coronamento di un percorso esistenziale, diventa prostituta. Una trama sempre attinente allegre attività non platoniche è quella di Menage all'italiana (1965).

di Franco Indovina e con Ugo Tognazzi, con la vicenda, ispirata da una storia vera, di un uomo che sposa addirittura otto donne, barcamenandosi con un evidente e stressante corollario di bugie, documenti falsificati, sparizioni e via di questo passo. Otto mogli! E' proprio il caso di dire "Chi è causa del suo male pianga se stesso", aggiungendo anche "Errare è umano ma perseverare è da bestia".
Uno spaccato di Riccione negli anni '60 lo dà il piacevole e ben fatto L'ombrellone (1965), qui uno spezzone:

di Dino Risi, con location anche all'Hotel Baltic. E' la non rara storia di un marito che va a trovare per qualche giorno la moglie in vacanza a Riccione, scoprendo che si è presa una mezza cotta platonica per una persona del luogo. Tutto però si sistema. Il film, con sottofondo delle canzoni in auge allora, è anche un'efficace rappresentazione del  marasma vacanziero della riviera romagnola di quegli anni caratterizzati dal cosiddetto boom economico e dei vari personaggi che vi si potrebbero incontrare. Gli attori sono bravi e collaudati, basti citare Enrico Maria Salerno, l'avvenente Sandra Milo, anche  conosciuta come "Sandrocchia", Lelio Luttazzi, Raffaele Pisu, Leopoldo Trieste e il bellissimo Jean Sorel nella parte del solito latin lover balneare (che però con la moglie non ha nulla a che fare). C'è pure la statuaria e splendida Solvi Stubing, attrice tedesca che alcuni di voi (ahimè, se abbastanza vecchi) ricorderanno per una pubblicità televisiva proprio di quegli anni della birra Peroni, con la frase "Chiamami Peroni, sarò la tua birra", qui:



Enrico Maria Salerno e Sandra Milo in L'ombrellone


Cinque anni dopo Riccione fu location del molto, molto inferiore Bolidi sull'asfalto a tutta birra! (1970), vedi qui:

basato sul mondo delle corse motociclistiche e il cui protagonista (certo non per la prova attoriale) è del tutto credibile essendo Giacomo Agostini, detentore di 15 titoli mondiali e considerato il più grande campione di motociclismo di tutti i tempi. Il film ha molte riprese dal vivo. Il regista è Bruno Corbucci (fratello del più famoso Sergio, regista pure lui), il quale diresse anche Miami supercops (1985), ultimo film interpretato dalla coppia Bud Spencer e Terence Hill e peggiore fra tutti, lento e persino pervaso da malinconia. Difatti, quando nove anni dopo i due attori riprovarono a dare vita ai loro famosi personaggi in Botte di Natale (1994), diretto dallo stesso Terence Hill, fu un cocente flop. Tuttavia il loro successo personale (così come la loro amicizia) non ebbe traumi, ma attuato con strade separate.
Dopo il film, mai uscito nei cinema, Flipper (1983) di Andrea Barzini e il mediocre Una donna da scoprire (1987) di Riccardo Sesani, ecco La settimana della sfinge (1990), qui uno spezzone:

di Daniele Luchetti. Intendiamoci, anche questo altro film con riprese a Riccione (e, relativamente alla costa, a Rimini e Cattolica) è mediocre, però la protagonista Margherita Buy qui è stata ritenuta brava, tanto che ebbe una nomination come Migliore attrice protagonista ai David di Donatello nel 1991. Invece, quello girato nel 1992 fra Riccione, Rimini e Cervia, ossia Sabato italiano di Luciano Manuzzi (qui uno spezzone):

nelle intenzioni, almeno credo, dovrebbe essere un film di denuncia su ciò che fanno molti giovani appunto il sabato sera fra sballo notturno in discoteca, droghe, alcol e così via. Ma è talmente deprimente nei contenuti (tuttavia gli interpreti sono bravi) da fare apparire un ipotetico festival degli squallori come una piacevole sagra paesana.  Diversi film girati a Riccione per un motivo o per l'altro non sono stati distribuiti in Italia e probabilmente neppure altrove. Fra questi il drammatico Storie di Seduzione (1995, con location anche nel vicino castello di Verucchio) di Antonio Maria Magro, con protagonista la bella francese Florence Guérin. Racconta Giovanni Todaro: "La conobbi molti anni fa e ricordo i suoi occhi scuri e profondi. Aveva raggiunto la notorietà con il film non poco erotico La Bonne (1986), qui uno spezzone:

diretto da Salvatore Samperi, ma io l'intervistai dopo, insieme al comico Enrico Beruschi, per quanto riguarda Montecarlo Gran Casinò (1987) diretto da Carlo Vanzina. L'incontro avvenne in una famosa discoteca milanese di quegli anni, Il Vogue, e Florence era simpatica, tanto che dopo l'intervista da me fatta per il quotidiano Il Giorno rimanemmo a chiacchierare, per poi perderci di vista. Povera Florence, nel maggio 1998 in un incidente stradale causato da un ubriaco perse l'unico figlio, Nicolas, di 5 anni. Lei rimase in coma a lungo e fu sottoposta a diversi interventi chirurgici. La ferita più grande, nell'animo, però non è mai guarita e quando tornò a recitare nel 2000 lo fece facendosi chiamare Florence Nicolas. Nicolas, come il figlio".

Florence Guérin


Un film non perfettamente riuscito – nonostante un cast di tutto rispetto comprendente Enrico Salimbeni, Mario Adorf, Luca Zingaretti e Milena Vukotic – è Abissinia (1993), qui uno spezzone:

di Francesco Ranieri Martinotti. Si tratta di un noir girato a Riccione, Rimini e Misano Adriatico, come detto di non grande successo ma sicuramente superiore all'effimero film, con location Riccione e Rimini, Blue Line (1995) di  Antonino Lakshen Sucameli, i cui spettatori sono quasi più rari dei cavalli alati. Qualche attenzione in più lo ebbe Graffiante desiderio (1993), qui il film completo:

di  Sergio Martino, film drammatico con attese da thriller erotico – ma si vede poco o niente –  interpretato da indubbie bellezze come Vittoria Belvedere, Serena Bennato, Simona Borioni e Serena Grandi. Intrigante la trama: a casa di Luigi inaspettatamente arriva la cugina mozzafiato Sonia, figlia di uno zio emigrato in Venezuela. Chiede di rimanere lì solo poco, ma va a finire che seduce Luigi, coinvolge in giochi erotici a tre pure una certa Francesca conosciuta in discoteca e così via. Naturalmente Cinzia, la fidanzata di Luigi, non è che sia entusiasta della cosa. Si scoprirà che Sonia non è che sia solo un tipo diciamo "allegro", è peggio! Difatti ha già ucciso i genitori in Venezuela, ammazza dopo averla torturata pure Francesca e insomma ha dei programmi per il futuro, però di quelli che rientrano nella psichiatria estrema. A proposito di ammazzamenti e relativi problemi, Riccione fu una delle location del ben fatto film televisivo Vite blindate (1998) di Alessandro Di Robilant e con Angela Molina, Angelo Infanti, Valentina Biasio e Giulio Scarpati. Narra di un pentito di mafia costretto ad abbandonare la Sicilia e a rifarsi altrove una vita con la famiglia nell'ambito di un programma di protezione.
Fra i film girati a Riccione da segnalare Legami sporchi (2005), qui uno spezzone:

di Giorgio Molteni e interpretato da Thomas Arana, Edoardo Sala e Ines Nobili, oltre che da un sacco di belle ragazze. Non è ambientato in Italia ma in una imprecisata città statunitense – anche se in qualche scena si può notare che le riprese sono state fatte in Italia (precisamente fra Riccione e Rimini) – e proprio perchè pensato per la distribuzione estera è in lingua inglese. Il regista dichiarò di avere voluto richiamare in questo film i B-movie italiani degli anni '80 e, bene, se questo era lo scopo, l'ha fatto alla perfezione in quanto Legami sporchi sembra in tutto e per tutto un B-movie! Però, a onore del vero, pur nei suoi limiti (anche di budget ridotto) ci si diverte ed è piacevole, quindi ben venga. Altro film con scene girate qui – ma la location principale è Rimini – è Da zero a dieci (2002), qui uno spezzone:

secondo film diretto dal cantante Luciano Ligabue e opera dal forte contrappunto musicale, con un'intensa colonna sonora. I protagonisti, sulla soglia dei 40 anni e dalle vite ordinarie, sono Giove, Libero, Biccio e Baygon, che partono da Correggio per un weekend nella sfavillante Rimini, per tornare indietro col ricordo di vent'anni prima. Ritrovano le amiche di un tempo, organizzano feste e decidono di dare un voto a quegli anni: da zero a dieci.
Riccione fu uno dei set di La prima notte di quiete (1972), qui uno spezzone:

di Valerio Zurlini, ritenuto un film cult di quegli anni (ma ciò non significa successo al botteghino...).  E' la storia di un professore che intreccia una relazione con una sua allieva e alla fine muore in un incidente. Il bavero rialzato, la sigaretta agli angoli della bocca, un grosso anello al mignolo, deluso dal mondo dell’istruzione e da una cinquantina di altre cose, il professore stringe ben presto rapporti d’amicizia con i giovinastri del luogo, è attratto da una bellissima studentessa sua allieva apparentemente afflitta da malinconia cronica, scopre che sua moglie lo tradisce, fuori il tempo è uggioso, le spiagge sono desolate visto che non è stagione, il cappotto che indossa per tutto il film si è pure spiegazzato, ecc. Sia chiaro, non è malaccio, ma tutti o quasi i personaggi paiono dei perdenti già ammazzati dalle vicissitudini della vita, decadenti, tristi. Insomma, l'ambientazione e la trama sono da festival dello squallore. Mancava solo la pioggia, però a ben pensarci nel film c'è pure quella, fra un tripudio di spiagge vuote e desolate e cieli plumbei. Sconsigliato per chi abbia già barlumi di suicidio.
Delon, anche coproduttore, per tutta la durata della lavorazione parlò pochissimo con Valerio Zurlini, poi si fecero i rispettivi complimenti e Delon una volta in Francia rimontò il film come gli pareva a lui. Non è malaccio, ma tutti o quasi i personaggi paiono dei perdenti già ammazzati dalle vicissitudini della vita, decadenti, tristi. Insomma, mancava solo la pioggia, però a ben pensarci nel film c'è pure quella, fra un tripudio di spiagge vuote e desolate e cieli plumbei. Sconsigliato per chi abbia già barlumi di suicidio. Leggenda vuole che Delon abbia influenzato la scelta di un finale triste e inaspettato, opzione solitamente lontana dalla tradizione cinematografica zurliniana. Il regista dichiarò: "La prima notte di quiete è un verso di Goethe, è la morte. Esprime l’idea che l’uomo nella sua traversata della vita ambisce a un riposo che solo la morte potrà dargli. Ma parlare di questo film non mi è molto gradito; era un film pieno di cose, di cose che giudico importanti, e che nel film invece non ci sono. All’origine, si trattava del terzo episodio di un film che non ho potuto fare, che non mi hanno lasciato fare, Il Paradiso all’Ombra delle Spade… Ed era una sceneggiatura molto bella. La necessità di avere una coproduzione e di avere Delon – la presenza di Delon, la volgarità di Delon – mi ha costretto a considerare solo in parte il copione e le ambizioni del progetto. Da un certo momento in poi ho solo cercato di finire alla svelta, più alla svelta possibile.  La lavorazione di quel film è stata semplicemente una tortura".

Alain Delon ne La prima notte di quiete


La dichiarazione di Zurlini non fa che confermare, se non potenziare, le voci che indicano in Alain Delon uno dei "caratteri forti" durante la lavorazione, tanto che lo stesso Delon, come già scritto, in qualità di coproduttore si prese la libertà di modificare il montaggio per la versione francese del film, tagliando complessivamente la pellicola di venti minuti circa. L’attore transalpino – che prima di fare l'attore combatté come soldato nella guerra in Indocina negli anni ’50 e fu uno dei pochi a sopravvivere a quella ecatombe che fu l'assedio di Dien Bien Phu – viene ricordato in questo film per un’interpretazione sublime di questo personaggio disperato e tormentato; il memorabile cappotto di cammello lo rende un'icona, una figura difficile da dimenticare.
La parte della studentessa fu interpretata da Sonia Petrovna, allora al suo primo lungometraggio. L'oggi sessantenne attrice raccontò: "Rimini quando girammo il film, d’inverno, era tutta grigia, pioveva, faceva freddo e tirava vento. Era completamente vuota, non c’era nessuno per la strada. Era tutto chiuso. Lavoravamo da mattina a sera e, a parte il clima, non ricordo molto della città, eccetto una piccola casa vicino al mare. Di Valerio Zurlini mi piaceva la maniera in cui mi parlava, credevo di capire che cosa voleva da me ed era molto paziente. Un grande regista e un uomo stupendo. Ricordo però che era anche teso, all’inizio ciò mi ha sorpresa molto. Sapeva esattamente cosa voleva ma era molto stressato e il mio desiderio era che si rilassasse. Ignoro perché fosse così teso, non l’ho mai saputo esattamente. Ho sentito che aveva qualcosa di molto triste, di terribile dentro. Non gliel’ho mai detto, ma avrei desiderato che fosse contento, avrei voluto rassicurarlo. Di recitare accanto ad Alain Delon non ero affatto intimorita, all’inizio non lo conoscevo neanche e gliel’ho detto. Non sapevo fosse una grande star e l’ho scoperto durante il film. Allora venivo dal mondo della danza e non prestavo molta attenzione al cinema. Alain è stato molto carino con me, mi ha aiutato tanto, abbiamo lavorato molto bene assieme, dunque ne ho un ottimo ricordo".
Un ruolo chiave nella narrazione della vicenda sono i paesaggi della costa adriatica, ma la rappresentazione di Zurlini non potrebbe certo servire a un turista desideroso di programmare belle vacanze estive. Non per niente il titolo originale della sceneggiatura era L’inverno sull’Adriatico. Infatti quella di Zurlini è una località turistica ma rappresentata in inverno, preda della nebbia e malinconica, con la spiaggia deserta, il grigio del mare e del cielo, tutto così diverso dalla tradizionale iconografia vacanziera balneare.  Domani è un altro giorno è la canzone interpretata da Ornella Vanoni, il cui testo spiega questo film, a detta di molti critici, meglio di qualunque altra cosa e che fa da sottofondo a una scena ambientata in discoteca. Molti luoghi visibili nel film sono invece altrove: oltre a Riccione, Cattolica, Ancona, Porto Verde, Misano Adriatico e, più di tutte, Rimini. Curioso è il caso del dipinto della Madonna del Parto: il professore invita la ragazza ad andare con lui a Monterchi in provincia di Arezzo, dove, nella cappella del cimitero, si trova la Madonna del parto, di Piero della Francesca. In realtà fu appositamente realizzata per il film una riproduzione del dipinto, e così la location in realtà fu l'interno della Pieve di Ponte Messa a Pennabili, dove tutt’ora si può osservare questa copia.
Il Grand Hotel e l'Hotel Casablanca di Riccione furono fra i set di Abbronzatissimi (1991), qui uno spezzone:

di Bruno Gaburro, solito film balneare – tuttavia piacevole per passare un po' di tempo senza problemi, soprattutto grazie agli ottimi e collaudati attori caratteristi – con varie storie ambientate a Riccione di tentati tradimenti, belle donne, situazioni da spiaggia e così via. Fu ovviamente un successo, critica a parte, ed è gustosa una serie di interviste agli interpreti del film fatta dallo straordinario programma televisivo Stracult (qui):

Pare che a Riccione siano state girate alcune scene di Mezzo destro mezzo sinistro - 2 calciatori senza pallone (1985) di Sergio Martino, Rimini Rimini (1986) di Sergio Corbucci, I pavoni (1994) di Luciano Manuzzi, Elvjs & Marilyn (1998) di Armando Manni e Amatemi (2005) di Renato De Maria. Quest'ultimo narra di Nina (Isabella Ferrari), la quale dopo anni di matrimonio viene lasciata dal  marito Claudio. Finirà per dare una svolta, in positivo, alla sua vita.

Locandine dei film girati in questa location

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