Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze.

Continuando nell'utilizzo di questo sito acconsenti all’uso dei cookie. Per saperne di piu'

Approvo

Ci impegnamo nel fornirvi la migliore esperienza online durante la visita al nostro sito web. In tale processo utilizziamo cookie standard di terzi per ottenere i dati relativi al vostro comportamento online durante la visita ai nostri siti web e registriamo anche la frequenza delle vostre visite ai nostri siti web. Raccogliamo le informazioni in forma anonima ed esse non vi identificano come individui, salvo il caso in cui decidiate di iscrivervi esplicitamente al nostro sito inserendo i vostri dati.
Se non desiderate accettare la presente Policy siete pregati di non continuare con l’utilizzo del nostro sito web.

Cosa tracciamo
Non utilizziamo cookie intrusivi sui nostri siti web per raccogliere le vostre informazioni personali. Utilizziamo invece cookie standard di terzi, come Google Analytics, per tracciare il vostro comportamento online e ottenere le informazioni statistiche a livello aggregato nei modi che seguono:
• tracciamo il numero di visite ai nostri siti web, come il visitatore ha raggiunto il sito (vale a dire il sito web da voi visitato prima di accedere al nostro sito) e il sito di destinazione di ogni visitatore (vale a dire il sito web che visitate dopo aver lasciato il nostro);
• un cookie è memorizzato sul vostro dispositivo per non più di due (2) anni ed è collegato al vostro indirizzo IP. I cookie sono piccoli file di testo che il vostro browser salva sul vostro dispositivo. Ciò ci permette di rilevare se tornate a visitare i nostri siti web.

Come gestire i cookie
I nostri cookie non memorizzano informazioni finanziarie o che permettono di identificarvi direttamente (quale il vostro nome o indirizzo). I cookie permettono ai nostri siti di recuperare le informazioni relative alla vostra esperienza online. Se non desiderate che tracciamo tali informazioni, potete configurare il vostro browser in modo da rifiutare i cookie. Se desiderate agire in tal senso, potete fare riferimento alle istruzioni per l’utente del vostro browser di internet per scoprire come cancellare e rifiutare i cookie. Siete pregati di notare che la mancata accettazione dei cookie potrà influenzare la vostra esperienza di utenti nei nostri siti web e limitare il vostro utilizzo di alcune funzionalità e servizi del sito.

Cookie di terzi
Durante la visita al nostro Portale, potrete notare dei contenuti di terzi, quali ad esempio mappe ed altri contenuti. Vi offriamo anche l’opportunità di impegnarvi ulteriormente con noi e di condividere le informazioni con altri mediante social network quali Facebook ed altri. Con l’aggiunta dei contenuti vi teniamo aggiornati sulle informazioni selezionate con cura che potrete trovare rilevanti o di vostro interesse, ciò però potrà comportare che provider terzi memorizzino cookie aggiuntivi sul vostro dispositivo, cookie sui quali non abbiamo alcun tipo di controllo. Di conseguenza, vi consigliamo di verificare i siti web di tali terzi e le loro policy sulla privacy per avere maggiori informazioni circa i loro cookie e le modalità di gestione di questi ultimi.

Cookie utilizzati sul nostro Portale
Il nostro sito potrà, di volta in volta, contenere dei link a siti web di terzi. Se seguite un link a tali siti di terzi, siete pregati di notare che i siti hanno le loro policy sulla privacy e sui cookie e non accettiamo alcun tipo di responsabilità in relazione a tali policy. Siete pregati di verificare tali policy prima di fornire qualsiasi dato personale a tali siti web.
Seguono alcuni esempi dei cookie utilizzati su questo sito, comprese le informazioni sulla loro finalità e altre informazioni utili. Siete pregati di notare che se scegliete di accedere a siti di terzi mediante il nostro portale, l’elenco che segue potrebbe non essere completo.

Google-analytics.com
Tipo Parte terza di Google Inc.
Finalità Google analytics imposta i cookie per permetterci di tracciare l’utilizzo delle pagine e dei servizi sui nostri siti
Quali dati sono memorizzati? Durata della visita, pagine visionate, ubicazione, sistema operativo, browser, path d’ingresso, numero di visite
Link a dati personali? No
Tipo di cookie? Permanente
Permanente? 2 anni
Cookie di terzi? Sì, Google Inc.
Policy di terzi Visualizza

Modifiche alla presente Policy
Qualsiasi modifica futura alla nostra Policy sarà postata sulla pagina presente.

Contatti
Domande, commenti e richieste in merito alla presente Policy sono ben accette e dovranno essere indirizzate all'indirizzo email di questo sito presente nel piè di pagina

Vinaora Nivo SliderVinaora Nivo SliderVinaora Nivo SliderVinaora Nivo Slider
Ulisse
Forse parrà strano che in apertura di questo sito ci sia proprio un'immagine di Ulisse, film del 1954 diretto da Mario Camerini e con protagonista Kirk Douglas. In effetti, che c'entra un eroe mitologico greco con un sito sul cineturismo italiano? Il fatto è che quella scena fu girata in Italia. Non solo, Ulisse è il nome latino dell'eroe Odisseo. Insomma, furono gli antichi romani a chiamarlo così, e noi discendiamo dalla loro civiltà. Inoltre, nessuno meglio di Ulisse può rappresentare la curiosità, la voglia di viaggiare, vedere, scoprire, sapere. Lo stesso fa questo sito cercando, scoprendo e illustrando i tantissimi luoghi della nostra bella Italia in cui sono stati girati film e programmi televisivi, affinché viaggiando possiate visitarli anche voi. Come fece Ulisse.
Il Sorpasso
Il sorpasso (1962), uno dei film più rappresentativi dell'Italia del benessere e del miracolo economico di quegli anni, è considerato il capolavoro del regista Dino Risi, e non solo in Italia: lo stesso Dennis Hopper si ispirò a questo film quando diresse il cult movie Easy Rider. Eppure ne Il sorpasso non sono poche le casualità, nella finzione e nella realtà: il pimpante Bruno, interpretato da Vittorio Gassman, incontra il timido Roberto (Jean-Louis Trintignant) per caso; lo stesso Trintignant fu scelto per la parte per caso, solo perché somigliava alla controfigura già ripresa nelle scene iniziali; i due protagonisti si muovono a caso per una parte d'Italia, viaggiando sulla potente Lancia Aurelia B24 guidata spericolatamente da Bruno fino al tragico epilogo; il film, pur perfettamente diretto da Risi e interpretato alla grande, ottenne il successo per caso. Difatti la critica, che oggi osanna Il sorpasso, alla sua uscita in buona parte lo ignorò, e fu invece il pubblico con un inizialmente lento passaparola a decretarne il successo
Montalbano
Il commissario Montalbano nasce dai romanzi di Andrea Camilleri, dal grandissimo successo, seguito da quello analogo delle serie televisive trasmesse dalla Rai. Il personaggio di Salvo Montalbano, grazie anche alle trame perfette, ai luoghi, alle atmosfere e agli altri ottimi attori, segue una comprovata capacità italiana nel dare vita televisivamente a serie di livello internazionale, con interpreti protagonisti talmente calati nella parte da venire totalmente identificati in loro dal pubblico. Se Zingaretti è in assoluto Montalbano, Ubaldo Lay fu l'indiscusso e riconosciuto ufficiale nel Tenente Sheridan, Gino Cervi il coriaceo poliziotto de Le inchieste del commissario Maigret e Tino Buazzelli il pacioso ma abile investigatore in Nero Wolfe. Tuttavia fra questi Montalbano è l'unico personaggio italiano e le vicende si svolgono in Italia e precisamente in Sicilia
La pantera rosa
La Pantera Rosa uscì nei cinema nel 1963 e da subito fu un grande successo, grazie alla regia di Blake Edwards, alle musiche di Henry Mancini e soprattutto dalla straordinaria caratterizzazione data all'imbranato ispettore Clouseau da Peter Sellers. L'attore – senza dubbio bravo ma caratterialmente instabile e umanamente poco o nulla apprezzato da chi lo frequentò professionalmente e nel privato – incarnò talmente bene il personaggio che da allora nessun altro potrà sostituirlo con lo stesso successo. Ci provarono con buona volontà Roberto Benigni e Steve Martin, ma i risultati furono meno che mediocri. La Pantera Rosa diede vita a una fortunata serie, che perse vigore alla morte di Peter Sellers per infarto, nel 1980. Buona parte di La Pantera Rosa fu girato a Cortina d'Ampezzo, in Veneto

Quando un motivo musicale cinematografico si trasforma in un incubo: M - Il Mostro di Düsseldorf, di Andrea Bedetti

Siamo abituati a considerare la presenza di temi musicali in una pellicola cinematografica, a cominciare dalla colonna sonora, come un elemento che, di volta in volta, apporta dei significati più o meno espliciti nella struttura stessa della sceneggiatura o della trama. A volte, però, un determinato tema musicale si trasforma in un qualcosa che esula dal puro significato primario, come arricchimento, coinvolgimento emotivo (si pensi a come un brano romantico possa influire sullo spettatore mentre guarda un film sentimentale) e assume un contesto ossessionante, opprimente, simbolico; in questo caso un tema musicale, esposto anche per pochi secondi e con pochi accordi, scatena nello spettatore un meccanismo angosciante che prefigura e anticipa un determinato sviluppo nella vicenda narrata dalla pellicola. Questo tipo di meccanismo è tipico nella cinematografia horror, dove la musica gioca un ruolo fondamentale per far comprendere allo spettatore che, con l'irruzione di un certo tema musicale, "qualcosa sta per accadere", per prepararlo a una scena forte, a una situazione spaventosa, con il sottofondo musicale che funge da "campanello d'allarme" o per evidenziare la drammaticità della scena stessa, facendo sì che le note musicali aumentino a dismisura il senso di panico e di presa emotiva su chi la guarda. Basti pensare a Lo squalo (Jaws, 1975) di Steven Spielberg.

Oppure all'altro caso esemplare nella storia del cinema, ossia la leggendaria scena da Psyco (1960) di Alfred Hitchcock, quando Marion Crane (Janet Leigh) entra nella doccia della sua camera al Motel Bates e viene uccisa con diverse pugnalate da Norman Bates (Anthony Perkins), scena accompagnata dal ritmo stridulo, dissonante, angoscioso degli archi, genialmente composto da Bernard Herrmann.

Questa premessa si attaglia perfettamente anche per ciò che riguarda uno dei capolavori assoluti della storia della settima arte, M - Il mostro di Düsseldorf (1931), del regista tedesco Fritz Lang, uno dei padri della cinematografia della prima metà del Novecento. In realtà, il titolo originale del film è M - Eine Stadt sucht einen Mörder (ossia M - Una città cerca un assassino, dove la M, ovviamente, sta per "Mörder", assassino in tedesco) e la storia che narra riprende dei fatti di cronaca tristemente avvenuti in Germania nel corso degli anni Venti dello scorso secolo, per mano di due serial killer, Fritz Haarmann, soprannominato il "licantropo di Hannover", autore di non meno di venti omicidi nei confronti di giovani vagabondi di strada commessi tra il 1919 e il 1924, e Peter Kürten, soprannominato il "vampiro di Düsseldorf", che fece almeno trenta vittime, tra uomini, donne e bambini, omicidi commessi in appena due anni, tra il 1929 e il 1930.

Fritz Haarman

 

 

Peter Kürten

Non è questa la sede adatta per narrare raccapriccianti particolari riguardanti le modalità omicide dei due serial killer, né tantomeno ciò che facevano sui corpi delle loro vittime, ma è indubbio che rappresentano due tra i casi più eclatanti di tutta la storia della criminologia del ventesimo secolo. Ciò che importa è che anche Fritz Lang, emotivamente colpito dalle efferatezze di questi due criminali (che vennero condannati a morte e decapitati rispettivamente nel 1925 e nel 1931), decise di trarne spunto per il suo primo film sonoro, prodotto da Seymour Nebenzahl per la Nero-Film AG, e che rappresenta allo stesso tempo l'ultimo, grande capolavoro del cinema espressionista tedesco. Protagonista assoluto è l'assassino, il "mostro", Hans Beckert – interpretato da un magistrale e straordinario attore, l'ungherese László Loewenstein, nome d'arte Peter Lorre, qui nel suo primo ruolo cinematografico da protagonista –, che lo spettatore conosce nelle sue reali intenzioni fin dalle prime scene del film, in quanto non era intenzione del geniale regista tedesco dare vita a un vero e proprio noir, a un giallo nel quale soltanto alla fine si viene a sapere chi è l’assassino, ma a una pellicola attraverso la quale investigare, riflettere, eticamente, sull'entità del Male, della colpa, della punizione e sull'annoso problema, come sempre accade quando si deve giudicare un pluriomicida seriale, se considerarlo o meno capace di intendere e di volere.

A Berlino (è qui che si svolge il film, anche se l'edizione italiana, che riporta nel titolo Düsseldorf, ambienta in questa città la storia, rifacendosi ai crimini efferati commessi da Fritz Haarmann) le forze dell'ordine stanno dando la caccia, senza successo, a un maniaco che ha ucciso otto bambine dopo averle adescate per strada. Le cose precipitano quando il mostro rapisce e uccide un'altra piccola innocente, scatenando una violenta reazione da parte dell'opinione pubblica, ormai esasperata da questi delitti che gettano nel panico le tante famiglie che hanno delle bambine. E la polizia, pur impegnando centinaia di agenti e investigatori, non riesce a trovare un pur minimo indizio e brancola nel buio. E qui si evidenzia tutto il genio cinematografico di Fritz Lang che, con il passare del tempo, riesce a trasformare la paura, il terrore, lo sconforto provati dalla gente in un moto di sordida ribellione, che inevitabilmente porta tutti a sospettare di tutti.

Otto Wernicke (il commissario di polizia) e Friedrich Gnass (un malvivente) nel film

Le forze dell’ordine, messe sotto accusa dalla stampa e strigliate dagli uomini politici al potere, irritati da questi continui smacchi, decidono così di ricorrere a delle imponenti retate in quei quartieri cittadini dove la malavita spadroneggia, sicure di trovare in quegli ambienti il serial killer. Ma queste operazioni, guidate dal Kriminalkommissar Karl Lohmann (interpretato da Otto Wernicke, che appare nello stesso ruolo in un altro celebre film di Fritz Lang, Il testamento del dottor Mabuse,1933), il quale incarna l'investigatore che crede fermamente nella giustizia, portano a un solo risultato, quello di impedire alle varie associazioni criminali di non poter svolgere in tranquillità i loro loschi affari. Così, i boss dei vari quartieri, stanchi di questa inutile e dannosa caccia all’uomo che impedisce loro di delinquere proficuamente, decidono di cercare l'assassino e di catturarlo, in modo che la polizia li lasci finalmente in pace. Per fare ciò decidono di far venire in città il "capo dei capi", Schranker, ricercato per aver ucciso tre poliziotti. Costui, interpretato da Gustaf Gründgens, uno dei maggiori attori tedeschi della prima metà del Novecento, è un uomo freddo, spietato e preciso, e prepara un piano accurato che prevede perfino l'uso dei mendicanti come spie e sentinelle per le strade di tutta la città, per catturare finalmente il il serial killer.

Gustaf Gründgens

A proposito di Gustaf Gründgens (che vediamo nella foto sopra in una scena del film), oltre a essere stato il più grande Amleto shakespeariano tedesco in teatro, è stato anche uno straordinario Mefistofele nel Faust di Goethe, un personaggio che, con l'avvento del nazismo, lo portò in auge, al punto di farlo diventare l'attore più potente della Germania dell'epoca, protetto da Goebbels e da Göring (nella foto sotto lo vediamo mentre stringe calorosamente la mano proprio a Goebbels, ministro della Propaganda del Terzo Reich). Considerato, simbolicamente, l'artista che, pur di raggiungere il successo, è pronto a tutto, anche a piegarsi al potere dittatoriale senza considerare eticamente il suo gesto, Gründgens divenne il protagonista del più famoso romanzo di Klaus Mann, figlio del sommo scrittore Thomas Mann, Mephisto (1936), trasposto poi dal grande cineasta ungherese István Szabó nell'omonimo film (1981), interpretato magnificamente da Karl Maria Brandauer.

Tornando a M - Il mostro di Düsseldorf , ormai con la polizia e le bande di criminali sguinzagliate per tutta la città, il "mostro" Hans Beckert ha le ore contate, anche perché viene finalmente riconosciuto per via del suo fischiettio da un mendicante cieco che gli aveva venduto un palloncino da regalare a una delle sue piccole vittime, e gli viene tracciata con un gesso una M maiuscola sul cappotto che il serial killer scopre di avere con orrore guardandosi nello specchio esposto nella vetrina di un negozio (foto sotto).

 

Ormai braccato, Beckert cerca di trovare rifugio in un palazzo adibito a uffici, ma alcuni criminali riescono a catturarlo pochi attimi prima che arrivino i poliziotti del commissario Lohmann. Condotto in uno scantinato, alla presenza di decine di delinquenti, il serial killer deve affrontare un processo sommario che gli viene intentato dal boss Schranker, che si erge a pubblico ministero, circondato da altri malavitosi in qualità di giurati. Di fronte a loro, il mostro cerca di discolparsi, di far comprendere le ragioni, le pulsioni che lo spingevano ad attirare le sue piccole vittime e a ucciderle. È questa una scena memorabile, straordinaria, nella quale Peter Lorre, con lo sguardo spiritato, si rende protagonista di un monologo entrato di diritto nella storia del cinema.

Alla fine, quando ormai i giurati stanno per emettere il verdetto di condanna a morte, il commissario Lohmann e i suoi uomini fanno irruzione nel sordido scantinato e arrestano tutti. Il film finisce in questo modo e non veniamo a sapere che cosa sarà dell'assassino, se la giustizia ordinaria lo condannerà a morte o lo considererà un folle da rinchiudere in un manicomio criminale. Film visionario, con uno splendido bianco e nero, M - Il mostro di Düsseldorf, pur essendo una pietra miliare del cinema non ottenne mai il visto della censura in Italia per tutti gli anni Trenta e perfino dopo la Seconda guerra mondiale. Per vederlo nelle nostre sale cinematografiche si dovette attendere fino al 1960! E l’apporto musicale nel film che funzione ha? A prima vista, anzi al primo ascolto, sembrerebbe poco o nulla, ma qui, come in pochissime altre pellicole, l'elemento dato dalla musica si insinua in modo netto, chirurgico, che in parte, però, si perde nella versione doppiata in italiano, dove viene snaturata proprio la componente musicale. Prima di tutto, il "mostro", nel corso della pellicola, viene riconosciuto anche quando non appare in scena grazie a un motivetto che continua a fischiettare ossessivamente, quello che fa parte del quarto tempo della suite orchestrale del Peer Gynt scritta dal compositore norvegese Edvard Grieg. Facendo attenzione da 05.30 a 05.51 ecco questo fischiettio nella versione originale del film in tedesco.

Facendo attenzione da 05.12 a 05.29, si ascolti invece com'è stato completamente stravolto nell'edizione della pellicola doppiata in italiano:

 

Non solo, si consideri il magistrale inizio del film (non si dimentichi che Lang è stato un regista attento ai simboli che possono essere usati in chiave cinematografica), con il nero che domina assoluto per qualche secondo, prima che si senta fuori campo la voce della bambina iniziare a recitare la filastrocca "Scappa scappa monellaccio, se no viene l'uomo nero col suo lungo coltellaccio, per tagliare a pezzettini proprio te!". Ebbene, nella versione tedesca il nero viene reso ancora più incisivo e opprimente da un rullio secco del timpano, unito da una nota tenuta dalla tromba di appena tre secondi, da 00.13 a 00.16.

E sentite invece come questo incipit angosciante viene rovinato da uno stacco musicale – da 00.14 a 00.32 – con tanto di fischio di sottofondo e di arpa, che non rende assolutamente la drammaticità, la tragicità di quanto si sta per assistere. che sembra far calare lo spettatore in una sorta di Cavalleria rusticana alla Mascagni!

Il brano di Grieg, intitolato Nell'antro del re della montagna, orchestralmente, oltre a essere coinvolgente, è anche celeberrimo, lo si ascolti nella meravigliosa direzione di Sir John Barbirolli.

Ma trasformato in un fischiettio spesso stonato da parte del "mostro" si trasforma, e qui torniamo a bomba con quanto premesso all'inizio di questo scritto, in un elemento disturbante che prefigura la presenza dell'assassino e che simbolicamente assurge alla dimensione incarnata del Male. Si osservi da 03.50 a 04.24 con attenzione la mitica scena nella quale Hans Beckert fa il suo ingresso nel film, con la sua ombra nera riflessa nel manifesto in cui le autorità invitano la popolazione a fare attenzione all'assassino e alla taglia messa a disposizione per la sua cattura, mentre adesca la bambina con la palla.

Un altro regista, per ottenere un risultato più immediato e di "facile presa", all'apparire dell'ombra dell'assassino l'avrebbe accompagnata con un debito stacco musicale dissonante, ma non Lang. Per lui, giustamente, bastava il simbolo di quell'ombra cinese che si piega sulla bambina, quella macchia scura, che richiama il nero assoluto della primissima scena del film, per poi lasciare al fischiettio ossessionante dell'assassino l'altro modo di apparire sostituendosi all'ombra. Questa è genialità, una dote che, come in ogni attività umana, appartiene solo a pochi.

 

made with love from Joomla.it

Buone & Cattive nuove

Il giornale Cinema & Turismo colma un vuoto nelle rassegne cinematografiche italiane creando la Mostra Nazionale del Cinema in Costume...
Da mercoledì 1 a mercoledì 8 ottobre la prima edizione della Festa del Cibo d’autore e del Cinema goloso a Salsomaggiore...
La  Sardegna Film Commission, diretta da Nevina Satta, si è attivata affinché la regista Lina Wertmuller abbia finalmente un riconoscimento...