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Cattolica



Cattolica, pluripremiata con la Bandiera Blu, è molto adatta alle famiglie con bambini in quanto il mare antistante la spiaggia è di fatto una sorta di piscina naturale formatasi tra le barriere frangiflutto e la battigia. Ciò significa che non vi sono pericoli come buche, gorghi, correnti, onde troppo alte (ovviamente è diverso in caso di maltempo) e il fondale marino digrada uniformemente verso il largo. Se c'è un rischio potenziale è quello di perdere di vista bambini piccoli e vivaci a causa dello sterminato numero di ombrelloni e sdraio che, seppure ordinatamente, ricopre una spiaggia sabbiosa non tanto lunga ma molto larga. Comunque sia l'attentissima organizzazione, con bagnini patentati, è strutturata per evitare o comunque risolvere tale problema con un apposito servizio Ricerca Bambini Smarriti, e anche per questo gli stabilimenti balneari sono collegati tra loro con un moderno impianto interfonico. La spiaggia di sabbia finissima offre di tutto: piscine per bambini, idromassaggio, giochi d’acqua, acquascivoli, bar, noleggio natanti e jet sky nonché gite in motoscafo. Attenzione, Cattolica è nella Riviera Romagnola – ossia un centinaio di chilometri di costa compreso fra la foce del fiume Reno e il promontorio di Fiorenzuola di Focara, frazione di Pesaro – ma questa comprende anche la marchigiana Gabicce Mare. Sarebbe pertanto più corretto chiamarla Riviera Romagnola- Marchigiana. Anzi, non bisognerebbe neppure chiamarla Riviera in quanto questo nome è di origine geografica e caratteristico solo della costa ligure e di parte della Costa Azzurra, un tempo genovese. Comunque sia,  nella Riviera Romagnola, con oltre 5000 alberghi e una sfilza di comuni turisticamente e giustamente famosi, si può dire che tutto quel che si poteva costruire è stato costruito. E' una zona d'attrazione turistica in estate, con milioni e milioni di presenze, ma lo è pure negli altri periodi dell'anno per via delle discoteche e della notevolissima movida.  
Cattolica era stata concepita già durante il fascismo come località balneare per bambini, tanto che all’inizio degli anni '30 la Fondazione Figli del Littorio fece costruire in soli nove mesi una colonia con cinque edifici ispirati al mondo delle navi, degli aerei, degli idrovolanti, delle littorine e dei sommergibili. Il tutto fu inaugurato, ovviamente, alla presenza del capo del governo, Benito Mussolini. Negli anni successivi il centro, chiamato Colonia Marina XXVIII Ottobre, accoglieva circa duemila "marinaretti" inquadrati in maniera quasi militare. Poi, nel 1944,  fu adibito a ospedale militare, in seguito tornò a essere una colonia e infine buona parte fu lottizzata e accolse alberghi e appartamenti. La parte rimasta andò al comune che, costituendo una società a capitale misto, realizzò un Parco del Mare in soli undici mesi. Da queste parti l'efficienza non è un'utopia. Ed ecco oggi il Parco Le Navi, comprensivo dell’Acquario di Cattolica (gli edifici a mo' di flotta navale sono stati mantenuti e restaurati), vasto 11 ettari e affacciato sul mare. E' il più grande della costa adriatica e il secondo in Italia e vi si possono ammirare pinguini, tartarughe, lontre, meduse, piranha e moltissime altre specie. Ci si può pure immergere, dentro una gabbia, nella grande vasca degli squali, di ben quattordici diverse specie inclusi i pericolosi squali toro. Si sappia che esiste un rischio, non per l'incolumità fisica ma per il portafogli, in quanto l'elettrizzante esperienza costa 95 euro a persona (eppure vista la fila di interessati bisogna prenotare per tempo, altrimenti niente!). Del resto, a meno che non si voglia nuotare a lungo in mare aperto con una bistecca al collo e una fila di salsicce avvolta nelle gambe, se si vogliono vedere da vicino gli squali quello è l'unico e più sicuro modo.
Secondo la Cineteca di Bologna nella spiaggia di Cattolica furono girate alcune sequenze (altre al castello parmense di Torrechiara e in diverse regioni d'Italia) di Condottieri (1937, anche  conosciuto con il titolo Giovanni dalle Bande Nere), diretto e interpretato da Luis Trenker. Si tratta di un film storico a produzione italo-tedesca e ovviamente verte sulla figura del famoso condottiero, un tipo talmente tosto da tenere lui in mano una candela mentre con un seghetto e senza anestesia gli amputavano una gamba. E' storia vera.

Luis Trenker in Condottieri



Al regime fascista pertanto non pareva vero di mostrare quanto fossero duri e irriducibili e ostinatamente pugnaci gli italiani, e i tedeschi si fecero pure convincere. Poi sappiamo com'è andata a finire... Il film è d'azione, con molte spettacolari scene di battaglie alle quali parteciparono reparti dell'esercito italiano, naturalmente in costume d'epoca, e vinse guarda caso la Coppa della Direzione Generale alla 5ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia. I tedeschi vedendolo erano tutti contenti, finché non venne un mezzo infarto a Hitler e al ministro della Propaganda Goebbels alla visione dell'eroe che si inginocchia davanti al papa. Luis Trenker, nato nell'austroungarica St. Ulrich (poi divenuta l'italiana Ortisei, Alto Adige) era un aitante e abile sciatore, guida alpina, architetto e tanto altro, incluso un bell'uomo che fece girare la testa – interpretando con lei il film Der Berg des Schicksals (1924) di Arnold Fank – all'attrice Leni Riefensthal, la quale in seguito divenne regista, anzi "la regista del Fuhrer". Al fanatico ministro nazista Goebbels invece Trenker faceva girare ben altro, visto che non era nazista, anzi forse era persino anarchico, ma Trenker prudentemente lo teneva per sé.
Cattolica fu la location principale del film televisivo Il bambino e l'acqua sporca (1982), vincitore assoluto l'anno dopo del Premio Speciale TV Vallombrosa e andato in onda in prima serata su Rai3. Gli attori, tutti di provenienza teatrale, erano Umberto Bortolani, Vittorio Franceschi, Dino Desiata, Carmen Bonazza e Piero Nuti. Racconta il regista Sebastiano Giuffrida che furono tre settimane di riprese nel centro culturale comunale, allora abbastanza isolato, in cui lavoravano praticamente senza vedere nessuno. Ma quando c'erano le partite di calcio del Campionato del Mondo non c'erano santi, tutto si bloccava. Lo vinse l'Italia battendo nella finale per 3-1 la Germania. Chi non ricorda il grande e amatissimo presidente della repubblica Sandro Pertini saltare come un grillo ed esultare, nonostante l'età, alla finale di Madrid, in barba al severo protocollo? Giuffrida racconta che in quei giorni del 1982 andavano a cenare in un ristorante di Cattolica il cui gestore argutamente – non solo da buon italiano, ma addirittura da buon commerciante che, come si sa, sono una specie umana a parte – teneva pronte sia la bandiera italiana sia quella tedesca, non si sa mai chi vincesse. Del resto la finale si svolse l'11 luglio e in estate nella Riviera Romagnola ci sono sempre un sacco di turisti tedeschi, che è meglio non scontentare visto che portano non pochi quattrini. Una curiosità,  Il bambino e l'acqua sporca fu girato per un buon 60% nel nuovo centro culturale, ospitante anche la biblioteca, allora appena terminato, tanto che fu inaugurato subito dopo la fine delle riprese. Ebbene, nel film lo si vede bruciare ma ovviamente erano solo effetti speciali, nonché spezzoni presi pari pari dal film Zabriskie Point (1970) diretto da Michelangelo Antonioni.
Prima citavo il Parco Le Navi. Ebbene, quand'era ancora una colonia per bambini fu una delle location di Troppo sole (1994), qui uno spezzone:

diretto da Giuseppe Bertolucci e con "una qualche partecipazione" all'opera di Sabina Guzzanti in qualità di produttrice, soggettista, sceneggiatrice e interprete di tutti i tredici (tredici!) personaggi. Addirittura Sabina Guzzanti portò il titolo del film, sotto forma della canzone Troppo sole, anche al Festival di Sanremo del 1995, ovviamente, e questo è il guaio, cantandola:

Non capiamo perché non l'abbia pure diretto, il film, già che c'era. Di sicuro parlare di successo di pubblico per questa opera sarebbe pura blasfemia, comunque, per ragioni a noi ignote, la Guzzanti ebbe la nomination ai Nastri d'argento come Migliore attrice protagonista, peraltro non vincendo.  Altro film con location a Cattolica, nonché a Pesaro, fu La casa del sorriso (1991), vedi qui il film completo:

di Marco Ferreri e con protagonisti l'allora sessantacinquenne Ingrid Thulin e il sessantasettenne Dado Ruspoli. La trama narra dell'attrazione nata, fra le pareti di un ospizio, tra una ancor bella signora e un altro anziano ospite. Gli altri, scandalizzati o forse invidiosi, arriveranno con grande malignità a rubare alla donna la dentiera.

Una scena di  La casa del sorriso


Il film vinse l'Orso d'Oro al Festival di Berlino nel 1991. La Thulin, attrice svedese conosciuta fino ad allora solo in patria, ebbe visibilità internazionale partecipando (ma come Ingrid Tulean) al film poliziesco Spionaggio internazionale (1956) di Sheldon Reynolds e con protagonista Robert Mitchum. Sempre a livello internazionale ottenne notorietà con I quattro cavalieri dell'Apocalisse (1962) di Vincente Minnelli e con Glenn Ford e con Cassandra Crossing (1976) diretto da George Pan Cosmatos e con Richard Harris e Sofia Loren. Tuttavia la Thulin fu una delle attrici preferite del regista svedese Ingmar Bergman, con il quale girò nove film. L'ultimo da lei interpretato fu appunto La casa del sorriso di Marco Ferreri, dopodiché tornò al teatro. Nel 2003 avrebbe dovuto girare un film diretto da Bergman, Sarabanda, ma in pochi mesi un tumore se la portò via. Una curiosità, nel film l'anziano rubacuori è interpretato dal ricchissimo principe e pure regista Alessandro "Dado" Ruspoli, il quale playboy lo fu davvero, tanto che pare abbia ispirato Federico Fellini per la realizzazione del film La Dolce Vita (1960).  
Sempre lì, dove oggi sorge il Parco Le Navi, c'era un piccolo delfinario (chiuso agli inizi degli anni '90) nel quale si aggira Alain Delon in La prima notte di quiete (1972), qui uno spezzone:

di Valerio Zurlini, ritenuto un film cult di quegli anni (ma ciò non significa successo al botteghino...).  E' la storia di un professore che intreccia una relazione con una sua allieva e alla fine muore in un incidente. Il bavero rialzato, la sigaretta agli angoli della bocca, un grosso anello al mignolo, deluso dal mondo dell’istruzione e da una cinquantina di altre cose, il professore stringe ben presto rapporti d’amicizia con i giovinastri del luogo, è attratto da una bellissima studentessa sua allieva apparentemente afflitta da malinconia cronica, scopre che sua moglie lo tradisce, fuori il tempo è uggioso, le spiagge sono desolate visto che non è stagione, il cappotto che indossa per tutto il film si è pure spiegazzato, ecc. Sia chiaro, non è malaccio, ma tutti o quasi i personaggi paiono dei perdenti già ammazzati dalle vicissitudini della vita, decadenti, tristi. Insomma, l'ambientazione e la trama sono da festival dello squallore. Mancava solo la pioggia, però a ben pensarci nel film c'è pure quella, fra un tripudio di spiagge vuote e desolate e cieli plumbei. Sconsigliato per chi abbia già barlumi di suicidio.

Alain Delon ne La prima notte di quiete


Delon, anche coproduttore, per tutta la durata della lavorazione parlò pochissimo con Valerio Zurlini, poi si fecero i rispettivi complimenti e Delon una volta in Francia rimontò il film come gli pareva a lui. Non è malaccio, ma tutti o quasi i personaggi paiono dei perdenti già ammazzati dalle vicissitudini della vita, decadenti, tristi. Insomma, mancava solo la pioggia, però a ben pensarci nel film c'è pure quella, fra un tripudio di spiagge vuote e desolate e cieli plumbei. Sconsigliato per chi abbia già barlumi di suicidio. Leggenda vuole che Delon abbia influenzato la scelta di un finale triste e inaspettato, opzione solitamente lontana dalla tradizione cinematografica zurliniana. Il regista dichiarò: "La prima notte di quiete è un verso di Goethe, è la morte. Esprime l’idea che l’uomo nella sua traversata della vita ambisce a un riposo che solo la morte potrà dargli. Ma parlare di questo film non mi è molto gradito; era un film pieno di cose, di cose che giudico importanti, e che nel film invece non ci sono. All’origine, si trattava del terzo episodio di un film che non ho potuto fare, che non mi hanno lasciato fare, Il Paradiso all’Ombra delle Spade… Ed era una sceneggiatura molto bella. La necessità di avere una coproduzione e di avere Delon – la presenza di Delon, la volgarità di Delon – mi ha costretto a considerare solo in parte il copione e le ambizioni del progetto. Da un certo momento in poi ho solo cercato di finire alla svelta, più alla svelta possibile.  La lavorazione di quel film è stata semplicemente una tortura".
La dichiarazione di Zurlini non fa che confermare, se non potenziare, le voci che indicano in Alain Delon uno dei "caratteri forti" durante la lavorazione, tanto che lo stesso Delon, come già scritto, in qualità di coproduttore si prese la libertà di modificare il montaggio per la versione francese del film, tagliando complessivamente la pellicola di venti minuti circa. L’attore transalpino – che prima di fare l'attore combatté come soldato nella guerra in Indocina negli anni ’50 e fu uno dei pochi a sopravvivere a quella ecatombe che fu l'assedio di Dien Bien Phu – viene ricordato in questo film per un’interpretazione sublime di questo personaggio disperato e tormentato; il memorabile cappotto di cammello lo rende un'icona, una figura difficile da dimenticare.
La parte della studentessa fu interpretata da Sonia Petrovna, allora al suo primo lungometraggio. L'oggi sessantenne attrice raccontò: "Rimini quando girammo il film, d’inverno, era tutta grigia, pioveva, faceva freddo e tirava vento. Era completamente vuota, non c’era nessuno per la strada. Era tutto chiuso. Lavoravamo da mattina a sera e, a parte il clima, non ricordo molto della città, eccetto una piccola casa vicino al mare. Di Valerio Zurlini mi piaceva la maniera in cui mi parlava, credevo di capire che cosa voleva da me ed era molto paziente. Un grande regista e un uomo stupendo. Ricordo però che era anche teso, all’inizio ciò mi ha sorpresa molto. Sapeva esattamente cosa voleva ma era molto stressato e il mio desiderio era che si rilassasse. Ignoro perché fosse così teso, non l’ho mai saputo esattamente. Ho sentito che aveva qualcosa di molto triste, di terribile dentro. Non gliel’ho mai detto, ma avrei desiderato che fosse contento, avrei voluto rassicurarlo. Di recitare accanto ad Alain Delon non ero affatto intimorita, all’inizio non lo conoscevo neanche e gliel’ho detto. Non sapevo fosse una grande star e l’ho scoperto durante il film. Allora venivo dal mondo della danza e non prestavo molta attenzione al cinema. Alain è stato molto carino con me, mi ha aiutato tanto, abbiamo lavorato molto bene assieme, dunque ne ho un ottimo ricordo".
Un ruolo chiave nella narrazione della vicenda sono i paesaggi della costa adriatica, ma la rappresentazione di Zurlini non potrebbe certo servire a un turista desideroso di programmare belle vacanze estive. Non per niente il titolo originale della sceneggiatura era L’inverno sull’Adriatico. Infatti quella di Zurlini è una località turistica ma rappresentata in inverno, preda della nebbia e malinconica, con la spiaggia deserta, il grigio del mare e del cielo, tutto così diverso dalla tradizionale iconografia vacanziera balneare.  Domani è un altro giorno è la canzone interpretata da Ornella Vanoni, il cui testo spiega questo film, a detta di molti critici, meglio di qualunque altra cosa e che fa da sottofondo a una scena ambientata in discoteca. Molti luoghi visibili nel film sono invece altrove: oltre a Cattolica, Ancona, Porto Verde, Misano Adriatico e, più di tutte, Rimini. Curioso è il caso del dipinto della Madonna del Parto: il professore invita la ragazza ad andare con lui a Monterchi in provincia di Arezzo, dove, nella cappella del cimitero, si trova la Madonna del parto, di Piero della Francesca. In realtà fu appositamente realizzata per il film una riproduzione del dipinto, e così la location in realtà fu l'interno della Pieve di Ponte Messa a Pennabili, dove tutt’ora si può osservare questa copia.
A Cattolica (e a Cesenatico, Cesena, Riccione, San Mauro Mare, Ravenna e Cervia) fu girato il drammatico I pavoni (1994) di Luciano  Manuzzi. Inoltre, visto che Cattolica come tutta la Riviera Romagnola è zona di movida, ecco che fu la location, indovinate un po', di Cattolica (2004), film commedia tedesco diretto da Rudolph Jula e interpretato da Vanessa Compagnucci, Giacinto Ferro e Lucas Gregorowicz. Racconta di un barista gay di un club alla moda che si unisce al fratello appena conosciuto per cercare il loro padre.


Una scena di Cattolica

Locandine dei film girati in questa location

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Location in Emilia Romagna

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