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Ulisse
Forse parrà strano che in apertura di questo sito ci sia proprio un'immagine di Ulisse, film del 1954 diretto da Mario Camerini e con protagonista Kirk Douglas. In effetti, che c'entra un eroe mitologico greco con un sito sul cineturismo italiano? Il fatto è che quella scena fu girata in Italia. Non solo, Ulisse è il nome latino dell'eroe Odisseo. Insomma, furono gli antichi romani a chiamarlo così, e noi discendiamo dalla loro civiltà. Inoltre, nessuno meglio di Ulisse può rappresentare la curiosità, la voglia di viaggiare, vedere, scoprire, sapere. Lo stesso fa questo sito cercando, scoprendo e illustrando i tantissimi luoghi della nostra bella Italia in cui sono stati girati film e programmi televisivi, affinché viaggiando possiate visitarli anche voi. Come fece Ulisse.
Il Sorpasso
Il sorpasso (1962), uno dei film più rappresentativi dell'Italia del benessere e del miracolo economico di quegli anni, è considerato il capolavoro del regista Dino Risi, e non solo in Italia: lo stesso Dennis Hopper si ispirò a questo film quando diresse il cult movie Easy Rider. Eppure ne Il sorpasso non sono poche le casualità, nella finzione e nella realtà: il pimpante Bruno, interpretato da Vittorio Gassman, incontra il timido Roberto (Jean-Louis Trintignant) per caso; lo stesso Trintignant fu scelto per la parte per caso, solo perché somigliava alla controfigura già ripresa nelle scene iniziali; i due protagonisti si muovono a caso per una parte d'Italia, viaggiando sulla potente Lancia Aurelia B24 guidata spericolatamente da Bruno fino al tragico epilogo; il film, pur perfettamente diretto da Risi e interpretato alla grande, ottenne il successo per caso. Difatti la critica, che oggi osanna Il sorpasso, alla sua uscita in buona parte lo ignorò, e fu invece il pubblico con un inizialmente lento passaparola a decretarne il successo
Montalbano
Il commissario Montalbano nasce dai romanzi di Andrea Camilleri, dal grandissimo successo, seguito da quello analogo delle serie televisive trasmesse dalla Rai. Il personaggio di Salvo Montalbano, grazie anche alle trame perfette, ai luoghi, alle atmosfere e agli altri ottimi attori, segue una comprovata capacità italiana nel dare vita televisivamente a serie di livello internazionale, con interpreti protagonisti talmente calati nella parte da venire totalmente identificati in loro dal pubblico. Se Zingaretti è in assoluto Montalbano, Ubaldo Lay fu l'indiscusso e riconosciuto ufficiale nel Tenente Sheridan, Gino Cervi il coriaceo poliziotto de Le inchieste del commissario Maigret e Tino Buazzelli il pacioso ma abile investigatore in Nero Wolfe. Tuttavia fra questi Montalbano è l'unico personaggio italiano e le vicende si svolgono in Italia e precisamente in Sicilia
La pantera rosa
La Pantera Rosa uscì nei cinema nel 1963 e da subito fu un grande successo, grazie alla regia di Blake Edwards, alle musiche di Henry Mancini e soprattutto dalla straordinaria caratterizzazione data all'imbranato ispettore Clouseau da Peter Sellers. L'attore – senza dubbio bravo ma caratterialmente instabile e umanamente poco o nulla apprezzato da chi lo frequentò professionalmente e nel privato – incarnò talmente bene il personaggio che da allora nessun altro potrà sostituirlo con lo stesso successo. Ci provarono con buona volontà Roberto Benigni e Steve Martin, ma i risultati furono meno che mediocri. La Pantera Rosa diede vita a una fortunata serie, che perse vigore alla morte di Peter Sellers per infarto, nel 1980. Buona parte di La Pantera Rosa fu girato a Cortina d'Ampezzo, in Veneto

Rod è partito. E non tornerà, come invece accade in L'uomo che visse nel futuro

Rod Taylor in L'uomo che visse nel futuro (The Time Machine)

Il 7 gennaio ci ha lasciati Rod Taylor, aveva 84 anni. Interprete di decine di film a partire dagli anni '50, lo ricorderemo con quattro suoi film, due famosi e due no. Uno di questi ultimi fu girato in Italia – in Lazio, Campania e Calabria settentrionale – ed è di genere avventuroso: Il dominatore dei sette mari (1962), diretto da Rudolph Maté e Primo Zeglio.  La trama fa riferimento alle vicende storiche del corsaro e politico inglese sir Francis Drake. Nel film Drake torna in Inghilterra e viene a sapere di un tentativo segreto (o quasi...) di liberare dalla prigionia Maria di Scozia e di assassinare la regina d'Inghilterra Elisabetta. Ovviamente il fedele Drake sventa il complotto e i cospiratori vengono arrestati e decapitati tutti, tranne una donna che grazie all'intercessione della regina salverà la ghirba e sposerà un baldo giovanotto della ciurma di Drake. Curiosa la scena della nave di Drake che arriva sulle costa delle Indie, così allora chiamavano erroneamente l'America, dove sono bellicosamente disposti gli indigeni con tanto di penne nei capelli come fossero Sioux. Il fatto è che gli "indiani" della costa non le usavano. Ma non è un grosso problema. Fra l'altro non erano mica veri pellirosse, ovvio, ma cittadini di Praia a Mare assoldati e vestiti alla bisogna. Gli urletti di minaccia rivolti agli invasori sono quasi credibili. Per costruire le riproduzioni di navi del XVI secolo ci volle un anno di lavoro e riuscirono tutto sommato abbastanza bene. Di sicuro galleggiavano a dovere, visto che la più grande portava ben venti tonnellate di attrezzature di scena. Nel cast c'è anche l'allora ventiduenne Mario Girotti, poi divenuto Terence Hill, e soprattutto come protagonista l'australiano Rod Taylor, il quale in seguito svelò che la prima volta si sentì a disagio nell'indossare gli abiti di scena, con tanto di calzamaglia e camicia di pizzo e sbuffetti. Tuttavia poi il risultato non gli parve così sconveniente, tanto da fargli dire: "Dopo tutto, quelli erano gli abiti che indossavano allora. Non è possibile riprodurre Sir Francis Drake in blue jeans". Durante una scena in mare, al largo di Salerno, le vele della nave si impigliarono e l'equipaggio non era in grado di districarle. Taylor raccontò: "Non riuscivo a immaginare un bravo marinaio come Drake starsene lì in piedi a guardare senza fare niente, così ho saltato il copione e mi sono arrampicato sulle corde con l'equipaggio. E quello che vedete nel film".

Rod Taylor in una scena de Il dominatore dei sette mari.

Ecco qui il problema. Taylor era uomo gentile e simpatico, però coraggioso e focoso, abituato ad affrontare le cose, se serviva pure fisicamente. Anche durante le riprese, come accadde in Grande caldo per il racket della droga (1970, Darker Than Amber), regia di Robert Clouse. Il film, tutt'altro che disprezzabile, non andò bene al botteghino e non se ne capisce il motivo. In una scena Travis McGee (Taylor) lotta contro il culturista assassino Terry, interpretato da William Smith, attore americano apparso in quasi trecento film e produzioni televisive, professore di russo e che parla fluentemente anche serbo-croato, francese e tedesco. Non solo un intellettuale, però, ma anche un uomo da non prendere certo alla leggera: combattè nella guerra di Corea, fece missioni segrete in aereo sull'Unione Sovietica, campione di pugilato nei dilettanti, esperto di arti marziali, più volte campione del mondo di braccio di ferro, bodybuilder campione di sollevamento pesi (188 cm di altezza, 43 cm di circonferenza dei bicipiti), calciatore semiprofessionista, appassionato di sci, motociclismo, stuntmen (controfigura anche di  Lex Barker in Tarzan) e tanto altro. Ebbene, durante le riprese di questa scena di Grande caldo per il racket della droga uno dei due, non si sa bene chi, colpì veramente l'altro e così finì in rissa. Anzi, la scena è ritenuta la più selvaggia e credibile (per forza, era vera...) di Hollywood. Ci furono ossa rotte, denti spaccati, sangue a profusione e amenità varie, mentre il regista probabilmente gongolava e faceva continuare a riprendere. Smith in seguito dichiarò: "Non abbiamo usato controfigure. Taylor mi ha rotto tre costole e io gli ho rotto il naso ... l'ho colpito con una bottiglia, una vera. Dopo essere stato colpito alle costole non riuscivo nemmeno a respirare e lui era ancora lì che mi colpiva,  anche poco sotto il ginocchio. Ancora oggi quando parlo di lui, lo accuso di averlo fatto apposta. Per fortuna che era l'ultima scena da girare del film". Vedi qui:

Arriviamo invece ai film famosi interpretati da Rod Taylor. Il primo è lo straordinario L'uomo che visse nel futuro (1960, The Time Machine), diretto da George Pal, considerato un classico del genere fantascientifico e vincitore dell'Oscar per i Migliori effetti speciali. Ma non è solo questione di effetti speciali, è la storia, gli attori, l'atmosfera particolare e la scrupolosa cura persino dei dettagli  che rendono unico questo film, tanto che quando nel 2002 fu realizzato il remake The Time Machine, diretto da Simon Wells, il risultato fu scontato, ossia deludente. Ecco la trama: in Inghilterra, alla vigilia della festa di capodanno del 1900, l'inventore George Wells termina in gran segreto la costruzione di una macchina del tempo. Lo racconta ad alcuni amici ma non gli credono e allora lui, quando se ne sono andati da casa sua, la mette in moto e, pur senza mai spostarsi da quel preciso punto, viaggia nel passato e nel futuro, vedendo anche guerre e distruzioni. Arriva nell'anno 802701 e scopre che dopo una terribile guerra atomica la Terra è diventata un eden lussureggiante e sereno, ma solo apparentemente in quanto gli esseri umani, ossia i biondi Eloi, sono ormai privi di nerbo, apatici, del tutto avulsi da cultura, storia e ambizioni e vengono mantenuti come fossero bestiame brado ma con tutte le comodità, dai Morlock, umani divenuti sorta di scimmioni sotterranei e cannibali (però sono gli unici che lavorano, appunto come bestie, per guadagnarsi la pagnotta, o meglio l'Eloi quotidiano...). George salva la bella Weena (la deliziosa Yvette Mimieux), spinge gli umani alla ribellione (evidentemente non sanno che poi dovranno lavorare loro), i Morlock muoiono e lui torna al suo tempo. Ma salutato il fraterno amico Filby "torna nel futuro" da Weena, deciso a restaurare la civiltà. Tornerà nel XX secolo George? Chissà, agli altri amici, quasi increduli, Filby dice che potrebbe anche ritornare, dato che "ha tutto il tempo che vuole...". Vedi qui:

Il film che rese famoso Rod Taylor fu Gli uccelli (1963), di Alfred Hitchcock. In una cittadina della San Francisco Bay Area, per motivi inspiegabili, si radunano migliaia di uccelli, soprattutto gabbiani e corvi, che si mettono ad attaccare e uccidere le persone. Che gli uccelli nel film siano tanti è sicuro, anche se in alcune scene buona parte erano finti mentre quelli veri erano incredibilmente tranquilli, appollaiati un po' ovunque (Taylor affermò che era merito del mangime che gli veniva dato, ossia grano lasciato a macerare nel whisky). Tutti tranne due e cioè il gabbiamo che veramente beccò al viso Tippi Hedren e un corvo solitamente tranquillo ma che appena vedeva Rod Taylor andava su tutte le furie, attaccandolo. Prima di girare una scena, il preoccupato attore chiedeva sempre all'addestratore se quel particolare corvo sarebbe stato usato. L'ultima interpretazione di Rod Taylor, nel ruolo di Winston Churchill, fu in Bastardi senza gloria (2009), di Quentin Tarantino.

 Rod Taylor e Tippi Hedren ne Gli uccelli.

 

 

 

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