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Cinema e direttori d’orchestra: un'"incompiuta permanente"

La magia del cinema consiste anche dal fatto che per la durata di una pellicola cinematografica la finzione sostituisce o, quantomeno, modifica la percezione della nostra realtà. Quando affermiamo che un film ci è piaciuto, ci ha entusiasmato, ci ha divertito o fatto commuovere è perché è stato capace di annullare la nostra realtà, permettendoci di calarci nella sua di realtà, fino all’apparire della fatidica scritta "Fine" o "The End" che sia. Ma questo non significa che la finzione del film, che subentra alla nostra realtà, debba essere antitetica alla realtà stessa delle cose. Questo pensiero mi viene sempre alla mente quando guardando un film in cui appare un attore nei panni di un direttore d'orchestra, mi rendo conto che il personaggio in questione sta facendo tutto, tranne che  dirigere in maniera plausibile, ossia facendo sì che la finzione cinematografica sia una pura estensione di un atto reale, come quando a un concerto vediamo effettivamente un direttore d’orchestra  fare il direttore d’orchestra. Di certo la storia del cinema è ricca di situazioni nelle quali un attore ha dovuto calarsi nei panni di un compositore o di un direttore d’orchestra che a un certo punto deve salire sul podio, con la bacchetta in mano, per dirigere un'orchestra. E, il più delle volte, il risultato che vediamo, tanto per restare nell'ambito musicale, è veramente da operetta, con effetti a dir poco comici e irreali. Vediamone alcuni.

Cominciamo con un'icona di Hollywood, il grande Cary Grant che nel 1951 fu il protagonista di un film di Joseph L. Mankiewicz, People Will Talk (nella versione italiana, La gente mormora), nel quale recita nella parte del Noah Pretorius, un ginecologo dalle idee anticonformiste che applica nella sua clinica, attirando le simpatie e l'ammirazione dei suoi malati e l'invidia e la gelosia da parte dei colleghi. Inoltre, è anche direttore di un'orchestra sinfonica amatoriale composta da studenti e professori. Nel corso della pellicola vediamo dunque il divo americano nei panni del direttore d’orchestra con risultati a dir poco esilaranti, che ci fa capire come spesso e volentieri il regista di un film se magari fa prendere lezioni di scherma o di equitazione a un attore, per far sì che sappia tirare di spada o cavalcare, non fa lo stesso quando si tratta di mettergli in mano una bacchetta per dirigere un'orchestra. Basta vedere che cosa succede alla fine del film, quando Cary Grant dirige il celeberrimo Gaudeamus igitur. Sfoderando un sorriso beota, nei panni di Noah Pretorius, il divo di Hollywood rotea la bacchetta e il braccio sinistro non si sa bene per quale motivo (forse per scacciare delle mosche che probabilmente lo stavano importunando), visto che non va nemmeno a tempo con il brano musicale in questione! Un classico esempio, questo, di come la regia non si sia minimamente peritata di far insegnare all'attore almeno i rudimenti di come si tiene una bacchetta in mano e come si può andare a tempo con la musica che si sta dirigendo! Vedi qui:

Sia ben chiaro, non sempre si arriva a questi risultati assurdi, come dimostra una pellicola del 2006, intitolata Io e Beethoven della regista polacca Agnieszka Holland, che narra in modo a dir poco romanzato gli ultimi tre anni di vita del sommo compositore tedesco, che lo vede alle prese con una presunta allieva (!), Anna Holz, la quale lo aiuta a copiare la partitura e a dirigere le prove della monumentale nona sinfonia. In una scena del film vediamo appunto Beethoven (interpretato dall'ottimo attore americano Ed Harris), mentre con l'aiuto di Anna prova appunto alcuni passaggi della sinfonia. Qui, in effetti, i movimenti, i gesti, la postura dell'attore sono più verosimili, più "reali" nel contesto dell'opera e della partitura. Vedi qui:

Tuttavia la regista, non di meno, è caduta in un clamoroso e banale errore storico, oltre al fatto di non tenere conto che il volto del genio era sgradevolmente butterato dal vaiolo del quale era stato vittima fin dalla fanciullezza. Sì, perché al tempo di Beethoven (che, ricordiamolo, muore nel 1827) la bacchetta direttoriale non veniva ancora usata. Al contrario, il sommo compositore, come ci ricordano le cronache del tempo, per dirigere usava impugnare alcuni fogli pentagrammati arrotolati, mentre la maggior parte dei direttori non usava altro che le mani. Solo in seguito, sarà un altro eccelso compositore, il tedesco Louis Spohr (1784-1859), a essere il primo a usare una bacchetta per dirigere, il cui impiego doveva rendere più facile il compito degli orchestrali nel comprendere il volere interpretativo del direttore. Nel Settecento, invece, i direttori usavano un altro modo per dirigere, limitandosi a battere il tempo con l'aiuto di un lungo e massiccio bastone, con il quale percuotevano il pavimento, come ci dimostra quel bellissimo film che è Tous les matins du monde, diretto nel 1991 dal francese Alain Corneau e tratto dall’omonimo romanzo di Pascal Quignard, nel quale Gerard Depardieu, nel ruolo del grande compositore barocco Marin Marais, dirige nella reggia di Versailles uno splendido brano di Jean Baptiste Lully, la Marche pour la cérémonie des Turcs. Vedi qui:

Senza contare un altro particolare che depone a favore del regista e dello sceneggiatore, lo stesso Quignard, ossia che a quell'epoca le viole da gamba (uno strumento simile al violoncello) non avevano il puntale, ma venivano tenute strette tra le gambe di chi le suonava. A proposito, lo stesso Lully fu vittima di una morte a dir poco assurda, quando nel 1687, dirigendo a Versailles il suo Te Deum, talmente infervorato dall'esecuzione, si diede un terrificante pestone con la punta del bastone in metallo sul piede destro, il quale andò ben presto in cancrena, anche grazie alle "cure" dei solerti medici e cerusici di corte. Di fronte all'eventualità di vedersi amputare l’arto, pur di essere salvato, Lully preferì morire piuttosto che vivere il resto della sua vita da menomato.

Jean Baptiste Lully.

Sempre per restare nel Settecento, non si può non prendere in considerazione un'altra famosa pellicola, che fece assai scalpore quando uscì nelle sale cinematografiche nel 1984, Amadeus, di Miloš Forman, che racconta la vita e l'opera di quel genio assoluto che fu Wolfgang Amadeus Mozart. Un film che sollevò una marea di polemiche, perché il regista ceco volle mostrare l'aspetto ludico, infantile, gigionesco di Mozart (interpretato da Tom Hulce), quel suo essere un eterno bambino mai cresciuto. Un'immagine, questa, che si riflette anche nel suo modo di dirigere le sue opere strumentali e operistiche, come si può vedere in alcune scene della fortunata pellicola. Qui, non dobbiamo considerare la direzione di Mozart come un'incuria registica, ma al contrario inserita nel suo personaggio, nel suo essere fanciullesco, quasi un fiabesco Peter Pan che muove le braccia, il corpo, il volto nelle sue espressioni, per esprimere il suo stato d’animo, felice di perdersi nel mondo perfetto della sua musica. Vedi qui:

https://www.youtube.com/watch?v=y7OLeolnNq

A questo punto, il lettore si potrà chiedere in quale film si può veramente vedere un attore comportarsi e dirigere da vero direttore d'orchestra. Ebbene, la risposta non può che essere quella più facile e scontata: per vedere al cinema un attore recitare nei panni di un direttore d'orchestra, quell'attore dev'essere un vero direttore d’orchestra. E qui il pensiero non può che correre a quel grande e istrionico direttore d'orchestra che è stato l'inglese Leopold Stokowski, il quale fu pappa e ciccia con il mondo del cinema hollywoodiano: vi ricordate la scena di quel capolavoro di Walt Disney che è Fantasia, quando Topolino stringe la mano alla silhouette di un direttore d'orchestra sul podio? Bene, quella silhouette era proprio di Stokowski, che diresse le musiche di quel cartoon alla testa della Philadelphia Orchestra…

Questo grande direttore, straordinario arrangiatore orchestrale delle musiche di Bach, amava interpretare se stesso perfino nelle pellicole cinematografiche e la Mecca del cinema fu ben felice di accontentarlo, visto che Stokowski fu una celebrità anche fuori dal podio direttoriale (la notizia della sua storia d'amore con la diva dell'epoca per eccellenza, Greta Garbo, fece il giro del mondo). Si può vedere Stokowski in azione in due film, Cento uomini e una ragazza (One hundred men and a girl), diretto nel 1937 da Henry Koster, al fianco di una famosa attrice dell'epoca, la canadese Deanna Durbin (protagonista di diversi film musicali, visto che era dotata di una bellissima voce da soprano leggero). Vedi qui:

L'altro film con Stokowski è Carnegie Hall (che nella versione italiana ebbe il titolo più romantico e sdolcinato di Sinfonie eterne), girato dieci anni più tardi da Edgar George Ulmer. Vedi qui:

Nelle due scene estrapolate da questi film, vediamo il direttore americano improvvisare nella prima l'esecuzione della celeberrima seconda Rapsodia di Franz Liszt, e nell'altra dirigere, con quella gestualità magniloquente per la quale divenne celebre e che gli attirò gli strali di una certa critica musicale, l'Adagio dalla quinta sinfonia di Pëtr Il’ič Čajkovskij. Certo, di fronte alla macchina da presa, Stokowski non seppe resistere alla tentazione di accentuare la drammaticità, la retorica del suo gesto direttoriale, ma quantomeno possiamo essere sicuri che nessuno meglio di lui avrebbe potuto eseguire cinematograficamente quelle partiture! Però, pensandoci, forse qualcuno c'è... anche se evidentemente è una parodia di  Leopold Stokowski. Vedi qui:

 

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