Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze.

Continuando nell'utilizzo di questo sito acconsenti all’uso dei cookie. Per saperne di piu'

Approvo

Ci impegnamo nel fornirvi la migliore esperienza online durante la visita al nostro sito web. In tale processo utilizziamo cookie standard di terzi per ottenere i dati relativi al vostro comportamento online durante la visita ai nostri siti web e registriamo anche la frequenza delle vostre visite ai nostri siti web. Raccogliamo le informazioni in forma anonima ed esse non vi identificano come individui, salvo il caso in cui decidiate di iscrivervi esplicitamente al nostro sito inserendo i vostri dati.
Se non desiderate accettare la presente Policy siete pregati di non continuare con l’utilizzo del nostro sito web.

Cosa tracciamo
Non utilizziamo cookie intrusivi sui nostri siti web per raccogliere le vostre informazioni personali. Utilizziamo invece cookie standard di terzi, come Google Analytics, per tracciare il vostro comportamento online e ottenere le informazioni statistiche a livello aggregato nei modi che seguono:
• tracciamo il numero di visite ai nostri siti web, come il visitatore ha raggiunto il sito (vale a dire il sito web da voi visitato prima di accedere al nostro sito) e il sito di destinazione di ogni visitatore (vale a dire il sito web che visitate dopo aver lasciato il nostro);
• un cookie è memorizzato sul vostro dispositivo per non più di due (2) anni ed è collegato al vostro indirizzo IP. I cookie sono piccoli file di testo che il vostro browser salva sul vostro dispositivo. Ciò ci permette di rilevare se tornate a visitare i nostri siti web.

Come gestire i cookie
I nostri cookie non memorizzano informazioni finanziarie o che permettono di identificarvi direttamente (quale il vostro nome o indirizzo). I cookie permettono ai nostri siti di recuperare le informazioni relative alla vostra esperienza online. Se non desiderate che tracciamo tali informazioni, potete configurare il vostro browser in modo da rifiutare i cookie. Se desiderate agire in tal senso, potete fare riferimento alle istruzioni per l’utente del vostro browser di internet per scoprire come cancellare e rifiutare i cookie. Siete pregati di notare che la mancata accettazione dei cookie potrà influenzare la vostra esperienza di utenti nei nostri siti web e limitare il vostro utilizzo di alcune funzionalità e servizi del sito.

Cookie di terzi
Durante la visita al nostro Portale, potrete notare dei contenuti di terzi, quali ad esempio mappe ed altri contenuti. Vi offriamo anche l’opportunità di impegnarvi ulteriormente con noi e di condividere le informazioni con altri mediante social network quali Facebook ed altri. Con l’aggiunta dei contenuti vi teniamo aggiornati sulle informazioni selezionate con cura che potrete trovare rilevanti o di vostro interesse, ciò però potrà comportare che provider terzi memorizzino cookie aggiuntivi sul vostro dispositivo, cookie sui quali non abbiamo alcun tipo di controllo. Di conseguenza, vi consigliamo di verificare i siti web di tali terzi e le loro policy sulla privacy per avere maggiori informazioni circa i loro cookie e le modalità di gestione di questi ultimi.

Cookie utilizzati sul nostro Portale
Il nostro sito potrà, di volta in volta, contenere dei link a siti web di terzi. Se seguite un link a tali siti di terzi, siete pregati di notare che i siti hanno le loro policy sulla privacy e sui cookie e non accettiamo alcun tipo di responsabilità in relazione a tali policy. Siete pregati di verificare tali policy prima di fornire qualsiasi dato personale a tali siti web.
Seguono alcuni esempi dei cookie utilizzati su questo sito, comprese le informazioni sulla loro finalità e altre informazioni utili. Siete pregati di notare che se scegliete di accedere a siti di terzi mediante il nostro portale, l’elenco che segue potrebbe non essere completo.

Google-analytics.com
Tipo Parte terza di Google Inc.
Finalità Google analytics imposta i cookie per permetterci di tracciare l’utilizzo delle pagine e dei servizi sui nostri siti
Quali dati sono memorizzati? Durata della visita, pagine visionate, ubicazione, sistema operativo, browser, path d’ingresso, numero di visite
Link a dati personali? No
Tipo di cookie? Permanente
Permanente? 2 anni
Cookie di terzi? Sì, Google Inc.
Policy di terzi Visualizza

Modifiche alla presente Policy
Qualsiasi modifica futura alla nostra Policy sarà postata sulla pagina presente.

Contatti
Domande, commenti e richieste in merito alla presente Policy sono ben accette e dovranno essere indirizzate all'indirizzo email di questo sito presente nel piè di pagina

Capri

Capri, famosa isola nel Golfo di Napoli a circa un chilometro dalla Penisola Sorrentina, è suddivisa fra i comuni di Capri e Anacapri. Noti nel mondo sono i faraglioni, le splendide coste frastagliate con cale che si alternano a ripide scogliere e numerose grotte come la Grotta Azzurra in comune di Anacapri, i cui mirabolanti giochi di luce furono descritti da moltissimi scrittori e poeti. Sull'isola sono stati girati oltre 60 film e sceneggiati televisivi e pertanto ne citeremo solo alcuni, partendo da The White Sister (1923), diretto da Henry King e con protagonisti Lillian Gish e Ronald Colman che a gesti e come possono – il film è muto – interpretano la parte della nobile Angela Chiaramonte (a cui la sorellastra sottrae l'eredità) e del suo fidanzato, che parte per la guerra in Africa. Dopo un po' purtroppo giunge la notizia della sua morte. La poveretta, disperata, si fa suora. Insomma, non è che con questa trama ci sia da stare allegri. Ecco però che il fidanzato torna da lei in quanto, ovvio, non era vera la notizia del suo decesso. Le chiede di tornare con lui ma suor Angela si rifiuta perché, evidentemente, sta bene così. Francamente, un altro l'avrebbe mandata a quel paese e si sarebbe dato alla bella vita ma l'ormai ex fidanzato non trova di meglio da fare che andare altruisticamente ad aiutare la popolazione durante un'eruzione del Vesuvio. Naturalmente muore, come il drammone romantico-sfigato-catastrofico richiede. Per quanto riguarda la sola Campania, ebbe location anche a Sorrento.

Capri, una scena di The White Sister, 1923.

Una versione di questo film, propedeutico per il suicidio in animi già provati, era già stata fatta nel 1915, con lo stesso titolo e diretta da Fred E. Wright. Tuttavia si sentì il bisogno di trarne altri dal romanzo di  Francis Marion Crawford ed ecco così The White Sister (1933) di Victor Fleming e con Helen Hayes, Clark Gable e Lewis Stone, e poi il messicano La hermana blanca (1960), regia di Tito Davison. A proposito di morti, ecco Accadde a settembre (1950) di William Dieterle e girato a Capri, Napoli, Roma e Firenze. La nota pianista Marianne Stuart (Joan Fontaine) fa conoscenza con David Lawrence (Joseph Cotten), un uomo d'affari, quando il volo da Roma viene sospeso per un problema tecnico. Che facciamo nell'attesa? Be', ammazziamo il tempo con una bella visita turistica della città. Che si dilunga, tanto che l'aereo alla fine se ne va, ma giusto per precipitare in mare poco dopo. I due a pranzo sentono alla radio dell'incidente, nonché che sarebbero morti pure loro. Cosa facciamo? Visto che ci siamo innamorati, diamoci alla pazza vita alla faccia di chi ci aspetta. E così fanno, finché arriva la di lui moglie con tanto di figlio per capire che è successo, lo trova e la coppia di amanti si separa per tornare ognuno lemme lemme a casa sua.

Capri, Joan Fontaine e Joseph Cotten in Accadde a settembre.

Saltiamo ventidue film e arriviamo al 1963, quando Jean-Luc Godard diresse (Le Mépris), tratto dall'omonimo romanzo di Alberto Moravia. Narra di Paul (Michel Piccoli), uno sceneggiatore teatrale, e della moglie Camille (Brigitte Bardot). Sono una coppia in crisi. Paul riceve la proposta di riscrivere la sceneggiatura di un film prodotto dall'americano Prokosch (Jack Palance) e diretto da Fritz Lang (se stesso). Quando i tre s'incontrano a Cinecittà, l'americano vede Camille e quasi gli prende un coccolone. Capirete, Brigitte Bardot nei suoi anni migliori... Fatto sta che il marpione, con la scusa di approfondire l'approccio al lavoro proposto, li invita nella sua villa fuori città. Nasce la tresca, che ha l'epilogo in una villa di Capri dov'è stato trasferito il set. Dopo un litigio col marito, Camille se ne va via con Prokosch, salvo morire tutti e due in un incidente stradale. Questo film italo-francese aveva come produttori Georges de Beauregard, Joseph E. Levine e Carlo Ponti. Quando arrivò nelle mani di quest'ultimo per la distribuzione italiana, pensò bene di apportare alcune modifiche per italianizzarlo, rimontando intere sequenze e perdendo così il senso logico iniziale. Eccone alcune: nella versione italiana Camille diventa Emilia; nella versione francese il produttore parla in inglese e la sua assistente traduce ma in quella italiana lo si fa doppiare e tutti parlano italiano, incluso Fritz Lang. Ergo le scene e i dialoghi con l'assistente vengono tagliate; nella versione italiana si cerca maggiore frivolezza, quindi via i monologhi con i quali i due protagonisti esprimono i loro sentimenti rivivendo le scene del film, inoltre la colonna sonora diventa più scanzonata. Non solo, la scena dove Camille trova nella tasca di Paul la tessera del Partito Comunista Italiano viene eliminata (non si sa mai le reazioni...) e, orrore, pure le due in cui Camille è nuda (anche qui, non si sa mai...). Risultato, il regista Godard rinnegò la paternità del film e non furono pochi coloro che preferirono andare a vedere la versione in francese sottotitolata in italiano. (Vedi qui:

Mentre si girava Il disprezzo a Capri, sullo stesso set Jacques Rozier diresse il documentario Paparazzi, di 20', attinente la "caccia" a Brigitte Bardot da parte dei fotografi – appunto detti paparazzi, neologismo nato dal personaggio del fotografo di cognome Paparazzo nel film La dolce vita di Federico Fellini – pronti persino a correre dei pericoli pur di fare qualche buona fotografia. Nel documentario vi sono interviste alla Bardot e agli altri interpreti de Il disprezzo, e ovviamente anche a questi invasivi predatori della privacy dei personaggi pubblici e in questo caso degli attori e attrici. Brigitte Bardot dichiarò: "Ogni notizia su di me vale 10.000 franchi. Ogni atto della mia vita può essere venduto. E' orribile. Io so cosa vuol dire essere un animale braccato dai cacciatori: i miei bazooka sono state le macchine fotografiche". C'è da dire che Brigitte Bardot quanto a capacità recitativa era lontana anni luce dalle vere grandi attrici, giustamente definite star. Una pur benevola descrizione citò: "La recitazione di BB è, al solito, infantile e rudimentale, fatta di bronci, di tremiti, delle grosse labbra, d'occhiate golose e via dicendo". Epperò nel 1962 si calcolò che su di lei venissero stampate una media di 10 milioni di parole al mese, anche se non tanto a proposito del suo livello recitativo, come esemplificò l'articolo Cento pretesti per spogliare BB. C'è da dire però, per onestà, che la Bardot e tutti gli attori e attrici, nonché la sterminata massa di stelline, veline e aspiranti tali, di norma prive di qualsiasi attitudine valida professionalmente (intendo recitative, eh...), almeno in una certa fase della carriera avrebbero strillato come aquile se nessun fotografo o giornalista se le fosse filate. Le copertine dei giornali danno o mantengono la fama, che significa ingaggi alti e pertanto più lavoro e denaro. Alla faccia delle lamentele sulla privacy. Del resto è risaputo che molti degli attori che si lamentano, di ambo i sessi, per le foto o notizie estortegli, in realtà si accordino appositamente proprio con giornalisti e fotografi pur di finire sui giornali e in televisione. Il tema è stato simpaticamente trattato in diversi film girati in Italia e di buon successo, come Paparazzi (1998), diretto da Neri Parenti e interpretato da Massimo Boldi, Christian De Sica, Diego Abatantuono, Nino D'Angelo e Roberto Brunetti. (Vedi qui uno spezzone:

Paparazzi racconta di cinque fotografi sulle spiagge assolate di Capri in cerca dello scoop dell'anno. Otto anni dopo questo film il sodalizio Boldi-De Sica, ancora stretto nel 1998, finirà con lo spezzarsi. Dopo ventiquattro film girati insieme, nel nome del "cinepanettone", i due si erano professionalmente separati, probabilmente a causa della crisi esistenziale che aveva colpito Boldi all'indomani della morte della moglie. Purtroppo non sempre elegantemente si sono contrapposti l'uno all'altro. Anche il noto settimanale Vanity Fair aveva dato spazio alla cosa; De Sica, infatti, vi aveva dichiarato che: "Negli ultimi anni Massimo Boldi ha detto un sacco di fesserie. È un grande comico, ma l'uomo è terribile... Però ci siamo fatti tante risate insieme, e voglio ricordarmi solo quelle". De Sica alludeva a un'intervista in cui Boldi sosteneva che "le mogli devono fare le mogli", secondo alcuni parlando implicitamente male di Silvia, signora De Sica nonché manager del marito. Christian De Sica a questo punto si sentì in dovere di rispondere: "Di soldi ne ho fatti tanti, ma non ha idea di quanta gente mantengo. Silvia per fortuna controlla tutto, io non ho il senso del possesso. Ogni tanto mi dà una paghetta. Non so nemmeno quanto guadagno. Ma se avessi veramente un sacco di soldi non farei nulla. Mangerei dalla mattina alla sera e andrei in giro a cantare con gli amici. Del resto, successo compreso, non mi importa. Non sa quanto poteva irritare Boldi un atteggiamento del genere. Ricordo che voleva fare sempre più battute. 'Falle tutte tu', gli rispondevo. E più facevo così, più avevo successo. Aveva una moglie fantastica, Massimo. Poi è morta e abbiamo litigato, anzi, lui ha litigato: ha fatto tutto da solo. Forse perché ho troppo: sono intelligente, signorile, bello, colto, figlio di De Sica ... e lui no". Anche De Sica, comunque, non è stato certo un'icona di stile, quando nel 2009 ricevette un premio speciale al David di Donatello per i venticinque anni di cinepanettoni non fece il minimo accenno a Boldi, con il quale ha girato venti di quei venticinque film, un successo che in quell'occasione ha raccolto da solo.

Certo, che la coppia al cinema funzionasse è indubbio, basti pensare che A spasso nel tempo (1996) di Carlo Vanzina – girato pure a Capri rievocandone anzi in un episodio i fasti mondani degli anni '60 – incassò oltre 22 miliardi di lire, anche se le critiche al solito non mancarono. Così come accadde, solo per fare un esempio, con S.P.Q.R. - 2000 e ½ anni fa, pure questo diretto nel 1994 da Carlo Vanzina e con location ancora a Capri – oltre che in Lazio (Roma, Castelporziano, Ferentino, Montalto di Castro) e a Filicudi, Sicilia. Eppure S.P.Q.R. - 2000 e ½ anni fa andò tanto bene al botteghino che se ne fece anche la fiction S.P.Q.R.(2001), diretta da Claudio Risi e con protagonisti Antonello Fassari e Nino Frassica. Andò in onda con buon successo su Italia1.

Tornando a Il disprezzo, nella seconda parte del film la location principale è Villa Malaparte, fatta costruire appunto a Capri, su un alto e stretto promontorio roccioso a strapiombo sul mare a Punta Massullo, per l'appunto dallo scrittore e giornalista Curzio Malaparte. La villa, che oggi ospita una fondazione e non è aperta al pubblico, è considerata un capolavoro integrante l'ambiente naturale e la modernità razionalista.

Villa Malaparte.

Sarà, ma chi scrive queste righe non ci abiterebbe neanche sotto minaccia di fucilazione, visto che pare un container di colore rosso poggiato sulla sommità di una scogliera grigio chiara e dotato di una larga scala. Anzi, fa l'effetto di un pugno in un'occhio. Dello stesso parere fu il generale tedesco Erwin Rommel, conosciuto anche come "La volpe del deserto" durante la Seconda guerra mondiale. Rommel era affascinato dalle bellezze dell'isola ma quando vide la villa e dov'era stata costruita si indignò e disse seccamente a Malaparte che era un folle e che aveva realizzato uno scempio. Malaparte ebbe l'impudenza di rispondergli che lui non aveva costruito la villa ma bensì il paesaggio circostante proprio grazie alla sua residenza. Rommel s'imbufalì ancor più e rivolgendosi a un ufficiale che l'aveva accompagnato commentò che Malaparte era solo un pazzo incosciente. (Vedi qui:

Comunque, la villa fu anche location del film La pelle, tratto dall'omonimo romanzo di Malaparte. Prima di accennare a quest'ultimo film meglio dire qualcosa sul camaleontico – per usare un eufemismo – Malaparte: si faceva chiamare Curzio Malaparte ma in realtà all'anagrafe era Kurt Erich Suckert. Interventista e volontario nella Prima guerra mondiale, poi nemico di "Roma padrona", successivamente fascista partecipante alla Marcia su Roma e accanito sostenitore pure all'indomani del delitto Matteotti dello "squadrismo intransigente". Nel 1931 però eccolo pubblicare in Francia il libro Tecnica del colpo di stato, nel quale i vertici fascisti denotano un attacco a Hitler e Mussolini, e così fu confinato all'isola di Lipari con l'accusa di attività antifasciste. E non solo quelle: si scontrò più volte  con il senatore Giovanni Agnelli – quello della Fiat, per capirci – che non vedeva di buon occhio la sua relazione amorosa con Virginia Bourbon del Monte, vedova da alcuni mesi di Edoardo Agnelli. Fatto sta che l'amicizia col  ministro degli Esteri Galeazzo Ciano non solo lo salvò ma gli fece avere pure, in barba ai vincoli ambientali imposti dal Ministero della Cultura, l'autorizzazione per la costruzione nel 1936 della villa a Capri. Malaparte fu poi inviato al fronte come corrispondente di guerra al seguito prima degli italiani e poi dei tedeschi (la madre era italiana, il padre tedesco).

Man mano che la guerra andava come andava, cominciò  ad avere un  atteggiamento critico verso il regime nazista e nel contempo a lodare i sovietici. Ovvio, le autorità tedesche lo allontanarono. Con lo sbarco americano in Italia Malaparte iniziò a collaborare proficuamente con gli alleati. Nel Dopoguerra eccolo avvicinarsi al  Partito Comunista Italiano e chiedere la tessera, che gli fu negata per anni. Questa estrema agilità nel saltare da una parte all'altra degli schieramenti lasciò basita larga parte della cultura italiana, finché morì nel 1957. Malaparte aveva già pubblicato nel 1944 la parziale autobiografia Kaputt, brutale a dir poco, e poi nel 1949 fu la volta del romanzo La pelle, nel quale i soldati americani sono ingenui, innocenti e persino stupidi mentre gli italiani (evidentemente tranne lui, Malaparte...) sono ignobili e disperatamente corrotti e corruttibili. Secondo il famoso critico letterario e d'arte Emilio Cecchi – padre dell'altrettanto famosa sceneggiatrice Suso Cecchi D'Amico – La pelle e la restante produzione letteraria di Malaparte era da cestinare, essendo l'autore "un fabbricante di bolle di sapone terroristiche". Fatto sta che Malaparte nel libro inserì la dedica: "All'affettuosa memoria del Colonnello Henry H. Cumming, dell'Università di Virginia, e di tutti i bravi, i buoni, gli onesti soldati americani, miei compagni d'arme dal 1943 al 1945, morti inutilmente per la libertà dell'Europa". Chissà poi perché "inutilmente".

Comunque sia, la brava Liliana Cavani nel 1981 diresse l'omonimo film, tratto dal romanzo, con location appunto anche a Capri. In breve, la storia narra del periodo dell'occupazione alleata in Italia, dal 1943 al 1945, con amenità varie tipo vendita di prigionieri tedeschi, scugnizzi napoletani che fanno sparire addirittura un carro armato smontandolo in città in un batter d'occhio, zone talmente malavitose da tenere alla larga pure i soldati americani, un entusiasta sostenitore dei liberatori alleati schiacciato senza troppe remore sulla strada da un carro armato USA, una pilota americana stuprata dai suoi commilitoni e persino, udite udite, madri disperate che vendono i figli alle truppe alleate  nordafricane sapendo che verranno stuprati. Ora, va bene che la guerra è terribile, ma tutto questo sarebbe capitato da noi, come se nulla fudesse? Secondo Malaparte e il film, sì. Il critico cinematografico Gian Luigi Rondi, su Il Tempo del 9 ottobre 1981, scrisse: "Il tema era l'orrore dei vinti e gli abusi dei vincitori, rappresentato in una Napoli che, a differenza di quello che più o meno negli stessi anni ci aveva raccontato con estrema oggettività il nostro Neorealismo cinematografico, era stata popolata di tutto un ciarpame di fatti e di misfatti, alcuni veri, altri per la maggior parte inventati di sana pianta, con uno stile che era solo un pot–pourri di ispirazioni delle più disparate, dal dannunzianesimo all'espressionismo, dal barocco al surrealismo, con molte cadute nel romanzo d'appendice e con una sola, ben evidente intenzione, quella di mostrare che tutti (o quasi) gli americani erano stupidi, che gli italiani (soprattutto i napoletani) erano ignobili e che l'unico bravo, onesto, intelligente, raffinato era lui, Malaparte, ascoltato dai generali americani cui faceva lezione di buone maniere e di storia italiana, amato dalle principesse napoletane che seduceva con uno sguardo, rispettato imparzialmente da amici e da nemici perché tutti lo sapevano sempre nel giusto, dato che, come si diceva di Mussolini, aveva sempre ragione". Gli interpreti di La pelle sono Marcello Mastroianni nella parte di Curzio Malaparte, nonché Burt Lancaster, Claudia Cardinale, Ken Marshall, Carlo Giuffrè e Jacques Sernas. (Qui uno spezzone:

Dire Capri significa dire Faraglioni. Sono tre: il faraglione di Terra (o Saetta), alto 109 metri; il faraglione di Mezzo (o Stella), attraversato per intero da una galleria naturale lunga 60 metri e che è alto 81 metri; il faraglione di Fuori (o Scopolo), alto 104 metri. In più c'è lo scoglio del Monacone, così chiamato perché molto tempo fa lì intorno si vedevano ancora le foche monache, oggi quasi estinte nei nostri mari. I Faraglioni sono lì da tempo immemorabile ma qualche rischio lo corrono. Uno deriva dal cosiddetto "inchino" incoscientemente fatto persino da navi da crociera passandoci vicino. L'altro rischio, molto più ridotto (per i Faraglioni...), si verifica ne Il secondo tragico Fantozzi (1976) di Luciano Salce, quando il ragioniere Ugo Fantozzi, interpretato da Paolo Villaggio, ci si schianta, esattamente contro il faraglione di Mezzo, facendo sci d'acqua estremo per fare colpo sulla collega signorina Silvani (Anna Mazzamauro). L'impatto è tale da provocare un terremoto udito fino a Capri alla famosissima piazzetta – così genericamente chiamata, anche se ufficialmente è piazza Umberto I.

Fantozzi e il faraglione.

 

La fuga d'amore con la collega finisce male e così Fantozzi decide di suicidarsi gettandosi dal Salto di Tiberio. Fortunatamente sopravvissuto, viene comunque pescato da una barca e finisce in vendita al mercato ittico dalla Findus, spacciato come cernia surgelata. Il Salto di Tiberio è una spettacolare e nel contempo spaventosa scogliera chiamata così supponendo che l'imperatore romano Tiberio – residente sulla sommità a Villa Jovis (dal latino Villa di Giove), e dalla quale governò per anni l'impero lontano da Roma – vi facesse buttare giù coloro che non gli garbavano. Non solo, la leggenda dice che là sotto in attesa ci fosse una barca i cui marinai finivano a colpi di remi gli eventuali sopravvissuti. Ovviamente è una fola inventata di sana pianta, perchè non si sopravvive cadendo sugli scogli o in mare da oltre 300 metri d'altezza. Non ci riuscirebbe neppure Fantozzi.

I resti di Villa Jovis.

Oltre a un buon numero di film e sceneggiati televisivi tedeschi, Capri fu set di episodi famosi di telefilm, come Danger Man : Say It With Flowers (1965) diretto da Peter Yates e facente parte della serie televisiva britannica in 86 episodi Danger Man (in Italia conosciuta come Gioco pericoloso), trasmessi per la prima volta nel corso di quattro stagioni dal 1960 al 1968. C'è da dire che qui Capri la si vede appena di sfuggita ed è relativa alla casa di uno dei personaggi dell'episodio, Wallace, descritta come la sua casa di Einhousen. In realtà si tratta di una villa nella zona del porto di Tragara, ma non è detto che non abbiano usato un'immagine di repertorio. (Vedi qui:

Nella zona di Tragara, che dà direttamente sui famosi Faraglioni, si stabilirono prima i greci e poi i romani. Anzi, dal 24 l'imperatore Tiberio (pur rimanendolo fino al 37) vi si trasferì permanentemente, facendovi costruire il porto di Tragara. Nel XIX secolo in loco fu costruita Villa Vismara, oggi divenuta il lussuoso Hotel Punta Tragara. Un altro episodio della serie, It's up to the Lady (1964) di Peter Maxwell fu girato sempre in Campania ma ad Amalfi, spacciata però per un villaggio di pescatori greco (stessa location, sempre pseudo greca, anche per l'episodio del 1962 The Golden Journey della serie The Saint, con Roger Moore). Il protagonista della serie Danger Man fu Patrick McGoohan, che magari di primo acchito a molti non dirà niente ma forse di più citando che si tratta del magistrale protagonista della serie di fantapolitici telefilm Il Prigioniero (1967-68, The Prisoner), cult anche in Italia. E se non bastasse per ricordarlo, interpretò anche, non alla grande ma alla grandissima, Base Artica Zebra (1968) al fianco di Rock Hudson, il crudele direttore del carcere in Fuga da Alcatraz (1979) con Clint Eastwood, vari assassini in quattro episodi della celebre serie televisiva Colombo con Peter Falk e il re inglese in Braveheart - Cuore impavido (1995) con Mel Gibson. La baia di Marina Piccola fu bene inquadrata anche The Man Who Liked Lions (1966), episodio diretto da Jeremy Summers dell'altra serie televisiva The Saint (da noi genericamente conosciuta come Simon Templar), con protagonista Roger Moore. La baia di Marina Piccola, con spettacolare vista sui Faraglioni, è una delle località balneari più famose di Capri. Dalla vicina e sovrastante piazzetta per mezzo della scalinata si arriva alla spiaggia di ciottoli e alla piccola Chiesa di S. Andrea, costruita nel 1900. Vi si vede lo Scoglio delle Sirene, utilizzato come molo per le imbarcazioni che collegano Marina Piccola con i Faraglioni. A Capri furono girate anche scene di Vendetta for the Saint (1969), in televisione suddiviso in due episodi ma al cinema uniti col titolo La mafia lo chiamava il Santo, ma era un castigo di Dio (1969). (Vedi qui:

Una curiosità: la serie si basa sul personaggio letterario Simon Templar soprannominato "Il Santo", ideato da Leslie Charteris nel 1928 come protagonista del romanzo Meet the Tiger! Ebbene, Simon Templar – portato sugli schermi cinematografici fin dal 1938, con vari attori  – è per molti aspetti alla base del personaggio James Bond-agente 007. Entrambi inglesi, affascinanti, intelligenti, eleganti, abili, amanti del bello (soprattutto se donne) e in lotta con criminali sparsi nel mondo. Non per nulla Roger Moore fu grandissimo interprete sia di Simon Templar sia di James Bond. Non solo il personaggio Simon Templar nacque molto prima di Bond (1952, Casino Royale), ma quest'ultimo fu concepito quello stesso anno da Ian Fleming, appena sposatosi con Anne Geraldine Rothermere, contessa di Charteris e pertanto parente dell'inventore, 24 anni prima, de "Il Santo". Anzi, il primo dice spesso "Il mio nome è Templar, Simon Templar", così come in seguito l'agente 007 dirà "Mi chiamo Bond, James Bond". Capri è presente anche in un episodio, in due puntate, dei mitici telefilm The Love Boat e precisamente in Venetian Love Song/Down for the Count/Arrividerci, Gopher/The Arrangement (1982), diretto da Richard Kinon. Il titolo così suddiviso deriva dal fatto che in ogni episodio coesistevano storie diverse. Ecco la trama: l'equipaggio va in Italia a lavorare su una nave da crociera e viene coinvolto in situazioni diverse, la cui più importante è quella di una famiglia di origine italiana – con padre e madre tanto litigiosi da rasentare la separazione – con due figlie grandi e una nipote. Una delle figlie si incontra con un uomo in una sorta di appuntamento al buio, ma senza sapere che è un gigolò. La nipote invece è attratta da un ragazzo locale... e così via. Fra gli interpreti anche attori italiani o di origine italiana, come Rossano Brazzi, Ernest Borgnine, Candice Azzara. (Vedi qui l'episodio completo in inglese:

The Love Boat (Love Boat nella sua ultima stagione) è stata una serie televisiva americana di grande successo mondiale andata in onda negli USA dal 1977 al 1986 nonché in ben 111 stati. Le riprese venivano fatte effettivamente su una nave da crociera – chiamata  Pacific Princess dal 1975, quando passò sotto le insegne della compagnia Princess Cruises, prima si chiamava Sea Venture ed era di proprietà della Flagship Cruises – in contemporanea con le normali crociere. Anzi, non erano pochi coloro che s’imbarcavano attirati dal successo della serie. Le navi utilizzate per le riprese, tuttavia, furono diverse. Una curiosità, The Love Boat prese spunto dall'omonimo romanzo scritto da Jeraldine Saunders, vera direttrice di crociera, durante il suo imbarco sulla nave italiana Carla C., della Costa. Dal comandante di quest'ultima, Piero Buatier de Mongeot, la Saunders prese spunto per creare il personaggio del capitano Stubing Merrill, interpretato da Gavin MacLeod.

Il cast di The Love Boat.

Più recentemente Capri fu la location della scorrevole, piacevole e ben fatta miniserie in quattro puntate Anni '50 (1998), diretta da Carlo Vanzina e con interpreti principali Ezio Greggio, Antonello Fassari, Giovanna Rei, Andrea Piedimonte. Eccoci infine alla serie televisivadi Rai Fiction Capri, prodotta in tre stagioni (2006, 2008, 2010) e con poche location a Capri e Anacapri e molte di più nelle costiere sorrentina e amalfitana, mentre l'ultima stagione fu girata prevalentemente in Lazio anche se ambientata sempre in Campania. La villa di cui si ammirano tanto la facciata quanto gli interni non è, come location, a Capri. In realtà si tratta di Villa Guariglia, nella frazione Raito di Vietri sul Mare (costiera amalfitana), ormai sede di tanti eventi musicali e culturali come il Festival del jazz o il Museo della ceramica. Nel 1944, quando Salerno era capitale d'Italia, fu la residenza di Vittorio Emanuele III. Non solo, alcune delle riprese di Capri ambientati nella Grotta Azzurra – che con circa 250.000 biglietti l'anno, dopo gli scavi archeologici di Pompei e la Reggia di Caserta, è il terzo sito per affluenza della Campania – furono in realtà effettuate a Conca dei Marini, sempre nella costiera amalfitana, all'interno della Grotta dello Smeraldo il cui nome fa appunto riferimento ai giochi di luce che danno tonalità smeraldine all'acqua.

made with love from Joomla.it

 

Location in Campania

made with love from Joomla.it

Buone & Cattive nuove

Il giornale Cinema & Turismo colma un vuoto nelle rassegne cinematografiche italiane creando la Mostra Nazionale del Cinema in Costume...
Da mercoledì 1 a mercoledì 8 ottobre la prima edizione della Festa del Cibo d’autore e del Cinema goloso a Salsomaggiore...
La  Sardegna Film Commission, diretta da Nevina Satta, si è attivata affinché la regista Lina Wertmuller abbia finalmente un riconoscimento...