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Ischia

L'isola di Ischia – suddivisa in sei comuni, ossia Ischia, Barano d'Ischia, Casamicciola Terme, Forio, Lacco Ameno e Serrana Fontana – è stata location di decine di sceneggiati televisivi e film, in totale oltre trenta, fra cui Che cosa è successo tra mio padre e tua madre?, una pellicola del 1972 di Billy Wilder, interpretata dall’indimenticabile Jack Lemmon che per questa interpretazione vinse il Golden Globe come Miglior attore in un film commedia o musicale. C'è da dire che l'accoppiata Wilder/Lemmon diede vita a grandissimi film, come A qualcuno piace caldo (1959), L'appartamento (1960, vincitore di cinque Oscar, di cui tre a Wilder: Miglior film, Migliore regia, Migliore sceneggiatura originale), Irma la dolce (1963), Non per soldi... ma per denaro (1966), Prima pagina (1974) e Buddy Buddy (1981).

In Che cosa è successo tra mio padre e tua madre? Lemmon, nei panni di Wendell Armbruster Jr., erede di una fortuna dal padre magnate di Baltimora, si reca a Ischia allo scopo di recuperare il corpo del genitore, morto nell'isola che tanto amava. Qui scopre che il defunto padre intratteneva una romantica relazione con una signora inglese, manicurista presso l’Hotel Davoy di Londra, pure lei deceduta nello stesso incidente. Padre e figlio, però, avranno in comune il destino di innamorarsi delle donne di quella famiglia, dal momento che anche Wendell conosce in occasione dei funerali la figlia della defunta amante del padre, un'incantevole Pamela Piggott (Juliet Mills) e se ne innamora. Il film si conclude con la scelta dei due di ritrovarsi periodicamente a Ischia, proprio come accadeva ai loro genitori. È curiosa la presenza nel film di un imberbe Pippo Franco, vestito in maniera funerea e nel ruolo – invero poco credibile – di un impiegato comunale che deve accertare l’identità dei due defunti. Il maggior numero di riprese riguardarono Ischia: le stradine del borgo antico, la chiesa del Soccorso di Forio (il comune più esteso dell'isola), la zona che circonda il Castello Aragonese, in comune di Ischia. L'hotel del film, del quale si vedono gli interni, invece non è sull'isola ma a Sorrento, così come l'eliporto, in realtà a Capri. Del resto sappiamo che nei film accade così, per la stessa scena magari vengono usate location fra loro molto distanti. Per esempio: vediamo la protagonista di Che cosa è successo tra mio padre e tua madre? percorrere un pezzo di strada di Ischia. Ebbene, quel che vediamo in realtà è un vicolo di Sorrento (con tanto di cinema, che però si trova a Forio), il porto di Ischia invece è un tratto di una strada di Atrani, in prossimità di Amalfi. (Vedi qui il film completo:

La popolazione dell'isola – vulcanica, infatti il punto più alto è il Monte Epomeo (788 metri), un vulcano inattivo dal 1302 – era particolarmente dedita alla viticoltura e produzione del miele, mestieri massivamente praticati finché non ci fu l'avvento del turismo, incluso quello termale che attrae una  utenza mondiale, in particolare dall’Europa settentrionale. Quasi ogni albergo, sfruttando la caratteristica dell'isola che gode in ogni angolo di sorgenti sulfuree o comunque di acque termali, propone pacchetti molto convenienti in ogni stagione. Del resto le terme di Ischia erano note e utilizzate da greci e romani fin dall'antichità. Per lungo tempo le cure termali furono appannaggio di chi poteva permettersi un costoso investimento, ma dal XVII secolo grazie ad alcuni nobili filantropi napoletani anche i poveri ebbero questa possibilità. Una curiosità: fra i (quasi) clienti ci fu pure Giuseppe Garibaldi, giuntovi nel 1864 per curare alle terme una ferita alla gamba infertagli in battaglia nell'Aspromonte. Soggiornò in una villetta a Casamicciola, ma se ne andò imbufalito in seguito a una lite con il personale. Oggi l'atteggiamento verso il turista è di certo cambiato. Fra l'altro anche la recente crisi economica non solo italiana ha comportato, "obtorto collo" per i gestori, costi veramente concorrenziali per chi intenda passare nell'isola anche solo un fine settimana.

Altra importante realtà è il Castello Aragonese, uno dei monumenti più amati dagli ischitani. Risale al 474 a.C. (ovviamente allora non era aragonese...) e ne ha viste di cotte e di crude dal momento che tra carestie, pestilenze, attacchi nemici resiste da più di duemila anni. Deve la sua attuale pianta rettangolare alla famiglia degli Aragona. Il patriarca Alfonso nel 1441 ne ordinò la trasformazione su ispirazione del Maschio Angioino di Napoli. Unico collegamento tra l'isolotto occupato dal castello e tutta l'isola di Ischia era un ponte di legno (oggi in muratura) che ha costituito lungamente l'unico accesso al castello per la popolazione che vi trovava rifugio in special modo quando ciurme di pirati attaccavano l'isola. Dal 1851 fu anche prigione borbonica. Oggi il Castello è aperto al pubblico e all'interno, oltre a mostre stagionali, è possibile osservare una raccolta di armi, un piccolo museo delle torture, una cappella, ma soprattutto una volta saliti sopra le mura si gode una vista davvero imperdibile. Il Castello Aragonese in luglio ospita il prestigioso Ischia Film Festival, dal 2003 il più importante evento italiano relativo al cineturismo nonché uno dei maggiori a livello internazionale. Dal 2005 include la Borsa Internazionale delle Location e del Cineturismo, dedicata all'incontro tra operatori del cinema e del turismo. L'Ischia Film Festival è  realizzato dall'Associazione Culturale Art Movie e Music e il suo ideatore e direttore artistico è Michelangelo Messina.

Il Castello Aragonese.

Il Castello Aragonese è stato utilizzato in diversi film del genere "cappa e spada". Ricordiamo a tal proposito Il Corsaro Nero (1937), primo film ischitano (l'isola viene fatta passare per i Caraibi, belle anche le scene della cavalcata sulla spiaggia dei Maronti), tratto dall’omonimo romanzo di Emilio Salgari e diretto da Amleto Palermi. Non è affatto un filmetto, grazie ai cospicui mezzi stanziati nel periodo fascista (a Benito Mussolini il film piacque moltissimo) e agli interpreti, con l'arma bianca non solo pari ai più grandi spadaccini hollywoodiani come Basil Rathbone o Stewart Granger ma addirittura ben superiori. Basti dire che il protagonista Ciro Verratti nel fioretto tra il 1928 e il 1935 conquistò cinque titoli mondiali (tra individuali e a squadre), fu medaglia d'oro nel fioretto a squadre alle famose Olimpiadi di Berlino del 1936 nonché campione italiano assoluto nel 1939. Potremmo osare nel dire che sapeva come usare un'arma del genere, sia nei film che nella vita reale. Lo stesso vale per l'altra interprete del film e cioè Ada Biagini, vincitrice di una medaglia di bronzo ai Campionati Internazionali di scherma a Varsavia nel 1934. Morì durante la guerra. Ambedue girarono solo quel film. Verratti, che era giornalista, divenne nel 1961 inviato speciale del Corriere della Sera, curando lo sport e in particolare il ciclismo al Giro d'Italia e al Tour de France. Gare quindi su strada e proprio su una strada, ironia della sorte, Verratti morì in un incidente.  Il regista Palermi raccontò: "Le scene le abbiamo girate ad Ischia, una suggestiva isola che ho sempre presente per le sue bellezze naturali. Il clima d'Ischia mi rigenerò molto".

Ischia, una scena de  Il Corsaro Nero.

Potrebbe sembrare strano che un'isola assolata del Mediterraneo, ricca di colori e vita, possa diventare location di un film sui vampiri. Però è quello che accadde nel 1945 quando – soprattutto  nei set creati in corso Vittoria Colonna e nella pineta di Ischia ponte – si cominciò a girare Il vampiro dell'isola, diretto da Mark Robson. Anticipiamo subito che, a dispetto del titolo, di vampiri in questo buon film non ce n'è, tanto che il titolo originario era The isle of the dead. La trama è questa: dopo una vittoriosa battaglia durante la guerra balcanica del 1912  il generale greco Pherides raggiunge una piccola isola dov'è sepolta da anni la moglie. Con lui c'è un giornalista americano, Oliver Davis. Si scopre che la tomba della moglie non contiene più il corpo. In zona ci sono due donne greche, ossia l'anziana Kira e una ragazza di nome Thea, malviste dalla superstiziosa popolazione locale,. Scoppia una pestilenza, sospetti su chi l'ha provocata e addirittura evocata, muoiono quasi tutti gli interpreti, anche di morte violenta, tranne Oliver e Thea che riescono a fuggire dall'isola. (Vedi qui il trailer:

Il generale greco è interpretato dall'attore inglese William Henry Pratt, meglio conosciuto con il nome d'arte di Boris Karloff. Prima di diventare famoso fece di tutto, incluso lo scavatore di fosse, senza seguire la carriera dei suoi otto fratelli, tutti inseriti nel mondo diplomatico. Uno di loro fu Sir John Thomas Pratt. La sorella di sua nonna era Anna Leonowens, i cui racconti sulla sua esperienza come governante dei figli di re Mongkut del Siam (l'attuale Thailandia) nei primi anni 1860 furono la base del musical di Broadway Il re ed io e poi anche di film. Karloff interpretò saltuariamente decine di film muti, mentre faceva l'operaio per non patire la fame, e infine riuscì a mettersi in mostra. Ma il successo mondiale a lui legato e che ne fece un divo  è senza dubbio quello del mostro in Frankenstein (1931), diretto da James Whale. Karloff, alto di suo un metro e ottanta, nel film camminava goffamente anche a causa delle scarpe alte 10 cm e pesanti ciascuna cinque chilogrammi. Il volto, grazie all'ideazione e perizia di Jack P. Pierce, diventava quello ormai famosissimo del mostro dopo ben quattro ore di trucco, inclusa la sommità piatta della testa, le palpebre pesanti e gli elettrodi nel collo, che quasi tutti credono bulloni. (Vedi qui uno spezzone:

Quella del lungo make-up fu un'impresa che Karloff affrontò per molti anni, tanto che quando gli comunicarono la nascita della figlia Sara la gioia fu tale da precipitarsi dal set cinematografico all'ospedale, dimenticandosi di essere truccato e non molto, potremmo dire...presentabile. Del resto Karloff amava i bambini, faceva molta beneficenza e regolarmente a ogni Natale, benché fosse ormai famosissimo e impegnato, si vestiva da Babbo Natale e andava a distribuire i regali ai bambini disabili dell'ospedale di Baltimora. Scriveva anche fiabe per bambini ed era noto come persona estremamente gentile e disponibile con chiunque. La stessa impressione che ebbero di lui durante le riprese a Ischia de  Il vampiro dell'isola, in quanto nel tempo libero visitò l'isola. Lui stesso raccontò: "Sono ad Ischia per girare un buon film e sono  colpito da quest'isola così ricca di sole e di calore umano. E' veramente laborioso il popolo d'Ischia ed è stata davvero una bella esperienza venire qui. Nelle pause di lavoro ne ho approfittato per girare un poco". L'albergatore Renato Roia dichiarò: "Mi capitò d'incontrare Boris Karloff, un uomo cordiale e profondamente umano, ben diverso da quei terrificanti ruoli che aveva nei film. Karloff amava il mare, vedere l’artigianato isolano, osservare i pescatori al lavoro. Era davvero un signore". Karloff tornò a Ischia come interprete dello scarso Il mostro dell'isola (1953) di  Roberto Bianchi Montero, film che nonostante il titolo non è un horror ma un poliziesco.

Purtroppo in Italia – e la Campania non è certo inferiore alle altre regioni quanto a siffatti rischi – non mancano le "patacche" e i "pataccari", ossia chi offre qualcosa che non c'entra nulla con quel che si fa credere. Stiamo usando un eufemismo. Giusto quel che si trovarono a subire gli ingenui che andarono al cinema a vedere Sissi a Ischia (1957, altro titolo, Scampolo), film del regista tedesco Alfred Weidenmann con Romy Schneider nella parte della protagonista, una giovane ragazza ischitana di strada chiamata appunto Scampolo e innamorata di un giovane architetto, che aiuta a vincere il concorso per il progetto di un quartiere a Napoli. Dove sta la fregatura? Che Romy Schneider, anche in Italia, ottenne colossale successo in La principessa Sissi (1955) di Ernst Marischka, bissato poi in altri film con lo stesso personaggio. Nel 1957 uscì nei cinema Sissi - Il destino di un'imperatrice, diretto sempre da Marischka e allora, visto che sempre quell'anno usciva  Scampolo  interpretato dalla Schneider – ma che nulla c'entrava con il personaggio di successo Sissi – ecco che il distributore campano della pellicola cambiò il titolo in Sissi a Ischia. Dopotutto perché cercare il pelo nell'uovo, che sarà mai? (Vedi qui uno spezzone in tedesco:

L'isola la si vede bene (Punta Mulino, Ischia ponte, Lacco Ameno e la spiaggia dei Maronti) – spacciata per il possedimento spagnolo di Panama – in Morgan il pirata (1960), film diretto da André De Toth e Primo Zeglio, con protagonista il culturista Steve Reeves e interpretato da  Valérie Lagrange, Ivo Garrani, Lidia Alfonsi, Giulio Bosetti e la bellissima Chelo Alonso. Steve Reeves era senza dubbio un grande culturista, eletto Mister Universo nel 1950, ma certo definirlo un buon attore sarebbe un atto di bontà. Però cavalcava bene, tanto che dopo aver chiuso la carriera si comprò un ranch in California dove i cavalli li allevò professionalmente. Ed era non solo bello ma anche un buon uomo, cortese e disponibile verso gli altri. All'inizio di Morgan il pirata, nel ruolo di uno schiavo che si ribella e lotta contro degli uomini, noterete che quando rotea le catene (in realtà di legno pitturato) non pare così intimidatorio come dovrebbe essere, pur nella finzione. Lo stesso era già accaduto in altri film in cui interpretava Ercole. Un regista una volta gli gridò: "Muovi quelle catene forte!". E lui: "Non voglio fare del male a qualcuno". E il regista, di rimando: "Se non si fanno male, non vengono pagati!". Il motivo era che Reeves aveva fatto la guerra in Pacifico e aveva visto troppe tragedie, quelle vere, per accettare di provocare del male ad altri stupidamente. (Vedi qui il film completo:

Insomma, camminando per Ischia non era impossibile imbattersi in qualche attore famoso. Per esempio, nello stesso anno c'era pure Alain Delon per le riprese di (1960) di  René Clément, tratto dal romanzo di Patricia Highsmith e sul quale si basa anche Il talento di Mr. Ripley, che ebbe location pure a Ischia. Nel primo l'interprete protagonista è un venticinquenne Alain Delon, nel secondo Matt Demon. Fra l'altro proprio in quel periodo Romy Schneider ebbe un'appassionata relazione con Alain Delon, il quale in seguito disse che lei fu il suo più grande amore. Di seguito alcune scene con location a Ischia di Delitto in pieno sole.

Nel film Cleopatra (1963), diretto da Joseph L. Mankiewicz e interpretato fra gli altri da Elizabeth Taylor, Richard Burton e Rex Harrison, si vede la battaglia navale di Azio, realmente combattuta nel 31 a.C. fra la flotta romana di Ottaviano e quella romano-tolemaica di Marco Antonio e Cleopatra. Per la cronaca, vinsero i primi. Sottolineiamo che la battaglia si svolse ad Azio, nell'odierna Grecia, e non ad Anzio, in Lazio, come invece scrivono alcune fonti cineturistiche ischitane forse sbadate. Comunque sia, il regista girò la scena dello scontro navale a Ischia, tanto che sullo sfondo si vede il famoso castello. A proposito della battaglia e di altre scene navali, la  Twentieth Century-Fox  fece girare la solenne panzana che la flotta di navi antiche costruita per il film era divenuta la terza flotta più grande del mondo, e il bello è che qualcuno ci credette e lo scrisse! (Vedi qui:

Cleopatra senza dubbio è un film spettacolare, tanto che i quattro Oscar vinti nel 1964 furono per la Migliore fotografia, Migliore scenografia, Migliori costumi e Migliori effetti speciali. Qualcuno però dovette sbagliare le previsioni sui costi, visto che dai 2 milioni di dollari preventivati si arrivò addirittura a 44 (oltre 300 milioni di dollari di oggi!), tanto che il film quasi mandò in fallimento la Twentieth Century-Fox. Lo stesso Mankiewicz raccontò: "Cleopatra è stato concepito nell'isteria, girato nel casino, montato nel panico".Il film, le cui riprese erano iniziate a Londra nel 1960, gli era stato affidato dopo le dimissioni del precedente regista, Rouben Mamoulian, e già allora si era arrivati a 5 milioni di dollari di costi. Inoltre, visto l'allungarsi dei tempi, i due attori originariamente scelti per impersonare Cesare (Peter Finch) e Marco Antonio (Stephen Boyd) abbandonarono la produzione per altri impegni contrattuali. Elizabeth Taylor, che aveva chiesto e ottenuto l'esorbitante cachet di un milione di dollari (più percentuali varie, tanto da incassarne alla fine ben 7), difatti si era ammalata di polmonite durante le riprese e fu necessario ricoverarla d'urgenza in ospedale, dove le salvarono la vita praticandole una tracheotomia. Ergo, riprese ferme per mesi, mentre il tipico maltempo inglese faceva macerare tutti gli imponenti scenari di cartapesta appositamente costruiti. Sul set arrivarono Rex Harrison per il ruolo di Cesare e, sovente ubriaco perso, Richard Burton per quello di Marco Antonio. Dopo l'operazione però la Taylor non poteva lavorare nel clima londinese e così si demolì tutto il set, ricostruendolo con spese folli a Nettuno (il set rappresentava la città di Alessandria d'Egitto) e a Cinecittà (l'antica Roma). Intanto la Taylor incontrò Burton (ubriaco) il quale le disse: "Sei troppo grassa, ma te l'hanno mai detto che sei una gran bella ragazza?". I due, nonostante fossero sposati con altri, iniziarono una relazione durata negli anni fra matrimoni e divorzi, litigi e amore. Convissero da subito, durante le riprese, sullo yacht Kalizma della Taylor, il cui equipaggio si rese subito famoso per la consuetudine di malmenare giornalisti e fotografi troppo intraprendenti.

Richard Burton con Elizabeth Taylor e suo marito Eddie Fisher sul set di Cleopatra.

Sorsero poi altri problemi. In Italia i film venivano doppiati in post produzione e pertanto i set erano cantieri con rumori di martellate, materiali scaricati, travi segate, moccoli vari e così via. Solo a fatica Mankiewicz riuscì a fare capire agli operai che lì invece si registrava e che doveva esserci silenzio, anche se i lavori dovevano continuare per recuperare il tempo perso. Nel film naturalmente c'erano frotte di avvenenti danzatrici come in ogni peplum che si rispetti, solo che a ogni occasione venivano continuamente palpate sul fondo schiena dagli operai italiani. Quelle allora per protesta scioperarono e così la casa di produzione dovette farle proteggere da una guardia del corpo. Poi due operai, sempre sul set di Nettuno, purtroppo morirono perché inavvertitamente fecero esplodere un residuato bellico sepolto lì durante la guerra. Il povero regista Mankiewicz, con tutte le modifiche che si dovevano fare alla sceneggiatura, chiese più tempo ma i produttori glielo negarono perché i costi salivano troppo (70.000 dollari al giorno). Fu costretto a dirigere di giorno e scrivere di notte, imbottendosi di medicinali per stare attivo. Di fatto, almeno nei particolari, non si sapeva cosa si sarebbe dovuto girare il giorno dopo, tanto che quando Mankiewicz (il cui cachet era di 3 milioni di dollari) fu licenziato per contrasti con la Twentieth Century-Fox, lo si dovette riassumere con tante scuse. Chi altri ci avrebbe capito qualcosa in quel bailamme? I costi salivano sempre più. I 65 costumi che la Taylor dovette indossare costarono quasi 200.000 dollari dell'epoca, senza contare gli altri 26.000 costumi per attori e comparse. I set costruiti furono 79. Nel film c'è una scena spettacolare in cui Cleopatra arriva a Roma (ricostruita a Cinecittà) su una colossale portantina (costata 2 milioni di dollari di oggi) trainata da centinaia di uomini con grande fatica. Per girare la scena ci vollero mesi: per la fatica; perché la luce cambiava col passare della giornata e quindi bisognava aspettare il giorno dopo a quella data ora; perché una delle macchine da presa era andata in tilt per il gran caldo e non aveva filmato nulla; perché si scoprì che il bambino interprete del figlio di 4 anni di Cleopatra nel frattempo cresceva e ormai era quasi alto come un granatiere, tanto che si dovette sostituirlo, girando naturalmente di nuovo quella parte. (Vedi qui lo spezzone:

Insomma, i costi impazzirono e per ridurli la Twentieth Century-Fox arrivò a tentare di togliere a Rex Harrison il parrucchiere e persino il camerino. Tuttavia Harrison per aiutare Mankiewicz si offrì di rinunciare  al cachet ottenuto, ma il regista non accettò. Nonostante i soldi investiti e le scene spettacolari infatti si potrà notare che nel film manca una grande battaglia di terra come ci si aspetterebbe. Non la si fece perché i soldi erano finiti. Intanto la  Twentieth Century-Fox  faceva girare solenni panzane sul film per accrescere la curiosità del futuro pubblico, come quella che la costruzione dei set era stata tale che ormai in Italia scarseggiavano il legname e altre materie prime (!). Oppure che, come già scritto, la flotta di navi antiche costruita per il film era divenuta la terza più grande del mondo (!). Fatto sta che una volta finito Cleopatra risultò essere lungo sei ore, un po' oltre la stoica capacità di sopportazione persino di un monaco tibetano, per cui fu ridotto a quattro. Anche così però è un vero polpettone. Tuttavia fu campione d'incassi del suo anno – con i cinema esauriti per quattro mesi consecutivi – e alla fine il colossale costo fu recuperato dagli introiti anche televisivi a livello mondiale, ma si dovette arrivare al 1973.

Come abbiamo visto Ischia, come altre località italiane, divenne set di film di vari generi. Da quello peplum, ossia i forzuti in tunica, passò poi all'erotico quando andò per la maggiore. E difatti qui furono girati La svergognata (1974) di Giuliano Biagetti, La professoressa di scienze naturali (1976) di Michele Tarantini e La vergine, il toro e il capricorno (1977) di Luciano Martino. Saltando alcuni film arriviamo a Il talento di Mr Ripley (1999), fim di grande successo diretto da Anthony Mingella e interpretato da Matt Damon, Jude Law, Gwyneth Paltrow, Cate Blanchett, Philip Seymour Hoffman. C'è pure Rosario Fiorello. Ricordiamo che questo film, con molte location inclusa appunto Ischia, è tratto dal romanzo di Patricia Highsmit su cui si era basato il già citato Delitto in pieno sole di René Clément, pure questo con location a Ischia. (Vedi qui lo spezzone:

Per quanto riguarda la televisione, Ischia è stata location de Il commissario Raimondi (1998) di Paolo Costella e con protagonisti Marco Columbro e Barbara de Rossi, della fiction italo-francese Villa Amalia (2009) diretta da Benoit Jacquot e della serie in undici puntate I delitti del cuoco (2010), diretta da  Alessandro Capone, con protagonista Bud Spencer (all'anagrafe il napoletano Carlo Pedersoli) e prodotta dalla Smile, casa di produzione di suo figlio, Giuseppe Pedersoli. Racconta le vicissitudini di Carlo Banci (Bud Spencer), ex commissario di polizia dell'isola di Ischia che una volta in pensione apre un ristorante avvalendosi della collaborazione come dipendenti dell'avvelenatrice Castagna (Monica Scattini), della falsaria Margherita (Monica Dugo) e del rapinatore Antonio (Giovanni Esposito), tutti a suo tempo arrestati proprio da lui. Ovviamente Carlo, insieme ai tre, non lesina un aiuto alla polizia nella persona di Francesco (Enrico Silvestrin), suo figlio adottivo e poliziotto in servizio. Al gruppo si aggiunge Elsie, una giovane fintasi suora e che poi si scopre essere non solo una ladra internazionale ma pure figlia di Carlo. Come è norma nelle storie con protagonista Bud Spencer tutto finisce bene, incluso l'innamoramento di Elsie e Francesco, una ladra e l'altro poliziotto per la serie di successo non televisiva ma della vita reale "gli opposti si attraggono".

Bud Spencer, mestolo davanti e Castello Aragonese dietro, a Ischia ne I delitti del cuoco.

 

Locandine dei film girati in questa location

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