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I dilettanti costruirono l'Arca, i professionisti il Titanic, di Alexia Altieri

Leonardo DiCaprio e Kate Winslet in Titanic.

Titanic (diretto James Cameron, 1997) è il ricalco con carta da lucido di una delle più grandi tragedie di tutti i tempi. Cameron, attraverso il racconto dell'anziana superstite Rose DeWitt Bukater (interpretata da Gloria Stuart) ci narra, con gentilezza e rispetto, la storia che ha segnato la fine di un'epoca. Costruito nel 1909 dalla White Star Line, il mastodontico transatlantico RMS Titanic si fece vessillo della grandiosità e magnificenza della tecnologia moderna. Quello che era considerato un titano "inaffondabile", emblema di grandezza e potenza quasi divina, diventò inaspettatamente simbolo dell'inevitabile vulnerabilità dell'uomo al cospetto della natura. Un'opera mastodontica, dai numeri da record: con un peso di oltre 46.000 tonnellate e una lunghezza di circa 270 metri per circa 53 metri d'altezza, era il più grande e lussuoso transatlantico del mondo.

Il Titanic attraccato nel porto di Southampton prima della partenza.

 

Un progetto ambizioso, forse troppo, che segnava – a suo modo – ancor più la netta demarcazione che divideva e qualificava gli uomini non in quanto tali, ma piuttosto sulla base della loro appartenenza a diverse classi sociali. La ricchezza era uno dei capisaldi della Belle Époque: tutto risplendeva di ottimismo e riluceva dell'oro massiccio che agghindava i collier delle appartenenti all'aplomb borghese, e il futuro profumava di innovazione tecnologica e onnipotenza.

Tutto questo vide il suo tramonto nel primo e unico viaggio compiuto dal Titanic, quando la potenza dell'acqua iniziò a inondare l'enorme nave da crociera e non esistette più alcuna distinzione dettata dal censo. Rimasero solo gli uomini, tanti piccoli uomini, scevri ormai di quell'identità che per tutta la vita erano riusciti a trovare solo nell'abbraccio caldo di una stoffa pregiata, ora inermi di fronte all'inesorabilità di Madre Natura. Il 15 aprile del 1912 era una notte senza luna. Jack Thayer, naufrago superstite le cui testimonianze hanno ispirato la creazione del personaggio di Jack Dawson (Leonardo DiCaprio), nelle sue testimonianze l'ha descritta con queste parole: "Non c'era luna e non avevo mai visto le stelle brillare più fulgide; sembrava che volessero staccarsi dal cielo. Era una di quelle notti in cui ci si sente felici di essere al mondo". Cameron dipinge l'alba e il tramonto di un amore interclassista, e ci fa dare un ultimo sguardo nell'intimità degli ultimi minuti di vita di 1518 persone (su 2223 passeggeri imbarcati, compresi i 900 uomini dell'equipaggio). Al cuore manca un battito mentre assistiamo con rispetto alla morte consapevole, arresa, disperata di una madre che si rinchiude, insieme ai suoi bambini, nell'ultima favola, di una donna anziana che, alla salvezza, sceglie di far fede alla promessa di eterno amore a suo marito e rimane con lui, di un capitano la cui integrità e onore lo rendono incapace di abbandonare la sua nave. Il tutto, sulle note di un'orchestra che muore. Numerosi gli spunti che il regista ruba alla realtà dei fatti. La scena in cui vediamo i due anziani stringersi nel loro ultimo abbraccio, è stata pensata per essere una commemorazione a Ida e Isidor Strauss – proprietari dei grandi magazzini Macy's di New York – vittime della tragedia. Ed è vero, anche, che l'orchestra continuò a suonare – l'ultima canzone fu la significativa Nearer my God to Thee. Proiezione di potenza e di fallimento, il Titanic s'inabissò alle ore 2.20 dell'alba di quel maledetto 15 aprile e James Cameron non si risparmia di far cenno anche di questo: infatti, nella scena finale in cui Rose, ormai vecchia, muore e si rincontra con Jack nell'Aldilà, sulla Grande Scalinata centrale del Titanic l'orologio segna esattamente quell'ora.

Al di là delle numerose citazioni, il regista ha incluso nella pellicola alcune riprese del vero Titanic, non solo dall'interno di un sommergibile poiché, grazie ad un complesso sistema di telecamere realizzate dal fratello Mike Cameron, capaci di resistere alla pressione data dall'estrema profondità a cui giace il relitto, James è riuscito a fare delle riprese direttamente dal cuore del transatlantico, innamorandosi delle immersioni e passando, all'interno del Titanic, molto più tempo rispetto agli stessi passeggeri. Regista visionario, sempre alla ricerca di un realismo assoluto, anche nei contesti più paradossali, Cameron scelse di ricostruire fedelmente scenografia, costumi e atmosfere di quel tempo. Dalle testimonianze di Thayer: "Il ponte era leggermente girato verso di noi. Si vedevano i mucchi dei quasi 1500 passeggeri rimasti a boro che si affastellavano come sciami d'api, per poi ricadere a gruppi, a coppie, da soli; mentre circa 80 metri di scafo si alzavano formando con la superficie un angolo di circa 70°. poi la nave, e con essa il tempo stesso, sembravano fermarsi. Infine, gradualmente, il ponte si girò, come a voler nascondere l'orrendo spettacolo dalla nostra vista".

Titanic, vero capolavoro, con un incasso totale di oltre 1,8 miliardi di dollari è stato il film di maggiore successo commerciale nella storia del cinema, finché non venne superato da Avatar (del 2009, vincitore di tre Oscar e con un incasso mondiale di 2,8 miliardi di dollari), sempre diretto da Cameron. C'è da dire però che Titanic di Oscar ne vinse ben nove e precisamente: Miglior film e Miglior regia -  James Cameron; Miglior fotografia -  Russell Carpenter; Miglior scenografia -  Peter Lamont e Michael Ford; Migliori costumi - Deborah Lynn Scott; Miglior montaggio - Conrad Buff IV, James Cameron e Richard A. Harris; Miglior sonoro - Gary Rydstrom, Tom Johnson, Gary Summers e Mark Ulano; Miglior montaggio sonoro - Tom Bellfort e Christopher Boyes; Migliori effetti speciali -  Robert Legato, Mark A. Lasoff, Thomas L. Fisher e Michael Kanfer; Miglior colonna sonora -  James Horner; Miglior canzone -  My Heart Will Go On a James Horner e Will Jennings

Nel film il regista ci restituisce l'orrore di quella notte con grande scrupolisità (e grandissimi costi). Per esempio va citata la scena in cui l'acqua sommerge la Grande Scalinata: il regista aveva un'unica possibilità di girarla perché gli arredi all'interno del set sarebbero stati distrutti dalla potenza dell'acqua. A onore del vero, per la realizzazione degli interni e delle dettagliate decorazioni all'interno della nave Cameron si avvalse della supervisione dei ricercatori della stessa White Star Line (proprietaria del vero Titanic), mentre la realizzazione dei costumi fu affidata alle mani esperte di Deborah Scott la quale, in un'intervista, sostenne di aver fatto una ricerca iconografica, analizzando riviste, libri, dipinti e foto in bianco e nero di quell'epoca. Per quanto riguarda il look di Jack e Rose affermò: "Ho dovuto creare due guardaroba distinti, in base al loro ceto sociale: Rose era una donna ricca e il suo guardaroba doveva essere all'altezza di una crociera, mentre quello di Jack doveva essere ridotto all'osso".

Bozzetti della costumista Deborah Scott relativi agli abiti di Rose e Jack.

 


Abiti del film. (da Vanity Fair)

Rose, figlia della borghesia del suo tempo, sfoggia abiti stupendi e indimenticabili. Ricordiamo l'abito con il quale si è imbarcata per l'ultimo viaggio della sua vita: un tailleur con una linea molto classica, che riporta alla mente il mito di Audrey Hepburn in My fair lady, con doppio petto, e un cappello a tesa larga dello stesso viola che ricopre, in velluto, i bottoni dell'abito. Il vestito che sfoggia per il tè del pomeriggio ha un cuore in satin color carciofo, e un involucro di pizzo inglese color crema. La gonna ha una linea ad anfora, molto in voga in quell'epoca e le maniche sono a campana. Si susseguono outfit preziosi, tuttavia, il primato lo detiene l'abito che Rose indossa per la cena di gala, prima che la tragedia abbia luogo. Un vestito prezioso, elaborato, con un primo strato di seta salmone, sul quale si sovrappone dello chiffon marrone scuro arricchito di Swarovski applicati su rouches di chiffon leggerissimo, cucite sul vestito. Il corpetto le segna la vita, e una gonna svasata le scivola, leggera, lungo le gambe.

Titanic, attraverso il personaggio di Rose, riesce a riassumere tra i capi del suo guardaroba  lo stile dei primi del Novecento: abiti ispirati all'Oriente e ai suoi kimono, e il declino del corsetto, che libera il corpo dalla sua oppressione e lascia a spazio a linee più morbide, come gli abiti a stile impero. Tra i tanti abiti di haute couture che ci sfilano dinanzi agli occhi, il più significativo rimane quello che indossa durante l'indimenticabile scena in cui vola con i piedi a terra, il cuore oltre le nuvole, le braccia spalancate ed i capelli che danzano nel vento dell'Oceano, stretta in vita da Jack. L'abito è di velluto, con dettagli in raso, fascia arricciata in vita e una forma ad anfora che ricorda il kimono. Gonna in raso, elaborata con drappeggio finale e corpetto in velluto che termina con delle nappe laterali – questo è l'abito che veste il simbolo intramontabile di un amore eterno, nella sua versione più romantica e più tragica. Un amore destinato a nascere e morire nello spazio di poche ore. Eppure, diviene immortale, impresso negli occhi di Rose, fissi e tristi, in una scena del film disegnati a carboncino da Jack (però le mani non sono quelle DiCaprio, ma dello stesso regista Cameron, che è pure pittore) e cristallizzato nello sguardo ormai spento di Jack che, sulle note di My Heart Will Go On di Celine Dion, dona a Rose l'unica cosa preziosa che davvero possieda: la sua vita. Un amore che diviene emblema dell'unione di due diverse umanità, l'una piena di sfarzi e routine, l'altra fatta di stracci e avventura, che l'Oceano ingoia e pacifica.

 

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