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Ritratto di borghesia in nero

Quella disciplina chiamata psicologia della musica ha avuto modo di spiegare come la forza delle immagini, soprattutto quelle in movimento, abbiano il potere di ampliare a dismisura la magia della musica, aumentando di conseguenza il flusso delle emozioni e delle sensazioni quando la ascoltiamo. Se poi una composizione musicale, squisitamente e sagacemente melodica, viene abbinata a un film sentimentale dai risvolti drammatici, ambientato in una città romantica per eccellenza qual è Venezia, il gioco è fatto. Non per nulla, la città della Serenissima vanta, con New York, Parigi, Londra e Roma, un numero impressionante di lungometraggi girati tra i suoi campielli, le sue calli, i suoi rii e tra gli sfarzosi palazzi nobiliari che si affacciano su Canal Grande. Insomma, Venezia per girarci un film è come il miele per i mosconi, ossia a dir poco irresistibile. Tra le tante (centinaia) pellicole girate sulla Laguna, c'è Ritratto di borghesia in nero di Tonino Cervi (figlio di quell'immenso attore che fu Gino Cervi), girata nel 1978 e tratta dal racconto La maestra di pianoforte di Roger Peyrefitte. La trama del film è presto detta: Venezia, estate del 1938, quando ormai si stanno alzando quei venti di guerra che l'anno successivo spazzeranno l'Europa (e non solo), il giovane Mattia Morandi (interpretato da Stefano Patrizi) raggiunge la città lagunare dalla natia Lecco, dopo essersi aggiudicato una borsa di studio per il pianoforte. Mattia fa subito amicizia con Renato Richter (Christian Borromeo) e ben presto diviene il focoso e appassionato amante di sua madre Carla (Senta Berger). L'affascinante e matura vedova Richter è un'eccellente pianista e dà lezioni private a casa dei ricchissimi e potenti Mazzarini, la cui figlia Elena (Ornella Muti), contrariamente a quanto sperato da Carla, ossia che potesse convolare a giuste (e proficue) nozze con il figlio, si innamora di Mattia che contraccambia e lascia (mica scemo) la sua stagionata amante. Ma Carla, non sopportando né il fallimento dei suoi sogni, né il tradimento da parte del giovane, cerca di vendicarsi e, allo stesso tempo, di riconquistare Mattia. Da un punto di vista cinematografico, la pellicola (che vide la collaborazione dello scrittore Goffredo Parise nella stesura della sceneggiatura) vanta anche una scena lesbo tra la stessa Ornella Muti e Senta Berger che riuscì a superare (quasi completamente) l'ira funesta della censura del tempo, vedi qui uno spezzone:

Ovviamente, visto che uno degli elementi trainanti della sceneggiatura è dato dalla passione sentimentale tra due pianisti, la produzione e il regista diedero il giusto peso alla sfera musicale, che doveva non solo risultare coinvolgente grazie a una melodia accattivante, emotivamente romantica, ma il cui intervento nelle scene cardine della pellicola doveva rimarcare l'importanza di quel dato momento attraverso la presenza del cosiddetto "tema" (come viene definito un segmento della colonna musicale o un brano musicale composto ad hoc che fa da leitmotiv e che porta il titolo del nome del personaggio che lo rappresenta).

A creare la colonna sonora del film in questione fu incaricato Vince Tempera, uno dei musicisti più eclettici del panorama musicale nostrano, il quale la compose con la collaborazione di altri due artisti, Fabio Frizzi (fratello maggiore del noto presentatore televisivo Fabrizio Frizzi) e Franco Bixio. Tempera, in un certo senso, ha percorso lo stesso tragitto di un altro celebre compositore di colonne sonore, Pino Donaggio (fedelissimo di Brian De Palma, con il quale ha dato vita a un ferreo sodalizio artistico), ossia iniziando dalla musica leggera e rock per approdare in seguito alle colonne sonore. Se Pino Donaggio è stato negli anni Sessanta un cantante di successo anche grazie ad alcune canzoni presentate al Festival di Sanremo, Tempera (raffinato pianista e tastierista) è stato il fondatore di una band tra le più celebri del progressive rock nostrano degli anni Settanta, "Il Volo". Non solo, non molti sanno che Vince Tempera è anche l'autore di colonne sonore di cartoni animati e telefilm che hanno fatto la storia della TV, come nel caso di Ufo Robot Goldrake (musicata con Ares Tavolazzi e scritta da Luigi Albertelli vinse il Disco d'oro vendendo oltre un milione di copie!), L'ape Maia e Mork & Mindy. Difatti è suo Na-no Nano, sigla del seguitissimo telefilm Mork & Mindy, quello che fece conoscere il compianto Robin Williams nel ruolo di un bislacco alieno caduto sulla Terra, vedi qui:

Vince Tempera ha realizzato oltre ottanta colonne sonore tra cui Fantozzi di Luciano Salce, Febbre da cavallo di Steno, Sette note in nero di Lucio Fulci e collaborando anche con Quentin Tarantino, con lo stesso tema di Sette note in nero, inserito in una scena di Kill Bill - Volume 1. Da qualche tempo a questa parte lavora quasi in esclusiva per la RAI, componendo le musiche di diverse fiction di successo tra cui Raccontami, Nebbie e delitti, L'amore non basta, Tutti i rumori del mondo. Infine, non si può tralasciare anche la sua attività di talent scout, visto che tra le sue scoperte ci sono artisti del calibro di Fabio Concato, Zucchero, Biagio Antonacci, Fiorello, Gianluca Grignani, Negramaro, Andrea Guerra.

Tornando a Ritratto di borghesia in nero, la colonna sonora entra direttamente nel contesto del film quando il giovane protagonista Matteo fa il suo ingresso nel conservatorio Benedetto Marcello di Venezia per presentarsi alla docente di direzione (interpretata da Giuliana Calandra), la quale sta proprio eseguendo con l'orchestra formata dagli studenti il brano della colonna "tema di Carla" (che prevede la presenza, ovviamente, anche del pianoforte e peccato che nella scena in questione questo strumento non sia presente… ). Da notare, per chi voglia vedere il film, la gestualità dell'insegnante che più che dirigere con l'aiuto della bacchetta, sembra voler fare delle flessioni ai gomiti… evidentemente per mantenersi in forma (come siano semplicemente comici e ridicoli gli attori cui tocca dirigere nei film, seppure per finzione, sarà l'argomento di uno dei miei prossimi contributi per questa rubrica). A ogni modo, questa struggente e ben congegnata colonna ritorna più volte nel corso della pellicola, come quando la protagonista femminile – che vive con dramma e scoramento la fine della sua relazione con il giovane Mattia – una notte, specchiandosi nelle acque di un canale e in preda alla disperazione e allo scoramento, decide di vendicarsi dei torti subiti e del suo amore umiliato. Con le inevitabili e tragiche conseguenze del caso…

 

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