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Una donna allo specchio

Quando nel 1983 nelle sale cinematografiche italiane uscì La chiave, quello che resta il film più famoso di Tinto Brass e che fece di lui il paladino del cosiddetto "cinema erotico artistico", metà del Paese plaudì la protagonista Stefania Sandrelli che, all'età di trentasette anni, aveva deciso di accettare il ruolo scabroso e scomodo dell'infedele e lussuriosa Teresa, mentre l'altra metà le diede addosso, accusandola di aver cercato il facile successo commerciale, rinnegando così quelle interpretazioni che avevano fatto dell'attrice viareggina un'artista "impegnata" nel sociale e nel politico, da Divorzio all'italiana a Il conformista, passando attraverso C'eravamo tanto amati e Novecento.

Quel successo di botteghino e di una parte della critica, che esaltò il coraggio della Sandrelli di mettersi in gioco in un film nel quale avrebbe potuto compromettere l'immagine della sua carriera se avesse fatto fiasco, ne fece l'eroina di una nuova emancipazione femminile, capace di mostrare il proprio corpo, ancora seducente, sebbene non più giovanissimo. Cavalcando l'onda di questo rinnovato successo in chiave "soft erotica", l'anno successivo Stefania Sandrelli fu la protagonista di un film diretto da un giovane e quasi sconosciuto regista, Paolo Quaregna, intitolato Una donna allo specchio, che si dipana in appena tre giorni durante i quali due sconosciuti, un uomo e una donna, s'incontrano a Ivrea proprio nel periodo del celebre carnevale locale, incentrato sulla "battaglia delle arance" condotta con quintali e quintali di agrumi usati come proiettili tirati dagli Aranceri, a piedi e sprovvisti di qualsiasi protezione, che combattono contro le armate del Feudatario rappresentate da tiratori con protezioni e maschere che ricordano le antiche armature e che stanno su carri trainati da cavalli. È in questo clima festoso che Fabio (interpretato da un giovane Marzio Honorato) torna nella sua città, Ivrea, proprio per prendere parte ai tre giorni di carnevale, durante la tradizionale festa locale. Qui, incontra la bella e soprattutto disinibita Manuela (Stefania Sandrelli, appunto) che si trova in vacanza tutta sola e desiderosa, ovviamente, di una sana e divertente evasione, ça va san dire… Questo fatale incontro porta a tre giorni di sfrenata passione, di scoperte inconfessabili e di confidenze estreme, questo perché i due protagonisti sono consapevoli che presto si lasceranno. Proprio dal fatto che la parola "fine" calerà sulla loro storia di sesso, Fabio e Manuela si abbandonano alla trasgressione, una trasgressione molto soft a dire il vero, una sorta di Ultimo tango a Parigi "de' noaltri"…

Al di là delle generose dosi di epidermide scoperta della Sandrelli, questo film ha di bello i caratteristici scorci della cittadina piemontese, le scene del carnevale e anche la colonna sonora, scritta interamente da Gino Paoli e incentrata sulla sua canzone, composta ad hoc per la pellicola e  intitolata Una lunga storia d'amore. Ora, la presenza di Gino Paoli in questo film assume un aspetto particolare, visto che il cantautore di Monfalcone ebbe, all'inizio degli anni Sessanta, una clamorosa relazione sentimentale proprio con la giovanissima Stefania Sandrelli, a quell'epoca ancora minorenne. Una relazione che fece scandalo nell'Italia benpensante dell'epoca (Paoli era già sposato con Anna Fabbri) e che portò alla nascita della figlia primogenita della Sandrelli, Amanda. Quella storia d'amore, come disse lo stesso cantautore, gli fece venire in mente di comporre la sua canzone più famosa, Sapore di sale. La relazione tra lui e Stefania ebbe fine, ma vent'anni dopo la vita fece in modo che le loro vite si potessero nuovamente intersecare, con lei protagonista del film e lui autore delle musiche. A quell'epoca la Sandrelli era già legata da un anno con il regista Giovanni Soldati, figlio del famoso scrittore Mario Soldati, e con lui aveva trovato finalmente quell'amore e quella serenità che aveva cercato in altri uomini senza mai trovarli. Ma in un certo senso, la canzone di Gino Paoli che accompagna con le sue note il film vuole essere una specie di tributo a quella loro passata storia d'amore che fece così discutere l'Italia al tramonto del suo boom economico e con la consapevolezza, la lucidità, la saggezza che solo il tempo sa donare; così Una lunga storia d'amore è il tributo di un raffinato e introverso cantautore verso una donna che ebbe un ruolo importantissimo nella sua vita, sia a livello sentimentale sia professionale. Quella lunga storia d'amore, evocata nella canzone, che contrasta in modo così evidente di fronte ai soli tre giorni vissuti così intensamente da Fabio e Manuela, ma che in un certo senso ne rappresenta un ideale cammeo. Vedi qui:

 

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