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Non ti muovere

 

Per quanto riguarda il contesto delle pellicole cinematografiche tratte da opere narrative, l'attore e regista Sergio Castellitto non fu costretto a cercare in lungo e in largo per trovare la fonte per un nuovo film, visto che trovò ispirazione da un romanzo della consorte, la scrittrice Margaret Mazzantini, con la quale è sposato dal 1987. Da questo romanzo, intitolato Non ti muovere, edito nel 2002 e vincitore, tra l'altro, del prestigioso premio Strega, Castellitto trasse due anni dopo l'omonimo film; una pellicola nella quale recitò lui stesso nei panni del protagonista – un chirurgo di nome Timoteo – a fianco di Claudia Gerini e Penelope Cruz. Non ti muovere narra una storia amara, fatta di un amore sfortunato, disperato, frutto della violenza, un amore profondo ma senza speranza, frutto di due vite separate da un abisso: da una parte, Timoteo, rappresentante di una classe borghese che non conosce la dura lotta quotidiana per sopravvivere, isolato nel proprio egoismo, attraverso il quale sembra che tutto gli debba essere concesso, dall'altra, Italia, una povera e semplice prostituta albanese – interpretata da una volutamente imbruttita Penelope Cruz –, con la moglie di Timoteo, Elsa (Claudia Gerini), a completare questo tragico triangolo. E per finire, elemento indissolubile e pregnante, una delle canzoni più famose e più belle di Vasco Rossi, Un senso (composta con Saverio Grandi e Gaetano Curreri), che riassume, da perfetto tema musicale, la dimensione lacerante, labirintica di una storia d'amore che non ha motivo di essere, se non attraverso la sua crudele essenza fatta di passione, di tenerezza, di amarezza e di cieca violenza.

Il film prende le mosse da un drammatico incidente stradale, nel quale resta coinvolta la figlia adolescente di Timoteo, la quale viene portata d'urgenza proprio nell’ospedale dove lavora il padre. Ci si può fare subito un'idea della personalità del protagonista, il quale, dopo aver saputo l'identità della ferita in pericolo di vita, si rifiuta di operarla per timore di causarne la morte sotto i ferri. In stato di choc, mentre un collega si assume la responsabilità di cercare di salvare la ragazza in sala operatoria, Timoteo si rinchiude in una camera del nosocomio e affacciandosi alla finestra, sotto una pioggia torrenziale, vede una giovane donna seduta di spalle tra i vialetti che delimitano l’ospedale. Improvvisamente, dopo averla osservata a lungo, Timoteo si rende conto che quella donna è Italia, una povera prostituta albanese con la quale aveva vissuto una straziante storia d'amore quindici anni prima. Da questo momento, il film si trasforma in un continuo ricordo, che ripercorre tutta la storia di quell'amore tra Timoteo e Italia, un sentimento nato da una terribile violenza, quando il medico, ottenebrato dall'alcol, violenta la giovane prostituta nella sua misera baracca (il film è ambientato a Roma, tra l'altro all'Ospedale militare del Celio, a Sabaudia, dove si trova la villa sul lungomare di Timoteo ed Elsa, e a Castropignano, vicino a Campobasso. Eppure, da quella violenza era sbocciato un amore incontaminato tra il borghese ricco e colto e la donna di borgata, ingenua e ignorante, figlia della povertà e della violenza subita dagli uomini. (Vedi qui:

Solo con Italia, infatti, Timoteo si rende conto di essere ciò che è sempre stato come uomo, capace di vivere un rapporto fatto di complicità, di sesso, di istinto che gli viene precluso dalla moglie Elsa, legata a schemi comportamentali e sociali stereotipati. Ma l'amore clandestino tra i due subisce un duro colpo quando Italia, colta da un malore, scopre di essere incinta: messo di fronte alle sue responsabilità, Timoteo dapprima chiede all'amante di abortire, ma poi decide di volere quel bimbo, quel frutto che può dare una legittimità al loro rapporto. Non solo, in uno slancio d'amore, il chirurgo decide addirittura di lasciare la moglie per stare con Italia e il loro nascituro, ma quando Elsa gli confida di essere anch'ella incinta, Timoteo non le dice nulla e non la lascia. Convinta di essere stata abbandonata dal suo amante, Italia decide di abortire, affidandosi pericolosamente a delle zingare praticone della borgata, le quali le procurano una lesione intestinale che va in setticemia. Raggiunta da Timoteo, la giovane gli confida che da fanciulla era stata molestata e violentata anche dal padre. Durante la notte che i due trascorrono in un albergo, la prostituta si sente male e cade in coma e Timoteo inutilmente cerca di salvarle la vita con un disperato intervento chirurgico. Italia muore e l'agenzia di pompe funebri la seppellisce nel suo paese, con il chirurgo affranto che non fa in tempo a mettere nella bara una delle scarpe che la giovane indossava al momento del malore. A quel punto, i ricordi lo abbandonano, perché la figlia è salva e il chirurgo, affacciandosi dalla finestra, si rende conto che la giovane donna non c'è più. In preda alla commozione, rovista nel suo armadietto, recupera quella scarpa rossa di lei che aveva sempre conservato e va a deporla nel punto dove fino a poco prima Italia era rimasta sotto la pioggia, come un angelo premuroso. (Vedi qui:

 

Voglio trovare un senso a questa vita
Anche se questa vita un senso non ce l'ha
Voglio trovare un senso a questa storia
Anche se questa storia un senso non ce l'ha
Voglio trovare un senso a questa voglia
Anche se questa voglia un senso non ce l'ha…

 

Questi versi della canzone Un Senso di Vasco Rossi simboleggiano perfettamente questa storia, questo film, nel quale il prezzo di un amore, di un sentimento, spesso e volentieri è la vita stessa. Una canzone che rappresenta l'ultimo ideale commiato che Italia lascia al suo grandissimo, eterno amore. La canzone di Vasco Rossi  – frutto della collaborazione con Saverio Grandi per la musica e il testo, e Gaetano Curreri per la musica, anche se moltissimi sono convinti che il "Blasco" ne sia il solo autore – ci permette di fare una debita riflessione, che sta alla base poi del rapporto tra cinema (visione) e musica (ascolto). Per capire meglio basterà un esempio: andate su YouTube e guardate la scena dei titoli di coda di Non ti muovere prima senza l'accompagnamento della canzone di Vasco, e poi invece con l’ascolto del brano stesso. Ebbene, sembrerà di guardare due scene completamente diverse, una diversità ovviamente che non si riferisce a un cambiamento di visione, ma alla sua percezione da parte del nostro cervello e della nostra sensibilità. Immaginate, allora, film famosissimi come Pretty woman senza la presenza dell'omonima canzone di Roy Orbison oppure Il laureato senza il contributo di quel brano che ha fatto la fortuna della pellicola, ossia Mrs. Robinson di Simon and Garfunkel. E che dire di Top gun, con la sua travolgente storia d'amore tra un giovanissimo Tom Cruise e Kelly McGillis, senza la presenza continua del refrain dato dall'azzeccata melodia di una canzone come Take My Breath Away eseguita dal gruppo musicale dei Berlin? (Vedi qui:

Si potrebbero fare, a tale proposito, decine di esempi di pellicole cinematografiche nonché di sceneggiati televisivi che sono indissolubili, che non si possono concepire o focalizzare, senza abbinarle alle canzoni attraverso le quali l'immaginario collettivo le ha fissate in modo indelebile nella nostra mente e nei nostri ricordi. Almeno, nelle persone di una certa età, come nel caso dell'ottimo sceneggiato Rai Joe Petrosino (1972), diretto da Daniele D'Anza, con protagonista Adolfo Celi e con la sigla di chiusura cantata da Fred Bongusto. (Vedi qui:

Questo fatto ci deve far capire un aspetto fondamentale per afferrare i meccanismi psicologici che si attivano quando noi guardiamo un film o una determinata scena che ne fa parte, corroborati dalla presenza sonora di una canzone che sia o meno già conosciuta (spesso e volentieri, infatti, una canzone è diventata famosa proprio grazie al film o allo sceneggiato!). Come ci spiegano gli esperti in psicologia della musica, il suono, abbinato a un'immagine, ne modifica i contenuti, il messaggio, la portata (come ben sanno coloro che realizzano gli spot pubblicitari, i quali sono maestri nell'unire e far combaciare nello spettatore "visione" e "ascolto"). Tornando, quindi, all'esempio di Un Senso abbinato a Non ti muovere, al di là della melodia decisamente accattivante, è la dimensione del testo cantato che si abbina perfettamente al connotato della trama della pellicola, ad "accelerare" il principio di assimilazione e di identificazione da parte dello spettatore, a coinvolgerlo in prima battuta, facendolo immedesimare nell'afflato emotivo e commovente della sceneggiatura. Ecco perché vi ho consigliato di vedere la scena finale dei titoli di coda senza e con l'apporto della canzone di Vasco Rossi che, lo ripeto, rappresenta solo uno dei temi musicali presenti nel film di Castellitto. I versi della canzone, l'apparente desolazione esistenziale che esprimono, rendono più palpabile l'emozione, più vivida la storia d'amore tra i due protagonisti. Inoltre, l'assenza o la presenza di un tema musicale in una scena filmica ha il potere, o l'illusione se preferite, di mutare la percezione spaziale e temporale dello spettatore. Provate a rivedere i titoli di coda del film, sempre senza e con la canzone di Vasco Rossi, contando mentalmente e osservando le prospettive date dalla macchina da presa. Vi renderete conto che il vostro modo di contare non combacerà mai alla fine delle due visioni…

 

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